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Berretti Bianchi Onlus - Ambasciata di pace di Belgrado
Relazione sull’attività 1-15 dicembre 1999

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I PROGETTI

BOGUTOVAC
Le scarpe sono finalmente arrivate a Bogutovac. La Croce Rossa mi ha chiamata lunedì mattina (6 dicembre) per dire che c'era la possibilità di portare subito le scarpe alla scuola o che potevamo trovare un'altra occasione se volevo essere avvertita in tempo per essere presente. Penso che gli scolari di Bogutovac abbiano aspettato abbastanza e ho chiesto di effettuare il trasporto subito. Ho parlato al telefono con il direttore della scuola e siamo rimasti d'accordo che andrò a trovarli alla ripresa dell'anno scolastico dopo le vacanze di Natale.

Nel frattempo, ho consegnato alla Croce Rossa 1.200 DM per l'acquisto di materiale scolastico. Il direttore specificherà per fax all'ufficio acquisti della Croce Rossa il tipo e la quantità di oggetti di cui gli studenti hanno maggior bisogno.

VALJEVO
Ho passato la giornata di martedì 7 dicembre alla scuola materna di Valjevo, dove la settimana prima erano arrivati i materassi comprati con i 4.000 DM donati all'inizio di novembre. C'è stata un'incomprensione tra la direzione della scuola materna e l'ufficio acquisti della Croce Rossa, per cui i materassi ordinati sono un po' più grandi di quelli richiesti. Con la direttrice faremo attenzione che questo non si ripeta la prossima volta.
Gabriella e Riccardo mi avevano parlato spesso della scuola materna di Valjevo e devo dire che hanno ragione: sono rimasta veramente impressionata, soprattutto dalla passione con cui le persone dello staff della scuola lavorano con i bambini. Con le poche risorse che hanno portano avanti attività didattiche creative e divertenti e organizzano spettacoli teatrali e musicali anche per le strade della città. Ho visto i lavori che fanno i bambini usando le cose più comuni a loro disposizione: pezzi di juta, corde e nastri, chicchi di grano, semi di varie piante, frutta secca e pigne, farina impastata con acqua, foglie secche, rami, pannocchie di granturco, zucche, patate per creare paesaggi, figure di persone e animali.
Nel librone in cui viene registrata la storia di ogni anno scolastico ci sono le foto delle visite di Riccardo e Gabriella alla scuola. La direttrice ha organizzato una piccola cerimonia formale di consegna dei materassi, con una giornalista della stampa, una della radio e un cineoperatore e mi ha promesso che avrò una copia del materiale audiovisivo della giornata. Ho avuto in regalo due disegni eseguiti dai bambini e una brocca d'acqua dipinta da loro. Come esempio delle attività dellla scuola porterò in Italia alcune foto e i giornalini mensili che la scuola ha stampato dal terremoto (novembre 1998) fino all'inizio dei bombardamenti, quando, purtroppo, il progetto è stato interrotto per mancanza di soldi. I giornalini sono in cirillico, ma mostrano bene il livello didattico dello staff della scuola.
Con la direttrice abbiamo ricapitolato i bisogni della scuola materna:
  • acquisto di altri materassi (questa volta delle dimensioni richieste);
  • riscaldamento (in uno degli asili in riscaldamento non funziona);
  • mezzi audiovisivi (televisori, videoregistratori, registratori);
  • acquisto di giocattoli educativi per bambini fino a 6 anni (è stato fatto l'esempio dei giocattoli della Chicco).

 
I CONTATTI

Dan e Ivana Hess
Ho incontrato questa coppia di americani che resterà a Belgrado fino a settembre. Prima di qui sono stati 6 mesi a Tirana, prima ancora in Russia. Uno dei compiti di Ivana e Dan é creare una rete degli operatori che lavorano nei Balcani per la pace e la riconciliazione. I primi contatti, oltre che a Belgrado, sono, per ora, a Pristina, a Tirana e a Skopie. I principi della rete sono in accordo con quelli dei Berretti (nonviolenza, riconciliazione) e vedremo come evolverà la cosa.

Il Savet
Il Centro di Consulenza delle donne in cui lavoro, di cui ho parlato in una precedente relazione, non ha ottenuto nessuna forma di finanziamento dall'inizio del bombardamento e sta esaurendo le proprie risorse economiche. Il centro ha bisogno di cira 800 DM al mese (450 DM se ne vanno solo per l'affitto, poi ci sono le bollette, le spese di cancelleria, le spese per le avvocatesse che richiedono documenti per le donne...). Forse possiamo spargere la voce e trovare qualche gruppo, magari femminile, interessato a dare il proprio aiuto.


