INFO CONGO-KINSHASA
n. 135

foglio d'informazione redatto dal
CONSIGLIO DI CONCERTAZIONE SUI DIRITTI UMANI IN CONGO-KINSHASA

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27 gennaio 1998

Rimpasto ministeriale
Il 4 gennaio, il presidente Kabila ha rimpastato la sua compagine
ministeriale. E' stato nominato un nuovo ministro, il governatore del
Katanga, Gaetan Kakudji, agli Interni cosi' come due sotto-ministri
"sviati" dall'UDPS: Mulumba Katchy agli Interni e David Mbuankiem alla
Cooperazione. Due ex sotto-ministri sono stati promossi ministri, Kibassa
alle Miniere e Tala Ngai alle Finanze. Altri sette sono stati semplicemente
spostati: Mawapanga, dalle Finanze all'Agricoltura; Bandoma,
dall'Agricoltura al Commercio; Kongolo, dagli Interni alla Giustizia;
Luanghy, dalla Giustizia alla Cooperazione internazionale; Kanza, dalla
Cooperazione al Lavoro; Kambale, dalle Miniere al Portafoglio; Mbaya, dalla
Ricostruzione al Piano. Quanto agli altri ministri, Mpoyo, Karhaha, Kamara,
Sondji, Kinkela, Bishikwabo, Kapita, Ngenda, conservano il loro posto.
Il cambiamento piu' rilevante sta nella nomina di due ministri di Stato,
Gaetan Kakudji e Victor M'poyo, spinti cosi' alla ribalta della scena
politica. In assenza del capo di Stato, saranno loro ad assumere l'interim.
Cio' e' gia' accaduto recentemente; il consiglio dei ministri del 13
gennaio e' stato presieduto da Gaetan Kakudji.
La promozione di queste due personalita' dell'AFDL riduce di fatto
l'importanza e l'influenza di Bugera, il segretario generale dell'AFDL, che
per un momento si e' creduto fosse il capo "de facto" del governo e
pertanto, la seconda personalita' del potere. Tale promozione sarebbe
dovuta ai legami privilegiati che ciascuno degli uomini intrattiene con
Kabila. Il primo, Gaetan Kakudji, oltre ad essere segretario generale
aggiunto dell'AFDL, e' un Muluba del Katanga, come il presidente Kabila, e
soprattutto e' suo nipote. Quanto a M'poyo, che e' un Muluba del Kasai, e'
uno dei pochi a cui il presidente da fiducia da molto tempo. Nella
precedente compagine, era il solo a ricoprire parecchi incarichi
ministeriali: Economia, Piano, Commercio ed Industria. E' ancora a lui che
Kabila confido' il ministero delle Finanze quando Mawapanga venne
momentaneamente sospeso in seguito a delle allegazioni di corruzione. Ora,
il presidente gli ha assegnato la responsabilita' di vegliare sulla
produzione e la vendita del petrolio che e', con i diamanti, una delle
fonti sicure di valuta straniera.
Altro fatto notevole, questi rimpasti hanno luogo ogni volta che il
presidente Kabila e' certo di "sviare" qualche personalita'
dell'opposizione, soprattutto dell'UDPS, per farla entrare nel governo. La
prima volta, sono stati Justine Kasa-Vubu, allora segretario nazionale
dell'UDPS per le Relazioni esterne, e Paul Bandoma ad entrare nel governo.
La seconda volta, e' stato Kapita, membro attivo del collegio dei fondatori
dell'UDPS. La terza volta, si e' visto entrare nel governo Kibassa, un ex
membro del Direttorio e co-presidente dell'UDPS, e Tala Ngai, un congiunto
di Tshisekedi,. Con il rimpasto attuale sono niente di meno che Mulumba
Katchy, finora presidente del Comitato nazionale dell'UDPS, e David
Mbuankiem, figlio di Vincent Mbuankiem, il solo membro del Direttorio a
presiedere ancora al fianco Tshisekedi.
Appare chiaramente che il presidente Kabila sta consolidando il proprio
potere. Questo rimpasto sopraggiunge nella scia di diversi altri
cambiamenti: partenza del suo capo di gabinetto, Aubert Mukendi, del Kasai
e la sua sostituzione con un Muluba del Katanga; il siluramento del
generale Masasu Nindaga e l'ascesa di Joseph Kabila, figlio del presidente,
come autorita' militare di primo piano.
Una delle debolezze del governo e' il suo squilibrio regionale. Alcune
province sono sovra-rappresentate in rapporto ad altre, peraltro piu'
popolate, ma isolate e lontane dalla capitale. In mancanza di un'altra
istituzione rappresentativa, i problemi specifici di queste province
rischiano cosi' d'essere ignorati o trascurati. In un paese socialmente
disintegrato, etnicizzato e regionalizzato ad oltranza, l'attuale governo
non riflette la diversita' nazionale. Cosi', su 30 membri del governo, 5
sono del Katanga, almeno 4 del Kasai-Orientale, 4 del Bandundu, 3 del
Basso-Congo, ma solamente 1 dell'Equatore, 1 del Maniema, 1 del Nord-Kivu e
forse 1 solo della Provincia Orientale (Alto-Zaire)! Eppure, quest'ultima
e' la piu' popolata del paese con piu' di 6 milioni di abitanti. E' anche
il caso dell'Equatore, una delle province piu' estese e popolata da piu' di
5 milioni di abitanti. Eppure, Kabila vi ha preso un solo ministro
(Bandoma). Si  potrebbe credere che il presidente Kabila, nella
preoccupazione di consolidare il proprio potere, presti piu' attenzione
alle province piu' minacciose:  Basso-Congo, Bandundu e i due Kasai. Quanto
riguarda alle altre, anche se sono lontane dall'aderire al suo potere,
minacciano meno il regime sia perche' le loro elite si sono discreditate e
non possono mobilitare un'opposizione contro di lui come l'Equatore, sia
perche' sono lontane dalla capitale come la Provincia Orientale, il Sud e
il Nord-Kivu e il Maniema.

