Aggiornamenti Sociali 12/1997
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO QUALE FUTURO?
RIGOBERT MINANI BIHUZO S.l. Ricercatore in Scienze politiche (Kinshasa - Repubblica Democratica del Congo)
1. Introduzione.
Il 17 maggio 1997 le truppe di Laurent Désiré Kabila entrano a Kinshasa, capitale dello Zaire. Lo stesso giorno Kabila si autoproclama Presidente della Repubblica, da lui ribattezzata Repubblica Democratica del Congo. Egli promette un Governo di unione nazionale e di salute pubblica entro 72 ore e un Parlamento entro 72 giorni (1). Il 28 maggio firma un decreto-legge costituzionale sull'organizzazione e l'esercizio del potere nella Repubblica Democratica del Congo e il 29 maggio presta giuramento di fedeltà alla nazione e di obbedienza al decreto-legge firmato da lui stesso il giorno prima. Da allora si incomincia a poter valutare il nuovo potere.
È ovvio che non si può giudicare obiettivamente un potere a solo pochi mesi dalla sua instaurazione, soprattutto quando esso è il risultato di una lotta armata ed eredita un Paese in avanzata decomposizione, distrutto da 32 anni di una dittatura cleptocratica e criminale quale è stata quella di Mobutu. Tuttavia, si può prevedere l'orientamento che un potere probabilmente seguirà, considerando il quadro giuridico che esso si dà, la composizione e la tendenza dei suoi capi, il loro passato, ecc.
Per evitare il pericolo di essere parziali, ci proponiamo di studiare prima di tutto l'identità del nuovo presidente del Congo. Kabila, infatti non è uno sconosciuto sulla scena politica clel Paese. Noi lo seguiremo dai suoi primi passi in politica, fino alla presa del potere a Kinshasa, passando per il suo incontro con "Che" Guevara nella resistenza nel Congo orientale, il fallimento di questa azione e il suo fulmineo ritorno a sorpresa. Tenteremo in un secondo tempo di esaminare come egli sia giunto al potere, come possa essere giudicata la sua azione e infine quale prospettiva resti per il processo di democratizzazione dell'ex Zaire.
2. La trentennale vicenda politico-militare di Kabila (2).
Nato il 27 novembre 1939 a Baudoinville, attualmente Moba, nel Nord Katanga, egli passò la sua infanzia a Elisabethville. A 20 anni è già impegnato in politica. Dal 1961 al 1962 studia all'università di Belgrado. Nel 1964 è segretario generale agli Affari sociali, gioventù e sport del governo parallelo di Stanleyville, e riceve con Soumialot il mandato di organizzare la resistenza nell'Est del Congo. Dal 7 all'11 luglio 1965 incontra Ernesto "Che" Guevara (3) nella base di Kibamba, nel Sud del Kivu.
La prima attività resistenziale di Kabila durerà due anni (4). Il rivoluzionario argentino "Che" si lamenterà del suo comportamento. Il diario del "Che" è pieno di aneddoti tragici e comici di quel periodo.
Dopo la disfatta militare nella zona di Fizi nel 1966, i capi della rivolta andarono in esilio in Tanzania. E da qui che partirà il secondo progetto della rivolta nell'Est dello Zaire.
a) L'organizzazione della resistenza.
Il 24 ottobre 1967 Kabila parte da Kigoma in Tanzania, attraversa il lago Tanganica e arriva a Kibamba (Kivu). Nel suo breve esilio in Tanzania egli aveva meditato sulle cause del fallimento della rivolta. Ne identificherà sette, che si sforzerà di correggere fin dal ritorno per la sua seconda resistenza.
Questa sarà strutturata in modo da evitare i sette errori della prima rivolta. L'insegnamento della nuova teoria sarà la base dell'ideologia di Kabila ancora trent'anni più tardi quando prenderà il potere a Kinshasa (5).
(2) Non abbiamo trovato una biografia ufficiale. Cercheremo di ricostruirla attraverso diverse fonti disponibili, soprattutto i dossier CRISP/CEDAF, pubblicati a Bruxelles, La rivolta in Congo di B. VERHAEGEN e altre pubblicazioni occasionali. Ci scusiamo quindi per eventuali imprecisioni.
(3) Il giudizio di "Che" Guevara su Kabila è molto negativo. Cfr. P. I. TAIBO II, F. ESCOBAR e F. GUERRA (a cura di), "L'anno in cui non siamo stati in nessuna parte". Il diario inedito di Ernesto "Che" Guevara in Africa, Ponte alle Grazie (FI), 1994, passim.
