Rassegna
stampa 2001
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stampa mese di Gennaio
da Il Lavoro - 6.01.01
La rete si organizza e
simula Prove tecniche di protesta Al centro civico di Sampierdarena il
primo dei tre giorni di confronto sull’azione anti G 8
FRANCESCA FORLEO
Primo dei tre giorni di
confronto sull’azione diretta organizzato a Genova dalla RetecontroG8,
ieri al centro civico Buranello di Sampierdarena. Non si fa altro che parlare
della simulazione di manifestazione in piazza che, sembrerebbe aver spinto
i salesiani a negare all’iniziativa l’accoglienza precedentemente accordata.
Gli attivisti attendono i ruoli che interpreteranno oggi, nella sala chiamata
del porto, durante la simulazione di un blocco per negare al leader ultranazionalista
della Carinzia Haider, l’accesso al comune – inventato – di Castelmaggiore
in provincia di Padova che gli vuole conferire la cittadinanza onoraria.
"Saputo che si sarebbe svolto nella loro palestra un training di preparazione
alle manifestazioni di piazza contro il vertice G8racconta il giovane attivista
incaricato dalla rete di curare la logistica dei tre giorni "i salesiani
hanno addotto il pretesto di dover disinfestare la sala per negarcela".
"E si che – ricorda la maestra pacifista Norma Bertullacelli – proprio
al Don Bosco, nel 1986, abbiamo organizzato giornate simili di training
all’azione diretta con tanto di simulazioni, in vista del blocco non violento
della mostra navale bellica di Genova. Blocco riuscito, mi piace ricordare,
nel 1989". E sì che a moderare le due ore di assemblea svoltesi
ieri c’è Sergio Tedeschi che i ragazzi dei centri sociali fuori
dalla RetecontroG8 intervenuti – il Terra di Nessuno e l’Inmensaadditano
come "una delle sacre colonne del movimento pacifista e del cattolicesimo
sociale". In assemblea, Norma Bertullacelli ribadisce la linea non violenta
della RetecontroG8 "che ha come obbiettivo il blocco del vertice ma non
il danneggiamento di cose e persone". L’attenzione è puntata però
sulla simulazione che si terrà questa mattina nella sala chiamata
del porto. Gli attivisti organizzati in gruppi di ruolo – tutti quelli
immaginabili in una manifestazione di piazza: dal questore interpretato
da uno zapatista al sindaco, dai giornalisti ai passanti e persino una
donna in cinta veramente in cintasono pronti a bloccare l’ingresso di Haider
al quale, il comune destrorso di Castelmaggiore in provincia di Padova,
vuole conferire a tutti i costi la cittadinanza onoraria.
Sarà
stata anche una simulazione ma ho preso un sacco di botte Minuto per minuto
il "gioco collettivo" antiHaider il racconto
FRANCESCA FORLEO
Cosa si prova a partecipare,
in prima persona, ad una manifestazione "pacifica" contro Haider? La nostra
collaboratrice Francesca Forleo ha vissuto l'esperienza, iscrivendosi ieri
mattina alla manifestazione simulata, nei panni di una appartenente ad
un Centro sociale dalla linea morbida. Ecco il suo diario.
ENTRO nella sala chiamata
del porto nei panni di Chiara, una ventenne studentessa di Padova del centro
sociale Teste e Proteste di Padova: uno di quelli considerati 'dalla linea
morbida', che aderisce alla Carta di Milano e che si riconosce nell'associazione
nazionale Ya Basta, per la dignità di tutti i popoli contro il neo
liberismo. Sono tra quelli che scendono in piazza con le tute bianche,
gli scudi, i gommoni e che, generalmente, durante le proteste, in testa
ai cortei, prendono le botte senza restituirle ma senza abbandonare mai
l'obbiettivo fissato.
Oggi l'obbiettivo è
disturbare la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria ad
Haider, in questo comune della provincia padana chiamato Castelmaggiore.
Pensiamo di bloccare l'accesso di Haider al municipio e di occupare la
sala dove si svolgerà la cerimonia. Mi unisco al mio gruppo che,
come tutti gli altri, si dà da fare con nastro adesivo, giornali
e cartone a preparare gli oggetti scenici necessari alla simulazione. Gli
sbirri arrotolano i giornali per farne manganelli, i centri sociali dell'autonomia
pure, ma si fanno in più delle pietre. E mentre noi ci impacchettiamo
quasi da capo a piedi per simulare le tute bianche, i pacifisti dipingono
i loro slogan sugli striscioni e i giornalisti, quelli veri e quelli che
ne interpretano soltanto il ruolo, vagano per la sala alla ricerca dei
perché della protesta.
Da copione, noi cittadini
di Teste e Proteste dovremmo essere in disaccordo con la linea dei provinciali
locali di Galleria Oscura, benché tradizionalmente alleati sulla
medesima linea d'onda. Ma, entrambi snobbati dagli autonomi dell'altro
centro sociale locale - il Fuoco Rosso - e ignorati dai pacifisti che disdegnano
la nostra protezione, non abbiamo nemmeno bisogno di votare il fronte comune
che già si è creato.
Ma la prima simulazione
comincia senza che si abbia il tempo di decidere con che linea d'azione
raggiungere il nostro obbiettivo. I pacifisti fanno blocco davanti alla
polizia e, noi che li volevamo proteggere, finisce che li calpestiamo per
arrivare allo scontro frontale con il cordone in divisa antisommossa.
Menano forte, questi finti
sbirri e noi - mi chiedo - perché ci siamo catapultati in prima
linea? Per provare cosa vuol dire prenderle? Più tardi i compagni
mi dicono "Sì".
I centri sociali autonomi,
da cliché a sciarpa alzata e bastone in aria, restituiscono alla
polizia parte delle botte che ci stiamo prendendo noi che abbiamo già
perso metà degli scudi. Triplo fischio dall'alto della sala. È
segno che la prima simulazione è finita. Senza nessun risultato
di accesso bloccato né spazio occupato. Haider - quel buffo signore
che si è prestato a vestirsi da austriaco - nemmeno s'è visto.
Sono tante le impressioni ma i formatori ci dicono di conservarle per
dopo. Ora dobbiamo organizzare, e questa volta per bene, la seconda simulazione.
Se prima dovevamo solo fare un blocco, ora siamo protagonisti di un corteo
allegro e colorato. I centri autonomi ne restano fuori e noi stabiliamo
l'occupazione del municipio. Cerchiamo ancora un dialogo con gli altri
gruppi. Gli autonomi ce lo negano, i pacifisti concedono: stateci dietro.
Un corno, noi tute bianche siamo quelle delle azioni spettacolari che danno
visibilità al movimento. Scatta l'orgoglio del gruppo e il pensiero
è occuperò quel municipio quant'è vero iddio. Fischio
di partenza, in coda ai pacifici intoniamo Haider - Heidi e appena dentro
la piazza del municipio, scattiamo a destra verso l'ingresso che però
è bloccato.
La confusione è
doppia, rispetto alla mischia precedente e così pure le botte. Ma
spingo - non so perché - io spingo: voglio entrare, mi picchiano
forte, la mia compagna disarmata grida a uno sbirro "dai picchiami picchiami
ancora" e ad un tratto, incredibile, sono sollevata di peso. La mia compagna
cerca di trattenermi per le gambe, ma niente da fare: mi hanno arrestata.
Non riesco a crederci, sono molto più che stupita il che vuol dire,
suppongo, che la simulazione è riuscita
7 gennaio Repubblica-il
Lavoro
‘Guerriglia’ a San Benigno
Si studiano ‘dinamiche di piazza e psicologia del celerino’ Curioso esperimento
di Rete AntiG8 presso la Culmv: in scena manifestanti, poliziotti, giornalisti.
Finti MARCO PREVE
Ore 10.15: il cordone
di sicurezza cede (anche perchè forse non ci crede troppo alla sua
missione difensiva) e il povero CorradoHaider, un gigante buono di due
metri e cento e passa chili viene raggiunto e menato di santa ragione (con
giornali arrotolati branditi da picchiatori sghignazzanti). Non si illudano
gli oppositori del leader austriaco xenofobo, è solo finzione, sia
la scena che gli interpreti, ma è senz’altro uno dei momenti più
divertenti delle simulazioni di disordini di piazza, organizzate dalla
Rete ControG8 e inscenate ieri mattina all’interno della Sala chiamata
della Compagnia Unica. L’aggettivo divertente è doveroso e sdrammatizzante,
visto che i promotori dell’iniziativa hanno più volte sottolineato
come nelle loro intenzioni non ci fosse nessuno spirito guerrigliero, bensì
soltanto quello di capire le "dinamiche di piazza", a partire dalla "psicologia
del celerino". I circa cento pacifisti (pochi i duri dei centri sociali,
anche se erano presenti alcuni zapatisti) si sono suddivisi tutti i ruoli
reali: poliziotti, con tanto di questore con piercing; manifestanti duri,
con caschi e imbottiture antimanganello; manifestanti verdi non violenti,
con mamma con vera bimba di tre settimane; giornalisti di area diversa,
Famiglia Cristiana, Repubblica, la Padania; passanti, divisi tra favorevoli
e contrari; Haider e sindaco dell’ipotetica (ma mica tanto) cittadina che
vuol dare al governatore della Carinzia la cittadinanza onoraria all’origine
della protesta. Per la prima volta, e sembra passato un secolo dai muri
divisori del ‘68 e del ‘77, la figura del poliziotto non viene soltanto
rappresentata come quella del nemico. Quasi recuperando il pensiero controcorrente
di Pasolini negli anni ‘60 (per lui gli agenti che si scontravano con gli
studenti erano figli del popolo) al "celerino" (oggi sono i poliziotti
del reparto mobile) viene riconosciuto il diritto ad essere stressato e
spaventato. Lo conferma Norma Bertullacelli, la maestra che è una
delle anime, con Carlo Schenone, del movimento antiG8: «Proprio vero
— dice l’agente Norma —. Stare inquadrata anche solo mezz’ora, stretta
in mezzo agli altri e con gli ordini del superiore nelle orecchie, mi ha
fatto capire come sia pesante il loro lavoro e quali possano essere le
loro reazioni, e quindi anche come comportarmi per cercare di non scatenarle».
«All’interno del Movimento — dice Franco Zunino, pacifista storico,
ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista oggi responsabile delle
problematiche estere del partito — esistono due tendenze. Quella di chi
vuole la protesta non violenta, con sitin e atteggiamenti passivi, e chi
invece, più che praticare la violenza è disposto a subirla,
perchè sa che cercare di raggiungere determinate zone e tentare
di impedire precisi avvenimenti significa automaticamente provocare la
reazione delle forze dell’ordine. L’importante è che non si degeneri».
«Questa giornata — aggiunge Antonio Bruno, consigliere comunale di
rifondazione — nei nostri intenti dovrebbe servire proprio per allargare
l’area dei non violenti. Dobbiamo far crescere in questi mesi l’area pacifista
con le sue modalità di manifestare incruente. Si è visto
con queste simulazioni, anche se in realtà lo sapevamo già,
che bastano pochissime persone, è sufficiente una scintilla per
far salire la tensione e scatenare reazioni a catena. Qui siamo in pochi,
figurarsi in un contesto di migliaia di manifestanti». Dopo l’intervista
il "vicequestore" Antonio Bruno mette in riga i suoi uomini e, sarà
forse grazie al rigore marxista, lo fa con un piglio e una severità
molto più efficaci degli ordini del suo "superiore", il "questore"
Luca, ventenne con piercing a naso e orecchie, che fosse vero, dopo la
prima e fallimentare difesa dell’ospite Haider starebbe già sulla
Sila a dirigere il traffico.
8 gennaio Repubblica-Il
Lavoro
Pedalando, contro il ‘G8’
Si è conclusa la "tre giorni" dei pacifisti, ecco i programmi futuri
la curiosita’
Da Lecco a Genova in bicicletta,
con partenza il 15 di luglio e arrivo il 19 o il 20, in tempo per partecipare
agli ultimi preparativi delle iniziative alternative e/o contrarie al vertice
dei G8. È questa la proposta ‘BiciG8’, lanciata dal ‘Kollettivo
Malavida’ di Lecco ieri mattina, alla sala chiamata del porto, nel momento
di confronto e organizzazione che ha chiuso i tre giorni di training all’azione
diretta organizzato dalla RetecontroG8. "L’idea – racconta un portavoce
del collettivo – è effettuare il tragitto da Lecco a Genova in cinque
tappe di circa cinquanta chilometri l’una, raccogliendo anche per via il
maggior numero e varietà di persone possibili. Vogliamo che possano
partecipare dal ciclista della domenica, alla famiglia, agli sportivi con
le loro associazioni". Allargare i confini della protesta ma – soprattutto
– della conoscenza in materia di G8 a tutta l’Italia, rendendo possibile
a chiunque di manifestare il proprio dissenso o assenso al vertice in maniera
non violenta, sono anche i punti fermi di Norma Bertullacelli, la maestra
pacifista di Genova, che ha partecipato alla tre giorni di training nel
ruolo di formatrice e anche di attrice, durante la simulazione, nello schieramento
dei poliziotti. "Mi sembra significativo – dice – che tra le idee scaturite
da questi tre giorni, ci siano anche dei laboratori artistici come quello
di grafica proposto per migliorare l’efficacia delle nostre comunicazioni,
e come i forum del teatro dell’oppresso. Questo amplia la gamma di persone
che si possono coinvolgere e sensibilizzare sui noti temi per cui siamo
qui a protestare". Il gruppo di lavoro per il laboratorio di grafica avrà
probabilmente sede presso il centro sociale Zapata – tel. 010/6444439 –
mentre i forum teatrali sono organizzati dall’associazione teatrale Jolly
di Reggio Emilia. Nel frattempo, si pensa anche a ripetere l’esperimento
genovese "con tre appuntamenti uno al nord, uno al centro e uno al sud
– più orientati alla formazione per formatori all’azione diretta,
alla disobbedienza civile, e alla non violenza" annuncia un militante nell’associazione
Pace e dintorni – pacedintorni@tiscalinet.it da cui è partita la
proposta ieri mattina, nel corso del bilancio finale. (francesca forleo)
da Il Corriere
Mercantile del 17.01.01
Montaldo promette accoglienza
a cura di Tursi ai contestatori "purché pacifici". "Casa" agli antiG8
Avranno una sede, telefoni, fax, pc e viveri
Il Comune metterà
a disposizione della rete ControG8 strutture adeguate al dibattito ed al
confronto nel periodo in cui si svolgerà il summit dei Grandi del
mondo a Genova, ovvero dal 20 al 22 luglio prossimi. Non ci saranno trasferimenti
di fondi, ma sarà concesso ai contestatori, beninteso pacifici,
uno spazio dove riunirsi, telefoni, fax, forse computer e servizi di prima
necessità. I costi di allestimento saranno a carico di Tursi, Lo
ha annunciato ieri pomeriggio il vice sindaco Claudio Montaldo, nel corso
della sua audizione alla commissione G8 del Consiglio comunale. «Ritengo
sia nostro dovere ascoltare le opinioni di chi pacificamente si pone contro
le linee dei G8 - ha detto Montaldo - affinché Genova diventi luogo
di ampio dibattito. Gli esponenti della rete potranno arricchire il summit
stesso». E ha aggiunto: «Non è possibile negare la facoltà
di espressione di opinione a nessuno, a meno che i metodi di espressione
siano violenti».
In quanto alla possibile
presenza di violenti «Saranno gli organi preposti, nella fattispecie
la commissione Sicurezza, e le forze dipolizia ad assicurare l'incolumità
dei cittadini - ha aggiunto il vice sindaco - In caso di eventuali danni
a cose o persone, pagherà chi li ha procurati».
Questa, in estrema sintesi,
la replica di Montaldo alle domande rivoltegli dai consiglieri comunali
facenti parte della commissione G8. Il più pressante Giuseppe Costa
di Forza Italia che ha chiesto un lista precisa, nero su bianco, delle
specifiche competenze dei soggetti istituzionali coinvolti in tutti gli
ambiti di preparazione del vertice «Affinchè i cittadini sappiano
- ha spiegato - chi accusare in caso di manchevolezze e chi ringraziare
in caso di successo», ma soprattutto ha voluto chiarimenti sulla
posizione della giunta Pericu in merito alla rete di contestazione e su
quanto la stesso esecutivo intenda fare per prevenire eventuali agitazioni.
Di marca opposta, sebbene rivolta nella stessa direzione, la domanda posta
al vicesindaco da Gianni Ferretti, consigliere di Rifondazione Comunista,
il quale ha chiesto chiarimenti su «quale civile e democratica accoglienza
il Comune ha intenzione di offrire ai gruppi che da tutto il mondo verranno
a Genova per esprimere la propria opinione in merito alla globalizzazione».
Infine alcune proposte. Le prime da parte di Egidio Saccone (Liguria Nuova)
che ha richiesto l'istituzione di fondi bancari da parte dei soggetti che
rappresentano la rete ControG8 per il risarcimento di eventuali danni e
di bloccare alle porte della città chi si presenterà con
intenzioni violente; l'ultima proposta è stata avanzata da Giuliano
Boffardi (Noi per Sansa per Genova) che ha ventilato la possibilità
di attrezzare alcune piazze genovesi come luogo di dibattito per i contestatori.
FRANCESCO RICCI
'Una casa per
il contro G8'
"Ci vuole una cittadella
per il forum sociale"
La rete Lilliput lancia
una petizione via internet per chiedere impegni precisi al governo. Da
discutere a Genova
DONATELLA ALFONSO
Repubblica 26.01.2001
UNA "CITTADELLA" per il
contro G8, per il vertice di gruppi e associazioni che da Genova lanciano
ai partecipanti al G8 la sfida per un mondo più equo. Ma questo
spazio si deve trovare, incalzano i rappresentanti della rete Lilliput,
e non deve essere troppo lontano dal centro, in particolare alla "zona
rossa" che resterà off imits alle manifestazioni; dev'essere non
solo il luogo di un raduno, da fissarsi probabilmente il 21 di luglio,
ma quello per dibattiti e confronti, che occupino trequattro giorni. Per
questo la Fiera di Genova sarebbe andata benissimo, ma la trasformazione
di parte dei suoi padiglioni in alloggi servizi per le forze dell'ordine,
la rendono impraticabile; comunque un posto ci vuole, l'abbiamo chiesto
a sindaco e prefetto più volte, lo sa benissimo anche il ministro
plenipotenziario Achille Vinci Giacchi, a questo punto è a tutti
loro che chiediamo una riposta: possibilmente già dal 30 gennaio,
quando a Roma, alla presenza del premier Amato, si terrà una riunione
per fare il punto su quanto i sta facendo per il G8 stesso.
Non solo: da ieri, in
concomitanza con l'apertura del Forum sociale mondiale di Porto Alegre,
si è aperta anche la cosiddetta "Vertenza G8", che chiama il governo
italiano, sulla base di una petizione diffusa via internet (www.retelilliput.it),
a rispondere delle sue posizioni sui temi salienti dell'agenda del G8 stesso.
"Vorremmo che Genova restasse nei libri di storia per l'accordo sull'estinzione
del debito dei paesi poveri" auspica Luca De Fraia, responsabile nazionale
della campagna "Sdebitarsi" ; quella che proponiamo è una petizione
in sette punti, segnala dal canto suo Fabio Lucchesi del coordinamento
nazionale di Rete Lilliput, ma che deve essere discussa a Genova negli
stessi giorni del vertice, come alternativa o aggiustamento a cosa si dirà
al Ducale.
I sette punti, spiegano
Lucchesi, De Fraia e Francesco Martone, portavoce della campagna per la
riforma della Banca Mondiale, riguardano, oltre all'impegno sul debito
estero, quello ecologico e sociale, ma anche il rispetto del protocollo
di Kyoto sull'ambiente, la riforma di Banca Mondiale e Fondo Monetario
Internazionale, visto come molte delle loro strategie siano clamorosamente
fallite, peggiorando anche la situazione dei paesi più deboli; i
governi _ quello italiano in primo luogo - sono chiamati anche a muoversi
contro l'eccessiva presenza della finanza nelle scelte economiche, che
penalizza quelle politiche; per impedire totale deregulation del commercio
mondiale e per riformare le agenzie di credito all'esportazione. Proprio
su questo tema, avverte Martone, siamo raccogliendo un dossier importante
su Sace, l'agenzia italiana _ emanazione dei ministeri del Tesoro e del
Commercio Estero - che garantisce copertura assicurativa alle imprese che
operano nei paesi in via di sviluppo. Perché, chiede Martone, questi
interventi riguardano sempre dighe, impianti a forte impatto ambientale
o nel settore petrolifero? Si sa o no che, se i governi interessati non
pagano il dovuto, la Sace copre il costo con le aziende italiane, ma il
debito va ascritto, ancora una volta, al paese già indebitato?
Lo stadio sì,
la fascia di rispetto no : i luoghi possibili
Repubblica 26.01.2001
"NON VORREMMO che ci venisse
proposta la fascia di rispetto" dice Stefano Lenzi del Wwf, relativamente
al luogo che sarà scelto per la sede del contro G8. Considerato
troppo lontano dal "cuore" delle manifestazioni, il ponente piace poco;
nessuno lo dice ufficialmente, ma sarebbe più gradita l'area dello
stadio di Marassi, con le piastre di copertura del Bisagno da adibire a
cittadella della discussione. "Diciamo che prima vanno fissati gli aspetti
logistici del vertice in sè, poi si vedrà il resto" conferma
intanto il vicesindaco Montaldo.
E mentre la marcia di
avvicinamento al G8, da parte dei suoi obiettori, continua con un convegno
( "Organizzazione economica mondiale: le responsabilità nella povertà
del sud del mondo" con l'economista Alberto Castagnola e la saggista Carla
Ravaioli, stasera alle 21 al Dopolavoro ferroviario in via Andrea Doria),Forza
Italia, con un'interpellanza urgente firmata da Claudio Eva, prende posizione
contro l'invio al Forum sociale di porto Alegre di una delegazione comunale
con l'assessore Basso e i consiglieri Barchi e Ferretti: considerando,
scrive, che questo significa appoggiare chi intende portare il caos a Genova.
"Ci sarà
spazio vedremo dove" Pericu risponde
Repubblica 26.01.2001
"CERTo che ci sarà
uno spazio per le associazioni della rete, del patto di lavoro e del forum
sociale: visto che abbiamo scelto la strada dell'agibilità politica
della città, questo è scontato. Ma, stabilito questo, non
possiamo lasciare a loro l'indicazione del luogo". Il sindaco Beppe Perìcu
chiarisce che non ci sono assolutamente problemi sulla realizzazione di
una "cittadella" degli anti G8, visto il pieno appoggio che l'amministrazione
ha scelto già a tempo i concedere a chiunque vorrà esprimere
pacificamente le proprie idee, suggerendo anche modi diversi di avvicinare
il problema della globalizzazione. Ma gli anti G8 temono di venir dirottati
lontano dal centro…"Non pensavamo certo di mandarli ad Ovada _ ribatte
Perìcu _ sono perfettamente d'accordo sul fatto che non debbano
avere una destinazione troppo marginale. Ma ripeto, il luogo non possono
indicarlo loro. Una decisione al 30 gennaio? Mi sembra difficile".
da Il Lavoro
30.01.2001
Gli enti locali si sono
impegnati a portare alla riunione di oggi a Roma anche le ragioni di chi
si oppone
La manifestazione dei
gruppi che si oppongono al vertice di luglio
Striscioni giù
dal tetto, prefettura scalata dagli anti G8
FRANCESCA FORLEO IL COMUNE,
la Provincia, la Regione e la Prefettura si sono impegnati a portare alla
riunione organizzativa per il G8 - in corso questa mattina a Roma - le
ragioni della società civile che, contro il vertice di luglio, vuole
manifestare liberamente il proprio dissenso: possibilmente in piazza e
proprio nei giorni in cui i capi di stato passeggeranno per Genova. "Il
prefetto, il sindaco, il presidente della Provincia e la Regione - spiega
Stefano Lenzi della Rete Lilliput, presente alla riunione svoltasi ieri
mattina in prefettura - si sono impegnati a portare al governo la nostra
richiesta di uno spazio analogo alla Fiera del mare dove poter dare vita
al contro vertice e la richiesta di partecipare al tavolo istituzionale
che segue l'organizzazione del G8, con il nostro calendario di proposte".
Cosi, il presidio itinerante che, a fronte dell'incertezza di manifestare,
era stato organizzato per ieri pomeriggio dal Patto di Lavoro, ha perso
un po' dimordente trovando risposta prima ancora di cominciare. Una cinquantina
di persone si è incontrata comunque sotto la prefettura per sfilare,
tenendosi per mano, fino al Ccomune in e ritomo. Nel mentre, un gruppo
di ragazzi con le tute bianche dei centri sociali presidiava la prefettura
in attesa che quattro di loro - intrufolatisi sulle impalcature dell'edificio
- sfoderassero dal tetto prefettizio due striscioni: Un obbiettivo concreto
- bloccare il vertice. Nonostante il tempestivo intervento delle forze
dell'ordine i militanti sono riusciti a uscire dalla prefettura senza essere
fermati.
da Il Secolo
XIX 30.01.2001 Genova.
I contestatori del G8, riuniti nel Patto di lavoro cui aderiscono oltre
70 organizzazioni, hanno manifestato ieri davanti alla prefettura di Genova
per sollecitare la concessione di spazi: «Potremmo essere in centomila»
Prefetto, sindaco e presidenti di Provincia e Regione hanno incontrato
ierì, per la prima volta, una delegazione, dicendosi disponibili
ad individuare insieme strutture e luoghi adeguati: se ne parlerà
oggi anche in una riunione a Roma. Anche a Porto Alegre, in Brasile, nel
corso dei lavori del Forum sociale mondiale, che si propone di individuare
una via alternativa alla globalizzazione neoliberale, gIi eponenti della
delegazione italiana, la più numerosa tra quelle giunte dall'Europa,
hanno fatto un ampio lavoro di informazione e raccordo per gestire al meglio
gli spazi di manifestazione in occasione del G8 di Genova. [...]