Baruffe nelle miniere
L'annuncio, a fine dicembre, dell'annullamento dell'intesa tra la Generale
des carrieres et des mines (GECAMINES) e la compagnia American Mineral
Fields Inc (AMF) al riguardo del progetto della lavorazione degli scarti
del rame e del cobalto di Kolwezi, nel Katanga, ha causato una certa
agitazione negli investitori stranieri.
In reazione, American Mineral Fields  ha intentato un processo alla
societa' sud africana Anglo American (AA) e le sue filiali, De Beers e
Minorco, accusandole di "interferenza nei contratti" e di aver orchestrato
una campagna di denigrazione nei suoi confronti presso le autorita' della
RDC. Attualmente reclama un risarcimento danni ed interessi per 3 miliardi
di dollari USA davanti ad un tribunale del Texas negli Stati Uniti e non
nella RDC, luogo della lite. Nella sua querela, AMF denuncia il ruolo
ambiguo giocato da un dipendente di Anglo American, Kalala M'Pinga, figlio
di un ex primo ministro all'epoca di Mobutu, M'Pinga Kassenda, ma
soprattutto "nipote" dell'attuale ministro dell'Economia e petrolio,
Pierre-Victor M'Poyo. Kalala M'Pinga sarebbe intervenuto presso suo "zio"
per fare annullare il contratto e permettere cosi' ad Anglo American di
riprendere l'affare.
Di fronte al nervosismo degli ambienti finanziari, soprattutto americani,
che cominciavano ad interrogarsi sul valore degli accordi presi dal nuovo
regime, il 18 gennaio, la GECAMINES ha pensato bene di dare la propria
versione dei fatti attraverso un comunicato. Vi si apprende innanzi tutto
che uno solo dei quattro progetti accordati ad AMF e' stato annullato;
quello della lavorazione degli scarti del "concentratore" di Kolwezi,
progetto del valore di piu' di 200 milioni di dollari USA. Gli altri
progetti, cioe' la riapertura di una miniera di rame a Kipushi, del valore
di piu' di 500 milioni di dollari USA, la costruzione di officine di
lavorazione e di raffinamento dello zinco ancora a Kipushi per un valore di
30 milioni di dollari USA ed infine l'esplorazione geologica in vista di
trovare rame e stagno in una zona particolare della regione, vengono
mantenuti.
Quanto all'accordo relativo al progetto di Kolwezi, e' stato annullato
perche' il governo ha ritenuto la compagnia incapace di rispondere ai
"criteri finanziari preliminari per l'attribuzione del mercato di questo
progetto"; per esteso, AMF non puo' garantire i capitali sufficienti per lo
sfruttamento del sito, ma soprattutto non puo' versare rapidamente le
compensazioni reclamate dal governo congolese. Cosi' il Wall Street Journal
del 5 gennaio valutava a 150 milioni di dollari USA la cifra di
"compensazione" reclamata ad AMF dal ministro M'Poyo in persona. Per quanto
riguarda gli altri tre progetti, la GECAMINES ha affermato che la loro
realizzazione era frenata da AMF che tardava a rispondere alle osservazioni
che le aveva rivolto nell'ottobre 1997 riguardo agli studi di
pre-fattibilita'.
D'altra parte, il comunicato ci dice di piu': quando AMF era giunta a Goma
per far firmare questi accordi dai commissari delle Miniere e Finanze
dell'AFDL, Kambale e Mawapanga, il 13 aprile 1997, prima che costoro
avessero preso contatti con il responsabile della GECAMINES, la compagnia
americana tagliava fuori l'operazione d'appalto allora in corso presso sei
compagnie designate fra cui AMF e AA. Bisogna ricordare che AMF aveva
trasferito i suoi uffici a Goma dopo la caduta di Kisangani e si era
affrettata ad entrare in contatto con i "ribelli" d'allora attraverso la
mediazione del belga Willy Mallants, consigliere militare ufficiale
dell'AFDL.
Inoltre, la GECAMINES, accusa AMF di aver falsificato certi documenti allo
scopo di farsi attribuire fraudolentemente delle "zone esclusive di
ricerca". Cio' le aveva permesso di annunciare alla stampa internazionale
che aveva dei progetti nella RDC per un valore totale di 1 miliardo di
dollari. La mossa puntava evidentemente ad interessare potenziali
investitori e a raccogliere i capitali necessari ai progetti accordati. Ma
oggi che il governo AFDL e' a cavallo e che la GECAMINES e' ritornata
l'interlocutrice principale nelle negoziazioni che ruotano attorno allo
sfruttamento minerario del Katanga, si ritorna alle pratiche in uso nel
mondo dell'industria mineraria e a quelle che si mettono in atto nella
nuova RDC
E' l'era della mondializzazione dei mercati e della privatizzazione delle
imprese statali. E' cio' che spiega la presenza discreta ma efficace di una
compagnia come Anglo American nella RDC cosi' come in tutti i paesi
dell'Africa australe, fin dall'inizio del movimento di privatizzazione
delle miniere sotto le pressioni della Banca Mondiale e del Fondo Monetario
Internazionale (FMI). Piazzandosi tra le prime 10 societa' d'estrazione e
di raffinamento del rame, del cobalto e dello zinco, AA non puo' restare
indifferente alle offerte di "joint venture" della GECAMINES che riguardano
questi metalli. Si era precipitata in Zaire all'annuncio della
privatizzazione parziale della GECAMINES da parte di Kengo wa Dondo; oggi
che l'AFDL sta realizzando questo inizio di privatizzazione, non esitera' a
premere con tutto il proprio peso. Ed ha i mezzi per le sue ambizioni: in
effetti nel 1996, la compagnia liberava una linea di credito di 1 miliardo
di dollari per i suoi futuri acquisti.
Da parte sua, il regime di Kinshasa ha altrettanto bisogno di denaro di
quanto la ribellione dell'AFDL avesse bisogno di liquidita' e del
riconoscimento internazionale all'epoca della firma del contratto con AMF.
Questa posizione di debolezza lo rende molto fragile alle pressioni delle
varie compagnie minerarie in concorrenza e pronte ad utilizzare tutti i
mezzi per arrivare ai loro scopi. Tanto piu' che il quadro giuridico
utilizzato per concludere tali accordi e' sempre quello che era stato messo
in atto da Mobutu, che faceva dei politici degli intermediari obbligati e
vulnerabili alla corruzione.
AMF ha visto precipitare il valore delle sue azioni in borsa del 672% dopo
l'annuncio dell'annullamento del suo contratto. Cio' fa parte dei rischi
della vita di una compagnia che come lei si specializza in progetti a
rischio. Ma la vita continua. AMF ha annunciato, il 14 gennaio, che avrebbe
cominciato presto lo sfruttamento del diamante su una concessione di 3700
kmq nella vallata della Cuango in Angola, con il proprio partner
International Defense and Security (IDS), ora che l'UNITA ha restituito
questi territori a Luanda. Ci si ricordera' che IDS, un'agenzia di
sicurezza registrata in Danimarca e alle Antille, aveva sostituito nel 1996
l'agenzia sud africana Executive Outcome che si era ritirata dall'Angola.
IDS ha quindi assicurato al suo posto la protezione dei luoghi sfruttati
dal governo di Luanda contro le truppe dell'UNITA. Il governo angolano
aveva anche concesso a IDS dei contratti di sfruttamento delle miniere in
queste regioni agitate. L'agenzia di sicurezza si era allora affiancata i
servizi di AMF.
Per AMF poco importa il minerale: rame, cobalto, zinco o diamante purche' i
rischi corsi facciano aumentare il valore delle sue azioni in borsa.