(4) Sulla resistenza di Kabila ci sono poche testimonianze più o meno dirette. Ci atterremo principalmente alle testimonianze di "Che" Guevara riprese in P. I. TAIBO II, F. EscoBAR e F. GUERRA (a cura di), op. cit., e alle memorie di WILUNGULA-BALONGELWA, Rébellions dans l'Est du Zaire. Cas du Maquis Kabila et le parti de la révolution populaire dans la zone de Fizi (1967-1986), presentate nel luglio 1988 all'Università di Kisangani nello Zaire.
(4) Questi sette errori sono: 1) la mancanza di formazione politica dei ribelli; 2) la loro eccessiva dipendenza dall'estero; 3) la scarsa considerazione del ruolo dei contadini; 4) il tribalismo; 5) la mancanza di disciplina, di spirito di corpo e di abnegazione; 6) la mancanza di cooperazione tra i combattenti e il popolo; 7) I'assenza di un partito rivoluzionario. Maggiori dettagli si trovano nel materiale per la formazione ideologica, o nel catechismo dei seminari di rieducazione del 1996.
Passando dalla teoria alla pratica, Kabila creerà il 24 dicembre 1967 il PRP (Partito della rivoluzione popolare). Questo partito avrà un braccio politico incaricato dell'amministrazione e dell'ideologia e un braccio militare, creato ufficialmente il 18 gennaio 1968 e denominato FAR (Forze armate popolari), incaricato delle operazioni militari. Per assicurarsi la collaborazione dei civili e dell'autorità tradizionale, egli inizierà una serie di incontri con i capi locali e un'intensa formazione politica della popolazione.
b) Formazione politica.
Oltre alla denuncia dei sette errori della rivolta, la maggior parte della formazione politica del PRP sarà una requisitoria contro il potere di Kinshasa.
Il PRP insegnerà che la società zairese, come tutte le società capitaliste, è stratificata in sette classi sociali (6). La rivoluzione dovrà lottare contro le prime tre classi. Le ultime quattro, invece, vittime dello sfruttamento delle prime tre, sono alleati naturali del PRP. Gli altri partiti di opposizione, fuori legge nello Zaire, sono anch'essi degli alleati contro la dittatura e a favore di uno Stato democratico e socialista.
C) Le campagne militari.
Per 20 anni le forze governative (FAZ: Forze armate zairesi) tenteranno più volte di sloggiare Kabila dalla regione del Kivu. Parecchie di queste azioni militari ebbero soltanto successi modesti e molto limitati. Le cause del fallimento erano la padronanza delle tecniche della guerriglia da parte delle truppe del PRP, l'inefficienza delle forze di Mobutu, ma anche e soprattutto la corruzione dei suoi ufficiali. Alcuni testimoni, ex resistenti, raccontano come gli ufficiale di stanza nelle zone cosiddette operative finissero per fare amicizia con i capi dei ribelli in cambio delle zanne d'avorio e dell'oro estratti dalle truppe di Kabila.
Così i ribelli saranno regolarmente avvisati da costoro delle intenzioni di Kinshasa. Essi sapranno quanti militari saranno in arrivo, quale itinerario seguiranno e naturalmente riusciranno a tendere loro delle trappole e ad organizzare imboscate.
(6) Tali classi sociali sono: i capitalisti (coloro che hanno il potere politico ed economico); i borghesi compratori (i rappresentanti dei capitalisti incaricati di perpetuare il capitalismo); i borghesi nazionali (grandi commercianti arricchitisi con lo sfruttamento del popolo); la piccola borghesia (medi commercianti, professori universitari, alti funzionari dello Stato); i contadini agricoltori; gli operai; i proletari (Waleo-leo), ossia coloro che vivono alla giornata, i braccianti, i disoccupati, ecc.
Malgrado questa situazione, la resistenza non si estenderà molto. Al contrario, le poche operazioni militari delle FAZ finiranno per ridurne il raggio d'azione. In effetti, le FAZ lanceranno alcune operazioni di una certa portata contro le FAP nel 1971 e nel 1972, e nel 1973 cattureranno Gabriel Yumbo, vicepresidente di Kabila. Il contrattacco delle FAP non si fa attendere. Ma ben presto la loro situazione logistica sarà in difficoltà e le loro scorte di munizioni si esauriranno.
Per riapprovvigionarsi, il PRP rapirà in Tanzania tre zoologi americani e un olandese e chiederà come riscatto 500.000 dollari USA una spedizione di armi e la liberazione di una trentina dei suoi membri prigionieri in Tanzania. Il signor David Hamburg, presidente della Carnegie corporation, condurrà i negoziati con la resistenza fino al pagamento del riscatto e la liberazione degli ostaggi dopo 67 giorni di prigionia (7).