Ieri pomeriggio, intanto,
i contestatori del G8 hanno dato vita ad un presidio davanti alla prefettura
per richiamare l'attenzione sulla necessità di fare di Genova una
città aperta: al Forum sociale mondiale di Porto Alegre la delegazione
italiana ha svolto un lavoro di raccordo con quelle straniere e si prevede
la presenza di centomila persone.
Manlio Di Salvio
da Il Corriere
Mercantile
Hanno strappato la promessa
di spazi per i contestatori che arriveranno a Genova Catena umana degli
anti-G8 davanti alla Prefettura Protesta mano nella mano
«Un impegno concreto.
Bloccare il G8». Sono bastate queste poche parole per distogliere
l'attenzione di passanti, forze dell'ordine e cronisti dalla catena umana
organizzata ieri sera davanti alla Prefettura, in largo Lanfranco, dai
manifestanti pacifisti contrari al summit di luglio. Anzi, gli occhi dei
presenti si sono tutti concentrati sulle tute bianche indossate dai ragazzi
del centro sociale "Terra di Nessuno" e sui due striscioni srotolati proprio
sulla facciata di palazao Sptoola: «Un impegno concreto.Bloccare
il G8», appunto. Così dicevano testualmente i messaggi sbattuti
dai giovani autonomi davanti alle macchine fotografiche e agli sguardi
allibiti dei pochi genovesi che attendevano poco distante il primo autobus.
E dire che la piccola folla radunatasi ieri sera in via Roma, nei pressi
di piazza Corvetto, s'era data appuntamento per organizzare una sorta di
catena umana per unire, seppure solo simbolicamente, la Prefettura a palazzo
Tursi, il rappresentante del Governo centrale e l'amministrazione civica.
La manifestazione, cui hanno preso parte gli esponenti della Rete contro
i G8 e anche i vertici del Wwf e di Legambiente, di alcuni centri sociali
genovesi e di SondaGenova, aveva come obbiettivo quello di convincere gli
organizzatori del vertice a trovare spazi da mettere a disposizione della
«società civile per incontri e dibattiti paralleli al summit
dei Grandi della Terra. A Napoli, in occasione dell'ultimo G8 "italiano"
- ha spiegato Stefano Lenzi, segretario regionale del Wwf - questo tipo
di aree, gestite interamente dai così detti "contestatori", sono
state effettivamente trovate. sarebbe quanto meno singolare che l'amministrazione
genovese non continuasse ad operare nel solco della tradizione. Abbiamo
chiesto che ci venga messo a disposizione il Palasport, ma sembra che nell'area
della Fiera di Genova debbano già sistemarsi le forze dell'ordine
e i responsabili della sicurezza". Ieri mattina, nel corso di un incontro
tenutosi a palazzo Tursi, gli "antiG8" sono comunque riusciti a strappare
promessa agli amministratori comunali: la costituzione di un tavolo di
lavoro unico per individuare strutture e luoghi adeguati allo svolgimento
del controvertice. E questa mattina la questione sarà posta all'ordine
del giorno nella consueta riunione della Presidenza del Consiglio. Tornando
alla manifestazione di ieri sera, a onor del'vero bisogna sottolineare
che i pacifisti manifestanti erano una cinquantina e più che una
catena umana, hanno messo su una sorta di "staffetta umana", camminando
dalla Prefettura fino a via Garibaldi tenendosi stretti per mano. Il tutto
mentre le tute bianche imperversavano su palazzo Spinola.
SIMONE TRAVERSO
da Il Giornale
30.01.2001
I contestatori scalano
la Prefettura e ottengono una sede per protestare Ancora una manifestazione
degli autonomi in via Roma
Le istituzioni locali
hanno detto si. Si impegneranno a trovare uno spazio nel quale i contestatori
del G8 possano organizzare il proprio vertice alternativo a luglio, nei
giorni in cui gli otto grandi della Terra saranno riuniti a palazzo Ducale.
Primo passo oggi, quando Comune Provincia, Regione e Prefettura sottoporranno
la questione nel corso di un incontro con il Govemo a Roma. All'impegno
di individuare strutture e luoghi adeguati per i 100mìla contestatori
previsti dal 20 al 22 luglio, ieri si è affiancata la richiesta
a comunicare in tempi brevi l'elenco degli eventi previsti fra forum, manifestazioni
e concerti e il numero esatto degli aderenti. La comunicazione ufficiale
ai rappresentanti di oltre 70 fra centri sociali e associazioni è
arrivata in Prefettura ieri mattina, smorzando i toni di quella che doveva
essere l'ennesima grande protesta del cosiddetto popolo di Seattle. Così,
i 500 contestatori annunciati per ieri pomeriggio davanti alla Prefettura
non erano più di 100 e la catena umana da largo Lanfranco a palazzo
Tursi che avrebbe dovuto bloccare il traffico in piazza Fontane Marose
si è trasformata invece in una sorta di presidio itinerante davanti
a Prefettura e Comune. Immancabile invece la scenografìa, a uso
e consumo delle telecamere, fra fumogeni, tute bianche e striscioni appesi
al palazzo della Prefettura con la scritta: «Un impegno concreto:
bloccare il G8», con la solita ironia sui manifesti del Polo. E se
di accuse alle istituzioni che non vogliono sostenere il controvertice
i manifestanti non ne hanno potute lanciare, non sono mancati invece i
riferimenti al neonato comitato «Genova città sicura»,
che raccoglie partiti politici di centro destra, associazioni e cittadini
nel tentativo di scongiurare una messa a ferro e fuoco della città
da parte dei «pacifisti». «I veri violenti sono coloro
che si riuniranno a palazzo Ducale in un vertice illegittimo perché
non previsto dai trattati intemazionali - tuona al megafono una tuta bianca
-. La violenza è che il 20 per cento della popolazione mondiale
consumi l'80 per cento delle risorse» e via così passando
attraverso l'uranio impoverito nei Balcani e le frontiere chiuse ai clandestini.
Uria, fischi, ma nessuna tensione, nemmeno quando tre manifestanti salgono
sui ponteggi della Prefettura per appendere gli striscioni. «È
proprietà privata della ditta che esegue i lavori. Se vorranno saranno
i titolari a denunciarci per violazione di domicilio, non la Prefettura»,
spiega Maurizio del centro sociale Zapata, che si definisce "libero cittadino".
Al di là delle intenzioni di un controvertice «pacifico e
democratico>, l'impegno annunciato resta comunque di «bloccare il
G8», l'esempio da seguire i disordini di Seattle. La sede? Centri
sociali e associazioni non sanno dove potrebbe essere. «Abbiamo chiesto
la Fiera, ma solo stamani abbiamo scoperto che sarà sede della centrale
operativa di sicurezza - spiega "Stefano Lenzi", segretario regionale Wwf
- da più di tre mesi chiediamo il Patto di lavoro che abbiamo ottenuto
oggi affinché le comunicazioni non siano più solo ufficiose
e l'impegno a individuare uno spazio per noi sia concreto». Prossimi
incontri sul tema con il Governo 6 e 9 febbraio.
[PSet]
Da Gazzetta
del Lunedì del 29 gennaio 2001
I contestatori anche in
bicicletta Dissenso a " pedali,, Gli anti G8 in bicicletta davanti al Ducale
Manifestazioni in bicicletta,
catene umane, volantini di protesta: i contestatori dei G8 si preparano
con ogni mezzo all'appuntamento di luglio. Domani, intanto, saranno in
centro, uniti, tenendosi per mano per formare una lunga catena che collegherà,
almeno formalmente palazzo Tursi con la sede della Prefettura nel1a speranza
- ha spiegato Carlo Schenone, della "Rete ControG8" - che le istituzioni
sappiano trovare un accordo per trovare gli spazi per le nostre esigenze.
Aree che vorremmo utilizzare nei giorni del vertice per organizzare incontri,
dibattiti, ma anche per ospitare le decine di migliaia di contestatori
che certamente vorranno essere presenti a Genova". La catena umana sarà
organizzata alle 17 e 30 e prenderà 11 via in largo Lanfranco, proprio
innanzi all'ingresso della Prefettura. Trenta minuti prima, nel salone
di San Siro, nei pressi di piazza della Meridiana, Raul Gatica Bautista
e Soledad Ortiz Vasquez, due indigeni messicani della regione Mixteca,
spiegheranno nel corso di un convegno "Le ragioni dei sud del mondo". Ma
le iniziative contro il vertice di luglio sembrano moltiplicarsi giorno
dopo giorno. Ieri erano a Genova, a palazzo Ducale, i ragazzi del "Kollettivo
Malavida" di Lecco che intendono presenziare alle manifestazioni di protesta
che si terranno in città nei giorni dei G8. Giungeranno in Liguria
pedalando dalla Lombardia. Hanno, infatti, organizzato una vera e propria
spedizione in sella alle loro biciclette. Partiranno, secondo il programma
che hanno appena iniziato a redigere, da Lecco la domenica precedente all'appuntamento
dei Grandi della terra e faranno tappa a Pavia, a Mi1ano e in una delle
località de1 basso Pienonte, Tortona o Novi Ligure probabilmente,
scollineranno sui Giovi e piomberanno a Genova in sella alle loro mountain
bike e "Graziella". "Cercheremo - ha spiegato Luca "Espy" Esposito, portavoo
del "Ko11ettivo Ma1avida" - di coinvolgere nella nostra iniziativa quante
più persone possibile. Abbiamo già ricevuto centinaia di
adesioni e fin da marzo cominceremo a programmare incontri e appuntamenti
nel 1ecchese e nel comasco per spiegare a chi ancora ha dei dubbi quali
sono le nostre reali intenzioni. Veniamo in Liguria per manifestare civilmente
e pacificamente contro 1a politica dei paesi più industrializzati.
Desideriamo far capire alla gente comune, quella che fino ad oggi non ha
mai riflettuto sulle condizioni economiche del sud e del nord della terra,
che in fondo "un altro mondo è possibile", come annuncia lo slogan
che porteremo in bicicletta attraverso il nord Italia e che, speriamo altri,
vorranno far viaggiare nel resto della penisola, seguendo il nostro esempio
e magari raggiungendo Genova in sella alle biciclette anche dal sud e dal
centro".
da La Repubblica 30.01.2001
A Porto Alegre sfilano
in 500 per chiedere parità di diritti La marcia delle donne
DAL NOSTRO INVIATO ANAIS
GINORI
PORTO ALEGRE — E- stato
il giorno delle donne. Di Sunkara, Liége, Miriam, Dianeetante altre.
Tutte ribelli, tutte contro il potere maschUe. Oltre cinquecento, venute
dagli Usa, Asia, Africa. Hanno invaso il Forum sociale mondiale, l'anti—Davos,
la rete degli esclusi, di chi crede in un «altro mondo possibile».
Una marcia per chiedere parità di diritti. «Sì, c'è
ancora bisogno di affermarlo. Perché molte conquiste mancano e negli
ultimi anni c'è un pericoloso ritomo dell'anti-femminismo»
spiega Diane Matte, giovane canadese che la scorsa primavera aveva organizzato
a New York una parata di20mila donne per difendere il diritto all'aborto.
Porta uno striscione contro Bush mostra foto di donne picchiate dai mariti,
snocciola dati sul tasso di discriminazione sessuale nelle grandi multinazionali.
«Dall'ini- zio degli anni '90, le donne in posizioni di potere sono
soltanto il 30% in più». Sfila Joyce Phekane, coraggiosa sindacalista
del SudAfrica. Insieme a lei, c'è Sinkara Punjavatli: «In
India abbiamo fatto un corteo simile» racconta. «Ci hanno risposto
lanciandoci una bomba». «II 70% dei poveri nel mondo è
composto da donne» aggiunge Le brasiliane Miriam Nobre e Liége
Rocha, annuiscono. Loro si stanno battendo per avere un ruolo maggiore
nella gestione degli accampamenti dei Sem Terra i contadini senza terra.
Le donne marciano compatte, fanno colore perché sono truccate, le
voci sono diverse ma c'è un'armonia. Professori ed esperti, venuti
al Forum per conferire sull'antiglobalizzazione, si fermano a guardare.
«Questo sistema neoliberale non ci ha garantito — dice ancora Diane
Matte —, bisogna ricostruire un altromodello globale ripartendo dalle nostre
case per arrivare al governo pubblico». La delegazione italiana è
guidata da una gibvane dell'Arci, Raffaella Bolmi. «Siamo più
di cento italiani, rappresentiamo movimenti sociali di ogni colore politico
ma abbiamo sottoscritto un patto di lavoro per l'ambiente, la salute, l'educazione.
Questo forum ha creato una grande rete di contatti. A Genova saremo 100mila».
Grande entusiasmo quando passano le donne argentine che si battono per
la verità sui desaparecidos. E' il giorno del rinvio a giudizio
di Pinochet, una vittoria anche loro. «Gli uomini - urla Hebe da
Bonafini, leader storica — hanno ancora la padella dalla parte del manico
ma noi donne siamo come U fuoco. E arriva un momento in cui bisogna lasciare
il manico perché diventa troppo caldo».
dal Lavoro Repubblica 02.02.2001
"Controvertice, decidere
in fretta"
L'assessore Basso: "Termine
ultimo la fine di aprile" L'organizzazione
LUIGI LESEVIC BRUZZONE
S'INFITTISCONO gli incontri
in vista del 'G8' fra il 'popolo di Seattle' e le istituzioni. Lunedì
scorso in Prefettura il primo faccia a faccia tra i rappresentanti del
'Patto di Lavoro' - composto dal variegato mondo che contesta le scelte
dei potenti della terra - ed il plenipotenziario del governo Achille Vinci
Giacchi assistito dal prefetto Antonio Di Giovine. Il secondo incontro
- sarà presente anche il sindaco Pericu - è stato fissato
per giovedì prossimo alle 17,30 sempre in Prefettura.
Il primo nodo da sciogliere
è lo spazio e la visibilità logistica e dunque politica,
che le istituzioni ed il governo, consentiranno ai manifestanti italiani
e stranieri che convergeranno su Genova nei giorni del vertice mondiale.
Superato questo grosso ostacolo, che deve compatibilizzare al massimo i
problemi di sicurezza garantito ai 'bigs' con il resto della città
- fatica che compete in primis ai rappresentanti del governo - si dovrà
pensare a dove e come ospitare migliaia di persone in città, compito,
quest'ultimo, che ricadrà sulle spalle degli enti locali e soprattutto
sul Comune.
Nei giorni 23, 24 e 25
febbraio si riunirà sotto la Lanterna il coordinamento - ovvero
i 'Nodi' - della Rete Lilliput, una delle organizzazioni più diffuse
in Internet del 'popolo di Seattle'.
Intanto sono rientrati
a Genova i genovesi che hanno preso parte al forum del Terzo Mondo svoltosi
a Porto Alegre in Brasile. Per il Comune erano presenti l'assessore Claudio
Basso ed i consiglieri Ferretti e Barchi. Per l'Arci Massimiliano Morettini,
per la 'Rete Contro G8' Norma Bertulacelli e Aldina Schiaffino.
Dopo aver apprezzato l'organizzazione
complessiva del vertice brasiliano - curata dalla municipalità di
Porto Alegre e dall'Università Cattolica - Claudio Basso è
convinto che i preliminari logistici e politici a Genova debbano concludersi
non oltre il mese di aprile.
Perché quella data
assessore? «Oltre aprile - risponde Basso - sarà impossibile
accogliere decentemente quanti verranno a discutere e a manifestare pacificamente
a Genova».
E sull'opportunità
di blindare o meno la città durante il vertice? «Faccio riferimento
alle recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuliano Amato.
E' stato chiaro nel chiede che questo vertice affronti risolutamente il
problema della povertà nel mondo, anche per accrescere la legittimità
democratica di questi vertici. Ovviamente condivido il riferimento di Amato
sull'opportunità che venga consentito ai movimenti non violenti
di manifestare liberamente».
Norma Bertulacelli chiede
ad Achille Vinci Giacchi di consentire al movimento «di esprimersi
in contemporanea al vertice, prima e dopo, in sedi con analoga visibilità
politica».
Quanta gente del Forum
di Porto Alegre verrà a Genova a luglio?
«Difficile quantificarlo.
Le delegazioni non brasiliane arrivate a Porto Alegre - risponde Bertulacelli
- contavano circa 4.500 persone. Posso dire che il documento finale del
Forum ha preso come data di riferimento proprio il 2022 luglio, ovvero
il vertice dei 'G8' a Genova. Inoltre è stato deciso che sotto la
Lanterna, i movimenti parleranno anche di ambiente e di guerre».
Che cosa chiederete al
governo ed alla città in tema organizzativo?
«Chiederemo che,
quanto meno, venga garantita ai nostri partecipanti, l'organizzazione e
l'assistenza che Genova metterà in campo a maggio, per accogliere
degnamente il Raduno Nazionale degli Alpini. Si parla di 35 mila persone
presenti. Insisteremo soprattutto perché le istituzioni non considerino
i giovani che verranno in città, dei temibili 'spaccavetrine'. Sarebbe
un errore madornale».
Pericu: "Niente assedio per il G8 solo prudenza"
dal Lavoro Repubblica
DONATELLA ALFONSO
Genova potrebbe diventare
il luogo dove si sancisce che un altro mondo è possibile; lo chiedono
gli anti G8, lo sollecita il documento che è scaturito dal vertice
di Porto Alegre, e ad una "carta di Genova" che ribadisca il diritto dei
più deboli ad avere voce sta pensando anche l'amministrazione comunale,
magari coinvolgendo altre città, altri sindaci. Ma ci sarà
la possibilità di manifestare visto che, se da un lato il premier
Amato ne ha ribadito il diritto, dall'altro si è appreso che dopo
il 5 luglio sono a rischio tutti gli eventi pubblici a Genova? «Non
c'è contraddizione - ribatte il sindaco - Dal 5 luglio ci viene
richiesta una fase di attenzione, nel senso che ogni manifestazione organizzata
deve essere considerata con possibili effetti sulla logistica e l'accoglienza.
Non è quindi un problema di contestatori: abbiamo discusso anche
del calendario del Festival del Balletto, a esempio. Non ci sono proibizioni,
lo ripeto; e allo stato delle cose non c'è alcun elemento che faccia
ritenere il crearsi una situazione anormale in città». Perìcu
valuta positivamente l'atteggiamento di Amato, che ha impostato il tema
del colloquio: non ci sono quindi imposizioni, ma solo la necessità
di concordare calendari possibili e comuni. «Stiamo attenti a chi
vuol dare interpretazioni diverse - ammonisce Perìcu - c'è
chi vuol far risaltare che Genova proibisce tutto, mentre qualche uccellaccio
del malaugurio che vuole che le cose vadano male, soffia sul fuoco. Ma
l'impegno sarà comune per una riuscita ottima».
Senza polemiche? E' innegabile
che tra gli enti locali e la struttura di missione qualche difficoltà
ci sia, com'è stato evidenziato negli ultimi giorni, anche dopo
che il coordinamento dell'intero G8 è passato dalla presidenza del
consiglio al ministero degli esteri. Ma il sindaco sceglie la via della
diplomazia: «Io questo trasferimento lo vedo sotto un profilo tecnico.
Non ne ho parlato finora né con Amato né con Dini; certo,
se Amato verrà a Genova venerdì ai lavori della conferenza
nazionale sul territorio, tutto verrà chiarito. Polemica con Vinci
Giacchi? No, lasciamo perdere. Se ci sarà da litigare, si litigherà.
Ma non sembra il caso, ora, c'è da lavorare. Ci sono adempimenti
urgenti come l'accoglienza che non possono attendere ulteriormente. Nostro
compito è agevolare le cose che accadono, controllando e seguendo
quello che dobbiamo». E torniamo al documento di Porto Alegre, che
la delegazione del Comune di Genova - l'assessore Basso, i consiglieri
Barchi e Ferretti - hanno consegnato ieri al sindaco. Il documento fa in
sostanza proprio lo slogan del Forum Sociale Mondiale, «Un altro
mondo è possibile e comincia dalle città». Perché
è nelle città che si trovano i processi di esclusione più
profondi, esclusione dai diritti di cittadinanza e ai diritti umani: cose
che vanno invece garantite proprio dalle amministrazioni, e il Comune di
Genova sottoscrive questo impegno: il che non significa certo aderire al
contro G8. Sul fronte della contestazione non violenta, i rappresentanti
del patto di Lavoro contro il G8 presenti al Forum (Norma Bertullacelli
e Massimiliano Morettini) hanno raccontato ieri la soddisfazione per l'evento
brasiliani, con 3347 iscritti per 67 paesi. Un incontro europeo del movimento,
per coordinare le iniziative alternative al vertice di luglio, è
in programma a Genova per i primi di marzo. E giovedì pomeriggio
i rappresentanti del Patto di Lavoro chiederanno ancora garanzie, nel vertice
con prefetto, sindaco e rappresentanti del governo, per avere spazi e libertà
di manifestare. (ha collaborato francesca forleo)
G8, istruzioni
per i genovesi
Impossibile avvicinarsi
a Ducale, Prefettura e Porto Antico Come ci si muoverà tra percorsi
obbligati, zone offlimits, alberghi e dimore presidiate. E il rebus manifestazioni
dal Lavoro repubblica
La mappa dei luoghi da
evitare in quel fatidico fine settimana di luglio in cui Genova sarà
una star internazionale, con i capi di stato dei grandi paesi ospiti nel
capoluogo ligure, non è ancora completa. La tutela della sicurezza
dei "grandi" della terra, infatti, costringerà le forze dell'ordine
e le autorità a prevedere speciali misure che, tradotte in termini
di qualità della vita dei genovesi che dovranno spostarsi nei tragitti
casalavoro, potrà voler dire strade chiuse al traffico e relativi
ingorgoni. Un disagio relativo, nel senso che il tutto si risolverà
tra un venerdì mattina e una domenica sera di piena estate. Ma dove
sarà meglio evitare di andare per non inciampare in strade chiuse?
Di sicuro sarà tagliato fuori dal normale ritmo cittadino, tutto
l'asse che va da Palazzo Ducale ai Magazzini del Cotone nel porto antico,
secondo un percorso che include piazza De Ferrari, piazza Matteotti, via
san Lorenzo, Caricamento e l'area sui moli. Palazzo Ducale è infatti
la sede vera e propria in cui si svolgeranno le riunioni del vertice, mentre
ai Magazzini del Cotone sarà allestito il centro stampa per giornalisti
di tivù e giornali di tutto il mondo. E Capi di Stato e Ministri
dovranno poter raggiungere celermente il porto antico se vorranno fare
conferenze stampa: è lì che si svolgeranno gli incontri con
i giornalisti.
L'altra zona di "grandi
manovre" è quella che gravita attorno a via Roma, perché
con ogni probabilità il nostro Presidente della Repubblica soggiornerà
nel palazzo della Prefettura. Saranno al calor bianco anche i percorsi
tra le strutture in cui dormiranno capi di Stato e Ministri con i loro
collaboratori, e Palazzo Ducale dove si svolgeranno i lavori del vertice.
E qui siamo ai punti interrogativi. L'unica cosa che pare certa è
la sistemazione della delegazione statunitense, con il Presidente e i suoi
più stretti collaboratori, nello storico palazzo di piazza Manin.
Un'altra struttura che ospiterà partecipanti al vertice dovrebbe
essere il palazzo del Principe, poco oltre la stazione Marittima. Sarà
del tutto "blindata" la porzione di centro storico che affaccia su De Ferrari,
Matteotti, San Lorenzo e Caricamento. E per tre giorni entrare nel porto
antico, all'acquario e dintorni, sarà impossibile non soltanto per
questioni relative ai permessi ed ai controlli delle forze dell'ordine,
ma probabilmente anche per un fatto fisico, di capacità dell'area
a contenere la folla: solo di giornalisti se ne attendono quattromila,
che lavoreranno ai Magazzini del Cotone e per buona parte saranno alloggiati
nelle navialbergo ormeggiate proprio nel porto antico. Nei luoghi del G8,
poi, verranno a mano a mano inseriti gli alberghi o le residenze private
(che, stando ai si dice, sarebbero una soluzione in netta discesa perché
porrebbero eccessivi problemi di gestione della sicurezza) in cui dormiranno
ministri e funzionari statali e i Capi di Stato.
Il primo dato certo è
che comunque il centro città sarà luogo da evitare in quel
fine settimana di luglio. E poi (piccoli costi per un ritorno di immagine
che tutti si augurano consistente), la circolazione potrà subire
improvvisi "stop" al passaggio dei cortei presidenziali o nei luoghi in
cui si svolgeranno le cene di gala o le manifestazioni collaterali: spettacoli,
sfilate, mostre. Il Presidente della Repubblica, a quanto pare, farà
gli onori di casa con una cena a Palazzo Reale, in via Balbi. Poi non potrà
mancare Portofino, dove le mogli dei capi di Stato potrebbero essere invitate
per assistere ad una sfilata di moda italiana, ma non è neppure
escluso che, con i mariti, possano godere di uno spettacolo esclusivo in
piazzetta. E infine, un percorso per i curiosi. Potrete andare alla Foce,
e dare uno sguardo alla Fiera che sarà trasformata in un quartier
generale per le centinaia e centinaia di agenti delle forze dell'ordine
che dovranno sorvegliare il vertice. Probabilmente non avrete mai più
l'occasione di vederne così tanti, tutti insieme. (a.z.)
Rassegna
stampa mese di Febbraio
Dal Lavoro Repubblica 09.02.2001
Anti G8, tra accordi e
polemiche
Vertice con la rete dei
contestatori: chiedono una Cittadella
Dopo la richiesta di Biasotti
di blindare la città gli estremisti di Forza
Nuova vogliono la rivincita
del giugno '60
GENOVA - Tra accordi e
polemiche continua il dibattito sugli antiG8. Il diktat del presidente
della Regione che ha chiesto di blindare Genova per allontanare i movimenti
giovanili dal vertice di luglio, ha suscitato aspri commenti. Dopo le acide
parole del presidente della Provincia («Anziché lanciare proclami,
partecipi alle riunioni»), anche il sindaco Pericu si dissocia dalla
proposta di Biasotti e il capogruppo di Rifondazione comunista Marco Nesci
replica definendo le parole del presidente della Regione «un'azione
violenta di terrorismo psicologico a danno di un movimento pacifico».