Diritti umani: strada sbagliata!
Il 18 dicembre, l'organizzazione americana Human Rights Watch (HRW -
Osservatorio per i Diritti Umani) denunciava la meschina situazione dei
diritti umani in Congo in un rapporto intitolato "Una direzione incerta:
transizione e violazione dei diritti umani nella RDC". HRW vi constata che
"senza cambiamenti significativi, la popolazione congolese vedra' crollare
le proprie speranze in un ritorno rapido ad uno Stato di diritto, ad una
vera democratizzazione e al pieno rispetto dei suoi diritti fondamentali".
I numerosi casi riferiti di violazioni del diritto di associazione e della
liberta' di espressione, lo stato di insicurezza che regna nel paese e
l'assenza di riforme del sistema giudiziario preoccupano grandemente
l'organizzazione.
Purtroppo, dopo la pubblicazione del rapporto, la situazione non sembra
essere migliorata. Cosi', mentre il 17 gennaio si svolgeva una grande
manifestazione organizzata dall'AFDL per commemorare la memoria di Patrice
Lumumba, le forze di sicurezza disperdevano violentemente un meeting
dell'UDPS. L'indomani, la Voix des Sans-Voix (Voce dei senza voce) riferiva
l'arresto e successivamente il sequestro, dal 10 dicembre 1997, di Eugene
Diomi Ndongala Nzomambu, presidente del Front pour la survie de la
democratie en RDC (FSD - Fronte per la sopravvivenza  della democrazia
nella RDC). I militari venuti ad arrestarlo hanno violentato due giovani
donne presenti sul posto e hanno saccheggiato la sua abitazione. Il 19
gennaio, era la volta di Joseph Olenghankoy, presidente delle Forces
novatrices de l'Union sacree (FONUS - Forze innovatrici della Sacra Unione)
ad essere incarcerato nella prigione della Agenzia Nazionale di
Informazione (ANR) senza motivo dichiarato.
Tuttavia, sono i media che attualmente sembrano essere oggetto di
un'attenzione particolare da parte delle autorita'. Cosi', nel corso
dell'ultima settimana di dicembre, dopo due mesi di occupazione, i militari
hanno saccheggiato gli uffici del quotidiano Elima, venduto il suo
materiale di stampa, i mobili e le sue auto e divelto porte e finestre.
D'altra parte, l'associazione congolese Media libre - Media  pour tous ha
denunciato il 23 dicembre, il sequestro a Goma di Pontien Tshisungu, un
giornalista della radiotelevisione di stato che aveva riferito un attacco
che mirava all'entourage del ministro Mwenze Kongolo, mentre stava
visitando il Nord-Kivu.
Il 23 dicembre, La Reference Plus di Kinshasa, rivelava la scomparsa dal 13
dicembre di Pius Ntambwe Kanyenge,  funzionario amministrativo del
settimanale La Tribune del Kasai-Orientale, in mano alla Agenzia Nazionale
d'Informazione (ANR). Il suo giornale aveva pubblicato un articolo che
annunciava che un soldato americano, originario della regione, era stato
pubblicamente schiaffeggiato e detenuto dall'ANR. L'ambasciata americana
era intervenuta per farlo liberare.
Il 30 dicembre, a Kikwit, il direttore della radio Tomisa, don Evariste
Pini-Pini e' stato detenuto per dodici ore perche' alla radio si erano
sentite delle critiche al comportamento di certi militari, mentre sarebbe
stato lodato quello della polizia.
Il 7 gennaio, a sua volta, il giornale Le moniteur de l'economie, e' stato
occupato dai soldati che ne hanno portato via l'attrezzatura.
Per far bene capire la direzione che intende prendere il governo nei
confronti della liberta' di stampa, il ministro dell'Informazione, Raphael
Gendha, ha emesso un comunicato il 12 gennaio. Vi si dichiarava: "Contro
ogni attesa, una certa categoria di uomini della stampa rifiuta di cambiare
e si abbandona ad ingiurie, diffamazioni e persino alla diffusione di
discorsi menzogneri e sediziosi. Cosi', il ministro ricorda che l'ingiuria,
la diffusione di false voci costituiscono delle infrazioni ai diritti
comuni, represse dal codice penale e non sono da confondere con i delitti
di opinione. Il governo  non tollerera' all'infinito il libertinaggio in
nome di una democrazia mal compresa." Alla luce degli esempi citati, le
dichiarazioni del ministro dell'Informazione costituiscono una minaccia
appena velata nei confronti dei giornalisti e della liberta' di stampa!.

