[140] KIGALI ALLA RISCOSSA

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RWANDA, 14 OCT 1998 (5:32)

(STANDARD, POLITICS/ECONOMY)

L'esercito di Kigali avrebbe inferto un duro colpo ai ribelli in Rwanda. Sarebbero infatti stati uccisi circa almeno 400 armati d'etnia hutu in azioni di rastrellamento nelle province nord-occidentali di Ruhengeri e Giseny. Lo ha reso noto ieri l'emittente di stato ruandese precisando che 277 ribelli sarebbero morti tra giovedì e domenica scorsi nella provincia di Ruhengeri, mentre altri 101 sarebbero stati uccisi tra il 6 e l'11 ottobre nella zona di Bushiru, nella provincia di Giseny . Intanto fonti della MISNA nel Paese sostengono che nel corso delle operazioni militari sarebbero stati uccisi molti civili di cui le autorità governative non hanno dato notizia. Uno scenario, dunque, in cui è la gente innocente a pagare con la vita. Secondo fonti militari di Kigali - riferisce l'agenzia ANSA - la ribellione guidata dai tutsi Banyamulenge nell'est della Repubblica Democratica del Congo avrebbe privato i ribelli hutu ruandesi di alcune delle basi strategiche di confine da cui effettuavano incursioni nel no rd-ovest del Rwanda. Sta di fatto che il coinvolgimento del governo di Kigali nella crisi congolese è un dato di fatto confermato da molte fonti indipendenti. A questo riguardo alcune personalità ruandesi, che hanno chiesto alla nostra agenzia l'anonimato per salvaguardare la propria incolumità, hanno denunciato che la decisione di Kigali di scarcerare circa 10.000 sospettati per il genocidio che insanguinò il Paese nel 1994 sarebbe stata ordinata per scopi militari. La misura di clemenza, annunciata il 9 ottobre scorso, riguardante le persone detenute nelle prigioni ruandesi senza formale incriminazione o la cui istruttoria era incompleta, servirebbe a rimpinguare le file dell'esercito di Kigali nel vicino Congo. In sostanza, dunque, la libertà avrebbe un prezzo: combattere per i banyamulenge e loro alleati. (CO)

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