A ventiquattr'ore dal
comunicato della Regione, ieri pomeriggio si è tenuto in Prefettura
il primo incontro tra rappresentanti delle istituzioni, degli enti locali
e del Patto di lavoro 'Genova città aperta' che riunisce circa settanta
associazioni e movimenti critici verso la globalizzazione. I movimenti
hanno avanzato la richiesta di una "cittadella per la pace". Uno spazio
sufficientemente ampio, dove allestire stand, distribuire volantini, incontrare
la gente e dibattere con le personalità che accetteranno il confronto
pubblico. Gli antiG8 non vorrebbero che la cittadella sorgesse lontana
dal centro, emarginata in periferia, lontana dagli appuntamenti con i politici.
Il prefetto ha ricordato che ogni scelta dovrà coesistere con le
regole di sicurezze che l'evento internazionale impone, ma non si è
detto contrario alla proposta del Patto per il lavoro. Il presidente della
Provincia Marta Vincenzi, lasciando la sala della prefettura, ha dichiarato:
«La sensazione che ho tratto dall'incontro è positiva e credo
che potremo facilmente trovare punti di accordo». Analogo anche il
commento del segretario del WWF Liguria Stefano Lenzi: «Sono soddisfatto,
è iniziato un dialogo». Hanno partecipato anche il vicesindaco
Claudio Montaldo e, per la Regione, il presidente della commissione sicurezza
Fabio Broglia. In questo clima di accordi e polemiche, si inserisce la
provocazione del segretario nazionale del Forza nuova Roberto Fiore che
ha annunciato ai microfoni di Telecittà l'idea di concludere la
campagna elettorale per le prossime amministrative proprio a Genova: «Sarà
una risposta al movimento di massa che ostacolò il Congresso del
movimento sociale del '60. Vogliamo che questa manifestazione sia l'inizio
di una nuova era politica che abbia la centro gli ideali nazionali e sociali
di Forza nuova. Sicuramente si muoveranno contro di noi i centri sociali,
ma anche i diesse e i partiti di governo, tutti quelli che hanno impostazioni
social comuniste. Non vogliamo uno sconto di piazza ma una prova di forza
politica utile a bloccare l'immigrazione, fermare la tragedia abortista
e dare un nuovo slancio alla politica demografica». (bruno persano)
Blindare o dialogare?
Genova non è mai
stata una città blindata, salvo che per mano delle armate nazifasciste,
dalle quali i genovesi riuscirono a liberarsi da soli. Il progetto di blindarla
in vista del G8 e delle sue manifestazioni di contestazione, lanciato dal
presidente della Regione, Sandro Biasotti, ci pare antistorico. All'ingresso
del terzo millennio, nel bel mezzo di una civiltà mediterranea,
ci sono altri sistemi per difendere una città. Tra questi sicuramente
il dialogo e la programmazione, come sostiene correttamente il sindaco
di Genova Giuseppe Pericu. Con le blindature e le chiusure si sollecitano
reazioni e istinti come quelli della formazione estremista di "Forza Nuova"
che già vede in questo clima il terreno per discutibili vendette
storiche. Vogliamo tornare indietro di quaranta anni?
Rifondazione
contro Biasotti "Vuol mettere il filo spinato?"
g8 e contestatori
«Se si tratta di
escludere dalla città chi vuole entrarvi con bazooka e mazze da
baseball va bene. Ma se si tratta di escludere chi intende esprimere le
proprie idee e la propria diversità non sono d'accordo». Dopo
Marta Vincenzi anche il sindaco di Genova, Giuseppe Pericu risponde al
presidente della Regione, Sandro Biasotti, che ha proposto di chiudere
Genova e la Liguria ai movimenti internazionali anti G8 a partire dal primo
luglio, almeno un mese prima del vertice.
A Biasotti ha replicato
anche il capogruppo di Rifondazione Marco Nesci: «Come si dovrebbe
fare? Con il filo spinato? Con i campi di concentramento? Con le liste
di proscrizione?» In una conferenza stampa convocata ieri pomeriggio
d'urgenza, il capogruppo di Rifondazione ha definito le affermazioni del
presidente della regione «un'azione violenta di terrorismo psicologico
a danni di un movimento pacifico che vuole semplicemente veder riconosciuto
il democratico diritto di manifestare contro un istituzione che, non regolata
da alcun trattato, pretende di dettare legge ai governi democratici»
.
«Al contrario -
ha continuato il coordinatore del gruppo Arturo Fortunato - il presidente
chiede al governo di sospendere le regole della democrazia e di violare
un trattato internazionale che prevede la libera circolazione delle persone»
.
«A che titolo il
governatore fa questo? Intendiamo chiederlo al consiglio regionale - ha
annunciato Nesci - perché il trattato di Schengen non può
valere soltanto per la circolazione delle merci» . Intanto la Rete
controG8 dopo l'assemblea con padre Alessandro Zanotelli e la relazione
di Alberto Castagnola e Carla Ravaioli oggi alle ore 21, presso il dopolavoro
ferroviario di via Andrea Doria ospiterà Giulio Girardi, teologo
e professore universitario, che parlerà su
«Globalizzazione
neoliberista: resistenza ed alternative». Nei mesi che separano dalla
scadenza di luglio sono previste poi altri incontri con esperti di vari
settori, tra i quali si segnala quello del 18 maggio, su «Mafie internazionali
e globalizzazione della criminalità», presenti don Luigi Ciotti,
fondatore dell'associazione "Libera" e del Gruppo Abele, e il magistrato
Pier Luigi Vigna. Giulio Girardi, relatore di stasera, sacerdote dal 1955,
nel 1977 è stato sospeso "a divinis" dalla congregazione salesiana.
(f.f.)
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12 febbraio 2001 - Il
Lavoro Repubblica
G8, i fulmini di Dini
Porto antico blindato
per tutto luglio
Il ministro degli esteri:
"Al vertice ci pensiamo noi". Pericu: "Facciano pure"
GENOVA- Alla Farnesina
"non vogliamo interferenze e non abbiamo bisogno di suggerimenti
per l’organizzazione del G8 di Genova». Arriva secca, dall’Australia
dov’è in missione, la precisazione del ministro degli esteri
Lamberto Dini, che parla di "voci alimentate da coloro che vorrebbero mettere
le mani sull’organizzazione del vertice" e lascia sconcerto a Genova,
dove il sindaco Perìcu chiarisce che non si è mai messo in
discussione la centralità del governo nell’organizzazione
del summit, e che Genova ha semplicemente dato la propria disponibilità
e il proprio pieno appoggio per la migliore riuscita dell’evento
di luglio. Però, avverte Perìcu, se quest’appoggio
non è gradito, ditelo e continuate pure in piena autonomia:
basta che però le cose siano fatte, davvero e nel migliore dei modi.
Dini, facendo riferimento anche ad una notizia riportata da una rivista,
ha anche chiarito che Achille Vinci Giacchi, ministro plenipotenziario
e capo della struttura di missione per il G8, resta pienamente al
suo posto non verrà sostituito da Leonardo Visconti di Modrone,
che fu organizzatore del G8 di Napoli, nel ’94. Al di là della
polemica, resta la preoccupazione per il livello di tensione che
sta accompagnando la marcia organizzativa del G8, la cui struttura
governativa di missione si sta definendo solo ora, e per i rapporti
non facili con le strutture locali. Intanto, al porto Antico si stanno
avviando i lavori per allestire la sala stampa per le nove delegazioni
nei Magazzini del Cotone, e per avviare la nuova strada in area portuale.
Ed è confermato che, nella settimana del vertice, l’area sarà
"off limits" a tutti coloro che non sono accreditati: Acquario, Magazzini
e dintorni saranno accessibili quindi solo delegati, giornalisti
e chiunque sia dotato di pass.
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Il G8 blinda il Porto
Antico
ingresso solo con il pass
Per la settimana del vertice
cancellate chiuse e area riservata a delegazioni e stampa
PORTO Antico "per
intimi" nei giorni del G8: le cancellate che scompariranno definitivamente
- almeno alla vista, per essere del tutto smantellate ci vuole ancora
un po’ di tempo - saranno invece in funzione per riservare l’area,
in tutta la settimana che si concluderà con il vertice, a
delegati e giornalisti. Migliaia di persone che affolleranno l’area e che
dovrebbero comunque poter aver a loro disposizione tutte le strutture -
l’Acquario in primo luogo - per il tempo libero: e per poter quindi
raccontare cos’è questo pezzo di Genova affacciato sul mare. E gli
altri? Dopo il G8, spiega Renato Picco, presidente della Porto Antico
Spa, genovesi e turisti avranno a disposizione un’area ancora più
bella e piacevole, ombreggiata da palme e con un nuovo arredo, a
cui non si dovrà più accedere all’attuale strada del
Mandraccio, ma finalmente dal nuovo nastro stradale che corre in
sede portuale. E anche i Magazzini del Cotone, quando avranno terminato
la loro funzione di sala stampa, saranno più competitivi per
la funzione congressuale che svolgono abitualmente. Ma quella settimana
di luglio, conferma Picco, il Porto Antico sarà blindato.
E, per esigenze di sicurezza, tutte le manifestazioni previste nell’area
spostano il calendario all’indietro; dovrebbe svolgersi tra giugno e la
prima settimana di luglio il Festival del Mediterraneo, facendo invece
scivolare ad agosto gli spettacoli previsti per l’Arena del Mare.
E l’attività congressuale, invece, si ferma ai Magazzini del
Cotone dalla fine di giugno, per lasciare spazio all’allestimento
della sala stampa. «Nessuno ce lo ha suggerito, lo abbiamo deciso
noi - spiega Picco - L’attività del Centro Congressi è
in netto aumento, ma a luglio sapevamo di non poter rispondere alle
necessità di alcuni convegni e convention, e abbiamo dovuto
rimandare indietro le richieste. Da agosto in poi, evidentemente,
tutto sarà di nuovo a disposizione». Il tema della sicurezza,
ammette Picco, è fondamentale per il Porto Antico, che è
la seconda "area sensibile" dopo il Ducale e dintorni; ma non ci
sono ancora elementi chiari al riguardo. «Sappiamo che ci sarà
un periodo di chiusura delle attività dell’area al pubblico,
che riteniamo coincida con la settimana del vertice - spiega - sarà
permessa l’entrata ai giornalisti, alle delegazioni, alle forze dell’ordine,
a tutti gli accreditati: mi auguro che tra questi ci siano gli operatori
dell’area, visto che mi sembra corretto che tutte le attività siano
in movimento, e tra queste inserisco anche i locali pubblici e le
attività commerciali, oltre che i luoghi di richiamo, vista
la presenza di migliaia di persone, che avranno pure degli spazi
di tempo libero, nelle loro giornate genovesi». Giornalisti
e delegati che, tra una riunione e l’altra, possono gustarsi la focaccia
e prendere un drink in riva al mare, o curiosare tra le vasche dell’Acquario,
scoprire cosa offrono la Città dei Bambini (ma resterà
aperta, se non per visite mirate?) o il Padiglione del Mare. Non è
da escludersi, ovviamente, che ci siano visite guidate, oltre che
per i delegati, anche per le signore del Vertice. Ma ancora siamo
allo stato di ipotesi. In tema di sicurezza va ricordato che il Porto Antico
dovrebbe essere la mèta della passeggiata dei Grandi, se verrà
confermato che scenderanno da Matteotti al mare, appunto, passando
per via san Lorenzo. E in ogni caso, sarà ai Magazzini del
Cotone che si svolgeranno le conferenze stampa dei vari leader. Tutte
ragioni per cui le cancellate a scomparsa, che saranno montate prima a
Caricamento e poi probabilmente anche nella zona fronteggiante l’Acquario,
nei giorni del vertice saranno in azione. Poi, a summit finito, scompariranno
ogni giorno, riapparendo dal loro sistema a scomparsa affiancato ai piloni
della Sopraelevata solo la notte, dalle 3 alle 6 d’estate, un’ora prima
nelle altre stagioni. «Ma ad un certo punto non ci saranno
proprio più - conferma Picco - quando l’area sarà completamente
sistemata, e ad esempio, si potranno dotare le varie realtà
di serrande e griglie, che ora non ci sono proprio perché
c’è il sistema di sicurezza garantito dai cancelli».
(donatella alfonso)
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Fi, altro attacco ai contestatori
la polemica
FORZA Italia appoggia Biasotti
e insiste: c’è annuncio di disordini, di grave pregiudizio
per un evento, quello del G8, che invece dev’essere di massimo risalto
per Genova e la Liguria. E, scrive in un’interrogazione a Biasotti il
forzista Bruno Valenziano, cosa può fare il presidente per farsi
valere in tutte le sedi, locali e nazionali, per stabilire la massima
azione di prevenzione che garantisca lo svolgimento regolare del
vertice, garantendo immagine e tranquillità di Genova e dintorni?
Ma Valenziano rivolge l’attenzione anche ai progetti di accoglienza
dei contro G8, ricorda i disordini in occasione del vertice di Nizza
e le code violente di Tebio, stigmatizza ancora l’appoggio degli
enti locali ai manifestanti di quell’evento, la scorsa primavera; e infine
chiede con quali soldi quest’eventuale accoglienza debba essere finanziata
e «se verificate, le modalità possano interessare la
Corte dei Conti». Insomma, se si tratti di un uso distorto
di denaro pubblico
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Lo schiaffo di Dini a
Tursi
"Al vertice ci pensiamo
noi"
Il ministro degli Esteri
smentisce seccato la sostituzione di Vinci Giacchi
di Donatella Alfonso
ALLA Farnesina «non
vogliamo interferenze e non abbiamo bisogno di suggerimenti per l’organizzazione
del G8 di Genova». La dichiarazione arriva da molto lontano,
dalla città australiana di Adelaide dove il ministro degli
esteri Lamberto Dini sta concludendo una missione in estremo Oriente ed
Oceania, e sembra uno schiaffo. Ma a chi? Alla struttura genovese forse,
anche alla luce delle lettere irritate del ministro plenipotenziario Achille
Vinci Giacchi al sindaco Perìcu e relative risposte? A proposito:
Vinci Giacchi non è assolutamente in discussione. Dini si
riferisce ad una notizia pubblicata venerdì da "Il Mondo",
che dava per certa la sostituzione di Vinci Giacchi, "come un allenatore
di una squadra di calcio in difficoltà", con Leonardo Visconti
di Modrone, attualmente ministro consigliere all’ambasciata italiana
a Vienna e nel ‘94 l’organizzatore del G8 di Napoli. Secondo "Il Mondo",
a Vinci Giacchi verrebbero imputate le responsabilità dei
ritardi nell’organizzazione del vertice, mentre si segnala anche
il gradimento del Polo alla possibile scelta di Visconti di Modrone.
Definendo la notizia "priva di senso", Dini non ha nascosto l’irritazione.
«Sono piuttosto seccato che vengano fuori queste voci, probabilmente
alimentate da coloro che vorrebbero mettere le mani sull’organizzazione
del vertice - ha detto - Questa è una missione che riguarda
il governo centrale e, in particolare, il ministero degli esteri
che ha assunto, per decisione del presidente del Consiglio, l’intera
responsabilità dell’organizzazione». Guerra romana tra
dipartimenti e ministeri, con qualche risvolto politico da non sottovalutare
- non dimentichiamo gli allarmi di Berlusconi e le accuse nemmeno
troppo velate per la scelta di una città "inadeguata" ad ospitare
il vertice - o un pesante richiamo a Genova perché lasci fare
il manovratore? Negli ambienti della struttura di missione non si
nasconde che ci siano sempre stati "contrasti di principio" tra i
romani e i genovesi; la voglia di far fare bella figura alla città,
insomma, e le attività messe in atto dai vari enti genovesi
sembrano piacere poco alle strutture ufficiali, che ricordano come i
compiti organizzativi - anche sulle sistemazioni alberghiere, sulla
promozione e sulla presentazione della città in generale - tocchino
a loro. Sorpreso e preoccupato il sindaco Beppe Perìcu: «Ho
già detto a Dini che anche noi riteniamo che il G8 sia un
evento nella piena disponibilità del governo, e che ci interessa
che tutto si realizzi nel modo migliore - dice il sindaco - da parte
nostra, seguiamo tutto nello spirito di massima collaborazione. Vinci
Giacchi? Insisto, non trovo la necessità di fare polemica
su una cosa come questa, fondamentale per la città. Abbiamo
cercato di aiutarlo in ogni maniera, ma se questa nostra attività
non è gradita bene, che facciano pure. L’importante è
che le cose vengano fatte, questo sì. E’ un discorso che ho
fatto più volte, a voce, a Dini, ad Amato e allo stesso Vinci
Giacchi». L’ultima ragione del contendere risale alla scorsa settimana.
Il 30 gennaio, a Roma, si incontrano le delegazioni genovesi e romane;
il presidente del Consiglio esorta tutti a collaborare di più,
stabilendo che ci sarà un unico tavolo di concertazione sotto
la supervisione del prefetto di Genova, Antonio Di Giovine. Si parla
già da tempo di critiche aperte all’operato di Vinci Giacchi,
a presunti ritardi nell’operato della sua struttura di missione; la
scelta sembra quella di un coordinamento assunto proprio dalla Prefettura
di Genova, almeno per quanto riguarda le questioni strettamente locali,
dai cantieri agli eventi. Invece, venerdì 2 febbraio dal consiglio
dei ministri scaturisce la decisione: tutta l’organizzazione del
G8 passa di competenza alla Farnesina, come stabiliscono anche le
norme di legge. E come, dicono alcuni, suggerirebbe l’opportunità
di affidarsi a strutture diplomatiche, specie in tempi di elezioni.
Sarà questo o c’è dell’altro? Ufficialmente no. Ma
intanto scoppia la questione dell’evento: Vinci Giacchi, nella stessa data
del 30 gennaio, invia un’irata lettera a Perìcu in cui chiarisce
che non vanno svolte riunioni senza che lui ne sia a conoscenza,
e che soprattutto non venga messo in discussione dal Comune l’evento
che verrà offerto agli ospiti del G8: questo dovrà
essere lo spettacolo "Genova per noi", previsto per raccontare Genova
in giro per il mondo in vista del 2004. Risposta perplessa ma decisa
di Perìcu: potevamo parlarne a voce, a Roma; e poi, quella
proposta non ci sembra per nulla adeguata all’evento, visto che Genova
vorrebbe essere ricordata per qualcosa di qualità molto più
elevata. Tra l’altro, per il 2004 le cose si stanno muovendo, visto
che è stato licenziato un primo provvedimento che stanzia
4 miliardi di lire per l’anno in cui Genova sarà città
europea della cultura. il resto verrà, ci può essere
anche quello spettacolo, ma si spera in ben altro. Ora, sollecitato
da poche righe su una rivista, arriva lo "schiaffone" di Dini. Ma
dietro, cosa c’è? Genova davvero conta molto sul G8. E non può
correre rischi di una cattiva presentazione per qualche lite tra primedonne
o presunte tali.
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E la "struttura" attende
il varo
Ma i cinque coordinatori
sono già operativi
Chi sono gli organizzatori,
i quadri e il personale incaricati dal governo di seguire l’evento internazionale
L’ELENCO non è ancora
completo. Ma, accanto ad Achille Vinci Giacchi, che ne è il
capo, la struttura di missione per il G8 di Genova, varata dalla
Presidenza del Consiglio, prevede altri cinque nomi ai livelli più
alti, quelli del coordinamento, e una cinquantina tra personale operativo
e consulenti a contratto. Questo, almeno per ora; perché la
composizione della struttura stessa potrebbe variare sia di fronte
alle tante necessità imposte dall’organizzazione del vertice,
sia relativamente al nuovo assetto previsto dal trasferimento della
delega al ministero degli affari esteri. Molti contratti, inoltre,
sono ancora in attesa di firma. In attesa del varo definitivo, i
nomi dei cinque coordinatori e i loro incarichi, già pienamente
operativi, sono quelli di Giovanna (Gianna) Gemma, responsabile del
cerimoniale e dell’accoglienza, proveniente dalla presidenza del
Consiglio; del generale Erasmo Lorenzetti (ministero Difesa), cui sono
stati assegnati la gestione della logistica e dei trasporti; del prefetto
Aldo Gianni (Interno), responsabile per la sicurezza; di Emanuela
D’Alessandro (Esteri) cui è affidato il calendario della presidenza
G8, e di Ludovica Soderini (Tesoro) per le questioni finanziarie.
Poi, gli altri. Ci sono molte figure in ruoli esecutivi (autisti, commessi,
impiegati amministrativi) provenienti da numerosi ministeri (in particolare
la difesa) e una ventina di nomi di funzionari che rappresentano
ministeri diversi, dalla giustizia ai trasporti, oltre ovviamente
agli esteri e alla presidenza: incaricati di seguire l’emissione
dei badge di riconoscimento come la contabilità generale.
Poi ci sono responsabili di settore: per contatti con le organizzazioni
non governative, ad esempio, c’è Margherita Paolini, che giovedì
ha partecipato in Prefettura all’incontro con le delegazioni del
patto di lavoro e degli altri antiG8; altri nomi sono collegati ad incarichi
connessi con i rapporti con la stampa, le telecomunicazioni, l’informatica,
l’organizzazione di eventi collaterali o gli allestimenti. La lista, peraltro,
non è conclusa. Va anche detto che la struttura è più
romana che genovese, proprio sotto il profilo della logistica; Vinci
Giacchi ha dato la sua disponibilità per due giorni la settimana,
gli altri coordinatori - a parte Gianna Gemma, più presente
nella sede provvisoria di via Bosco - sono più operativi a
Roma. ____________________________________________________________
Un cinquantenne raffinato
dalle radici genovesi
È stato ambasciatore
e consigliere agli Affari internazionali
Vinci Giacchi
ACHILLE Vinci Giacchi è
stato nominato dal ministro degli Esteri Lamberto Dini, ambasciatore
per i G8; un ruolo equiparato al grado ministro senza portafoglio.
Riservato, l’ambasciatore è un cinquantenne dai modi raffinati.
La sua famiglia ha radici genovesi. Il padre è Orio Vinci Giacchi,
figura notissima della Resistenza, avvocato e uno dei massimi studiosi
italiani di Diritto Canonico. Il figlio ha percorso per intero il
lungo "cursus" diplomatico che, una capitale dopo l’altra, lo ha
portato fin sul più alto gradino della diplomazia, quello
di ambasciatore. Vinci Giacchi è stato consigliere per gli
Affari Internazionali quando Claudio Burlando fu ministro dei Trasporti.
Fu confermato nell’incarico dal successore di Burlando, Tiziano Treu.
La nomina di ambasciatore dei G8 è stata ratificata nel settembre
scorso con decreto firmato dal presidente del Consiglio.
dal Lavoro Repubblica
La Spezia sorprende tutti
"Anti G8, venite da noi"
Biasotti ribadisce: ‘Sono
solo manifestanti violenti’ il controvertice
IL COMUNE della Spezia
si candida per ospitare le iniziative anti G8 mentre il ministro plenipotenziario
Vinci Giacchi conferma: per tutte le iniziative che si terranno tra il
10 e il 22 luglio, e in una striscia costiera lunga 40 chilometri, più
o meno da Arenzano al Tigullio, bisognerà coordinarsi con la struttura
di missione. E valutare caso per caso cosa si potrà fare: perché
manifestare sarà possibile, ma, ha sottolineato cauto il ministro
«si farà ciò che si potrà fare». Il sindaco
spezzino Giorgio Pagano, intervenendo alla riunione di tutti sindaci liguri
promossa dal presidente della regione Biasotti e a cui è intervenuto,
oltre Vinci Giacchi, anche il prefetto Aldo Gianni, incaricato del coordinamento
della sicurezza del G8, ha chiarito che la sua città potrebbe essere
disponibile ad ospitare un controvertice, anche negli stesi giorni del
summit di Genova. La proposta è stata accolta con interesse e il
ministro Vinci Giacchi non ha escluso la possibilità che il vertice
e le eventuali manifestazioni collaterali alla Spezia si svolgano in contemporanea.
«Si potrebbe pensare ad un collegamento in video conferenza con Genova»
ha affermato. Si è anche ipotizzato che una delegazione ristretta
si rechi a Genova per illustrare ai grandi della terra le conclusioni dell’anti
G8. «Tutto quello che è ragionevolmente possibile si lascerà
fare - ha dichiarato il ministro Vinci Giacchi - Noi siamo per un dialogo
costruttivo ma la responsabilità primaria del paese è garantire
il tranquillo svolgimento del G8». Vinci Giacchi sgombra il campo
da altre voci: la sicurezza sarà garantita dalle forze italiane
sotto tutti i profili, anche se evidentemente l’incolumità fisica
dei diversi capi di stato sarà affidata alle loro "bodyguard" personali
e ai servizi segreti de vari governi. Il dialogo, comunque, si ricerca.
Ma Sandro Biasotti insiste: per lui meglio tener fuori da Genova i contestatori,
in qualunque modo. «La storia ci insegna che vengono a manifestare
violentemente, per raccogliere l’attenzione dei mass media e per fare caos
- accusa - eppure le strutture di sicurezza danno da dove vengono, anche
le armi che portano e dove vengono immagazzinate. Chi è responsabile
ella sicurezza deve prevenire tutto questo». Parole pesanti, quelle
di Biasotti; e già in precedenza c’era da registrare una interpellanza
dei consiglieri regionali di Rifondazione, Arturo Fortunati e Marco Nesci,
che stigmatizza la proposta di Biasotti di tenere fuor dalla città
tutti gli anti G8, e che chiede invece la necessità di promuovere
un’azione congiunta perché tutti possano anche manifestare, oltre
che preoccuparsi degli aspetti organizzativi.