Nel 1977i reparti militari di Kinshasa lanceranno un altro attacco. I ribelli saranno costretti a ritirarsi nelle zone meno accessibili. Da questo momento le loro campagne militari non saranno più scontri diretti, ma attacchi puntuali (8).
Ogni volta che lo riterrà necessario, il PRP non esiterà a prendere degli ostaggi. Durante l'attacco di Moba del 14 novembre 1984 esso rapirà André Lézy, titolare di una cooperativa di pesca, che sarà liberato sette mesi più tardi nel Burundi. L'ultimo rapimento è dell'aprile 1997, quando 43 libanesi furono sequestrati a Mbuji Mayi, nel centro dello Zaire. Essi saranno liberati soltanto dopo aver versato 250.000 dollari, definiti pudicamente dai sequestratori "arretrati di imposte" (9).
d) L'azione politica.
Laurent Désiré Kabila aveva capito molto presto che la campagna militare non era sufficiente.
(7) "Tre studenti americani dell'università di Standfort e un cittadino olandese furono rapiti il 19 maggio 1975 nel centro di ricerca naturalistica Jane Goodall's Gombe in Tanzania. I loro rapitori appartenevano al partito rivoluzionario di Kabila e arrivavano attraversando il lago Tanganica; essi catturarono gli studenti, uno dei quali fu rilasciato una settimana più tardi con un messaggio secondo cui gli altri sarebbero stati uccisi se al partito di Kabila non fossero stati versati quasi mezzo milione di dollari, più armi e munizioni. Dopo un inutile tentativo di liberarli, il prezzo del riscatto fu alzato, con l'ambasciata degli USA che teneva il coordinamento, e i tre ostaggi furono liberato dopo 69 giorni" (C. SHI NER, Kabila: Despot or Democrat? Account of Kabila's odyssey contradictory, in "Washington Post", 19 maggio 1997).
(8) Fra gli attacchi più spettacolari annunciati da un bollettino di guerra del RPR del 17 gennaio 1985, vengono citati quelli di Moba del 13 e 14 novembre 1984, di Bendera del 13 dicembre, quelli del 18 dicembre alla sorgente del fiume Luama durante il quale il PRP avrebbe abbattuto un elicottero delle FAZ, del 25 dicembre 1984 al villaggio di Kabimba, e altri del gennaio 1985.
(9) Cfr. F. MISSER, Le clair et l'obscur, in "L'Express", 23 maggio 1997, p. 64.
Nel 1977 egli tenta un collegamento con un'altra branca della rivolta di stanza in Angola, il Fronte nazionale di liberazione congolese (FNLC), con cui crea a Bruxelles il Consiglio superiore di liberazione (CSL). Il matrimonio tra il PRP e 1'FNLC sarà di breve durata. Il 4 novembre 1979 un comunicato dell'FNLc accusa il PRP di collaborare con il regime di Kinshasa. Negli ambienti dell'opposizione a Bruxelles si afferma persino che Kabila ha incontrato Seti Yale, capo dei servizi segreti di Mobutu. Quando, nel 1989, lo Zaire inizia la lunga strada delle riforme politiche, Laurent Désiré, ritrasformatosi in uomo d'affari, vive sperduto da qualche parte nell'Est dell'Africa.
e) Le cause del secondo fallimento.
Col tempo, la rivoluzione e gli affari erano diventati per Kabila una sola e medesima cosa. "Quanto a L. D. Kabila, la rivoluzione e il suo successo non erano più le ragioni della sua presenza nella boscaglia. Erano le ricchezze naturali della zona di Fizi, che egli sfruttava per lo più a suo favore e a scapito dei suoi collaboratori nativi della zona, che l'avevano spinto a mantenere viva la rivoluzione del PRP fino all'ultimo respiro" (10).
Marxista leninista convinto, Kabila non esitava tuttavia a vivere come un capitalista borghese ogni volta che ne aveva i mezzi. Si racconta che dopo una rapina a mano armata alla miniera d'oro di Kamituga nel 1978, egli si ritirò in Tanzania dove si comperò una bella Mercedes mentre, ricorda indignato un testimone ex resistente, negli accampamenti si mancava perfino del sale e del sapone. L'ingiusta divisione dei beni non risponderà più alle norme dei servizi sociali del Partito. In questa situazione, dapprima i combattenti, poi gli ufficiali incominceranno a ribellarsi.
Oltre a ciò, riferisce il nostro testimone, Kabila si comportava da vero dittatore. "Non aveva consiglieri, non contattava più i suoi collaboratori per prendere delle decisioni" (11). Questa situazione gli impedirà di conquistare il favore del popolo. In seguito, accumulerà altri errori. Il più famoso, che raccontano con senso di rivolta i suoi ex compagni, fu la decisione di bruciare vivi gli "stregoni" (12).