ONG minacciate
Non c'e' solo la stampa ad essere minacciata. Al momento del suo primo
intervento pubblico, il nuovo ministro incaricato degli Affari Interni,
Gaetan Kakudji, il 16 gennaio, ha fatto delle dichiarazioni, alla
televisione di stato, che hanno seminato inquietudine: "Numerosi
compatrioti non hanno compreso il vero senso della liberazione del nostro
paese intrapresa dall'AFDL. Il governo di salute pubblica constata ancora
che certi politici continuano ad ostacolare il cammino del nostro paese
verso le scadenze democratiche tentando di scavalcare e silurare la sua
azione attraverso la creazione di ONG e di altre associazioni che di fatto
non sono altro che partiti politici. A seguito di queste spiacevoli
constatazioni, il governo ricorda che rimane in vigore l'interdizione di
ogni attivita' politica. Poiche' il paese vive uno "Stato di eccezione",
tutti coloro che infrangeranno questa interdizione verranno tradotti
davanti ai tribunali militari. Il governo riafferma che solo l'AFDL,
crogiolo e movimento di tutte le forze patriottiche congolesi, decise a
ricostruire il proprio paese, e' abilitata a condurre la RDC verso le
scadenze democratiche."
Le nuove autorita' di Kinshasa non hanno mai nascosto la propria
irritazione di fronte alla vitalita' delle ONG congolesi; da molto tempo,
colmano dei bisogni della popolazione ai cui lo Stato non rispondeva. Il
governo accetta sempre meno che una grande parte degli aiuti
internazionali, soprattutto dei paesi occidentali, passi per il tramite di
queste ONG. Il ministro Kakudji, per parte sua, ha appena trasmesso un
vigoroso avvertimento alle ONG che dovessero prendersi troppa liberta' nei
confronti del regime attuale. Questa dichiarazione giunge due settimane
dopo che un raggruppamento di sindacati, ONG di sviluppo e associazioni per
la difesa dei diritti avevano pubblicamente rivolto severe critiche
all'indirizzo dei nuovi dirigenti del paese. Constatando "una crisi di
autorita' ai vertici dello Stato" dopo l'arresto del comandante Masasu,
questi rappresentanti della societa' civile del Congo si dichiaravano
"preoccupati che nel momento in cui viene annunciato un rimpasto
ministeriale, non ha registrato ad oggi alcun progresso degno di nota verso
la creazione di istituzioni incaricate di preparare la IIIa Repubblica".
Nel loro comunicato del 2 gennaio, queste ONG rimproveravano al regime i
suoi orientamenti attuali ed esigevano delle azioni rapide a livello
dell'amministrazione della giustizia , della sicurezza e del reclutamento
di nuovi soldati.