Vinci Giacchi: "Decisioni
nostre" Tursi: "Sì, ma collaboriamo…"
Le competenze: non ci sono
più dubbi sulla struttura, dice il ministro
DUBBI sulle competenze?
Ma non ce ne sono proprio, sorride soddisfatto Achille Vinci Giacchi. «Certo,
ci vuole uno che alla fine decida, e quello sono io» spiega il ministro
plenipotenziario quando gli viene chiesto a chi spetta l’ultima parola,
in un eventuale dissidio con altri soggetti come le realtà locali,
il comune di Genova in primo luogo. «La riunione di oggi - sorride
- dimostra che non sono il tiranno di Siracusa. Ma voglio solo ricordare
che il ministro degli esteri Dini è stato delegato dal presidente
Amato dell’intera organizzazione del vertice; e che a capo della struttura
di missione, sono stato nominato io». Parole di collaborazione, intanto,
arrivano da Anna Castellano, assessore comunale alla promozione, intervenuta
alla riunione in via Fieschi in rappresentanza del sindaco e dell’amministrazione,
che ha manifestato apprezzamento per l’iniziativa promossa dalla Regione
di valorizzare tutta la Liguria insieme a Genova in occasione del G8. Castellano
ha affermato che «in modo analogo e con lo stesso spirito il Comune
si è attivato da tempo, con un livello locale di coordinamento degli
enti cittadini, per la promozione della città che ha come palcoscenico
la città di Genova». Nel suo intervento, l’assessore ha anche
assicurato i sindaci presenti che la documentazione relativa ai rispettivi
comuni sarà distribuita a titolo promozionale nel corso della conferenza
stampa rivolta ai media stranieri, che il sindaco di Genova terrà
a Roma il prossimo 21 febbraio 2001
dal Secolo xix del 14.2.01
GENOVESI PER IL G8 ANDATEVENE
Il ministro Vinci Giacchi
al termine della riunione dei Comuni liguri in Regione sorprende tutti
con un consiglio Blindato il cuore della città. E il sindaco spezzino
si fa avanti "Ospiteremo noi il popolo di Seattle.
Genova. "Genovesi, nel
lungo week end di luglio del G8, da venerdì 20 a domenica 22, se
non siete già in ferie e se potete, andate al mare o in campagna.
Comunque, state lontani da piazza De Ferrari e da Palazzo Ilucale, che
saranno blindati, per la riunione riservata ai premier".
L'invito arriva dal ministro
Achille Vinci Giacchi. Aniva al termine di una lunga riunione con i sindaci
dei Comuni della Liguria, all'undicesimo piano della sede della Regione,
in via Fieschi. Una riunione andata avanti per oltre quattro ore, convocata
dal presidente della Regione Sandro Biasotti e a cui hanno partecipato
anche l'assessore regionale Nucci Novi Ceppellini e il prefetto ministeriale
Aldo Vinci Giacchi.
Per una mattina, spazio
alle richieste dei sindaci Più di duecento le località rappresentate
in questo confronto con ministro e presidente della Regione.
Inevitibilmente, numerosi
gli interventi e le richieste di uno spazio in un evento che coinvolge
l'intera Liguria. La proposta più inattesa e singolare destinata
a far discutere, è quella del sindaco diessino della Spezia, giorgio
Pagano. La città, annuncia i[ primo cittadino spezzino, è
disponibile ad ospitare gli anti G8. Sì, il popolo di Seattle, i
contestatori dell'evento potranno arrivare alla Spezia. 0vviamente, la
condizione è quelal che sia un raduno pacifico. Quasi una risposta
a Biasotti, che nei giorni scorsi aveva chiesto di non far entrare in periodo
in Liguria i contestatori.
Se questa proposta dovesse
concretizzarsi, i problemi per la sicurezza saranno risolti?
Non drammatizziamo quaesta
situazione", commenta Vinci Giacchi. E i problemi per l'accoglienza? Il
rifiutodi alcuni alberghi a ospitare le delegazioni? Il ministro fa sapere
che domani saranno aperte le buste con le varie offerte e quindi sarà
assegnata la gestione dell'ospitalita. Conferma che saranno noleggiate
tre navi per ospitare le de e azioni E che i giornalisti al seguito saranno
4000, comprese le televisioni.
Vinci Giacchi aggiunge
che anche la riunione dei ministri degli esteri dei G8, che precede quella
dei premier e che è in programma mercoledì 18 venerdi 19
luglio, si svolgerà in Liguria. Con ogni probabiIità, sarà
Portollno Vetta ad aspitare questo incontro preliminare al vertice. "Comunque
- commenta Biasotti - anche questa riunione si svolgerà in Liguria.
In occasione del vertice del prossimo luglio, sarà anche organizzato
un eyento musicale, "Genova per noi" un ponte ideale fra il G8 e il 2004,per
promuovere l'immagine dei capoluogo ligure. A luglio andrà in scena
al Carlo Felice di Genova per poi essere portato in giro per il mondo.
Sarà un misto di musica classica con opere di Verdi e Paganini e
di cantautor genovesi. Sul palcoscenico egnovese saliranno Gino Paoli e
Paolo Conte. A Genova sarà Uto Ughi a suonare il violino di Paginini,
ma nelle tappe che seguiranno il testimone verrà passato ai migliori
artisti locali. Tra i possibili protagonisti dello spettacolo anche Muti
e Accardo, ma mancano le conferme..
Giuliano Macciò
Da televideo del 16 febbraio
"Contro il prossimo G8
a Genova esiste una "regia di attacco coordinato" che deve essere neutralizzata.
Lo ha detto il presidente del comitato di controllo sui Servizi, Frattini,
in un convegno sull'intelligence nel XXI secolo. Frattini ha parlato di
alcune organizzazioni, tra cui "Rete contro il G8" e "Rete delle marce
europee" con sedi in Italia sulle quali occorre indagare. E' necessario,
ha proseguito, prevenire e recidere i collegamenti internazionali tra queste
organizzazioni per impedire azioni di disturbo e attacco contro il vertice
che si terrà a Genova"
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Il Secolo XIX - 17/2/2001
II presidente del comitato
parlamentare di controllo lancia l’allarme e scatena un caso politico
Servizi segreti, Sos sul
G8
Frattini: «Attacco
al vertice, istituzioni tolleranti»
«Una rete internazionale
per organizzare azioni di disturbo». Biasotti: lo l’avevo detto».
Pericu: «Siamo contro la violenza, ma chi contesta è tutelato
dalla Costituzione»
Si sta formando una rete
internazionale per organizzare azioni di disturbo e attacco al vertice
GB. Lo ha detto ieri il presi-dente del Comitato parlamentare di control1o
sui servizi segreti. Franco Frattini di Forza Italia, e il clima a Genova
si e im-mediatamente surriscaldato. Frattini ha anche parlato di «tolleranza
delle istituzioni» verso le «prove generali di attacco or-ganizzato
al G(». che si sono tenute il mese scorso. Applausi dal centro destra.
critiche e smentite da sinistra, mentre s’annuncia per il 7 e 8 aprile
un incontro di coordinamento a Genova fra contestatori italiani ed europei.
« Criminalizzare i movimenti democratici e molto grave e non aiuta
nessuno», commenta Alberto Zoratti, referente regionale di Rete Lilliput.
Frattini ha citato in particolare la Rete contro il C8 e la Rete delle
marce europee: si dovra impedire «che si crei davvero un sistema
organizzato di pattuglie, ciascuna con missioni specifiche di disturbo
e di attacco». E’ necessario, ha aggiunto, che I’intelligence indaghi
sulle organizzazioni e le persone che stanno conducendo la regia. Il presidente
della Regione, Sandro
Biasotti, ha avuto in
giornata un colloquio con Frattini: «Le sue dichiarazioni confermano
in modo autorevole e grave le pre-occupazioni che avevo gia manifestato
e che ribadisco, auspicando il divieto di accesso nel nostro territorio
a chi ha dichi-arato di prepararsi a sferrare in duro attacco al G8».
Per Biasotti, tanti temi affrontati dalle organizzazioni contro il vertice
sono anche condivisibili, ma la discussione deve awenire in altre date
e luoghi. Frattini ha ragione a richiamare I’attenzione dell’intelligence,
dice il Sindaco Giuseppe Pericu, ma in relazione a possibili movimenti
terroristici: «Sbaglia profondamente invece quando parla di tolleranza
delle istituzioni.
Non vi e tolleranza di
nessun tipo nei confronti di qualsiasi forma di violenza che provenga da
qualsiasi parte. Nei limiti della nostra competenza, c’e piena volontà
di impedire qualsiasi manifestazione che non si mantenga all’interno del
confronto de-mocratico». Ai diritti garantiti dalla Costituzione
si richiamano i contestatori. «Le manifestazioni potranno costituire
un prob-lema di ordine pubblico - dice Massimiliano Morettini dell’Arci
Liguria - ma da qui a parlare di tentativi eversivi ce ne passa>. «E’
nei nostri obbiettivi dichiarati contestare il vertice e fare azioni di
disturbo - afferma Gianni Ferretti, consigliere comunale di Rifondazione
comunista - Non c’è nulla di segreto e non c’è bisogno di
mobilitare I’intelligence». Per Francesco Tringale di An, promotore
del Comitato Genova G8 Città sicura, ce n’è abbastanza. «Criminali
- dice - I comunisti hanno intenzione di trasformare il G8 in un momento
di vera eversione». E il senatore Giorgio Bornacin annuncia una proposta
di legge per risarcire chi subirà danni dai probabili scontri».
Andrea Plebe
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LA STAMPA SABATO 17 FEBBRAIO
2001
«In Italia le conversioni
all’Islam sono un terreno di coltura per il terrorismo fondamentalista»
G8 Genova, allarme
sicurezza
Frattini: una regia per
attaccare il vertice
Alessandra Pieracci GENOVA
Allarme sicurezza per il
G8, ’ii vertice dei grandi in programma dal 20 al 22 luglio nel Palazzo
Ducale di Genova, preceduto dal summit dei ministri degli Esteri, nell’abbazia
della Cervara che domina Santa Margherita Ligu re. E’ il presidente del
Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, Franco Frattini
(Fi), a parlare di «manifestazioni di disturbo e probabilmente di
aggressione con lo scopo di impedire o ostacolare lo svolgimento del vertice».
Perche, come ha detto ieri in occasione di un intervento a Priverno, in
provincia di Latina, durante un convegno, esiste «una regia di attacco>>.
Frattini ha ribadito che,
per 1’Italia, i rischi di terrorismo islamico di stampo fondamentalista
restano sempre alti. «Per noi , questo e il primo e piu importante
filone di preoccupazione», ha spiegato, precisando: «E un dato
di fatto che negli ultimi anni ci sia stata una straor-dinaria proliferazione
dei centri di cultura e religione islamica. Una prolifera- zione legittima»,
ha aggiunto, «che fotografa pero un fe-nomeno, cioe 1’interesse del
mondo islamico a un radicamento anche culturale nel nostro paese».
E poi: «Sono sempre piu numerose le conversioni di occidentali, che
mantengono il loro lavoro e la loro identita, ma che sposano una causa
che spesso puo portare all’accettazione di azioni violente e al concorso».
Secondo Frattini, esistono in Italia cellule «direttamente collegabili
alle organizzazioni terroristiche di cui Bin Laden e ormai il leader indiscusso».
Ouanto al G8 di Genova,
le preoccupazioni sono legate soprattutto all’ordine puhblico. Un allarme
ribadito nel pomeriggio da una tele-fonata al presidente della Regione
Liguria, Sandro Biasotti, iI governatore eletto con il centrodestra che
proprio la scorsa settimana aveva proposto pubblicamente di chiudere Genova
e la Liguria ai movimenti internazionali anti G8 fin dai primi giorni di
luglio. «Si sono cos-tituite reti mondiali - ha detto Frattini -
che stanno preparando manifestazioni coordinate esclusivamente per il vertice
di luglio. Esistono organizzazioni, tra cui quelle au- todenominate «Rete
controG8» e «Rete delle marce europee», che stanno promuovendo
incontri e tenendo collegamenti con 1’obiettivo specifico di dare vita
a Genova subito prima o durante il G8 a manifestazioni di aggressione».
«E necessario prevenire - ha dichiarato ancora -. Invece «abbiamo
assistito a Genova, con la tolleranza delle istituzioni, a prove generali
di attac- co organizzato al GS», ha polemiz- zato, riferendosi all’iniziativa
di allestire un finto
scontro tra polizia e
manifestanti con armi di carta e cartone.
«Sbaglia profondamente
il presidente Frattini - e la replica delsindaco del centrosinistra Giuseppe
Pericu - quando parla di tolleranza delle istituzione’. Non vi e
alcuna tolleranza nei confronti di una qualsiasi forma di violenza che
provenga da qualsiasi parte». E Pericu, che ha portato avanti le
trattative con gli antiG8 che chiedono spazi e ospitali-
ta, ribadisce «la
piena volonta di impedire qualsiasi manifestazione che non si mantenga
nei limiti del confronto democratico».
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La Repubblica - 17/2/2001
Pacifisti e ambientalisti
rispondono alle preoccupazioni
»Non siamo eversivi
venga alle riunioni»
»A Genova manifesteremo
la nostra posizione politica contro il G8 e con noi saranno decine di migliaia
di cittadini. Ma non siamo pericolosi eversivi, anzi invitiamo l’onorevole
Frattini a partecipare ad una delle nostre riunioni». Massimiliano
Moretttini dell’Arci Liguria. risponde cosi alle dichiarazioni di Franco
Frattini sul G8 - L’Arci è una delle numerose associazioni italiane
(cattoliche ambientaliste. di commercio equo-solidale etc.) che, riunite
nel «Patto di lavoro», insieme con la RetecontroG8 e la Rete
Lilliput, stanno organizzando la protesta contro il vertice che si terrà,
a Genova in luglio. » Che le manifestazioni a cui daremo vita possano
costituire un problema di ordine pubblico - afferma Morettini - mi sembra
ovvio, ma da qui a dire che si tratti di disturbo della quiete pubblica
oppure di tentativi eversivi ce ne passa. Comunque, sarà un bene
la presenza delle forze dell’ordine per scongiurare veri attacchi terroristici».
Per poter godere dei diritti che la Costituzione italiana garantisce e
poter quindi manifestare liberamente a Genova nei giorni del vertice, la
«Rete controG8» sta preparando un appello, che sarà
sottoscritto da intellettuali, da inviare al Presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi. Nei primi giorni di aprile, intanto, saranno a Genova
le associazioni europee che intendono partecipare alla protesta contro
il summit per un incontro di coordinamento. Naturalmente la presa di posizione
di Frattini ha visto anche molti sostegni da parte delle forze del Polo.
Il presidente della Regione Biasotti, in una nota, commenta che è»inevitabile,
e doveroso, che a livello nazionale si recepiscano le nostre preoccupazioni».
Analoghi i commenti del senatore di An Giorgio Bornacin e del promotore
del Comitato per Genova G8 Città Sicura Francesco Tringale che definisce
<<criminali le posizioni di Rifondazione».
Corriere Mercantile 17-2-2001
Pericu: <<La violenza
non verra tollerata»
Giuseppe Pericu replica
alle critiche: «Sbaglia profondamente il presidente Frattini quando
parla di tolleranza delle istituzioni. Non vi e alcuna tolleranza di alcun
tipo - assicura il sindaco - nei confronti di una qualsiasi forma di violenza
che provenga da qualsiasi parte»
Nessuna tolleranza delle
istituzioni e tanto meno del Comune nei confronti di eventuali manifestazioni
di violenza. E’ la secca replica del sindaco di Genova, Giuseppe Pericu,
alle dichiarazioni rilasciate ieri da Franco Frattini. presidente del comitato
parlamentare di controllo sui servizi segreti.
Secondo il primo cittadino
é giusto che il vertice dei G8 previsto a Genova abbia la massima
attenzione, anche sotto il profilo dell’ intelligence. in rapporto a possibili
movimenti terroristici. «Il presidente Frattini - commenta Pericu
- richiama l’ attenzione su un problema che, tra l’ altro, non riguarda
solo Genova, se teniamo conto delle diverse situazioni di grave tensione
che esistono nel mondo». Secondo il Sindaco, però «sbaglia
profondamente il presidente Frattini quando parla di tolleranza delle istituzioni
Non vi e alcuna tolleranza di alcun tipo - assicura Pencu - nei confronti
di una qualsiasi forma di violenza che provenga da qualsiasi parte> . E
il Sindaco conferma. anzi. che anche da parte della città di Genova.
«nei limitati spazi della propria competenza. vi e la piena volonta
di impedire qualsiasi manifestazione che non si mantenga nei limiti
del confronto democratico, cosi come garantito dalla nostra Costituzione>
. Di tenore diverso. com’era prevedibile, le dichiarazioni del presidente
della giunta regionale, Sandro Biasotti. che nelle settimane scorse aveva
proposto di »chiudere» tutta la Liguria all’accesso dei contestatori
anti-G8, fin dall’inizio di luglio.
«E’ inevitabile,
e doveroso, che a livello nazionale si recepiscano le preoccupazioni sulla
sicurezza
del G8> ha commentato
ieri Biasotti. secondo il quale la Liguria non «puo correre alcun
rischio sul piano dell’ immagine, e tanto meno mettere a repentaglio 1’
ordine pubblico». «Le dichiarazioni dell’ onorevole Frattini
confermano, in modo autorevole e grave - sottolinea il Presidente della
Regione- le preoccupazioni della Regione Liguria che ho avuto modo di anticipare
e manifestare nei giorni scorsi, auspicando 1’ attuazione di misure idonee
a garantire lo svolgimento del vertice, fra cui il divieto di accesso nel
nostro territorio alle organizzazioni che chiaramente hanno dichiarato,
come e accaduto di recente a Porto Alegre, di prepararsi a sferzare un
duro attacco al G8». Biasotti rinnova, quindi, 1’invito alle istituzioni
locali ad «uscire dall’equivoco: abbiamo avuto 1’onore di ospitare
il G8 non il contro G8», anche se ammette che «tanti temi affrontati
dalle organizzazioni contro il vertice siano condivisibili, anche a livello
del governo regionale e mio persona- le. Ma per questo occorre stabilire
- precisa» una serie di incontri in date e luoghi che non coincidano
con il vertice».
Il Secolo XIX - 17/2/2001
Il Summit
G8 a Genova
tra allarme sicurezza
e disorganizzazione
Le ultime notizie sul fronte
del G8, il summit dei Grandi che si terrà a Genova a luglio, sono
pessime. II presidente della commissione par1amentare sui servizi segreti
Franco Frattini (Forza Italia) interviene in un convegno a Latina e, ribadendo
la linea del centrodestra, accusa gli anti G8 di avere «I’obiettivo
specifico di dare vita a manifestazioni di disturbo e probabil-mente di
aggressione al Summit». Invoca quindi I’intervento dell’intelligence
per vanificare i piani di queste forze ”intemazionali”, sollevando I’impressione
che la rete anti G8 sia qualcosa di oscuro e clandestino. E’ al contrario
del tutto palese, come hanno risposto alcuni esponenti della stessa Rete.
L’allarme sicurezza, però,
cresce e sia il presidente della Regione Liguria, Sandro Biasotti (Forza
Italia), che il sindaco di Genova, Giusep-pe Pericu (Ds), sono chiamati
a intervenire, il primo per dare man forte a Frattini e rilanciare I’idea
di ”blindare” la Liguria nel mese di luglio, il secondo per ribadire -
un po’ in difesa - che nessuna violenza sara tol!erata da parte di alcuno.
C’e un po’ di confusione. II rischio terrorismo accompagna ogni Summit
che veda la presenza di leader mondiali e in particolare del presidente
degli Usa. Ma lo stesso Frattini - giocando sull’ambiguità - non
usa mai ta parola ‘terrorismo” rif-erita agli anti G8. La contestazione
e infatti un’altra cosa. Ma questa confusione è quasi di poco conto
- risponde soprattutto a esigenze di campagna elettorale - se confrontata
a quella che regna sovrana neli’organizzazione del G8 di Genova.
Una disorganizzazione
che si riflette nella lacerazione - ormai sempre più evidente e
profonda - fra i rappresentanti della pre-sidenza del consiglio e quelli
della Farnesina all’interno della struttura di missione, la task force
responsabile del Summit. Nell’ultima riunione a palazzo Chigi, il segretario
generale di Amato, Linda Lanzillotta, ha minacciato il ritiro di tutti
i propri delegati «per incapacità assoluta della struttura»,
owero per incapacità della parte targata Farnesina della quale massimo
esponente è il ministro plenipotenziario Achille Vinci Giacchi.
C’e una paralisi organizzativa. E un grande ritardo. Non solo per le scelte
logistiche, che pure sono fondamentali (dove alloggiare e come spostare
in citta le migliaia di sherpa e di gior-nalisti?).
A cinque mesi dal vertice
ancora nulla si sa - ad esempio - di come deve essere usato il logo del
vertice, un patrimonio che altre citta, da Okinawa a Colonia a Napoli,
hanno saputo far fruttare con i fomitori, con gli sponsor e con il merchandising
dalla coppa gelato con il ”marchietto” del G8 alla sala stampa internazionale
sponsorizzata. Ma anche I’uso di un logo ha tempi, modi, costi definiti.
Nessuno sa quali siano quelli del GB di Genova. Di fatto, nessuno sa niente.
L’impressione sempre piu angosciante e che occasioni vadano perdute in
un abisso di ritardi, incomprensioni e rinvii. In realta, una delle poche
cose che ad oggi e stata (quasi) definita è I’alloggiamento di tremila
’uomini delle forze di polizia alla Fiera del Mare, e di al-trettanti sui
traghetti ancorati in porto. Almeno questo sara motivo di rassicurazione
per Franco Frattini. Ma non basta.
Erika Dellacasa
Il Secolo XIX - 17/2/2001
Dopo I’invito di Vinci
Giacchi a sgomberare la citta il 20, 21 e 22 luglio
«Noi al G8 ci saremo»
I Verdi: in ferie in quei
giorni? Non siamo un albergo
I ministro plenipotenziario
Achille Vinci Giacchi - capo della struttura di missione del G8- ha invitato
nei giorni scorsi i ge-novesi a stare lontani dal centro citta nei giorni
del sum-mit . («Se non siete già in ferie e se potete, andate
al mare o in cam-pagna»). Il problema deila sicurezza continua ad
agitare Genova e ieri mattina, ancor prima che si conoscessero le dichi-arazioni
del presidente della commissione parlamentare sui servizi segreti Frattini
che ha rilanciato I’allarme, il tema aveva gia monopolizzato l’attenzione
della commissione consiliare del Comune sul G8. II capogruppo dei verdi.
Luca Dallorto, ha chiesto al presiden- te della commissione di Palazzo
Tursi, Salvatore Ottavio Cosma, di ”bacchettare” formalmente il capo della
struttura di missione, il ministro Vinci Giacchi, per il suo invito ai
genovesi «ad andarsene via dalla citta». Il ministro dovrebbe
rassicurare la popolazione - ha detto Dallorto - e invece fa I’esatto contrario.
Il Comune di Genova deve preten-dere che i suoi abitanti siano protagonisti
dell’evento: se dobbiamo essere ridotti solo a un albergo per il vertice.
allora non ci stiamo. E’ meglio al G8». Cosma ha assicurato che scriverà
una lettera al capo della siruttura di missione, chiedendogli chi-arimenti.
« Ero presente alla riunione in Regione e non gli ho sentito dire
quelle cose - ha detto - Se lo ha fatto. ha sba-gliato. Noi dobbiamo dialogare
con la struttura di missione e per questo motivo ho chiesto ufficialmente
di far parte del tavolo di coordinamento con la prefettura e le altre istituzioni:
altrimenti non so proprio cosa ci stiamo a fare».
Questa e una citta che
si vuole male - si e sfogato Cosma - Abbiamo due treni per recuperare un
ruolo nazionale ed inter-nazionale, il G8 e il 2004, e non riusciamo a
far diventare queste occasioni motivo di orgoglio.
Secondo Gianni Bernabo
Brea di Alleanza nazionale «i fatti hanno dimostrato che il ruolo
del Comune in realta e molto limi-tato: i genovesi non potranno far altro
che restare chiusi in casa, in quei giorni. Non dico che sia bello, ma
e cosi».
Pesantissimo il quadro
descritto da Giacomo Chiappori, deputato leghista, «Per le proprie
caratteristiche geografiche, Ge-nova è predisposta per la guerriglia
urbana e io mi preoccupo per i genovesi, qual e la sicurezza che possiamo
garantire alla popolazione? Chi è contrario al vertice ha diritto
di manifestare. ma non di distruggere e sappiamo bene che in occasione
di precedenti incontri internazionali di questo tipo ci sono stati scontri
e danneggiamenti». Chiappori ha denunciato «un vuoto assoluto
di potere» nell’organizzazione dell’evento. «Non si sa chi
decide. come e quando, nella gestione c’e il caos più as-soluto
e se le cose continuano cosi si prospetta una Waterloo». La commissione
ha espresso la volonta di chiedere un in-contro con il responsabile della
struttura di missione per i rapporti con i movimenti di contestazione,
Margherita Paolini.