(10) WILUNGULA BALONGELWA, op. cit., p. 98.
(Il) Ibid., p. 99.
(12) "E così che è giunto a prendere la decisione impopolare di uccidere tutti gli stregoni della zona rossa. A questo scopo, ha fabbricato una pozione a base di parecchie radici ed erbe. La pozione era molto forte in modo che ogni persona fisiologicamente debole avrebbe dovuto avere le vertigini inghiottendola o ricevendola negli occhi. Ora, la condizione per scoprire uno stregone era che avesse le vertigini. Quindi tutti coloro che le avevano dopo questo test erano considerati stregoni e dovevano essere bruciati vivi. Alla fine dell'operazione erano state uccise 2.000 persone, il 90% delle quali erano adulti in età avanzata>, (ibid., p. 100).
Dopo questa operazione, parecchie persone che vivevano in clandestinità dovettero fuggire lontano dall'influenza del suo potere. In seguito, le zone agricole non potevano più assicurare l'autosufficienza alimentare e le vittime della fame diventavano altrettanto numerose quanto quelle della guerra. Le altre cause del fallimento di quest'ultima furono la sua durata troppo lunga, la mancanza di sostegno interno ed esterno, il suo continuo indebolimento, ecc. Dopo vent'anni, l'impresa sembrava dunque non avere un futuro (13).
Kabila si ritrovò dunque, tra il 1980 e il 1985, in una situazione difficile. Oltre ai ripetuti attacchi delle FAZ che lo costrinsero a spostare il suo quartier generale dal Kivu (Hewa bora) allo Shaba (Wimbi,), non lontano dal porto di Kalemie, le due fallite campagne militari di Moba (dicembre 1984 e luglio 1985) diedero al movimento un colpo fatale.
Malgrado vent'anni di lavoro, un'organizzazione politica, militare, sociale ed economica sofisticata (14) e l'appoggio popolare nelle regioni controllate dal PRP, la seconda resistenza di Kabila finirà in un fallimento. Dieci anni più tardi, egli arriverà al potere a Kinshasa con l'aiuto e la benedizione di quelli stessi che aveva combattuto per più della metà della sua vita, ossia "gli imperialisti americani".
3. Ritorno a sorpresa di Kabila.
L'apparizione improvvisa di Kabila nella guerra dello Zaire orientale, a metà degli anni '90, dopo che si era eclissato dall'ottobre 1987, ha sorpreso più di un osservatore della politica africana. Le ricerche fatte per svelare questo enigma hanno dato soltanto risultati limitati. Il giornalista Clindy Shiner del "Washington Post", che ha fatto delle indagini in proposito nello Zaire, in Uganda e in Tanzania, afferma che gli ex vicini di Kabila a Dar es Salaam lo sospettavano di essere un agente dei servizi segreti tanzaniani, visto il suo tenore di vita e le sue molteplici identità: Raul Kabila, Mzee Mtwale, Collins Mtwale, Christopher Mtwale, ecc.
Altri testimoni affermano che la sua principale attività fu il commercio dell'oro dell'Est Zaire, il bracconaggio e il traffico delle zanne d'avo-
(13) "I combattenti avevano incominciato a percepire un certo grado di demagogia in tutte le promesse che Kabila aveva fatto loro. Invece del benessere sociale per tutti c'era la miseria totale per tutti. L'espansione della zona rossa, che essi credevano fosse giunta alle dimensioni di una regione dello Zaire, si era paradossalmente ridotta alle dimensioni di una valle e/o di una montagna (Hewa bora)" (ibid.).
(14) Cfr. ibid, pp. 46-95.
rio, dei prodotti della fauna e della flora e ogni sorta di altri traffici che facevano di lui un uomo "misterioso". Un collaboratore di Nyerere, decano dei rivoluzionari africani, dirà all'inizio della guerra: "Fino all'anno scorso, Julius Nyerere si rifiutava perfino di incontrare Kabila" (15).
Alcuni osservatori affermano che in quel periodo Kabila aveva avuto contatti con Mobutu. A parte il presunto contatto con Seti Yale, lo storico francese esperto dell'Uganda, Gérard Prunier, sostiene che, "alla fine degli anni '80, Kabila si prende gioco degli emissari presso Mobutu a Gbadolité, per conto del capo dell'esercito popolare di liberazione del Sudan, John Garang, desideroso di trasportare legname prezioso attraverso lo Zaire" (16). Lo si vedrà di tanto in tanto di passaggio anche a Bruxelles, in Germania e, il 23 luglio 1992, egli terrà una conferenza all'Università estiva in Spagna (17).