Stato d'eccezione e corte marziale
Le dichiarazioni del ministro dell'Interno hanno avuto il merito di rendere
"ufficiale" una pratica giuridica che si sta generalizzando: il ricorso
alla corte marziale.
Il decreto legge "costituzionale" del 17 maggio 1997, riconosceva, si
ricordera', l'indipendenza dei tribunali allora in funzione, rispetto ai
poteri legislativi e militari dell'AFDL. Tuttavia, il 13 agosto 1997,
veniva creato un tribunale d'eccezione, "la corte d'ordine militare",
abilitata a giudicare le infrazioni commesse dai soldati, ma anche i casi
di rapina commessi da civili. In realta', questo tribunale militare ha
rapidamente ampliato il suo campo di competenza.
Cosi', come riportava l'Association de defense des droits de l'homme
(AZADHO) nel suo comunicato del 19 gennaio, la causa di Kalele Ka Bile, un
dirigente dell'UDPS arrestato il 24 ottobre scorso per "attentato alla
sicurezza dello Stato", e' stata deferita, il 9 gennaio, a questa corte
marziale. Gli avvocati di Kalele hanno allora rifiutato questo
trasferimento asserendo che secondo le leggi ancora in vigore, la questione
doveva essere riferita alla corte di sicurezza dello Stato. Nella sua
risposta, la corte marziale ha giustificato questa estensione di competenza
con il pretesto "che in tempo di guerra le giurisdizioni militari sono
competenti per giudicare le questioni della sicurezza dello Stato. La corte
marziale ha inoltre ritenuto che, non avendo firmato il presidente L. D.
Kabila, dopo la sua presa del potere a Kinshasa il 17 maggio 1997, un
decreto che mettesse le truppe in ordine di pace, la RDC si trova tuttora
in tempo di guerra".
L'AZADHO teme che il caso di Kalele faccia autorita' e che il ricorso alla
corte marziale diventi "uno strumento legale di repressione in mano al
regime dell'AFDL, per condannare ingiustamente i membri della societa'
civile che non smettono di esigere il ripristino delle liberta'
democratiche". Infine sottolinea che lo statuto di questa corte non prevede
alcun diritto di ricorso. Ha quindi raccomandato agli avvocati congolesi di
non difendere Kalele per non avvallare questa parodia della giustizia. Cosa
che hanno fatto.
Rifiutandosi di comparire davanti alla corte marziale, Kalele e Kabanda
sottoposti alle stesse accuse, sono dunque stati condannati a 2 anni di
prigione, il 23 gennaio, per "incitamento della popolazione contro il
potere stabilito". Sono stati giudicati non da un giudice, ma da un
comandante militare.