Andrea Plebe
Corriere Mercantile
17 Febbraio 2001
Diverse critiche per l’invito
ai genovesi di andare al mare a luglio
Vinci Giacchi nel mirino
Il ministro plenipotenziario
chiarisce: Era soltanto una battuta
Nuovo fronte polemico,
a Tursi, sul presunto invito rivolto, a mezzo stampa, dal ministro Achille
Vinci Giacchi ai genovesi, perche lascino la città durante il vertice
dei G8. Il caso e esploso ieri in Comune durante la riunione della commissione
consiliare per i G8. A sollevarlo e stato il consigliere verde Luca Dallorto,
che ha chiesto una censura formale da parte del- la commissione nei confronti
del ministro per le dichiarazioni pub blicate da un quotidiano. «E’
inaccettabile e scandaloso che Vinci ’ Giacchi abbia invitato i genovesi
ad andare fuori - ha commentato Dallorto - Il suo compito avrebbe
dovuto essere quello di dire: »scusate. cercheremo di disturbare
il meno possibile». E, invece, dice: »disturberemo tanto che
è meglio che ve ne andiate». Se si chiede ai genovesi di autoescludersi
il vertice dei G8 non è importante per la citta». D’accordo
con Dallorto il consigliere di Rifondazione comunista, Giovanni Ferretti,
secondo il quale «Genova non puo cessare di vivere durante il vertice
dei G8> . Di opinione diversa 1’esponente di An. Gianni Bernabo Brea. secondo
il quale sVinci Giacchi ha fatto male a dir quello che ha detto ma la realta
e quella. I genovesi - ha osservato - non potranno fare altro che restare
a casa in quei giorni». Egidio Saccone, invece, di Liguria Nuova,
ha invitato «a rassicurare il ministro Vinci Giacchi», mentre
Carlo Camisetti. del Ccd, ha ribadito la sua convinzione che la citta debba
essere chiusa ai manifestanti prima e durante il summit dei G8. Di fronte
a posizioni cosi diverse il presidente della commissione, Ottavio Cosma,
ha proposto una mediazione che e stata condivisa dai consiglieri: «Scriverò
io una lettera al ministro Vinci Giacchi - ha spiegato - chiedendogli innanzittuto
se le dichiarazioni riportate dalla stampa corrispondono al suo pensiero
e facendogli presente che, se cosi fosse. noi riteniamo che non sia opportuno
invitare i genovesi a lasciare la citta». Ma il ministro, interpellato
sulla vicenda. sostiene che le sue parole «erano solo una battuta.
Ho detto che, visto che il G8 si svolgerà a luglio e in Liguria
c’è il mare bello, i genovesi potrebbero approfittarne per andare
fuori. Ma il mio - precisa Vinci Giacchi - non voleva essere ne un invito,
ne una raccomandazione, solo una considerazione. Cero qualche disagio ci
sarà per la circolazione. Ma questo succede anche durante le partite
di calcio. Ma nessuno sarà invitato a lasciare la città e
tanto meno la propria casa».
Il Secolo XIX- 18/2/2001
Parla il prefetto Aldo
Gianni, nominato capo della sicurezza dal ministro dell’Interno Bianco
Una task force per il
G8
«Genovesi, niente
paura. Però andate al mare»
Dirigo un pool di trenta
persone, lavoriamo tutti i giorni perche il summit sia un successo. Premature
le preoccupazioni di Frattini sugli scontri di piazza. Le divergenze tra
Pericu e Biasotti? Spesso sono solo valutazioni differenti. Nessuno dovra
essere ospitato a Milano per mancanza di alberghi»’
II ministro dell’Interno,
Enzo Bianco, ha annunciato ieri che sulla sicurezza del G8 genovese sta
gia vegliando una task force guidata dal prefetto Aldo Gianni. Il prefetto,,
64 anni, lavora a Roma ma vive a Milano con la moglie e una figlia. Lo
abbiamo raggiunto li, ieri.
Signor prefetto,
é vero? Ci pensa lei, alla sicurezza del G8?
«Ci pensa un apparato
intero che va dal ministro al capo della polizia passando per il prefetto
di Genova, il questore, il sottoscritto...».
ll presidente della Regione
Biasotti non vuole che i contestatori entrino in citta.
«Calma. Ci sono
ancora un sacco di elementi da valutare prima di parlare di rischi e pericoli>>
Seattle, Praga, Nizza…
«Prenderemo in considerazione
tutto quello che e avvenuto in passato».
Compresi gli scontri di
piazza?
«Il problema e molto
più vasto e parte dalla sicurezza della manifestazione in se».
Cioè dalla sicurezza
dei capi di Stato e di governo?
«La nostra struttura
sta tenendo conto di tutto, è chiaro che ogni fronte e legato all’altro.
Comunque siamo trenta persone e lavoriamo tutto il giorno».
ll presidente della
commissione di controllo sui servizi segreti, Frattini, teme un attacco
iternazionale al summit
«Noi procediamo
tenendo conto di tutto, e dunque anche di quello che dice Frattini. Ma
credo sia presto per esprimere preoccupazioni di questo tipo».
II plempotenziario
Vinci Ciacchi ha invitato i genovesi ad andare in vacanza, a luglio.
«Beh. il periodo
e quello giusto. Farà caldo. E poi per un genovese, andare in vacanza,
spesso significa spostarsi di pochi chilometri».
Allora lei è d’accordo,
con Vinci Ciacchi? Dobbiamo andare al mare in quei giorni?
<<Noi con
Vinci Giacchi collaboriamo. Con le istituzioni genovesi anche. E siamo
d’accordo, in linea di massima, su tutto».
Non si direbbe, dal tono
delle ultime polemiche.
«All’esterno appaiono
divergenze che in realtà non ci sono. II fatto e che certe valutazioni,
prese singolarmente, possono sembrare differenti».
L’hotel Splendido di Portofino
ha rifiutato ospitalita ai protagonisti del G8.
<<Lo so. Abbiamo
preso in esame le ipotesi peggiori anche in questo campo».
Compresa quella che qualcuno
debba essere ospitato a Milano?
«Questo non accadrà
nel modo piu assoluto».
Signor prefetto:
conosce Genova?
<<Ci ho lavorato.
All’epoca del sequestro Sossi e più tardi per motivi di ordine pubblico».
Partite di calcio?
<<No, no. Manifestazioni,
scioperi, cose di questo tipo».
Lei, ha tenuto a precisare
Bianco, proviene dalla polizia.
<<Si. E ho fatto
il questore a Mantova, Reggio Calabria, Palermo e Bologna».
Piazze calde.
«A Bologna, appena
sono arrivato, è scoppiato il caso della Uno bianCa>>
Dunque e un esperto,
in fatto di emergenze.
<<Ritengo di si.
E per questo ci terrei che i genovesi stessero tranquilli: stiamo collaborando
tutti uniti perchè il G8 riesca perfettamente».
Uniti, Pericu e Biasotti?
Ne è sicuro?
«Sono in contatto
quotidiano con tutti i protagonisti dell’appuntamento. Posso assicurare
che l’obiettivo è comune».
Il numero degli agenti?
I servizi segreti?
<<l servizi ci saranno,
I’esercito anche: ci vorrà una collaborazione tecnica e logistica.
Ma sui numeri, decideremo l’ultimo mese».
Signor prefetto, se la
sente di garantire un G8 assolutamente senza problemi?
<<Eh, no. Questo
no. Ce la metteremo tutta, ma questo proprio no».
Paolo Crecchi
Gazzetta del Lunedì
- 19 Febbraio 2001
Sistemazione dignitosa
per gli agenti, altro che navi
La sistemazione logistica
dei quasi diecimila uomini delle forze dell’ordine che saranno a Genova
in occasione del G8, sara al centro di un incontro che si terra questa
mattina in prefettura. I poliziotti della questura di Genova incontreranno
il rappre-sentante del Governo per discutere di alcuni temi inerenti al
vertice in programma nella nostra citta dal 20 al 22 luglio. Le forze dell’ordine
che arriveranno a Genova alloggeranno sulle navi e all’interno della Fiera
del Mare. La notizia, non ancora ufficiale, ha gia sollevato un polverone
in questura.. «Quanto abbiamo appreso ci sembra fortemente lesivo
della dignita dei poliziotti - afferma Salvatore Marino, del Sindacato
Autonomo di Polizia - vogliamo chiarimenti e precise assicurazioni in or-dine
al rispetto dei criteri di igiene, salubrita e sicurezza>. Secondo le prime
indiscrezioni pare che tremila uomini dovranno vivere per una quindicina
di giorni all’interno di sei navi ormeggiate in porto. Quasi sicuramente
si trattera di unità della com-pagnia di navigazione ”Tris”. Gli
altri invece prenderanno posto nell’area della Fiera di Genova, in piazzale
Kennedy, alla Foce. «Non e ancora stato deciso se verranno alloggiati
all’interno dei padiglioni o negli spazi all’aperto - continua Salvatore
Marino - sappiamo che verranno anch posizionati dei prefabbricati di tre
metri per due all’interno dei quali prenderanno posto due persone. Si tratta
di spazi minimi, sicuramente insufficienti per viverci quindici giorni
Per non parlare dei servizi igienici. Gli organizzatori stanno preparando
un piano che prevede un numero di bagni di molto inferiore alle reali necessita».
E tutti e dubbi e le perplessita dei poliziotti, nei giorni scorsi erano
stati rivolti dalle loro organizzazioni sindacali al prefetto che ha quindi
organizzato l’incontro
«Speriamo di riuscire
a spiegare le nostre ragioni - continua Marino - e di ottenere qualche
nostra richiesta. Saranno giorni molto caldi durante i quali le forze dell’ordine
avranno un ruolo di primo piano, questo e bene ricordarlo». Intanto
proprio qualche giorno fa e arrivata una circolare interna con la quale
viene annunciato il blocco delle ferie dall’1 al 24 luglio. Una decisione
che ha gia provocato le reazioni degli agenti della questura. «Poi
ci sara la corsa ad andare in vacanza ad agosto - afferma Marino - e non
tutti potranno essere accontentati. Bisogna tenere conto che prima di luglio
ci saranno altri appunta-menti nei quali saremo presenti in massa
L’Euroflora, le elezioni
e il raduno nazionale degli alpini. Insomma ci aspettano mesi davvero difficili».
MATTEOANGELI
Molte sono le preoccupazioai
delle forze dell’ordine in prospettiva del vertice di luglio’”Si annunciano
giorni molto ”caldi” dal punto di vista dell’ordine pubblico. Poliziotti
e carabinieri vogliono essere tutelati anche dal punto di vista economico.
«Al questore abbiamo chiesto anche che vengano fatti degli stanziamenti
specifici per pagare gli straordinari - afferma Salvatore Marino, segretario
provinciale del Sindacato di polizia - durante il vertice sappiamo gia
che dovremo lavorare molte ore in più rispetto all’orario stabilito.
Basta pensare che i colleghi che sono andati a fare servizio a Roma in
occasione del Giubileo, de-vono essere pagati ancora adesso...».
Il SECOLO XIX -
17febbraio 2001
II gruppo napoletano ha
riunito i giovani dei centri sociali
In mille all’Inmensa di
Bolzaneto
per il concerto dei 99
Posse che dichiarano guerra al su mmi t
Oltre due ore di festa
con canzoni vecchie e nuove e interventi contro: «Non lotteremo a
fianco delle tute bianche ». Ed è l’atto di dissociazione
dal movimento per i diritti degli ”invisibili”
Comincia adesso - Cornincia
adesso Hanno scelto questo finale i 99 Posse al concertone deil’altra sera
al centro sociale Inmensa di Bolzaneto. E il gigante leader Zulu ha spiegato
il perche: La nostra esibizione stasera a Genova finisce qui. Ma non e
un problema perche a Genova comincia oggi una grande avventura: quella
che porta al G8 del prossimo luglio. L’invito, chiaro. è quello
di arrivarci col coltello fra i denti per bloccarlo, boicottarlo, impedirlo.
Applauso. D’altra parte, il ritmo della band napoletana - come quello di
tutto il filone delle posse - e quelio militante dei centri sociali: nemici
sono i fascisti («la feccia dell’umanitai) e i capitalisti (eche
governano il mondo solo per i! loro interesse). E cosi che nella fumosissima
stanzona dell’Inmensa, mille ragazzi hanno saltato e ballato per oltre
due ore. Le canzoni nuovissime e quelle storiche. in mezzo qualche nota
di revival. Si capisce: aNon ci avrete mai, come volete voi», G8
da abbattere: i capi dell’lnmensa sono d’accordo. Ma con una differenza:
<Noi non lotteremo al fianco delle tute bianche - dice un ragazzo salito
sul palco a fine concerto riferendosi al movimento per i diritti degli
invisibili vicino ai centri sociali Zapata e Terra di Nessuno - Perche
le tute bianche hanno stretto un patto con quello stesso Comune che ospita
gli otto padroni della Terrai. La scintilla di un contrasto tra le forze
antagoniste che potrebbe preludere a spiacevoli sorprese nei tre giorni
in cui il popolo di Seattle sarà a Genova per l’assedio al summit.
Per il resto la festa dei 99 Posse è stata quella solita bolgia
musicale che da dieci anni gira attra-verso i centri sociali di tutt’Italia.
Quella bolgia che. come giovedi sera all’Inmensa, si costruisce senza pubblicita
sui giomali e senza manifesti: solo col passaparola. Bolgia liberatoria
e festosa anche se si parla di societa malata: «In galera finiscono
i compagni che lottano. Ma non quei padroni di impresa che in Italia uccidono
tre persone al giorno. Non ci sono ne tribunali ne associazioni dei parenti
delle vittime. Tutto passa sotto silenzio. Il messaggio dei 99 Posse va
oltre: «Noi uniti. pero, questo meccanismo lo possiamo scardinare:
guardate la turbina che abbiamo fornito agli zapatisti. Gli Usa li volevano
al buio, noi. uniti, abbiamo portato la luce». Inevitabile il coro,
assordante: El pueblo unido.
Gio. M.
Corriere MERCANTILE Sabato
17 Febbraio
Bové duro:<io
verrò»
Ci sarà anche Josè
Bové, il contadino francese diventato simbolo della protesta contro
la globalizzazione, a manifestare a Genova contro gli otto »grandi».
«Gli italiani si stanno già dando da fare, andiamo tutti a
Genova» ha detto ieri Bove a Montpellier, in Francia, dove il pubblico
ministero ha chiesto per lui otto mesi di carcere e dove il leader degli
agricoltori francesi e stato protagonista di un variopinto carnevale anti
globalizzazione. «Per difendere gli interessi mondiali, bisogna agire,
siamo costretti ad azioni clamorose. non abbiamo scelta» ha ribadito
Bove. Il tradizionale, previsto carnevale, si e trasformato cosi in una
manifestazione politica, nel carnevale dell’antiglobalizzazione appunto,
mentre il pubblico ministero della corte d’appello formulava 1’ultima richiesta
di carcere per le tante clamorose iniziative di protesta condotte finora
da Bové.
dal Lavoro repubblica
20.2.01
"Pace e musica per il G8
ma nessuno ci considera"
Marta Vincenzi, accusa:
avremmo Ligabue, Jovanotti, Bono e Sting, Roma non risponde
DONATELLA ALFONSO
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IL PROGETTO è pronto
da un anno, ci sono sponsor pronti a spendere i loro soldi e star internazionali
come Peter Gabriel, Bono e Sting, ma anche grandissimi nomi italiani come
Jovanotti e Ligabue, si dicono interessati. Ci sono otto località
costiere e altrettante nell’entroterra da collegare con maxischermi, per
diffondere gli spettacoli e i dibattiti nei giorni del G8 su tutto il territorio
della provincia, ma anche molto più lontano, grazie ad un sistema
satellitare di trasmissione che parte dai Magazzini dell’Abbondanza, dove
nascerà un centro internazionale di studi, e da dove si vuole parlare
di pace e sviluppo. Ma perché, si chiede Marta Vincenzi, presidente
della Provincia, di questo progetto che ha già ricevuto il via libera
del Ministero dei beni Culturali e persino dell’Onu, per il quale è
stato chiuso il patrocinio del Quirinale, nessuno ci dà una risposta?
L’unico che deve rispondere, cioè il ministro plenipotenziario Achille
Vinci Giacchi, a capo della struttura di missione, sull’argomento è
stato sollecitato più volte, visto che il progetto gli è
stato presentato già nell’estate 2000; il 9 febbraio scorso, poi,
è partita una lettera del Prefetto Di Giovine che, ricordando l’impegno
unitario di tutti gli enti locali su quel progetto e il parere favorevole
anche delle strutture locali di sicurezza, chiede a sua volta una risposta.
Per poter utilizzare il logo, per poter stabilire date e luoghi, chiamare
gli sponsor e chiudere i contratti: miliardari.
E’ un modo per dar voce
al territorio, con 30 sindaci pronti a collaborare, ricorda Marta Vincenzi,
che si dice soprattutto "imbarazzata" da quanto sta accadendo, e che lancia
l’allarme: attenti, c’è pochissimo tempo ancora per poter avviare
tutto, perché le star hanno bisogno di date certe, gli sponsor -
anche grandi nomi nazionali e internazionali, la cui presenza garantirebbe
una capacità di spesa fino a 45 miliardi - ci sono, ma devono a
loro volta avere risposte. Perché questo silenzio? Perché,
si chiede la Vincenzi, perdere l’occasione di fare del G8 di Genova un
summit diverso dagli altri, quello in cui si è data la voce anche
al sud del mondo, come prevedono i progetti, uscire quindi dalla retorica
di incontri istituzionali e di tè per le signore?
Chissà, forse è
proprio qui che sta il nodo: se si vuole spendere per un G8 che sia di
confronto vero, andando quindi ad isolare chi vuol contestare e basta,
lasciando invece a tutti gli altri il diritto di parola e di farsi sentire,
per un più comodo vertice blindato, in cui nessuno però disturba
il manovratore. Ma possibile, si chiede ancora Marta Vincenzi, che si voglia
perdere un’occasione storica, e mettere gli enti locali genovesi, che a
quest’occasione ci credono fino in fondo, in una situazione di grande imbarazzo?
Anche la Provincia, così come il Comune, non avrebbe voluto arrivare
a parlare di contrapposizioni, a temere "camarille" e dispetti: perché
le cose in gioco hanno un valore molto più alto. «Mi domando
se ci sia qualche disegno dietro quanto si sta facendo e quanto sia miope
- dice ancora Marta Vincenzi - Genova ci tiene al G8. Qui non sta succedendo
niente e ci stanno impedendo di andar avanti».
Mercoledì 21 Febbraio
2001
Da venerdì a Genova
assemblea delle associazioni e dei gruppi non violenti che aderiscono alla
Rete Lilliput
Una «tre giorni»
per gli anti-G8
E’ inquieto il fronte degli
organizzatori
Paolo Lingua
GENOVA Se il G8 «ufficiale»
per il momento provoca dissensi tra gli enti locali e il Governo di Roma
e i dissensi si trasformano ormai in risse (vene quasi nostalgia dei tempi
pasticcioni delle celebrazioni colombiane di dieci anni fa) con tocchi
tragicomici, Genova sembra avviata a diventare una delle capitali della
contestazione alla globalizzazione. I più ordinati e organizzati
sembrano davvero i comitati anti-G8. Sappiamo già, infatti, una
parte del programma che sarà preludio al G8 vero e proprio che si
svolgerà, com’è noto, nei tre roventi giorni che vanno dal
20 al 22 luglio. Per quell’occasione - sia detto per inciso, ma ci ripeteremo,
accogliendo un invito di tutte le autorità - è consigliato,
data anche la coincidenza con il periodo feriale, di lasciare la città.
Intanto Genova sarà «blindata», il centro sarà
presidiato per timore più di attentati che di manifestazioni chiassose.
A Genova dovrebbero restare - visto che non si tratta d’una festa di popolo
- solo le categorie professionali coinvolte e chi proprio non potrà
farne a meno.
Ma veniamo ai programmi
resi noti ieri dalla infaticabile «Rete Lilliput» che raccogliere
i protestatari pacifici e giudiziosi tra i quali il Wwf di Stefano Lenzi.
Dal 15 al 17 giugno è
prevista la fiera del commercio equosolidale «Tuttaunaltracosa»;
il 15 e il 16 giugno ci sarà invece la Marcia Mondiale delle Donne.
Se ne parlerà dal 23 al 25 febbraio nell' assemblea nazionale della
Rete Lilliput.
Al forum dei Nodi Locali
della Rete Lilliput, intitolato «Da Porto Alegre a Genova, un mondo
possibile», che si svolgerà a Genova, prenderanno parte oltre
cento persone in rappresentanza delle 50 associazioni nazionali (e 500
locali) che aderiscono alla Rete. Saranno approfonditi i diversi temi della
protesta antiglobalizzazione, dal debito estero, alle politiche ambientali
dei Paesi industrializzati, agli accordi commerciali, e si discuterà
delle forme in cui la Rete Lilliput organizzerà il dissenso. «Noi
contestiamo la legittimità del vertice G8 - ha spiegato oggi Fabio
Lucchesi, coordinatore nazionale della Rete Lilliput - e i suoi contenuti,
ovvero le politiche dei G8 che hanno ripercussioni negative per la maggioranza
degli abitanti della Terra».
Il documento base del
dibattito è quello presentato al Governo italiano dal titolo «Per
una politica ed un' economia del bene comune» che riassume le richieste
della società civile su 7 punti cruciali dell' agenda dei G8: il
debito estero, il debito ecologico e sociale, ambiente e mutamenti climatici,
il ruolo della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, finanziarizzazione
dell'economia, commercio internazionale, agenzie di credito all'esportazione.
L'assemblea sarà anche occasione per fare il bilancio sulle iniziative
legate alla campagna internazionale Jubilee 2000 che in tutto il mondo
ha consentito di raccogliere 24 milioni di firme per la cancellazione del
debito dei paesi più poveri. La sera di venerdì, nell'ambito
dell' assemblea, si terrà una cena organizzata da Mani Tese il cui
ricavato servirà a finanziare un progetto di sviluppo a favore dei
bambini di strada di Recife, in Brasile.
dal Lavoro repubblica 22.02.2001
‘La Spezia antagonista?
Per noi va bene ogni protesta
pacifica’
Sull’allarme Frattini:
‘Attenti, c’è campagna elettorale’
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ROMA - Quello della sicurezza
intorno al G8, più che alla città di Genova è un tema
che attiene al governo; peraltro, se è vero che l’allarme lanciato
da parte del presidente della commissione di controllo sui servizi segreti,
Franco Frattini, è in parte condivisibile per quanto riguarda la
cautela da tenere nei confronti del rischio terrorismo, Genova è
convinta, dice Beppe Perìcu, che ci debbano essere «libere
espressioni di pensiero, purchè sia pacifico e senz’armi»
nei giorni precedenti al vertice o negli stessi, così come indicato
anche dal presidente del consiglio Amato. Nulla da dire nei confronti dell’iniziativa
di Giorgio Pagano, sindaco della Spezia, che propone la città dell’estremo
levante per ospitare gli anti G8; si tratta di una proposta interessante,
risponde il sindaco alla giornalista che ha chiesto se ci siano contrapposizioni
tra le due città, e non c’è proprio nessun problema. «Ma
anche Pagano dovrà confrontarsi con le questioni governative di
sicurezza» avverte il sindaco, come a dire che non cambiano le cose
se solo si cambia di città, anche se La Spezia non ospita Bush &
company.
Ma che ci sia il rischio
di una strumentalizzazione politica sulle manifestazioni antagoniste, Perìcu
non lo nasconde. «Sono un sindaco di sinistra e, siccome c’è
una campagna elettorale, c’è la tendenza di altre forze politiche
di farmi dire cose diverse». Non hanno quindi senso, fa capire il
sindaco, le "letture" date da molti esponenti del centrodestra, che dipingono
gli enti locali disposti ad appoggiare tout court i contestatori, magari
violenti: è chiaro che l’appoggio va tutto ed esclusivamente a chi
intende manifestare con la forza delle idee e della voce. Nessuna contrapposizione
nemmeno tra Genova e La Spezia, rette peraltro da giunte di analogo colore
politico.
Intanto, da Genova rimbalza
un’accusa al G8: aver già fatto almeno una "vittima", il servizio
Informagiovani del Comune, che era ospitato al piano terra di Palazzo Ducale
e che, come tutte le strutture dell’ala ovest, dove verranno sistemati
gli uffici delle delegazioni, è stata "sfrattata", almeno momentaneamente,,
destino già toccato al centro della Creatività. Ma secondo
Antonio Bruno, vice presidente del consiglio comunale ed esponente ambientalista
in Rifondazione, non c’è il rischio di perdere del tutto il servizio,
a cui si rivolgono 80 mila giovani l’anno? Bruno sostiene che la chiusura
è avvenuta a partire dal mese di gennaio per lasciare il posto al
vertice dei G8 ed il trasferimento in un nuovo sito (palazzo Serra Gerace)
non è ancora avvenuto e, probabilmente, il servizio non sarà
agibile ancora per parecchi mesi. Anche perché, aggiunge, anche
questa sistemazione sarebbe solo provvisoria perché i locali di
palazzo Serra Gerace sarebbero stati promessi ad un’altra struttura.
Sotto il profilo degli
anti G8, infine, va ricordato che verranno presentati oggi a Genova i programmi
del "Forum mondiale delle alternative" fondato dall’economista Samir Amin,
che sta preparando una serie di iniziative di orientamento e approfondimento
sulla globalizzazione, non solo a Genova.
(d.al.)
IL SECOLO XIX 24 febbraio
2001, Sabato
E Il ministro fa il punto
sul vertice
G8, pubblicita choc di
Forza Italia azzurri divisi
Resa dei conti in Forza
ltalia, stamattina, dopo il giallo della pubblicità choc sulla temuta
violenza al G8. Ia pagina comprata da! coordinamen to regionale degli Azzurri
sul Secolo XlX dell’altro ieri (immagini che evocavano gli scontri all’epoca
di Tebio, e slogan pesantemente allusivi nei confronti del sindaco Pericu
e del presidente della Provincia Vincenzi) è stata disconosciuta
dal coordinatore regionale Enrico Nan: Non ne sapevo niente». E il
senatore Luigi Grillo, in un’intervista al nostro giomale, parla apertamente
di brutta, provocazione», controproducente e negativa per I’immagine
della città. Stamattina allo Starhotel I’ideatore dell’iniziativa,
il coordinatore metropolitano Alberto Gagliardi, si trovera faccia a faccia
con Enrico Nan. All’assemblea genovese degli iscritti a Forza Italia parteciperà
anche il braccio destro di Berlusconi Claudio Scajola, che ha anticipato
un intervento su quello che appare un giallo politico all’intemo degli
azzurri. Come poteva Nan non sapere? E qual è stata la reazione
del Cavaliere? Ci saranno ripercussioni sulla composiziane delle liste
elettorali? Placate per il momento le reazioni del centrosinistra, ieri
e comunque uscito allo scoperto il diessino presidente della Fiera Luigino
Montarsolo: «Ingiusto e dannoso, per l’immagine dei prodotto fieristico,
che Tebio venga usata per rappresentare la violenza>. Intanto il responsabile
dell’organizzazione del G8 Achille Vinci Giacchi ha cercato di svelenire
il clima: «Siamo d’accordo che si parli dei grandi temi del mondo.