Il suo ritorno a sorpresa alimenterà le discussioni degli osservatori della scena politica africana.
4. Kabila: il prodotto di un laboratorio strategico di Washington?
Con le numerose dichiarazioni confidenziali rilasciate dal vicepresidente ruandese, Paul Kagamé (18), abbiamo una testimonianza diretta dei retroscena della vittoria lampo del potere attuale di Kinshasa. Infatti, Kagamé ha riconosciuto e confermato ciò che altre fonti hanno amplificato. Un certo numero di Paesi inquadrati dagli USA, tra cui il Ruanda, hanno concepito, pianificato e diretto i combattimenti che hanno portato l'esercito di Kabila fino a Kinshasa.
Ma il "regista" sul campo è stato, secondo diverse testimonianze, il Presidente ugandese Yoveri Museveni che, ad iniziare dalla sua presa del potere il 26 gennaio 1986, non ha smesso di presentare il suo esercito, composto di ugandesi, ruandesi, zairesi, tanzaniani, burundesi, ecc., come un contingente di combattenti per la libertà incaricato di liberare i Paesi africani dai dittatori (19).
"La mia missione—ha dichiarato Museveni—consiste nel far di-
(15) Cfr. ibid.
(16) F. MISSER, op. cit., p. 64.
(17) Cfr. G. MUKENDI, Kabila, retour du Congo, Bruxelles 1997, pp. 183-192.
(18) Il 9 aprile 1997 su "Le Soir", il 9 luglio 1997 sul "Washington Post", 1'8 agosto 1997 sul "Mail and Guadian" (Africa del Sud).
(19) Questa idea sembra essere andata incontro alla volontà di Washington di avere un corpo africano a disposizione per intervenire ufficialmente nei conflitti, ma che alcuni dicono sia al servizio della politica americana. Già 59 militari americani sono in Uganda e altri 60 in Senegal, per la formazione di questo corpo di intervento.
ventare l'Eritrea, l'Etiopia, il Sudan, l'Uganda, il Kenya, la Tanzania, il Ruanda, il Burundi e lo Zaire degli Stati federati in una sola nazione. [...] Come Hitler l'ha fatto per riunire la Germania, noi dobbiamo farlo qui. Hitler era un tipo intelligcnte, ma io penso che sia andato un po' lontano volendo conquistare il mondo intero" (20).
Nell'ottobre 1990 Museveni sosterrà l'attacco sferrato dai ribelli Tutsi dell'FPR (Fronte patriottico ruandese) contro Kigali partendo dal suo territorio. I combattimenti saranno diretti dal suo ex Capo di stato maggiore Alfred Rwigema e, dopo la morte di questi ancora coperta di mistero, dal suo capo dei servizi segreti militari Paul Kagamé che, dal 7 luglio 1994, ha il controllo del potere a Kigali.
È in questa stessa logica che, a detta del giornalista francese Euloge Boissonade, nell'estate 1995 Museveni avrà un incontro segreto a Kampala con Kagamé e alcuni oppositori politici di Mobutu, tra cui Ngandu Kisase (21). Egli spiegherà il suo progetto ai suoi interlocutori, e si farà garante dell'appoggio di Washington. L'Uganda si sarebbe incaricata della parte logistica e il Ruanda del reclutamento degli uomini. In questo incontro Kabila è assente. Ma il futuro esercito viene già battezzato AFDLC (Alleanza delle forze democratiche per la liberazione del Congo).
Kabila fa la sua apparizione soltanto il 18 ottobre 1996 come portavoce dell'Alleanza, quando la guerra è già incominciata dall'inizio di settembre. L'esercito di Kabila sarà eterogeneo e verrà da parecchi Paesi, per la maggior parte dal Ruanda (che aveva il proprio progetto), dall'Uganda, dalla Tanzania, dall'Angola, dallo Zambia, dallo Zimbabwe, dall'Eritrea, e comprenderà alcuni gruppi di zairesi.
L'"AFIS News Service" del 15 luglio 1997 riferiva di aver avuto notizie sicure che "gli Stati Uniti erano intimamente coinvolti nel comando e nel controllo delle forze alleate impegnate a rovesciare il regime di Mobutu". Tutte le operazioni sul campo di questi diversi eserciti erano, secondo la stessa fonte, "sotto la protezione e perfino sotto la direzione delle autorità americane, forse anche di ufficiali militari americani". Il quartier generale delle operazioni era a Kigali, dove per tutta la durata della guerra furono di stanza un contingente americano, con la scusa delle operazioni di sminamento, e alcuni "ex funzionari americani della CIA". Il Pentagono era in contatto regolare con Kabila. E l'articolo concludeva: "Questo significherebbe che gli accordi per l'incursione straniera
(20) "The Shariat" (settimanale di Kampala), 15-21 aprile 1997.