I profughi di Chardak
Domenica 5 dicembre ho visitato il campo profughi di Deliblatska Peshchara, non lontano da Panchevo. Il nome del campo é "Omladinsko Naselje Chardak" (Campo della gioventù Chardak): prima di ospitare i profughi era un campo estivo in una zona molto particolare dal punto di vista naturale, al limitare di un bosco con una zona lagunare (in serbo peshchara vuol dire terreno sabbioso). Ho dovuto affittare una macchina perché il campo è completamente isolato (arrivati al campo, la strada diventa un sentiero che si perde nel bosco) e chiedere l'accompagnamento di un fotografo professionista, abituato a lavorare in situazioni del genere. Emotivamente non è stato semplice visitare il campo, anche perché per me era la prima esperienza del genere e la presenza del fotografo è stata molto importante.
Nel campo vivono adesso 756 persone (all'incirca 200 famiglie), di cui quasi 150 minorenni (20 sono i bambini al di sotto dei tre anni e 50 quelli che frequentano le scuole elementari). Circa la metà di questi profughi sono arrivati qui dalla Croazia e dalla Bosnia-Herzegovina tra il 1992 e il 1994, gli altri sono arrivati quest'anno dal Kosovo. Alcuni di questi sono 'doppi profughi', cioè persone arrivate in Serbia dalla Bosnia o dalla Crozia, 'dislocate' in Kosovo dal governo serbo e costrette adesso a lasciare di nuovo tutto per la seconda volta.
In particolare ho conosciuto la famiglia di Milka Rekic, con il marito, il figlio Sava, la nuora Ranka e la nipotina Morana. Provengono dal paese di Daruvar, nella Slavonia (Croazia). Erano contadini, abbastanza benestanti e Milka mi ha racccontato che fino a 10 anni fa ogni tanto andava a Trieste a comprare degli oggetti per la sua casa, alla quale teneva molto. Daruvar era abitato solo da serbi ed é stato raso al suolo. Quando sono scappati la nuora era incinta e nella fuga il marito di Milka é stato ferito ad un occhio. Nel campo, per i primi 4 anni hanno vissuto in 6 in una stanza: Milka, il padre, il marito, il figlio, la nuora e Morana, la nipotina, che é nata nel campo. Quattro anni fa sono andate via alcune famiglie e Milka, il padre e il marito si sono trasferiti in un'altra stanza; poi il padre é morto e da allora Milka e il marito hanno una stanza tutta per loro. Adesso la situazione é diventata di nuovo più difficile, per l'arrivo dei nuovi profughi. Nel campo ci sono sei palazzine di due piani ciascuno e dieci stanze per piano. Per ogni piano c'é un solo bagno, con tre lavandini in comune, un servizio per le donne e uno per gli uomini e delle docce, che ormai sono quasi tutte fuori uso. Nella palazzina di Milka per lavarsi usano delle tinozze; nella palazzina dove ci sono solo profughi del Kosovo nei bagni non c'è acqua corrente. Dove funzionano, i bagni sono l'unico posto in cui arriva l'acqua e quindi anche stoviglie e vestiti vengono lavati lì. C'é un'infermeria, con una infermiera ma senza dottore e senza medicine, disinfettanti, cerotti,...
Il campo é completamente isolato: c'é solo lo scuola-bus, che porta gli studenti al paese più vicino, Deliblat, a 7 km. A Deliblat c'é solo la scuola elementare, gli studenti più grandi devono proseguono per Kovin, a 17 km. dal campo. Per gli studi superiori bisogna andare a Panchevo, ma senza macchina é impossibile andare avanti e indietro in giornata e così gli studenti hanno dovuto affittare delle stanze a Panchevo, in cui abitano anche in 6; quando tornano il venerdì sera spesso devono fare a piedi i 7 km da Deliblat al campo.
La gente che vive a Chardak non ha nessuna prospettiva. Ogni giorno é uguale al precedente. Ranka mi ha raccontato che la mattina si alzano e l'unica cosa che possono fare è pensare a cosa mangeranno quel giorno. In qualche modo sono prigionieri del campo, perché lì almeno hanno un tetto, elettricità, acqua e (abbastanza spesso) riscaldamento gratuiti. Sarebbe molto difficile trovare da vivere altrove, anche per i più giovani, considerando le attuali condizioni economiche della Serbia. Gli unici lavori saltuari per la gente del campo sono la raccolta delle mele e lavori di manutenzione dei campi (canali, argini, steccati,...). Fino all'anno scorso alcuni, per esempio Sava e Ranka, andavano in Montenegro a lavorare per la stagione turistica, ma quest'anno neanche questo é stato possibile, per via dei bombardamenti. Nel tempo, alcune organizzazioni hanno visitato il campo e fatto foto, ma solo una volta i profughi hanno ricevuto aiuto (10 DM per bambino da parte di una NGO olandese, alcuni anni fa). Questo é quello che hanno detto pure a me: "Hai fatto le tue foto e adesso te ne vai e a noi, come sempre, non ci aiuterà nessuno."
Le richieste principali dei profughi sono: cibo, medicinali, prodotti igienici, vestiti, scarpe, materiale scolastico per i figli. Porterò in Italia le foto scattate nel campo. Penso che 'Bread of Life' sarebbe il partner ideale per questo progetto, che deve essere condotto con una certa flessibilità, perché probabilmente ogni famiglia avrà necessità diverse, a meno che non si vogliano semplicemente distribuire direttamente i soldi alle famiglie. L'altra parte del progetto sarebbe trovare una scuola, un gruppo, un'istituzione per scambi culturali con i ragazzi minorenni del campo. La situazione psicologica di questi ragazzi é molto difficile: hanno trascorso più della metà della loro vita in questa situazione. Le ragazze arrivate a maggio dal Kosovo mi hanno detto che é non é semplice fare amicizia con i coetanei che sono nel campo da più tempo, che questi ragazzi non dimostrano nessun interesse per lo studio, perché non hanno nessuna speranza in un futuro diverso: non riescono più a vedere che può esserci una vita al di fuori del campo.

Saluti,
Francesca

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