Si al dialogo. magari con un calendario per non confondere gli incontri.
Il Secolo XiX . 24 febbraio
2001, Sabato
Il ministro Vinci Giacchi
presenta le navi albergo e apre il dialogo con gli anti-globalizzazione
Affare fatto. Dopo tredici
mesi, la telenovela sulle navi albergo per il G8 si e conclusa uffialmente,
con la firma del contratto da parte della Fe stival e della Costa Crociere.
A questo punto è scongiurato il rischio di un G8 senza posti letto,
con migliaia di giornalisti sparpagliati in alberghi a decine di chilometri
da Genova. Definita la partita dell’accoglienza, ora si aprono quelle delle
manifestazioni a margine del G8 e del dialogo con i movimenti contro il
G8. leri mattina, nella sede del commissario di governo, in via Bosco,
il ministro plenipotenziario Achille Vinci Giacchi, responsabile della
struttura di missione del G8, ha aperto le porte. «Le iniziative
di dialogo sono ben accette, ma devono essere calendarizzate. L’accordo.
La prima idea di utilizzare le navi per integrare il numero insufficiente
di camere d’albergo fu del Comune e della prefettura, che sondarono il
terreno con alcuni broker. Ma solo dopo la costituzione della struttura
di missione, quando gli aspetti organizzativi sono stati chiariti, e stato
possibile raggiungere un accordo. L’operazione avrà il costo complessivo
di 6 miliardi e 200 milioni. Tre miliardi in meno di quella che era la
base di partenza della trattativa. Soddisfatti i dirigenti delle societa
armatrici. Franco Pellicari, vice presidente della Costa Crociere: «lo
sono genovese e opero da quarantaanque anni nello shipping. E’ motivo di
orgoglio partecipare all’accoglienza del G8». Umberto Ferrero, presidente
della Festival Crociere: «Metteremo a disposizione la nostra nuova
ammiraglia, la European Vision, attualmente in costruzione. Sarà
una nave con bandiera italiana, immatricolata a Genova». Le navi.
La European Vision, che sarà varata il 22 giugno in Francia, costera
tre miliardi per quattro giorni di noleggio. Con i suoi 250 metri di lunghezza,
le oltre 58.000 tonnnellate di stazza, le 783 cabine (di cui 132 suite
extra lusso), le sale per convegni, sembra ideale per ospitare alcune delegazioni
straniere. La seconda nave della Festival sara la Azur, capace di ospitare
sino a 700 persone in 450 cabine. Accogliera una parte dei giomalisti accreditati
e il noleggio costera un miliardo e
600 milioni. Stessa destinazione
e stessi costi per Costa Allegra, lunga 188 metri, con una stazza e di
29.296 tonnellate di stazza e 400 cabine. Le navi verranno ormeggiate nel
Porto Antico o accanto alla Stazione Marittima. ll dialogo. Nei prossimi
giorni il ministro Vinci Giacchi chiederà agli enti locali di partecipare
a un incontro per definire insieme il calendano delle iniziative legate
al vertice. «Nessuno vieta agli enti locali di organizzare manifestazioni
– ha ricordato – ma per poter utilizzare il logo del G8 occorerà
dimostrare che sono coerenti con gli obiettivi che il governo persegue».
Questo riguarderà anche i dibattiti sui grandi temi vicini ai movimenti
anti globalizzazione, come le disuguaglianze economiche, il debito estero
e lo sviluppo del terzo mondo, l’ambiente. Temi – ricorda Vinci Giacchi
– sui quali il governo italiano e fortemente impegnato. Siamo contrari
a chi vuoie bloccare i! G8, ma e anche interesse del governo trovare momenti
per dialogare pacificamente. Occorre una programmazione, in modo che non
si svolga tutto negli stessi giorni.
Le iniziative. Susy De
Martini, addetta alle iniziative collaterali per la struttura di missione,
spiega che alcuni casi il logo del G8 è gia stato autorizzato. Il
dieci marzo si svolgerà un convegno dei Rotary su Etica e globalizzazione,
con I’intervento del cardinale Tettamanzi. ln data ancora da destinarsi
è previsto un dibattito su diritto e globalizzazione con interventi
di Jeremy Rifkin. La Camera di commercio collaborerà a organizzare
nel palazzo della Borsa una grande mostra fotografica sui bambini nel mondo».
De Martini cerca di chiudere la polemica aperta dalla Provincia sulla mancata
risposta ai suoi
progetti: Nessuno ha bocciato
le iniziative culturali della Provincia. Valuteremo tutti insieme i progetti».
Andrea Castanini
Vinci Giacchi,
cerca il dialogo
«Vorremmo che Genova
non fosse ricordata per l’ennesima manifestazione del ”popolo di Seattle”
ma che qui si trovasse la maniera di dialogare in modo pacifico e costruttivo».
Rilancia il ”ponte” del dialogo verso i contestatori il ministro Achille
Vinci Giacchi, mentre la macchina organizzativa del vertice va avanti <C’e
una mobilitazione anti-G8 che io in parte comprendo - ha osservato ieri
il ministro - ma che nasce anche da una non conoscenza su ciò che
i governi, e in particolare il governo italiano, stanno facendo. Ci sono
temi - ha aggiunto - come quello del debito dei Paesi poveri che hanno
bisogno di approfondimenti, perche cancellare il debito non significa niente
se poi non si accompagna lo sviluppo di questi Paesi Lo stesso discorso
vale per i problemi del consumo delle risorse non rinnovabili, della diffusione
delle malattie, della poverta nei nostri Paesi Sono temi all’attenzione
dei governi su cui spero che ci sia 1’attenzione benevola da parte di chi
se ne occupa e che, quindi, si possa fare un’attiviti preparatoria al vertice
per dare da Genova un messaggio in più>. Secondo il ministro non
è escluso che si possano organizzare anche momenti di incontro fra
contestatori e partecipanti al summit anche durante i giorni del vertice
«se il confronto- ha sottolineato- resta in un ambito pacifico e
costruttivo, senza strumentalizzazioni. Certo se si dice che si vuole far
fallire il vertice..». Vinci Giacchi ha anche annunciato che a margine
della prima giornata del vertice e previsto, in serata, un incontro fra
i rappresentanti degli 8 Paesi più potenti e di Paesi che, invece,
sono esclusi dal vertice dei potenti
ILSECOIOXIX 25febbraio
2001, Domenica
A
ssemblea della rete Lilliput
mentre la galassia degli anti G8 stila il calendario delle manifestazioni
in vista del summit di luglio
Cosi contro glio otto
grandi .
La ”tre giorni ’ genovese
del movimento di Seattle
Agitati noi? agitati sono
i politici che si fanno propaganda sulle piaghe del mondo. Noi stiamo studiando
sodo per dare alla mobilitazione contro il G8 la massima serieta».
Sanno di essere i piu piccoli tra i piccoli in rnezzo a giganti del calibro
di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale. E percio hanno fondato
la rete lilliput, dalla saga di quei minuscoli esseri che sono riusciti
a imprigionare Gulliver. Ancora ieri, in assemblea nazionale a Genova (con
gli esponenti di 500 associazioni) hanno denunciato l’ultimo documento
dei governi piu forti in materia di sanita e paesi poveri: «Regalano
alle multinazionali la gestione della salute nel terzo mondo concedendo
guadagni altissimi e aumentando la poverta degli stati. Nel mirino finisce
lo stesso governo di centrosinistra, colpevole di aver dribblato un tavolo
di discussione con la società civile per abdicare alle imprese.
I lavori di Lilliput, iniziati venerdì, si concludono oggi. Con
la stesura finale del calendario di iniziative messo a punto ieri fino
a tarda sera in un clima di gruppi di studio e dibattiti in stile accademico.
In effetti la fitta trama di incontri e seminari organizzati dalle mille
anime antagoniste verso i caldi giorni del prossimo luglio si sta snodando
in tutta tranquillità. Questa settimana ci sara la riunione dei
patto di lavoro (l’organisrno di incontro tra contestatori e istituzioni
per non fare subito la guerra senza un minimo di diplomazia), poi la riunione
in centro storico soprattutto sui problemi legati alla ”zona rossa” (1’anello
di massima sicurezza attorno al Ducale). Il 7 marzo è attesa la
videoconferenza con il Chiapas, in Messico, per ascoltare il messaggio
del subcomandante zapatista Marcos. In mezzo, giovedi, Genova ospitera
una grande manifestazione di cittadini stranieri: il Forum antirazzista
si aspetta un’adesione di tremila tra africani, asiatici e soprattutto
sudamericani. Embrione del corteo di migranti indetto proprio alla vigilia
del G8. Le anime in campo sono decine. Da quelle parlamentari (con Rifondazione
e Verdi in prima linea) a quelle più in conflitto con le istituzioni
(il cosiddetto ”blocco blu” dei centri sociali che rifiutano ogni dialogo).
In mezzo scorre quell’universo che le realta genovesi solo in parte possono
rappresentare. Ma a Genova tutte daranno il meglio: Rifondazione sfilerà
con centomila persone per ostentare l’«orgoglio comunista»
(«Communist pride»), i centri sociali del cosiddetto ”blocco
giallo” con le tute bianche a far la parte del leone e il magma dell’associazionismo
pacifista. Potra nascere quindi il popolo di Genova, evoluzione studiata
nei minimi dettagli di quell’onda di protesta che a Seattle era nata improvvisamente
spiazzando i giganti del mondo. Resterà la caratteristica principe:
I’assenza di un vero capo. Solo tra i genovesi le figure che guidano piccoli
o grandi gruppi sono una trentina: spesso in lite tra loro anche per la
sola definizione di semplici documenti comuni. Ma é una forza compatta
nel pensare – pur con mille sfumature e mille ”mezzi” differenti per ottenerlo
– che un mondo diverso possa esistere». Come recitava lo slogan utilizzato
al Forum sociale sulle poverta di Porto Alegre in Brasile il mese scorso.
Certo è che il blocco genovese sara un semplice affluente al fiume
che si infrangerà contro la diga G8 da Milano, Torino, I’intero
Nord Est, Roma e Napoli. Una goccia nell’oceano increspato fatto di coltivatori
francesi, ultrapacifisti tedeschi e pasionari spagnoli. Anche loro con
la stessa caratteristica: nessun capo. Neppure tra i tanti leader carismatici,
i filosofi del movimento e i vari preti, sindacalisti e politici di frontiera.
Tutti coniugano – ciascuno su se stesso – quel prefisso inventato proprio
in Chiapas da un dottore messicano che ha scelto gli zapatisti come sua
nuova missione. Il prefisso e «sub», come «sotto»,
come «vice». Marcos, nuovo Che Guevara dell’era di Internet,
e il subcomandante, il vicecapo. Perche «il capo – dice – è
tutto popolo». Ed e ancora il popolo (del mondo) che i contestatori
di Genova vogliono a capo delle decisioni al posto de- gli otto grandi.
Giovanni Mari
Tutti i colori degli antagonisti
II blocco giallo
e le tute bianche. II movimento si ispira all’esperienza dei contadini
del Chiapas, in Messico, guidatl dal subcomandante Marcos. Rivendicano
i diritti minimi di cittadinanza, quelli che gli invisiblli, i poveri e
i deboli, non hanno. La fondazione può essere fissata alla manifestazione
ad Aviano contro la partecipazione italiana alla guerra in Kosovo.
ll blocco blu. Sopratutto
sono i centri sociali del centro e del sud Italia. Quelli che invaderanno
Napoli il prossimo 15 marzo per il vertice dell’Ocse. Non accettano confronti
con il potere costituito, che è sempre nemico. Anche per questo,
i ”blu” non hanno buoni rapporti con te tute bianche, considerate come
dei traditori per il loro dialogo con le istituzioni.
II blocco rosa e i pacifisti.
Sono I’universo più variegato: spazia dai cattolici agli storici
esponenti della controinformazione di sinistra. Con le nuove realtà
delle cooperative sociali e delle botteghe solidali. Come gli altri fondano
la loro azione su intemet ma danno vita a vere e proprie reti di associazioni
trasversali sia alla geografia sia all’ideologia. L’obiettivo è
quello di manifestare al G8 senza disordini. Le altre forze. La principale
sarà quella di Rifondazione il cui progetto è quello di riversare
sotto il Ducale centomila persone. Tra i partiti sfileranno i Verdi e altre
piccole componenti di sinistra. Poi le comunità di stranieri (con
una grande manifestazione di migranti), di omosessuali (ci sara il ”GayOtto”),
degli anarchici.
La Repubblica - Il Lavoro
25-02-2001
G8, l'anatema di Baget
E dagli anti vertice arriva
una voce:"Niente elemosine"
Pesante attacco di Don
Gianni dal palco dello Starhotel:
Genova capitale del terrorismo
comunista"
Genova - GLI scontri del
G8? Da evitare. Ma, semmai qualcosa dovesse accadere, i genovesi sanno
già con chi prendersela: sarà tutta colpa del presidente
della Provincia, Marta Vincenzi. Parola, solenne come il vestito che indossa,
di dono Gianni Baget Bozzo, che lancia il suo proclama dalla festosa platea
del congresso di Forza Italia. Dagli apllausi, par che la sua gente approvi.
Ma che dice Baget? «Marta Vincenzi è la nostra Ibarruri, la
pasionaria, ed è lei responsabile. Se nei giorni del G8 ci
sarà violenza è lei che ne porta la responsabilità».
Solo Claudio Scajola, ormai padrone in Liguria del partito, e non solo,
cerca di frenare l'irrefrenabile. Forte di una convinzione. «A luglio
saremo noi a dover gestire il problema dell'ordine pubblico durante il
G8, e quindi attenzione: non caschiamo nelle provocazioni su questo tema;
non dobbiamo metterci nelle condizioni che Genova possa spaventare chi
è all'esterno. Perciò d'ora innanzi riflettiamo bene su tutto».
Ma ci vuole altro ad arginare Baget, che si rammarica perché: «la
Curia genovese - dice - è rappresentata da don Gallo che
ammicca a Rifondazione e don Molinari che è organico all'establishment
comunista. Che mica è un vertice qualsiasi. Sì, perché,
garantisce Baget, «Il comunismo genovese è un'eccezione
in Italia, uno dei più stalinisti: è stato un comunismo in
qualche misura rivoluzionario. Qui è nato tutto: le Br, il sequestro
Sossi. Il manifesto di Forza Italia sul G8 mette l'accento su una cosa
grave: il fatto che Genova sia già organizzata come quinta colonna
degli antiG8. Genova è la capitale del comunismo, del terrorismo
comunista: ricordiamoci i fatti dal '60 in poi». E mentre Scajola
annuncia che per Alfredo Biondi, dalle nostre parti, non troverà
più posto, risultano decisamente meno accesi i toni usati dai pacifisti
riuniti a Sarzano per l'assemblea nazionale della Rete Lilliput.
Agli AntiG8 non è andato giù il piano di aiuti per i paesi
poveri richiesti dal governo alle multinazionali, che dovrebbe essere
discusso a Genova e interpretato come un'inaccettabile elemosina.
ILSECOLO xix 26 febbraio
2001, Lunedi
Assemblea chiusa
Gli antisummt «A
luglio azioni non violente»
Presidi tematici e azioni
di disturbo non violente il 20 luglio in apertura del G8, e <<una
forte caratterizzazione, nel corteo di massa, della componente equo-solidale-pacifista»
il 21 luglio. Sta prendendo corpo il calendario di iniziative della Rete
Lilliput di cui s’é conclusa ieri a Genova I’assemblea nazionale.
In maggio sara allestita nel capoluogo ligure una tenda di controinformazione.
Si lavora già per la preparazione della marcia delle donne e del
commercio equo-solidale (16-17 giugno). In concomitanza con il vertice,
dal 19 al 22 luglio, i lillipuziani organizzeranno anche un forum internazionale
sul tema ”ll mercato delle idee contro le idee di mercato” L’assemblea
della Rete e stata anche occasione per tracciare un bilan cio della campagna
per la riduzione del debito dei Paesi poveri (25 miliardi rac- colti in
3 anni e 24 milioni di firme). aE’ ’ un successo - ha detto Riccardo Moro,
del comitato ecclesiale - che l’Italia si sia impegnata a sostenere
i 70 Paesi a minor reddito pro capite (meno di 2 doilari al giorno) e non
solo i 41 paesi individuati dalla Banca Mondiale e dal Fmi».
La Repubblica - Il Lavoro
26-02-2001
Baget Bozzo usa toni da
'48"
Vincenzi: Il paragone con la 'pasionaria' mi onora
La presidente della Provincia replica agli attacchi
dell'esponente del centro destra
AVA ZUNINO
Il paragone con Dolores
Ibarruri, la pasionaria spagnola, non solo non la offende,
ma la onora. Parte così Marta Vincenzi, diessina, Presidente della
Provincia che don Gianni Baget Bozzo, infiammando la platea del congresso
di Forza Italia, ha indicato come: «la responsabile» nel caso
in cui durante il G8 dovessero verificarsi disordini da parte dei contestatori.
SuperMarta, quel paragone con la pasionaria come lo trova? «Non
fa altro che onorarmi, ma è troppo: non mi sento assolutamente
all'altezza di un tale confronto». E' sul resto che il Presidente
della Provincia dissente. O meglio trova "brutto" il resto della requisitoria
di don Baget Bozzo, il quale accusa la Provincia innanzitutto ma anche
il Comune, di aver schierato le istituzioni dalla parte della contestazione
al G8. Baget Bozzo, sabato mattina allo Star Hotel, ha tuonato per mettere
in guardia contro i rischi di queste aperture, in una città,
ha detto lui, in cui il «comunismo è stato uno dei più
stalinisti».
Baget Bozzo ha ricordato che Genova è stata la città delle
Br… «E' brutto pensare ad una campagna elettorale in cui i toni siano
questi - dice Marta Vincenzi - Mi dispiace per loro, ma anche per gli elettori
i quali dovrebbero essere messi in grado di decidere sulla base delle
proposte di governo». Ma lei, nei panni di guida ideologica
della contestazione, come si sente? «Ipotizzare che si possa
identificare l'antistato in un esponente del centro sinistra, che
governa nelle istituzioni da tanti anni, mi sembra tornare indietro,
mi sembra voler riportare la campagna elettorale ai toni del '48.
E questo non serve a nessuno, neppure agli elettori che invece dovrebbero
poter capire quali sono le differenze tra i due schieramenti».
Il sospetto è sempre lo stesso: «se si vuole attaccare un
modo di governare, bisognerebbe averne un altro da proporre. E io
questo non l'ho ancora sentito, neppure da Baget Bozzo che anche
su questioni come l'acciaio ha sempre ragionato in termini di "far fuori
la sinistra" e non sulla concretezza delle vicende. Insomma, nella
loro testa c'è uno schema ideologico. Spero che il centro
destra abbia qualcuno che esprima programmi, perché su cose come
queste non mi pare sia possibile un confronto». Eppure il rischio
di un richiamo alle ideologie, dice Marta Vincenzi, esiste anche
nel centro sinistra. «L'ho detto l'altro giorno parlando al
congresso dell'Anpi - racconta - Vedo il pericolo che ciascuno vada
rincorrendo valori rifugio: l'antifascismo per noi e l'anticomunismo
dall'altra parte. Ma il paese ormai è cresciuto, queste cose non
parlano più alla gente. Siamo ormai a valle di una scelta democratica
il cui orizzonte non è in discussione e chi spinge per tornare
indietro non fa un servizio a nessuno». Lei comunque è avvertita:
se al G8 ci saranno disordini, Baget Bozzo dice che ne sarà responsabile…
«Aver già trovato un capro espiatorio, per disordini che è
anche possibile che ci siano, vuol dire non sentirsi parte della società
civile, vuol dire sentirsi contro. E questo fa tristezza».
Il Piccolo di Trieste -
27/02/2001 (tratto dal sito della Rete
di intervento contro il summit G8 ambiente)
Ecco come apparirà
il centro durante i tre giorni (dal 2 al 4 marzo) delsummit per l'ambiente:
strade deserte, saracinesche abbassate, controlli per i residenti
G8, città bloccata dai mezzi anti-guerriglia Saranno 400 i blindati
che presidieranno gli accessi all'area del vertice. Chiusura forzata per
molti negozi
Se un abitante nella zona di piazza Unità, venerdì mattina,
volesse tornare a casa, avrà la sensazione di vivere in una città
in stato di guerra. In ogni angolo troverà i blindati che bloccano
il transito: di questi mezzi antiguerriglia ne arriveranno tra oggi e domani
circa 400. L'abitante dovrà abbandonare l'auto. Poi, per entrare
in centro, nella zona di casa sua, dovrà esibire i documenti
a uno dei tremila poliziotti, carabinieri e finanzieri, impegnati nei controlli
preventivi per il G8. Un agente molto probabilmente gli farà anche
aprire la borsa e controllerà attentamente il contenuto. Poi via
radio verificherà il nominativo dell'abitante con la sala operativa
della questura. Infine, finalmente, darà l'ok. «Può
passare» Ma l'avventura dell'abitante del centro non finirà
certo lì, al chek-point. Sentirà il rumore dei suoi passi
mentre si avvierà verso casa percorrendo le strade dove normalmente
parcheggiano le auto in divieto e il traffico è convulso e disordinato
e le troverà completamente sgombre. Non potrà concedersi
una sosta in uno dei tanti bar. Gran parte dei locali saranno chiusi e
quindi molte saranno le saracinesche abbassate. Questo sarà il centro
di Trieste nei due giorni del G8. Dai chek-point lungo gli accessi sulle
Rive e in un'area delimitata da via San Giorgio, via Diaz, via dell'Orologio,
via Pozzo Del Mare, piazza Squero vecchio, largo Granatieri, via Del Pane,
piazza Della Borsa e via Einaudi non potranno transitare nè auto
nè mezzi pubblici. E nemmeno i pedoni. A meno che - appunto - non
dimostrino di abitare nella zona. Potranno passare anche gli impiegati
degli uffici, i commessi dei negozi, i funzionari delle varie società
che hanno sede in quell'area. Ma i loro nomi dovranno risultare negli elenchi
che hanno gli agenti; liste che sono state richieste nei giorni scorsi
e il cui contenuto è stato verificato e vidimato dai funzionari
dell'ufficio di gabinetto della questura. Insomma venerdì e sabato
quella sarà una città fantasma, dove gli unici abitanti con
possibilità di movimento saranno i poliziotti, i carabinieri e i
finanzieri del servizio d'ordine. Ci saranno anche le ronde che potranno
effettuare controlli sommari delle persone.
Nella città
fantasma abiteranno i circa cento componenti delle delegazioni del G8 ambiente.
E anche i funzionari che arriveranno a Trieste non potranno nemmeno comprare
un souvenir da portare a casa per ricordo. «Molti - ha detto ieri
il presidente della Camera di commercio Antonio Paoletti - saranno
i negozi chiusi». D'altra parte che senso ha tenere una bottega aperta
se nessun cliente potrà mai arrivare. E' meglio tirar giù
le serrande e andarsene via per il week end. Non solo negozi, bar
edicole, saranno chiusi nelle giornate di venerdì e sabato.
Ma sarà off-limits anche l'ufficio postale Trieste 3 di piazza Verdi.
Si potrà andare a ritirare la pensione ma solo nella giornata di
giovedì, sia al mattino che al pomeriggio. Venerdì e sabato,
(solo al mattino) invece sarà aperto al pubblico l'ufficio di piazza
Vittorio Veneto. «La gente è furiosa. Vorrei avere mille lire
per ogni telefonata di protesta che sto ricevendo in queste ore»,
confida un funzionario della questura, addetto proprio all'organizzazione.
«Ma purtroppo non possiamo farci niente. I disagi sono inevitabili».
«Il dispositivo
di vigilanza, sicuramente articolato e massiccio, risponde a primarie esigenze
di sicurezza e all'inderogabile necessità di prevenire qualsiasi
iniziativa terroristica o comunque violenta che possa essere tentata contro
i partecipanti al vertice, analogamente a quanto predisposto dalle
autorità dei vari paesi in cui si sono svolte le precedenti riunioni
del G8», ha dichiarato il questore Alessandro Fersini. «Tale
esigenza di sicurezza - ha aggiunto - è ampiamente giustificata
dal rilievo dell'evento e dal livello delle personalità che vi interverranno.
Certamente lo spiegamento di forze recherà qualche disagio alla
cittadinanza, ma l'importanza dell'evento e la sede presecelta per lo svolgimento
dei lavori sono tali da sconsigliare l'adozione di misure diverse».
«Paghiamo un conto che non spetta a noi», tuona il presidente
della Camera di commercio Antonio Paoletti. «Il prefetto Grimaldi
ci aveva detto di non preoccuparci e invece ora dobbiamo chiudere
i negozi», aggiunge.
«E' un investimento
per il futuro», gli risponde indirettamente il sindaco Illy. «I
disagi dureranno due giorni, ma il nome di Trieste circolerà in
tutto il mondo e questa sarà un'ottima promozione per il turismo».
Ieri intanto il questore Fersini si è incontrato con una delegazione
della «Rete per le mobilitazioni del G8 Ambiente» composta
dai rappresentanti di una trentina di associazioni. «La manifestazione
di sabato pomeriggio che partirà da piazza Libertà sarà
pacifica e l'itinerario non toccherà le strade bloccate per il G8»,
dice Roberto Antonaz, consigliere regionale di Rifondazione comunista.
Rassicura: «Potranno partecipare anche i bambini».
Ma ieri in qualche bar
del centro le vetrine sono state coperte con i cartoni.