Kabila in Cina
Il presidente Kabila ha visitato la Cina dal 13 al 19 dicembre scorso
dietro invito del suo omologo cinese. Questa visita, la prima del
presidente al di fuori del continente africano, e' stata sancita dalla
firma di quattro accordi di cooperazione, di cui uno sulla promozione e la
protezione reciproche degli investimenti tra i due paesi. Questo accordo
giovera' soprattutto alla Cina, non avendo la RDC alcuna capacita'
economica per investire in Cina. D'altro canto, la RDC ricevera' 150
milioni di dollari USA di cui 100 milioni di dollari rimborsabili in 30
anni e 50 milioni di dollari come dono. Nel quadro della cooperazione
economica e tecnica, i ministri dell'Economia e delle Poste e
Telecomunicazioni, Mpoyo e Kinkela, hanno firmato degli accordi che
prevedono il rinnovamento della rete telefonica su tutta l'estensione del
territorio nazionale, la creazione a Kinshasa di un'industria per la
fabbricazione di materiale telefonico e l'installazione di una stazione
terrestre. Per concretizzare questa cooperazione, all'interno dell'area
della Fiera internazionale di Kinshasa, e' appena iniziata la costruzione
di un complesso commerciale cino-congolese, per un valore di 3 milioni e
600 mila dollari USA, completamente finanziato dal governo cinese
E per ben mostrare che d'ora in avanti il Congo si ispirera' al "modello
cinese", il presidente ha promesso d'inviare ben presto uomini d'affari e
giornalisti congolesi in Cina. Questo permettera' loro di meglio conoscere
le realta' economiche e senza dubbio le realta' politiche cinesi e
d'educare in seguito il popolo congolese. La prossima missione, ha detto il
presidente, sara' concentrata sulla scoperta delle possibilita' di decollo
in tutti i settori e in particolare in quello dell'educazione delle masse.