(21) Presentato all'inizio della guerra come il Capo di stato maggiore, secondo fonti concordanti costui sarà assassinato per ordine di Kabila dopo la presa di Bunia.
nello Zaire venivano fatti ai più alti livelli del governo in Uganda, Ruanda e Stati Uniti" (22).
Presentata all'inizio come una rivolta delle popolazioni ruandesi di origine Tutsi a cui il regime di Kinshasa avrebbe rifiutato il diritto alla nazionalità zairese, questa guerra diventerà dall'oggi al domani una "guerra di liberazione". Nelle regioni del nord e del Sud del Kivu essa farà migliaia di vittime tra le popolazioni ci~rili zairesi e soprattutto tra i rifugiati Hutu, primo bersaglio dell'esercito ruandese. Le Nazioni Unite parleranno della scomparsa di più di 250.000 persone e la Commissione ONU per i diritti dell'uomo parlerà di massacri e di atti di genocidio. La commissione d'inchiesta incaricata dall'ONU di accertare i fatti avrà difficoltà a iniziare i lavori a causa della resistenza delle nuove autorità di Kinshasa. Queste ultime, intanto, sotto la pressione di Kigali, cercano di occultare le prove dei massacri, bruciando i cadaveri delle vittime (23).
5. Un primo bilancio e prospettive.
Oggi, di fronte alla nuova situazione i congolesi sono animati da due sentimenti contraddittori: speranza e timore.
a) Le ragioni della speranza.
Non appena la guerra sviluppatasi nello Zaire orientale è stata presentata come una guerra di liberazione, la popolazione, soprattutto quella che si trovava lontano dal fronte e che non aveva conosciuto le atrocità degli inizi (24), l'ha accolta con grande entusiasmo. La caduta e la partenza di Mobutu sono state salutate con soddisfazione poiché offrivano al Paese un'opportunità per il cambiamento tanto atteso.
Il nuovo regime segna qualche punto per quanto riguarda l'ordine pubblico nelle città e i risultati economici. nelle città, la popolazione non è più assillata dalle forze dell'ordine e non è obbligata a pagare imposte fittizie a tutte le barriere. Si può passeggiare tranquillamente senza temere le angherie della polizia.
Ma sono i risultati economici, soprattutto a Kinshasa, che attirano al nuovo potere la simpatia di una parte della popolazione. C'è stato un ri-
(22) Queste informazioni hanno scosso gli ambienti ufficiali USA. Da allora, la commissione della Camera dei Rappresentanti ha aperto un'inchiesta sulla questione. 8i veda in proposito la lettera del 28 ag4sto 1997 del senatore Christopher H. Smith al presidente Clinton.
(23) Cfr. HUMAN RIGHTS WATCH/AFRICA, FÉDÉRATION INTERNATIONALE DES LIGUES DES DROITS DE L'HOMME, Mass graves of refugees uncovered in Congo, 9 ottobre 1997.
(24) Si vedano i vari rapporti delle Nazioni Unite, di Amnesty International, di Human Rights Watch, ecc., sui massacri commessi dalle truppe: deIl'AFDL.
basso notevole dei prezzi e un rialzo del valore della moneta in rapporto al dollaro. Questa situazione non si verificava più da molto tempo. Anche il prezzo del carburante è diminuito a Kinshasa e l'importazione dei veicoli di pubblica utilità e di quelli di turismo è esonerata dal pagamento dei dazi doganali fino al giugno 1998.
Alla caduta di Mobutu, le casse erano vuote e lo stipendio dei funzionari non veniva pagato da parecchi mesi. Kabila ha pagato i funzionari, anche se gli stipendi restano ancora irrisori. Il sistema bancario ha incominciato timidamente a funzionare nelle grandi città e la maggior parte del denaro non si trova più per la strada ma in banca. Sono questi elementi che rendono ostile, con qualche ragione, l'uomo della strada alle critiche al nuovo potere.
b) I timori.
1) A livello politico. - Le prime decisioni politiche dell'AFDL (Alleanza delle forze democratiche di liberazione) hanno lasciato molta gente perplessa. Infatti, il decreto-legge firmato da Kabila, che abolisce l'Atto costituzionale della transizione, conferisce al Capo dello Stato tutti i poteri: esecutivo, legislativo e militare.
Seguono poi altre decisioni: i partiti politici vengono sospesi e le manifestazioni pubbliche proibite.