Corrado Barbacini
dal Lavoro Repubblica,
28.2.01
G8, Genova a rischio sicurezza per "Financial Times"
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UN FORUM di tre giorni
che raggruppi tre o quattro grandi sessioni tematiche (la povertà,
l'ambiente, il lavoro, gli effetti della globalizzazione, il recupero urbano)
per "entrare in sintonia" con il G8; e ancora un Summit dei Giovani, nelle
settimane appena prima del vertice, con un ragazzo e una ragazza a rappresentare
ciascuno degli otto, e altri giovani in nome dei paesi poveri e in via
di sviluppo, perché anche dal loro incontro vengano delle idee da
portare al tavolo dei leader. Sono le proposte "politiche" che la
commissione speciale di Tursi sul G8 proporrà alla struttura di
missione, nel corso di un incontro già fissato per il prossimo 9
marzo, nel corso del quale si parlerà sia di accoglienza che di
eventi. «Sono proposte che sono state approvate all'unanimità
- spiega Ottavio Cosma, presidente della commissione - e che dimostrano
quindi un impegno unitario delle forze politiche del Comune, di maggioranza
e di opposizione».
Cosma dovrà ora
elaborare meglio le proposte, per presentarle e ottenere il "via libera"
della struttura diretta da Achille Vinci Giacchi.L'unanimità non
c'è invece ancora per un progetto che prevede la creazione di una
rete di microcredito per le donne nei paesi in via di sviluppo; An si è
detta perplessa sulla titolarità del Comune nel proporre attività
di tipo finanziario. In programma, infine, anche una serie di manifestazioni
di sensibilizzazione sui grandi temi, con la proiezione dei filmati sulla
povertà, la malattia, l'ambiente, il debito estero, nelle piazze
del centro stoico e nelle delegazioni, perché i genovesi abbiano
chiaro quali sono i temi sui quali si discuterà a
Palazzo Ducale.
E intanto da Milano, dove
si è svolto il G8 ministeriale su criminalità e sicurezza,
il ministro dell'Interno Bianco chiarisce ancora una volta che a Genova
ci sarà «spazio pieno per chi vuole manifestare pacificamente
il suo dissenso». Niente da fare per i violenti e per chi vuole impedire
i lavori «e in questo caso ci saranno a Genova, come anche altrove,
misure di polizia per impedire con fermezza che ciò avvenga».
Particolare attenzione sarà riservata al rischio terrorismo, con
controlli accurati, dice Bianco, considerando gli ottimi rapporti tra le
"intelligence" dei paesi partecipanti. E mentre a Genova il Forum Antirazzista
denuncia che con la scusa dei controlli preG8 sono state avviate perquisizioni
e sgomberi nel centro storico ai danni di immigrati, con la scusa di sicurezza
e condizioni igieniche, e si chiede che agli stranieri non siano imposti
"controlli vessatori", dal quotidiano britannico "Financial Times" arrivano
alcune obiezioni sulla sicurezza che Genova sarà in grado di
garantire. Un articolo pubblicato ieri segnala che, se al vertice G7 di
Palermo non si sono avute manifestazioni né rischi per l'ordine
pubblico, Genova può creare problemi soprattutto per la sua realtà
urbanistica, con il Ducale in mezzo a vicoli; considerando anche che la
scelta d tenervi il G8 venne fatta prima delle rivolte di Seattle, nel
dicembre 1999. «L'unica consolazione per l'attuale governo italiano
- dice il "Financial Times" - è che se sarà Berlusconi il
vincitore delle elezioni, sarà suo il problema di non trasformare
il vertice in un fiasco».
(d.al.)
Rassegna
stampa mese di Marzo
Dal lavoro repubblica
del 1 marzo 2001
Qualcuno finalmente ha
reputato utile protestare vivacemente dopo aver visto quella pessima pagina
pubblicitaria di Forza Italia sul G8. Qualcuno, con ostinazione, continua
a tacere.
Qualcuno dice che con
quella pagina e con i velenosi attacchi ulteriori di ieri, è iniziata
la campagna elettorale. Ma non è da più di un mese che il
Presidente della Regione Liguria ha dichiarato che la Liguria deve essere
blindata per il G8? E non è da un bel po¹ di tempo che Baget
Bozzo, Frattini e altri hanno lanciato crociate terroristiche contro coloro
che manifesteranno nei giorni del Vertice?
Qualcuno ha taciuto in
tutte quelle occasioni, pensando che non valesse la pena intervenire perché
lo scontro in atto era tra quei pazzi scapestrati degli 'anti G8' e tra
isolati invasati dell¹ordine e della sicurezza. Entrambi indifendibili,
evidentemente.
Ecco, ora le cose si fanno
più chiare. La ridda di voci e le dichiarazioni biliose a mezzo
stampa sono più chiaramente leggibili, in un quadro in cui il tema
politico di fondo è se Genova deve essere una città aperta
oppure una città blindata.
La vicenda è complessa,
certo. Ma scomponiamola in questioni semplici: la prima riguarda le libertà
costituzionali di espressione e di manifestazione. Il resto per ora viene
dopo. L¹Arci e le organizzazioni locali e nazionali che aderiscono
al Patto di lavoro sul G8, da mesi chiedono agibilità democratica
e diritto a manifestare in quei giorni.
Lo chiedono per se stesse,
certo. Ma anche e soprattutto per le centinaia di Ong, reti internazionali,
associazioni, partiti, centri sociali e confraternite di tutto il mondo
che ci stanno dicendo che comunque porteranno migliaia di cittadini a Genova
nei giorni del vertice.
Quello di manifestare
è un diritto sacrosanto di tutte e di tutti? Cominciamo ad
esprimerci su questo. Alcuni partiti e soprattutto alcuni amministratori
locali, lo stanno facendo e provano a costruire strategie di dialogo e
di confronto. Ma evidentemente non basta.
A chi sta bene che passino
sotto silenzio situazioni di sospensione dei diritti e delle libertà
costituzionali? Genova sarà sotto i riflettori del mondo, con migliaia
di persone che chiederanno di manifestare pacificamente. Potranno farlo?
La destra ha imboccato
senza mezze misure una strada irresponsabile che alimenterà solo
lo scontro. Se ne prenderà le sue responsabilità.
Noi siamo per il dialogo,
sempre e comunque. Serrato, se necessario aspro, ma comunque dialogo.
Le forze sociali, politiche
e sindacali che hanno il potere di decidere o di influire sulle scelte
che possono portare la nostra città in quei giorni sulla via del
dialogo e del confronto democratico, se lo vogliono fare, lo devono fare
adesso.
Ora è il momento
di parlare. Tardare a farlo è anch¹essa una scelta.
Massimiliano Morettini
Presidente Arci Liguria
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La Repubblica - il lavoro
- 2.3.2001
G8: niente ferie negli ospedali
letti pronti per mille persone
GIUSEPPE FILETTO
SI E’ svolto a porte chiuse.
In Prefettura. Come tutti i vertici che possono scatenare paure immotivate.
Un vertice da cui non dovrebbe trapelare nulla. O quasi. Tranne un piano
da mettere in pratica durante i tre giorni del G8.Per fronteggiare le maxi
emergenze: ipotetici disastri e incidenti di grandi masse. Almeno mille
persone che potrebbero essere coinvolte da un disastro, da una calamità
e finire in ospedale. Tutto virtuale, ovviamente.
Anche se il piano di intervento
è vero, nero su bianco, impegna quasi due
settimane dal 15 al 27
luglio e a gran parte del personale dei reparti
ospedalieri e dei settori
sanitari interessati non consentirà di andare in ferie. A garanzia,
appunto, delle urgenze. Si tratta di una taskforce sanitaria che coinvolge
i 4 ospedali più grossi di Genova (San Martino, Sampierdarena, Galliera
e Gaslini) e quelli periferici, la Asl Tre genovese e tutta la rete dell’emergenza.
Ma anche i reparti sanitari delle Forze Armate, di polizia, carabinieri
e guardia di finanza. I cui vertici
ieri mattina sono stati
presenti alla riunione convocata dal prefetto Antonio Di Giovine.La commissione
ha consegnato la sua mappa di competenze. Al San Martino(già pronto
soccorso di 2° livello) è demandato il coordinamento e la gestione
dell’emergenza per il G8. Tanto che lo stesso Gaetano Cosenza,direttore
generale, e il suo direttore sanitario, Paolo Elia Capra, prevedono per
quella settimana un impegno maggiore nei reparti di cardiologia, neurochirurgia,
trapianti. Oltre, ovviamente, le rianimazioni e il pronto soccorso. «Comunque
— spiega Cosenza — martedì prossimo si riunisce la commissione interna,
che stabilirà quali risorse umane destinare. Ed è chiaro
che le attività implicate debbano essere al completo, perciò
abbiamo già comunicato alle organizzazioni sindacali che dal 16
al 28 luglio non potranno
essere concesse ferie».
La mappa riguarda anche i reparti di radiologia,
cardiochirurgia e i blocchi
operatori. Il "divieto" di usufruire del congedo
ordinario dovrebbe interessare
circa 300 dipendenti: medici, infermieri e
operatori sanitari. L’emergenza
è demandata anche al Galliera, a Sampierdarena e al Gaslini per
la parte pediatrica. E Lionello Ferrando, direttore generale di Villa Scassi,
ieri ha annunciato l’apertura del Dea a maggio, prima del G8: otto letti
cardiologici di terapia intensiva, altrettanti di anestesia e rianimazione,venti
di postintensiva e 10 di osservazione breve. Gli ospedali periferici della
Asl Tre (Voltri, Sestri Ponente, Rivarolo,
Pontedecimo e Recco) dovranno
invece servire da serbatoio per i casi non di urgenza. «Non sappiamo
cosa succederà in quella settimana a Genova — precisa Eliano Delfino,
direttore sanitario — ma noi dobbiamo presentarci preparati». Inoltre,
alla Asl di Genova è stato affidato il delicato incarico di potenziare
le attività sanitarie sul territorio: dai controlli ai cantieri
di lavoro alla sicurezza negli ambienti, dall’igiene territoriale e degli
alimenti. «E in quella settimana — aggiunge il manager Luciano Grasso
— c’è bisogno di avere personale necessario, per garantire reperibilità,
guardie e servizi».
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La Repubblica - il lavoro
- 2.3.2001
Gli immigrati in corteo
Più permessi, meno espulsioni
L’incontro
Le delegazioni ricevute dal sindaco e dal prefetto
LUIGI LESEVIC BRUZZONE
UNA NUTRITA rappresentanza
degli immigrati presenti a Genova, ieri
pomeriggio dopo le 17
ha dato vita ad un tranquillo, anzi festoso, corteo,
accompagnato da slogan
e musica etnica, dalla Stazione Marittima alla
Prefettura. Secondo gli
organizzatori — almeno 25 associazioni, compresi i
sindacati confederali
— hanno sfilato in circa 1500 (che invece la Digos
ridimensiona a seicento
persone). Due delegazioni si sono incontrate e col sindaco Pericu e con
il prefetto Antonio Di Giovine.
Motivi principali della
manifestazione il rinnovo e l’ampliamento dei permessi di soggiorno; l’aumento
delle quote d’ingresso ed il problema delle
abitazioni, la mancanza
delle quali getta gli immigrati fra le braccia degli
strozzini di case e tuguri.
Sullo sfondo il timore che, proprio in occasione del vertice G8, il Centro
Storico venga, prima sommariamente ‘ripulito’ da tutti gli irregolari,
quindi blindato e trasformato in un grande ghetto.
Il sindaco Pericu ha promesso
il suo intervento presso le autorità di governo perché le
ragioni degli immigrati vengano attentamente considerate e, dove possibile,
condivise.
Per quel che riguarda
Palazzo Tursi, Giuseppe Pericu ha ricordato che la
giunta ha deliberato l’assegnazione
al coordinamento immigrati, di un
edificio, in zona centrale,
per realizzare la "Casa dei Popoli e della Cultura"
dove italiani e stranieri
possano incontrarsi, conoscersi e fraternizzare.
L’edificio in questione
— ha precisato Pericu — sarebbe già stato
individuato.Il prefetto
— era presente all’incontro anche il presidente della Provincia Marta Vincenzi
— ha preso buona nota di tutte le richieste avanzate dai rappresentanti
degli immigrati. Ha poi voluto sdrammatizzare i timori legati al vertice
G8. Nessuno parla di repulisti nei carruggi. La situazione delle posizioni
illegali, inoltre, viene eccessivamente enfatizzata. Secondo recenti stime,
infatti, su sei mila controlli porta a porta effettuati nel Centro Storico,
solo alcune decine sarebbero i casi accertati di immigrati non in regola.
Sul delicato tema delle
quote d’ingresso, ha detto la sua anche il presidente della Provincia.
Queste quote, infatti, vengono stabilite dai fabbisogni denunciati dai
datori di lavoro e registrati dagli uffici competenti, uffici che adesso
agiscono sotto la regia della Provincia. Dunque, — ha precisato Marta Vincenzi
— sarà meglio partire dai dati più che dalle scelte ideologiche.
Finiamola con le sparate e riportiamo il problema con i piedi per terra.
Il corteo — che ha percorso via Gramsci, Porta dei Vacca, via Garibaldi,
piazza Fontane Marose, via XXV Aprile e via Roma — era composto, fra le
tante, da delegazioni di nigeriani, marocchini, senegalesi, eritrei, somali.
Molti anche i latinoamericani. Davanti alla Prefettura molti slogan tipo
"Stop ad ogni espulsione" e "Uniti per i diritti" mentre improvvisati oratori
ricordavano come anche il popolo italiano sia stato, nel recente passato,
un popolo di emigranti, sparso in tutto il mondo dove, con il lavoro, ha
costruito il benessere delle nazioni ospitanti: «Adesso chiediamo
di poter fare lo stesso da voi» hanno invocato urlando nei microfoni.
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dal Lavoro Repubblica .
2.3.2001
Stasera la "Rete" ritorna in campo
chi dice no
UN MILIARDO e 400 milioni
di persone, su 5 miliardi e 800 milioni di
abitanti della Terra,
non hanno accesso all’acqua potabile. Il rischio è che
nel 2020, quando la popolazione
mondiale sarà di 8 miliardi di esseri umani, il numero delle persone
senz’acqua aumenti a tre miliardi di unità.
"La politica dell’acqua
nel gorgo del business: la mercificazione della risorsa da parte delle
multinazionali" stasera salirà sul patibolo, nella sala conferenze
del Dopolavoro Ferroviario di via Andrea Doria. L’appuntamento è
per le ore 21 ed è stato organizzato dalla "Rete contro il G8",
all’interno delle iniziative per la campagna non violenta di boicottaggio
del vertice del luglio prossimo a Genova.Tra i relatori del dibattito figurano:
Riccardo Petrella, docente di Economia all’Università di Lovanio
e presidente del Comitato Italiano Contratto Mondiale per l’Acqua; Emilio
Molinari, del Forum Ambientalista e vice presidente dello stesso comitato.
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dal Lavoro Repubblica 2.3.2001
Tutti i divieti della città blindata
Schedati
lavoratori e residenti, solo loro potranno passare
Per tre giorni da via
Fieschi al centro storico posti di blocco e chiusure
totali. In difesa degli otto Grandi
Se in questi giorni, voi
che abitate o lavorate nel centro città, vi siete sentiticontrollati,
osservati, quasi spiati da un Grande Fratello, niente paura. Non c’è
nessun colpo di stato in vista, sono solo le misure di sicurezza inpreparazione
del vertice dei G8.
Anche se mancano ancora
alcuni mesi, polizia e carabinieri in queste ore
stanno bussando alle porte
di case e uffici e stanno fotocopiando migliaia di carte d’identità
e di altri documenti di tutti coloro che vivono, lavorano o transitano
abitualmente nella cosiddetta "zona rossa". E’ bene cominciare a farci
l’abitudine con questa terminologia. Si tratta dell’area cittadina in cui,
proprio per la vicinanza a Palazzo Ducale, all’Expò e ai luoghi
di svolgimento del vertice, è massimo il controllo da parte dell’apparato
di sicurezza.
La zona rossa, quella
a forte "rischio disagi" è il quadrante delimitato da
queste vie e piazze.
Si parte da piazza Cavour,
poi via Turati, San Lorenzo, piazza Dante, via
Fieschi, via XX Settembre,
via Vernazza, Piccapietra, piazza Corvetto, il
tunnel fino a piazza Portello,
poi piazza Fontane Marose, e quindi una linea di sicurezza interna ai vicoli,
ad isolare Palazzo Ducale parallelamente a via XXV Aprile e poi giù
fino a Caricamento. All’arrivo dei cortei di auto blu, verranno temporaneamente
chiuse al traffico, sia delle auto che dei pedoni, via Venti all’altezza
di via Fieschi, e Caricamento all’altezza di Cavour e del Sottopasso.
Per entrare nella zona
rossa bisognerà superare sette check point fissi, per auto e passanti:
piazza Cavour angolo Molo; piazza Dante; via Ceccardi angolo Dante; via
Carducci; largo XII Ottobre angolo largo Fucine; piazza Portello angolo
via Interiano; Caricamento altezza Sottopasso. Ci saranno inoltre, dislocati
a seconda delle esigenze del momento un’altra ventina di posti di controllo
da parte di carabinieri, polizia e guardia di finanza. Saranno a ridosso
della zona rossa, e, in particolare, nei pressi di viaTurati e via San
Lorenzo, di via Venti, della galleria tra Corvetto e Portello,e in altri
punti ancora da definire.
I controlli ai check point
saranno particolarmente severi. Le auto verranno ispezionate anche con
gli specchi infilati sotto la vettura per verificare che non vi siano ordigni,
e anche con speciali unità cinofile in grado di fiutare particolari
tipi di esplosivo.
Per luglio sarà
stato completato anche il censimento in corso. Un intervento finalizzato
a conoscere nome, cognome e professione di tutti i genovesi che vivono
e lavorano all’interno della zona rossa. Una radiografia completa il cui
scopo è quello di individuare eventuali terroristi.
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2.3.2001
Frattini: «C´è
un rischio eversione»
Lilliput e Amici del Chiapas
nel mirino del parlamentare
Il caso
La denuncia in un´intervista
a Panorama:«Sono collegatialla rete che punta a sabotare il G 8»
Franco Frattini, deputato
di Forza Italia e presidente
della commissione di controllo
dei servizi segreti
Di GIUSEPPE MARZANO
Non criminalizzare, ma
nemmeno sottovalutare i rischi. Già a metà febbraio, con
un´interrogazione, Franco Frattini aveva lanciato l´allarme
sull´organizzazione di iniziative di disturbo e di sabotaggio del
vertice dei G8, l´incontro dei Capi di stato dei Paesi più
industrializzati, in programma a Genova nel prossimo mese di luglio. Il
presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti torna
ora alla carica con un´intervista che viene pubblicata oggi dal settimanale
Panorama, in cui parla di una rete internazionale che starebbe organizzando
il sabotaggio del vertice, rete che stende le proprie maglie fino al Trentino
Alto Adige, dove sarebbero presenti alcuni nuclei organizzativi. «Il
problema è reale - dice Frattini - Il presidente del consiglio,
Amato, ha risposto alla mia interrogazione in aula, specificando di aver
dato ordine ai servizi segreti di operare. Non so quali siano i risultati
di queste indagini e, se anche li conoscessi, non potrei parlarne, ma è
evidente che si tratta di un problema reale».
Le ha sostenuto che la
centrale organizzativa del sabotaggio si trova in Veneto e in Trentino
Alto Adige: chi la controlla?
Non è esattamente
in Veneto o in Trentino Alto Adige, ma in queste regioni ci sono delle
reti di centri sociali che danno supporto alla «Rete contro il G8»
che si trova a Genova. Nel Triveneto operano organizzazioni collegate.
Penso, ad esempio, alla Rete Lilliput, oppure ad un gruppo anarchico insurrezionale
che opera a Rovereto. Ancora, ad un´associazione che fa capo agli
Amici del Chiapas a Trento. Proprio qualche giorno fa, c´è
stata una perquisizione nelle sedi della Rete Lilliput di Bolzano e Trento,
non perché l´ho chiesto io, ma perché c´erano
elementi che hanno reso evidente questa partecipazione alla «Rete
contro il G8». È stato poi accertato che questa attività
rientra nei limiti della sinistra antagonista, non certo terrorista.
Insomma, rientra tutto
in una legittima opposizione al vertice?
Certo, non stiamo parlando
di una rete terroristica: quest´area dei centro sociali, dell´antagonismo
di sinistra, è una rete che si muove alla luce del sole ed ha aderito
all´organizzazione di una sorta di contro-vertice che viene coordinata
da una struttura che opera a Genova e si chiama «Rete contro il G8»,
collegata ad un consigliere comunale di Rifondazione comunista. Non è
neanche una notizia segreta: tutto è stato esplicitamente confermato,
tanto che questo consigliere comunale mi ha anche invitato ad andare a
vedere cosa si sta organizzando. A questa Rete sono collegate anche organizzazioni
che operano nel Nord Est.
Qual è la sua preoccupazione?
Viene preparata una serie
di azioni di disturbo che sfoceranno in manifestazioni nel periodo immediatamente
precedente il G8, allo scopo esplicito di disturbare questa riunione che
da loro viene vista come dimostrazione del globalismo. È chiaro
che a queste manifestazioni si collegano quelli che già hanno colpito
a Davos, Seattle, Nizza o Berlino. Bisogna fare attenzione, perché
c´è il rischio che queste azioni di disturbo sfocino in scontri
di piazza.
Lei parla di «sinistra
antagonista», ma alla Rete Lilliput aderiscono sigle del mondo cattolico,
o, in Alto Adige, organizzazioni come il Bauernbund che è difficile
definire di sinistra.
Non c´è dubbio
che queste organizzazioni abbiamo una composizione molto eterogenea. La
Rete Lilliput ha aderenti che provengono da esperienze molto diverse, ma
nel suo ambito esistono persone che sono compartecipi del progetto «Rete
contro il G8». Qui non si tratta di criminalizzare qualcuno, ma è
bene che queste organizzazioni facciano una verifica al loro interno.
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Il Piccolo - 3.3.2001
Ma il ministro italiano
Willer Bordon si dice ottimista: «Bush non è più rigido
di Clinton»
Trieste, oggi cala il popolo di Seattle
Effetto serra: occhi puntati sugli Usa, ancora
incerti se dare il via libera alle intese di Kyoto
TRIESTE - Il «popolo
di Seattle» si è dato appuntamento per questo pomeriggio a
Trieste, in occasione del vertice mondiale sull’ambiente.
Non meno di cinquemila
persone, secondo le ultime stime (ma le cifre più allarmistiche
parlano anche del doppio), arrivate con ogni mezzo da mezza Europa, partiranno
alle 14,30 da piazza Libertà per dare vita
alla protesta contro
la politica dell’ambiente attuata (o non attuata, a seconda dei punti di
vista) dai Grandi della terra.
A fronteggiare la
marcia dei cinquemila ci sarà uno schieramento di polizia e carabinieri
come non si era mai visto: tremila uomini in assetto da guerra pattuglieranno
le vie, gli incroci, i possibili obiettivi della contestazione.
Già ieri
ci sono state le prime avvisaglie, ma i pochi episodi non hanno creato
alcun problema. La città ha vissuto una vigilia in un’atmosfera
surreale, col centro blindato e pattugliato. Attorno alla «città
proibita» (i
lavori del G8 si
svolgono nel palazzo della Regione, in Piazza Unità) non potevano
muoversi neanche i passanti. Poliziotti scattanti chiedevano documenti
a chiunque: è successo perfino al questore in persona.
Saracinesche abbassate,
molti negozi e bar chiusi: si riaprirà lunedì, meglio cautelarsi.
Il ministro Willer
Bordon, che come ospite presiede i lavori, ha invece smentito l’allarme
a proposito del rischio di un attentato terroristico di matrice islamica,
come aveva invece preannunciato un’informativa dei
Servizi nei giorni
scorsi. Ma ieri nuclei speciali di poliziotti hanno ispezionato perfino
le fogne, sigillando i tombini.
Corrado Barbacini
TRIESTE - Parte in
salita il G8 sull’ambiente di Trieste. Se i punti di partenza sono chiari,
quelli di arrivo restano ancora sospesi tra le stanze dove le delegazioni
si stanno confrontando per limare e rivedere il
documento finale
che sarà approvato domani.
Il pianeta si avvia
al collasso ecologico - tra inquinamento selvaggio, effetto serra, buco
dell'ozono, desertificazione ed emergenze varie - se non si ingrana la
retromarcia. Retromarcia invocata da gran parte
dei Paesi del mondo,
dalle oranizzazioni imprenditoriali e sindacali, dalle organizzazioni non
governative e dai rappresentanti delle religioni mondiali riunite a Trieste.
E qui l'attenzione è puntata innanzitutto sugli
Stati Uniti, che
attualmente nell'atmosfera scaricano il 25% dell'anidride carbonica complessiva.
E infatti, l'inquinamento è cresciuto anche e nonostante gli accordi
di Kyoto del ’97 e il fallimento del recente vertice
dell'Aja è
imputabile largamente agli Usa. L'Europa, Italia in testa, vuole riportare
perciò gli Usa sulla strada tracciata dal protocollo di Kyoto per
la riduzione delle emissioni di gas serra. La risposta? Ancora incerta.
La rappresentante
Usa Christine Withman ha dichiarato di voler ridiscutere gli accordi faticosamente
raggiunti, ma poi non tradotti in azioni concrete. «In realtà
non vogliono azzerare gli accordi, stanno
soltanto alzando
il prezzo», commenta una fonte della delegazione italiana. Più
ottimista il ministro Bordon, che dopo aver incontrato per la prima volta
la collega americana, assicura di averne tratto elementi
di speranza: «non
ho trovato nell'amministrazione Bush una posizione più arretrata
o rigida di quella assunta dalla precedente». Secondo indiscrezioni,
si è parlato anche delle munizioni ad uranio impoverito.