Il "modello cinese"
Al suo ritorno dalla Cina, il presidente Kabila ha dichiarato di voler
adottare il "modello cinese" per lo sviluppo del suo paese, prima di
domandarsi se questo famoso modello possa aver successo in Congo. In molti
si chiedono cosa sia tanto piaciuto al presidente durante la sua visita.
Il presidente Kabila e' stato spesso presentato come un ex capo "marxista"
che ha lottato contro il potere di Mobutu nel movimento di resistenza
nell'est del paese. Quello che spesso si ignora, e' che ha beneficiato, a
partire dal 1964 dell'appoggio cinese e questo, fino alla normalizzazione
cino-zairese del 1972. A meta' degli anni sessanta, Kabila avrebbe anche
seguito una formazione politico-militare in Cina. Il "modello cinese" per
Kabila, e' innanzi tutto quello che era in voga sotto Mao e che ha avuto
numerosi seguaci.
Oggi, il "modello cinese" sarebbe piuttosto un sistema ibrido composto da
un insieme di liberalismo economico e di autoritarismo politico. E la Cina
figura in buona posizione sulla lista dei 13 paesi del mondo dove i diritti
umani sono beffeggiati.
L'evoluzione politica in Congo/Kinshasa, lascia presagire che ci sara'
comunanza di veduta tra gli attuali dirigenti cinesi e congolesi. E Kabila
crede senza dubbio che l'Occidente ostentera' verso il Congo lo stesso
atteggiamento che ha ostentato nei confronti della Cina: chiudere gli occhi
sulle violazioni dei diritti umani mentre vi investe massicciamente.
Disgraziatamente per lui, l'Occidente sembra adottare un atteggiamento
diverso. I dirigenti congolesi hanno avuto un bel dire a qualificare
"ridicole" le esigenze belghe che volevano che tutti gli aiuti al
Congo-Kinshasa fossero condizionati al rispetto dei diritti umani e al
proseguimento del processo di democratizzazione, questo non ha impedito
agli altri partner della Comunita' Europea di seguirne le orme: reagendo
all'arresto di Z'ahidi Ngoma, presidente delle Forces du futur, e di Nsala,
del Centre des droits de l'homme (Cenadho) di Kinshasa, il Parlamento
europeo ha adottato nel gennaio 1998 una risoluzione che ricorda "la
necessita' di subordinare qualsiasi aiuto internazionale alla RDC ai
progressi compiuti nel rispetto dei diritti umani e all'attuazione di un
reale processo democratico nel paese."
Gli americani sarebbero pronti a fare lo stesso. In effetti, di ritorno da
una tournee africana, l'inviato speciale del presidente Clinton, il
reverendo Jesse Jackson, ha raccomandato al governo americano di legare
l'aiuto e l'estensione del commercio tra l'Africa e gli Stati Uniti al
rispetto dei diritti umani poiche', dice: "Intrattenere dei legami
commerciali senza tenere conto dei diritti umani puo' benissimo equivalere
allo schiavismo."
L'opposizione a Kabila ha anche trovato una eco favorevole all'interno del
Senato americano dove il presidente della sottocommissione degli Affari
stranieri per l'Africa, il repubblicano Ashcroft ha severamente criticato
la politica americana in Congo-Kinshasa. Si e' opposto a qualsiasi aiuto al
governo attuale che, ai suoi occhi, non avrebbe nessuna credibilita'.

Kisangani inondata
La citta' di Kisangani e' stata dichiarata zona sinistrata dopo le piogge
torrenziali che, alla fine di dicembre, hanno gonfiato le acque del fiume
Congo e dei suoi affluenti, in particolare il Thsopo. Una parte della
citta' e' stata inondata, spingendo da 10 a 14.000 persone fuori dalle loro
abitazioni. L'alimentazione di acqua potabile e di elettricita' e' stata
interrotta. Anche alcuni villaggi che si trovano lungo il fiume sono stati
colpiti soprattutto Banalia, Basoko, Isangi e Ubundu.
Un'epidemia di colera e' esplosa nella regione di Kisangani. Piu' di 230
persone sono gia' morte e altre 1.235 sarebbero contagiate. La maggior
parte delle vittime sono giovani e proviene dal campo di Kapelata, dove
erano ammassati in condizioni insalubri quasi 6.000 volontari Mai-Mai
provenienti dal Kivu.