In tal modo, gli spazi democratici conquistati a caro prezzo durante il regime passato sono minacciati e le conquiste della CNS (Conferenza nazionale sovrana), che aveva operato negli anni 1991-1992, così sacre per la popolazione, sono rimesse in discussione. In breve, a livello politico l'AFDL decide di accaparrare tutti i poteri, assomigliando così al regime che ha combattuto e abbattuto.
2) A livello economico. - Durante la guerra, ogni volta che PAFDL assumeva il controllo di una regione mineraria, firmava dei contratti di sfruttamento delle miniere con delle compagnie nuove. Appena l'Alleanza è arrivata a Kinshasa, molti uomini d'affari locali sono stati interrogati, altri arrestati, altri ancora hanno visto i loro beni confiscati senza alcuna procedura legale e in modo arbitrario.
Nello stesso tempo, altri uomini d'affari, spesso stranieri, ottengono le facilitazioni di commercio. Lo sfruttamento delle ricchezze del Paese per conto di Paesi stranieri diventa così la regola.
3) A livello della sicurezza. - In questo campo, la situazione è catastrofica e l'avvenire inquietante. "Come al tempo del maresciallo-presidente, non c'è un esercito ma ci sono parecchi eserciti: le unità di combatti-
mento tutsi, i giannizzeri congolesi che queste hanno reclutato durante la loro marcia su Kinshasa e, infine, i soldati katanghesi (ex gendarmi) e nuove reclute miste" (25). Questi eserciti si detestano a vicenda. Non alloggiano negli stessi accampamenti e a volte regolano i loro conti con scontri a fuoco. La dicotomia del comando si ripercuote fino al più alto livello. Il Capo di stato maggiore non esercita alcuna autorità sulle truppe ruandesi agli ordini di Paul Kagamé, l'uomo forte di Kigali (26).
E in futuro bisognerà fare i conti anche con le ex FAZ che, essendosi riunite alle forze di Kabila, non accetteranno di essere continuarnente umiliate. Se la situazione non cambierà, uno scontro violento tra le diverse fazioni non è da escludere. In tal caso, il Congo entrerebbe in una situazione che sarebbe pericolosa per tutta l'Africa centrale.
Anche l'insicurezza nell'interno del Paese è nota. Nel Kivu, ad esempio, un testimone afferma che un'epurazione etnica contro le popolazioni locali del Nord Kivu viene operata dalle forze regolari ruandesi che attraversano regolarmente e apertamente la frontiera per sferrare delle azioni nel Congo: "Villaggi interi sono incendiati e i militari tutsi si portano dietro un numero impressionante di loro fratelli e amici per insediarli in futuro nei villaggi incendiati" (27). Per proteggersi, le popolazioni hanno ricostituito le loro milizie.
Neppure la regione occidentale della Repubblica è sicura. Discendere il fiume tra Kisangani e Kinshasa è pericoloso. Gruppi incontrollati attaccano regolarmente le imbarcazioni che osano scendere, trasportando merci, verso Kinshasa. In breve, si creano un po' dappertutto delle milizie contro il nuovo potere.
C) Sfide per il nuovo potere.
In un recente incontro tenutosi a Kinshasa sul tema "ricostruzione e democratizzazione del Congo", più di 150 rappresentanti della società civile venuti da tutta la Repubblica e dalla diaspora, hanno indicato alcune sfide che il nuovo potere dovrà accettare e hanno proposto alcune grandi linee d'azione per passare dalla situazione attuale di emergenza allo Stato di diritto.
Una prima, fondamentale questione riguarda l'esercito. A questo proposito, la maggiore sfida per il potere attuale sarà quella di organizzare il
(25) "Journal libération", 26 agosto 1997.
(26) Cfr. ibid.
(27) Rapporto sulla situazione che prevale attualmente nelle province del Nord e del Sud del Kivu (luglio 1997).
rimpatrio delle forze straniere (ruandesi, ugandesi, ecc.) nei loro rispettivi Paesi e di creare un esercito nazionale di professione, educato al rispetto dei diritti dell'uomo. Occorrerà inoltre formare un corpo di polizia addestrato alle tecniche di mantenimento dell'ordine pubblico senza fare uso della tortura e delle armi da fuoco.
Un'altra sfida è quella di riordinare il potere giudiziario. Per fare ciò, appare urgente eliminare la confusione tra l'AFDL e le forze di sicurezza, tra l'esercito e la giustizia, ossia mettere in piedi uno Stato di diritto.