Altre notizie
I lavori di preparazione per la "Conferenza nazionale di ricostruzione" che
doveva aver luogo a Kinshasa dal 24 gennaio al 14 febbraio, si sono
conclusi all'inizio di gennaio. Questi lavori hanno avuto luogo in alcune
province, Katanga, Basso-Congo, Provincia Orientale, Kasai-Orientale,
Bandundu ed anche in Europa dove la diaspora e' stata invitata a
partecipare allo sforzo di ricostruzione.
Alcune delle raccomandazioni di queste conferenze regionali sono state, nel
contesto attuale piuttosto sorprendenti: cosi', la conferenza della
Provincia Orientale, che ha riunito 276 persone, ha inizialmente condannato
severamente il comportamento di alcuni quadri regionali dell'AFDL.
Successivamente ha proposto il federalismo come sistema di Stato, la
divisione della provincia in quattro nuove province e la soppressione dei
distretti; ha chiesto l'applicazione effettiva della democrazia con la
liberalizzazione della pratica dei partiti politici. A livello economico,
la conferenza attende che venga creata la nuova moneta prima di esigere la
revisione del sistema fiscale e la retrocessione delle tasse dovute alle
entita' decentralizzate. Ci si aspettava dunque dei dibattiti animati nel
corso di questa Conferenza nazionale, seconda edizione. Non sara' affatto
cosi'. In effetti, il 21 gennaio, il ministro degli Interni, Kakudji, ha
semplicemente annullato la conferenza.

Il 22 dicembre, l'Esercito nazionale congolese (ANC) procedeva al
reclutamento di 15.000 nuovi soldati ossia 5.000 in ciascuna delle province
di Bandundu, Basso-Congo e Kinshasa.
Il 29 dicembre, il comandante del Servizio Nazionale, Kalume Numbi, ha
annunciato che il reclutamento dei giovani che devono essere inquadrati da
questo nuovo servizio per la ricostruzione del paese, stava per cominciare
a Kinshasa. Ogni provincia reclutera' 25.000 giovani.

Al momento dell'ultimo rimpasto ministeriale, la responsabilita' delle
relazioni con la missione d'inchiesta dell'ONU e' stata confidata al
presidente Kabila. Il portavoce della missione, Jose' Diaz, ha dichiarato
il 6 gennaio che la cooperazione tra la missione stessa e il governo era
stata ritrovata. Ha annunciato che i lavori della missione sarebbero
ripresi durante la settimana del 12 gennaio. Da allora non abbiamo notizie.

Il 10 gennaio, per la terza volta, l'uomo di affari Bemba Saolona veniva
arrestato a Kinshasa. Il 18 gennaio Patrick Claes, amministratore belga
della societa' delle ferrovie Sizarail, ha potuto lasciare la prigione di
Makala dove era detenuto dal 18 agosto. Sarebbe ora agli arresti
domiciliari. I due uomini sono sempre accusati di aver deviato beni
pubblici sotto il precedente regime.

Il 14 gennaio, i tre generali arrestati il mese scorso in Sud Africa,
Nzimbi, Baramoto e Mavua, sono stati rilasciati dall'autorita' di Pretoria
poiche' un mese dopo la loro incarcerazione, non era stata lanciata nessuna
accusa contro di loro.

Il 20 gennaio, il ministro degli Affari Esteri canadese, Lloyd Axworthy, ha
annunciato la ripresa delle operazioni dell'ambasciata del Canada nella
RDC, interrotte dal maggio 1993, cosi' come la nomina di Verona Edelstein
quale nuova ambasciatrice. Secondo il comunicato del ministro, questa
presenza del Canada nella RDC consentira' "d'intavolare un dialogo costante
con il governo congolese, e di favorire cosi' l'instaurazione di una sana
gestione degli affari pubblici, lo sbocciare della democrazia cosi' come il
rispetto dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali."
 

Hanno contribuito a questo numero: Kadari Mwene Kabyana, Michel Sunguza e
Denis Tougas.

La versione inglese di Info-Congo/Kinshasa e' disponibile a Inter-Church
Coalition on Africa (ICCAF), 129, Avenue St-Clair ouest, Toronto, Ontario
M4V  1N5. Telefono (416) 92 7 11 24

La versione tedesca di Info-Congo/Kinshasa e' disponibile a Dialog
International, Postfach 260124, 40094 Dusseldorf, Germania. Telefono e fax
0211/312608

Per coloro che non fossero abbonati a Info-Congo/Kinshasa e che volessero
farlo, e' sufficiente indirizzare una domanda a Entraide missionaire il cui
indirizzo appare sull'intestazione aggiungendo un assegno o un versamento
postale per la somma di 15$ canadesi o americani.

L'Entraide nissionaire e' un organismo di educazione e puo' contare solo su
delle risorse limitate. E' dunque inutile sottoporgli delle richieste di
finanziamento per progetti di sviluppo.

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Comitato di solidarieta' con il Congo-Kinshasa
congosol@tin.it