Dal punto di vista politico, è stato chiesto al nuovo potere di avviare e di favorire un dialogo franco e sincero tra le forze politiche del Paese. Ciò allo scopo di definire di comune accordo l'organizzazione del potere durante il periodo di transizione e le modalità del prossimo svolgimento delle elezioni, e anche per intendersi sugli organi della transizione, sulle modalità delle scelte dei suoi responsabili, su un calendario elettorale e un codice di comportamento dei partiti politici.
Per quanto riguarda la ricostruzione del Paese, essa non dovrebbe essere decisa in modo unilaterale dal potere. Bisognerà coinvolgere la base nel processo di ricostruzione. La società civile si propone quindi di organizzare su questo argomento delle conferenze provinciali, che saranno il luogo del dialogo tra il potere e le forze vive del Paese.
Tutte queste azioni dovrebbero essere condotte in un clima di rispetto dei diritti e delle libertà della persona, di promozione della pace, di coabitazione pacifica tra i gruppi, di giustizia, di tolleranza e di solidarietà tra le comunità.
6. Conclusione.
Molti osservatori della politica africana considerano il rovesciamento di Mobutu come una vittoria nella quale l'AFDL (Alleanza delle forze democratiche di liberazione) ha svolto un ruolo determinante, che tuttavia sarebbe stato impossibile senza gli anni di lotta interna condotta dall'opposizione non armata; la gestione del nuovo potere dovrebbe logicamente riunire tutte le forze che hanno contribuito a indebolire il regime di Mobutu, preparando così il terreno per la vittoria militare di Kabila.
Il coinvolgimento di tutte queste forze anti-Mobutu all'indomani della vittoria militare sarebbe stato un mezzo efficace per mobilitare le energie e creare l'unità necessaria alla ricostruzione del Paese. Attualmente Kabila sembra prendere un'altra strada.
Il comportamento attuale dell'AFDL, constata un osservatore, assomiglia molto a quello del partito-Stato: "Nel regime mobutista c'erano un partito, un popolo, un'ideologia, una verità e qualunque altro discorso era bandito. Oggi, la concentrazione dei poteri nelle mani di un solo uomo, Laurent Désiré Kabila, il divieto delle attività politiche senza riconciliazione preliminare e l'obbligo, per entrare nel governo, di aderire individualmente all'AFDL, configurano agli occhi di molti congolesi un semplice ritorno all'epoca che si credeva finita. C'è qui il rischio di fare dell'AFDL un partito-Stato" (28).
Queste misure comportano il serio rischio di provocare una smobilitazione delle buone volontà, di aprire la porta a chi pesca nel torbido e di chiudere e gettare il Paese in un circolo vizioso di contestazione-repressione (29). Infatti, conclude il citato osservatore, il concetto di potere nella cerchia di Kabila resta profondamente patrimoniale e clientelare: "come se gli individui che sono al potere non si sentissero vincolati dalla volontà del popolo, dalla sete di pace e di libertà, ma piuttosto dal nuovo rapporto di forza stabilitosi dopo la caduta di Mobutu. Una concezione che rischia fortemente di compromettere l'idea stessa di democrazia" (30).
Un osservatore avvertito ha scritto, dopo un suo recente soggiorno a Kinshasa: "Di fatto la ragione mette in evidenza più motivi per temere che motivi per sperare" (31). Infatti, il potere che si è instaurato a Kinshasa sembra sempre più essere gestito da persone favorevoli al sistema del partito unico, al culto della personalità, alla concentrazione eccessiva dei poteri e all'esclusione di altre forze politiche.
Questa situazione può facilmente degenerare nell'esplosione della violenza. Poiché la vittoria di Kabila è stata il risultato di una congiuntura singolare di fattori di ordine diverso: il carattere perlomeno improvvisato e opportunista dell'AFDL, la mancanza di coesione del potere, la situazione instabile e in movimento nei Paesi vicini (Ruanda, Burundi, Congo, Angola, ecc.), la combinazione di tutti questi fattori fa sì che il futuro dell'ex Zaire sia difficilmente prevedibile.
Ma se il meglio non è all'ordine del giorno, il "peggio" non è inevitabile". In questo contesto, il motto dei cittadini della Repubblica Democratica del Congo dovrebbe essere quello di Antonio Gramsci: "Unire al pessimismo dell'intelligenza l'ottimismo della volontà".
(28) BAPUWA MWAMBA, Apprenti dictateur?, in "Jeune Afrique économie", 16 giugno 1997, p. 50
(29) Si vedano in proposito i molteplici comunicati stampa delle associazioni per i diritti dell'uomo.
(30) BAPUWA MWAMBA, art. cit.
(31) GAUTHIER DE VILLERS (direttore del Centro studi africani, CEDAF, di Bruxelles).