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dal secolo xix del 4 marzo
2001
G8, IL DEBITO ESTERO E IL NOSTRO DIGIUNO
Siamo i rappresentanti
delle commissioni di giustizia e pace e integrità del creato di
una grande rete di congregazioni internazionali, presenti in quasi tutti
i paesi del mondo,viviamo con gli aborigeni dell'Amazzonia, i pigmei dell'Africa,
i beduini del deserto. Da anni ci impegniamo, collegati in rete tra noi
con altri organismi laici internazionali, per ottenere dai governi la cancellazione
totale del debito estero ai paesi del sud del mondo.
Viviamo tra i popoli impoveriti
del sud del mondo e quindi siamo testimoni di come il debito e specialmente
gli aggiustamenti strutturali imposti dal fondo monetario internazionale
abbiamo disumanizzato e affamato le popolazioni tra cui lavoriamo. Tutti
i giorni tocchiamo con mano lo sfruttamento e le ingiustizie
che uomini, donne e bambini subiscono. Sono paesi di risorse umane e naturali
che vedono saccheggiati i loro beni senza potere intervenire. Per queste
ragioni noi, congregazioni missionarie internazionali, seguendo l'insegnamento
e il richiamo di Giovanni paolo II, ci siamo attivamente coinvolti per
chiedere ai G8 la totale cancellazione del debito estero di questi paesi
impoveriti.
Conosciamo la complessità
del problema, ma gli 800 milioni di uomini, donne, bambini che ogni sera
vanno a letto affamati, gli ammalati che non possono curarsi perché
non ci sono medicine o costano troppo, i bambini e le bambine a cui e'
negato l'accesso alla scuola perché poveri, tutto questo ci sembra
di una tal urgenza che le lentezze dei G8 nel perseguire la cancellazione
del debito ci lasciano sgomenti e perplessi.
Abbiamo inviato
ai governi dei G8 un documento con la richiesta della cancellazione del
debito estero. Per i giorni del summit di Genova, abbiamo deciso di manifestare
la nostra solidarietà con le popolazioni sconfitte e avvilite dalla
fame e dalla povertà con due giorni continui di digiuno e di preghiera.
I due confratelli e consorelle, in tutto il mondo, in quei giorni digiuneranno
e pregheranno con noi in una grande catena. Vogliamo chiedere alle altre
confessioni cristiane, alle grandi religioni e a tutta la città
di Genova, di partecipare con noi in questo spazio di digiuno e di pressione
in favore dei più poveri. Il luogo scelto da noi per la preghiera
e il digiuno era la chiesa dell'Annunziata perché francescana e
perché centrale. Per ragioni di sicurezza, ci e' stato detto che
forse non sarà possibile. Siamo disposti ad usare un altro luogo
purché centrale e visibile per diventare in quei giorni un luogo
di riflessione e di proposte per tutta la città, per le persone
che verranno da fuori, e la richiesta forte e chiara al G8.
Suor Patrizia Pasini
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dal lavoro - repubblica
lunedi 5 marzo 2001
G8, preghiera e digiuno
nei giardini di Brignole
Le congregazioni missionarie
internazionali chiedono un posto agibile durante il vertice
UN'ALTRA tegola è
caduta sulla testa del 'Comitato G8' deputato all'organizzazione del vertice
mondiale che si svolgerà a Genova dal 20 al 23 luglio. Adesso,
prefetto ed enti locali dovranno stabilire dove sistemare i religiosi e
le religiose delle Congregazioni Missionarie Internazionali che in
quei giorni saranno in città per tenere una singolare 'due giorni'
di digiuno e preghiera nell'intento di convincere i potenti della terra
a cancellare velocemente i debiti vantati nei confronti del Terzo Mondo.
Inizialmente a suor
Patrizia Pasini, che da Roma coordina le congregazioni, era stata prospettata
la chiesa dell'Annunziata. La scelta sembrava buona poi, però, è
risultato che per accedere al tempio, missionari e fedeli avrebbero dovuto
sottostare ai controlli di polizia e carabinieri. Chiusa via Baldi,
forse fuori uso la stazione di Principe, tutta la zona sarebbe risultata
blindata. «Se le cose stanno così - precisa suor Patrizia
- la Nunziata non va più bene».
Allora? «Allora
cerchiamo un'altra zona. Pensiamo ai giardini davanti alla stazione Brignole.
Noi missionari siamo abituati a pregare anche all'aperto. Inoltre, i confratelli
che arriveranno a Genova in treno da tutto il mondo, ci troveranno più
facilmente».
Ma chi sono questi
missionari?
Ecco la loro risposta:
«Viviamo tra i popoli impoveriti del Sud del Mondo e siamo testimoni
diretti di come il debito contratto da questi paesi e gli aggiustamenti
strutturali imposti dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi), abbiano disumanizzato
ed affamato le popolazioni tra cui lavoriamo. Tutti i giorni tocchiamo
con mano lo sfruttamento e le ingiustizie che uomini, donne e bambini subiscono.
Ottocento milioni
di persone ogni sera vano a letto affamati, gli ammalati non possono curarsi
perché le medicine costano troppo. Tutto questo ci sembra di una
tale urgenza che le lentezze dei G8 nel perseguire la cancellazione del
debito ci lasciano sgomenti. Durante i
due giorni di digiuno e preghiera - continua suor Patrizia - tutti i missionari
sparsi nel mondo, digiuneranno e pregheranno con noi in una grande catena
ideale. Chiediamo anche ai genovesi di unirsi a noi, di partecipare all'opera
di pressione in favore dei più poveri della terra».
E il tema di come affrontare
l'altroG8, quello che non sta al tavolo dei Capi di Stato, viene discusso
stasera alle 21, in un incontro organizzato dall'Associazione Clip al dopolavoro
ferroviario di via Andrea Doria. A parlare di come: «Trattare senza
farsi male; in vista del G8 tra conflitto e politica», sarà
Luigi Manconi.
Per dire che cosa?
«Per dire come la
politica, intesa come politica di governo a livello nazionale e locale,
può trattare i movimenti, può elaborare strategie di mediazione
che consentano di trattare, senza farsi male come dice il titolo dell'incontro»,
dice Manconi. La tesi è che: «la politica può disinnescare
la violenza, che si manifesta quando non c'è politica, con il rifiuto
di includere soggetti e movimenti e domande collettive».
Includere i movimenti:
è un tema caldo a Genova e in Liguria in questo momento. Caldo e
dibattuto, come ne è esempio la pubblicità choc di Forza
Italia che individua nel presidente della provincia e nel sindaco, "rei"
di dialogare con i movimenti, i responsabili di eventuali violenze. O come
le polemiche che si sono abbattute sul sindaco di La Spezia che si è
offerto di ospitare le componenti dell'antiG8...
«Non posso
giudicare nel merito la vicenda del sindaco di La Spezia - dice Manconi
- ma ipotesi come queste sono quelle che consentono di includere, cioè
di riconoscere legittimità a domande extraistituzionali, quando
chiedono riconoscimento. Per questo io faccio l'esempio con realtà
distanti, come i centri sociali e il gay pride: sono conflitti distanti
ma hanno come posta in gioco lo spazio come agibilità politica.
Disporre di spazio significa l'affermazione dell'identità».
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da repubblica -
lavoro del 7/3/2001
La città blindata dal 15 luglio
al dissenso della Rete AntiG8
Biasotti svela l'accordo
del 9 febbraio tra le Autorità: "Perìcu e Vincenzi sono d'accordo"
GIUSEPPE FILETTO
SE NE attendono duecentomila,
manifestanti, ma anche se ne arrivasse
soltanto la metà,
a contestare il G8 e la globalizzazione dei "potenti", Genova non sopporterebbe
questo carico. Si creerebbe un problema di odine pubblico. Tanto che il
comitato messo in piedi per organizzare e gestire il Grande Evento, avrebbe
deciso "di evitare che qualunque avvenimento di massa, politico e culturale
si svolga dal 15 luglio prossimo", a ridosso del summit previsto per il
21, 22 e 23 luglio. Per evitare, soprattutto, perchél'appuntamentovetrina
metta a rischio l'immagine di Genova.
Come dire: il capoluogo
ligure non sarà mai un'altra Seattle. Tanto più che "esiste
una regia di attacco organizzato al prossimo vertice, una rete eversiva
pronta a pianificare azioni di disturbo", come lo stesso Franco Frattini
ha ribadito in queste ultime settimane. Le parole del presidente del comitato
parlamentare di controllo sui Servizi Segreti ieri sono state ripetute
da Sandro Biasotti, quando ha comunicato all'intero Consiglio Regionale
la decisione presa il 9 febbraio scorso in sede locale e che forse sarebbe
dovuta rimanere segreta fino alla vigilia del vertice. Per non creare allarmismi
e soprattutto contestazioni politiche anzitempo. Anche se il ministro dell'Interno,
Enzo Bianco, più volte ha assicurato la presenza a Genova della
taskforce del Viminale, guidata dal prefetto Aldo Gianni.
Il sindaco Giuseppe Perìcu,
il presidente della Provincia, Marta Vincenzi, il
prefetto Antonio Di Giovine,
il questore Francesco Colucci e il presidente
della giunta regionale,
stando a quanto riferisce quest'ultimo, sarebbero tutti d'accordo nel blindare
il vertice di Genova. Non saranno permessi cortei e manifestazioni dopo
il 15 di luglio? Vincenzi tiene a chiarire: «Non posso rispondere
su questo. C'è una tacita intesa fra tutti, per garantire la sicurezza,
e chi rivela queste cose in giro, non fa che metterla a repentaglio. Dimostra
irresponsabilità".
Il prefetto ha scritto
una lettera al ministro plenipotenziario Achille Vinci
Giacchi. Si vuole "evitare
che nella seconda metà di luglio ci siano
manifestazioni di massa"
e che il capoluogo diventi terreno di scontro: come Seattle, Nizza, Davos
e non ultima Trieste. «Il dissenso si può ospitare prima,
come ha fatto Porto Alegre - dice Biasotti -: nelle settimane precedenti
gli AntiG8 potrebbero elaborare una piattaforma alternativa, da sottoporre
ai capi di Stato». Oltre le motivazioni di carattere politico e di
sicurezza, che potrebbero sorgere dalle iniziative della Rete Lilliput
(50 associazioni locali e nazionali), il presidente della Regione ha snocciolato
alcuni numeri: i 2700 posti letto di Genova e i 3400 con tutta la provincia,
l'assalto ai traghetti da parte di chi va in vacanza nel penultimo fine
settimana di luglio, le autostrade intasate.
Il dibattito di ieri in
Regione è stato teso. Scatenato da una mozione di
Massimiliano Costa (Ppi)
e da una serie di interpellanze di Fabio Morchio
(Sdi), Bruno Valenziano
(Fi), Marco Nesci (Rifondazione), e dal gruppo dei
Ds. Tutti a chiedere spiegazioni
sulle dichiarazioni rilasciate da Biasotti "di
rendere la Liguria offlimits
ai movimenti internazionali AntiG8". La
maggioranza del Polo (Jacobucci,
capogruppo di An), preoccupata
dell'arrivo dei contestatori
a Genova ("Bisogna tenerli alle frontiere i criminali organizzati") si
è scontrata con l'opposizione, disposta ad accettare il dialogoe
il dissenso non violento. In aula è stato sventagliato anche l'attacco
del capogruppo di An contro Nesci: «Sei andato a Ventimiglia, accompagnandoquei
delinquenti che hanno sfasciato la città. Per questa volta te l'abbiamo
perdonata...». Il capogruppo di Rifondazione l'ha definito una minaccia
di tipo fascista, lanciata "in un clima intimidatorio e di terrorismo psicologico".
«Il vero problema
- precisa Paolo Perfigli, capogruppo dei Ds - è distendere il timore
che si vuole invece instaurare, proprio per far fallire l'evento. Ma questo
si può fare soltanto se si costruisce l'accoglienza e la si organizza».
In merito la Promo Est si è aggiudicata la gara per l'affidamento
dell'ospitalità del G8.
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da Repubblica - Il lavoro 7/3/2001
Ore 21, lezione di conflitti
Luigi Manconi, nelle vesti
di sociologo, spiega come tenere la tensione
sotto controllo
Si è chiusa con
un appello al governo del presidente della provincia di
Genova Marta Vincenzi,
l'ultima lezione di politica vissuta organizzata dal
Centro ligure per l'innovazione
della politica e delle istituzioni "Trattare senza farsi male: in vista
del G8 tra conflitto e politica", a cura del senatore Luigi Manconi, del
gruppo parlamentare Verdil'Ulivo. "Genova non deve essere lasciata sola
– dice la Vincenzi – di fronte a un evento in cui, per le esigenze della
sicurezza, viene messo in gioco il concetto di democrazia". Chiaro il riferimento
alla difficoltà di gestire la presenza degli annunciati centomila
manifestanti del cosiddetto ‘popolo di Seattle' e alla blindatura del centro
storico, anche per i residenti. In proposito, la Rete contro G8 ha indetto
un'assemblea pubblica dal provocatorio titolo di "Un cecchino sul tetto",
venerdì prossimo alle 18 presso il teatrino di San Siro in piazzetta
Santa Maria degli Angeli. Ma la lezione di Manconi, a cui hanno assistito
una cinquantina di persone tra cui Don Gallo, il sociologo Giuliano Carlini
e lo stato maggiore dei Ds liguri, il senatore Carlo Rognoni, la candidata
Roberta Pinotti, il vice presidente del consiglio regionale Mino Ronzitti,
Mercedes Bo, Cesare Manzitti - più che vertere direttamente del
prossimo G8, ha affrontato questioni generali ed esemplari di sociologia
dei conflitti. Primo esempio: "Milano Bicocca, la Caritas decide di aprire
un centro di seconda accoglienza per immigrati. Il quartiere è contrario
ma la creazione, all'interno della stessa struttura, di un centro ricreativo
per gli anziani, pacifica gli animi e favorisce l'integrazione". Secondo
esempio: "Roma 2000, Giubileo vs Gay pride. Ci sono volute ore e ore di
discussioni per stabilire il percorso della sfilata che doveva lambire
ma non circuire il Colosseo".
(f. f.)
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dal lavoro repubblica del
8 marzo 2001
Pericu: "Tocca al governo
gestire la rete degli anti G8"
"Sono in sintonia con il
presidente del Consiglio"
AVA ZUNINO
Aumenta la tensione, nonostante
tutto, sul tema della contestazione al
vertice dei G8 che a luglio
verrà ospitato a Genova. Il sindaco Giuseppe
Perìcu che sta
cercando, come si dice, di restare fuori dalla mischia, ieri
è intervenuto sull'ultima
querelle innescata dal presidente della Regione,
Sandro Biasotti. Dice,
Perìcu: «Sono in piena sintonia con il presidente
del consiglio e con il
ministro Bianco: i rapporti con le organizzazioni
non governative nel periodo
di svolgimento del vertice sono nella piena ed
esclusiva responsabilità
del governo» e dunque, non delle istituzioni
locali che, viene da concludere
leggendo le poche righe del sindaco,
sull'argomento non hanno
voce in capitolo. Come dire che le decisioni sullo
svolgimento di incontri
e manifestazioni degli antiG8, saranno assunte dal
governo.
Il caso innescato da Biasotti,
stavolta riguardava le manifestazioni dei
movimenticontro: il presidente
della Regione sostiene la necessità di
arrestarne lo svolgimento
alla data del 15 luglio, e due giorni fa, in
consiglio regionale, aveva
anche annunciato l'esistenza di una lettera in
tal senso, sottoscritta
da Prefetto, presidente della Regione, Presidente
della Provincia e sindaco,
e inviata alla struttura di missione del governo
che si occupa di organizzare
il vertice di luglio.
La replica di Marta Vincenzi
era stata immediata.
«Si faranno entro
il 15 luglio le manifestazioni culturali che dipendono
dagli enti locali. Ma
quello che faranno gli altri è un'altra cosa: il
dialogo con le organizzazioni
non governative è stato avviato, ma non
sappiamo ancora quali
saranno i risultati di questo negoziato».
Perìcu, probabilmente
per stemperare i toni, ha atteso ventiquattro ore
prima di dire la sua e
ieri si è affidato ad una fredda nota stampa di
poche righe.
La premessa di Perìcu
è di metodo: la responsabilità delle manifestazioni
durante il vertice del
2021 e 22 luglio prossimi, sono esclusivamente del
governo.
Dopodiché il sindaco
spiega: «Sicuramente, nel periodo successivo al 15
luglio prossimo, si pongono
problemi logistici rilevanti, rispetto ai quali
si è ritenuto opportuno
che manifestazioni culturali che comportino il
movimento di grandi masse
di persone, non abbiano a svolgersi».
In ogni caso, dice Perìcu:
«Il mio orientamento politico anche oggi
corrisponde a quanto già
espresso più volte e in più occasioni ed è in
piena sintonia con gli
indirizzi dati dal Presidente del Consiglio Giuliano
Amato e dal Ministro Enzo
Bianco».
Insomma, l'ultima parola
spetta al governo. E molto dipenderà dalle
trattative condotte con
i movimenti della protesta, cui in molti si sono
rivolti in queste settimane,
non solo da Genova. Il sindaco di La Spezia,
ad esempio, aveva formalizzato
con una lettera al Ministro plenipotenziario
per il G8, Achille Vinci
Giacchi, la sua disponibilità ad ospitare gli
esponenti di questi movimenti,
manifestazioni, dibattiti, convegni e
quant'altro. Ad una sola,
rigida, condizione, aveva detto il sindaco di La
Spezia: la non violenza.
Un'offerta che finora
pare caduta nel vuoto e contestata dagli stessi
esponenti della Rete contro
G8, in quanto La Spezia viene considerata
troppo lontana dai luoghi
del vertice. Ma le trattative sono in corso.
Intanto procede anche
il lavoro del vertice vero e proprio. In questi
giorni si metterà
all'opera la Promo Est, la società genovese che ha
ottenuto l'incarico di
organizzare l'ospitalità alberghiera per le
delegazioni statali e
i giornalisti. Ha già a disposizione i 1500 posti
sulle navi di Festival
e Costa e le stanze d'albergo dei quattro e tre
stelle genovesi, bloccate
a marzo dal Convention Bureau su incarico del
governo.
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da Repubblica - il lavoro
8/3/2001
G8, i vicoli insofferenti
"No ai cecchini sui tetti"
DONATELLA ALFONSO
PAOLA, che abita in via
della Maddalena, è mamma di un bambino che va
alle elementari e per
giugno ne aspetta un secondo. «Con altre mamme,
davanti alla scuola "Daneo",
del G8 ne abbiamo parlato più volte: abbiamo
concluso che, chi potrà,
in questi giorni andrà via da casa. Magari non
succede nulla, però
perché far vedere ai bambini agenti armati per ogni
dove? E cosa succederebbe
se ci fosse qualche falso allarme di attentato?
Con un bambino e un neonato,
preferisco andarmene. Non sappiamo
nemmeno se i negozi saranno
aperti». E Franco, artigiano di via San Giorgio: «La polizia
è venuta tre volte, a chiedermi chi lavorava con me, se ero solo,eccetera.
Mi hanno detto che mi daranno un pass. Tenere aperto o chiudere? Nessuno
me lo sa dire». Alla Camera di Commercio confermano: non sappiamo
e i negozi saranno aperti nella zona rossa, perché finora non abbiamo
avuto alcuna indicazione precisa. Concorda Patrizia De Luise di Confesercenti:
«I negozianti vengono a chiederci lumi, c'è qualcuno che si
è sentito dire: "Meglio che chiudiate". Ma non si capisce se si
tratta solo di consigli, di ovvie valutazioni, o c'è chi vuole creare
allarme».
Ma nei vicoli cresce sempre
di più l'insofferenza contro i "cecchini sul tetto", cioè
il vasto apparato di sicurezza che avvolgerà in una fittissima rete
di controlli l'intero centro storico, quasi totalmente compreso nella "zona
rossa" del G8. Stasera, a partire dalle 18, nel teatrino di San Siro (piazzetta
Santa Maria degli Angeli) la rete contro il G8 organizza un'assemblea pubblica
sul tema, per cercare di capire cosa sta accadendo e per rifiutare, in
ogni caso, la militarizzazione della città vecchia e rivendicare
il diritto a manifestare, in qualsiasi momento del mese di luglio e non
solo fino al giorno 15, come si è detto nei giorni scorsi (almeno
per le manifestazioni organizzate e autorizzate). Ma a questo punto, le
posizioni si fanno diverse: c'è chi vuole manifestare e c'è
chi vuole sapere se troverà aperto il panificio; e il fornaio, a
sua volta, vuol sapere se e come potrà lavorare. Chi può
dirlo? «Francamente non abbiamo avuto risposte precise nemmeno noi
- ammette Anna Castellano, assessore alla promozione della città
- da un quindicina di giorni abbiamo avviato una serie di riunioni con
le aziende di servizi, per stabilire cosa si farà con Amiu, Amt,
con tutti gli altri servizi: ma sono ipotesi nostre, risposte precise non
ne abbiamo avute».
Risposte che dovrebbero
venire dalla struttura di missione, in primo luogo,
visto che è il
braccio operativo della Farnesina, cui è stata delegata
l'organizzazione del vertice;
e poi, ovviamente dai canali governativi. Si dirà che c'è
ancora tempo per i dettagli, ma per residenti e operatori, indecisi se
prendere una settimana d ferie o restare a Genova, ci vogliono informazioni;
e ancora di più ci vogliono informazioni per organizzare i servizi
nella maniera migliore. E poi, ci sono i dubbi e le preoccupazioni delle
associazioni di immigrati: in troppi casi, asseriscono, i controlli per
accertare chi risiede nel centro storico sono state pretesto per allontanare
immigrati, anche regolari, dalle loro abitazioni, con il pretesto dei requisiti
igienici insufficienti.
Infine, il dubbio sulle
manifestazioni. Rifondazione Comunista chiede
formalmente che il sindaco
Perìcu si impegni perché il governo garantisca le libertà
costituzionali e quindi il diritto a manifestare, stigmatizzando invece
le posizioni di chiusura assunte sia dal ministro Vinci Giacchi che dal
presidente della Regione Biasotti. Da canto suo, c'è chi va oltre,
a manifestazioni avvenute e con siti disastrosi: lo fa il senatore di An
Giorgio Bornacin, che ha presentato un disegno di legge per risarcire i
commercianti che subiscano danni nel corso di cortei e scontri. L'ottimismo
prima di tutto.
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da Panorama - 8/3/2001
G8 a Genova - Tutti i rischi
secondo Frattini
Prove tecniche di guerriglia
Una rete si sta mobilitando
contro il vertice. Il cuore della rivolta? In Francia e Germania. Ma anche
ne Nord Est italiano
Da alcune settimane i caruggi
di Genova sono occhiutissimi. Gli 007 di mezzo mondo stanno studiando il
complicato groviglio di vicoli che a luglio ospiterà il vertice
dei G8, l'incontro dei capi di stato degli otto paesi più avanzati
della terra. La scorsa settimana Franco Frattini, deputato di Forza Italia
e presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti
ha lanciato l'allarme in vista del vertice alcune organizzazione, tra cui
quelle che si sono autodenominate Rete contro il G8 e Rete delle marce
europee con sede in Italia starebbero preparando la guerriglia con lo scopo
di impedire od ostacolare lo svolgimento del vertice
C'è anche una rete
internazionale per sabotare il G8?
Questo dicono le relazioni
dei servizi segreti. Una rete che attraversa Italia, Francia e Germania
Dove hanno sede la Rete
contro il G8 e quella delle marce europee?
La prima in Liguria ed
è vicina a Rifondazione e la seconda ha il suo cuore italiano a
Padova e Vicenza
L'organizzazione della
protesta a chi è affidata?
Non esiste ancora una regia
definitiva, siamo alle riunioni preliminari. Gruppi di 15-20 persone, di
varia nazionalità si sono già incontrati per preparare la
guerriglia. Si tratta di incontri mordi e fuggi, fuori dai centri sociali
in luoghi insospettabili.
In Italia?
Anche, ma non solo. Per
esempio, ci sono state riunioni in Francia e Germania dove sono molti i
nemici della globalizzazione: a Nizza, Lione, Berlino, monaco di Baviera,
Norimberga.
E nel nostro paese? E'
vero che non sono i centri sociali genovesi a preoccuparvi, ma quelli del
Nord Est, in particolare quelli di Padova e del Trentino Alto Adige?
E' vero. sono zone calde
il motore dell'organizzazione italiana é lì. Non posso aggiungere
altro. A Genova controlliamo con attenzione l'Inmensa, il centro dei duri
e puri.
Anche lei consiglia ai
genovesi di lasciare la città nei giorni del vertice?
Sarebbe quasi una dichiarazione
di resa. un pessimo biglietto da visita per i nostri servizi segreti e
le forze di polizia. Certo il sindaco di Genova farebbe meglio a non incoraggiare
le prove generali delle proteste concedendo ai contestatori persino locali
comunali
Esiste il rischio che la
protesta venga sfruttata dal terrorismo islamico?
In occasioni del genere
non si può escludere nulla. Ma i nostri 007 durante l'anno giubilare
si sono ben allenati contro i fondamentalisti.
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dal lavoro repubblica 10.3.01
Centro storico ribelle
"Difendiamo i diritti"
la protesta
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Chi vuole un cecchino sul
tetto? Non gli abitanti del centro storico che, a
giudicare dalla partecipata
affluenza all'assemblea della Retecontro il G8,
svoltasi ieri sera nel
teatrino di San Siro, non accetteranno di buon grado
le limitazioni alla libera
circolazione nella zona rossa, imposte dalle
misure di sicurezza durante
il vertice di luglio. "Buona sera a tutti,
siamo la Retecontro il
G8..." non fa in tempo ad aprire l'assemblea il
leader pacifista Sergio
Tedeschi che già una donna domanda "Cosa possiamofare per manifestare
il nostro dissenso? Srotolare striscioni dalle
finestre? Indossare magliette?
Chiamare a raccolta gli amici avvocati per
difendere i nostri diritti
di cittadini?"
La risposta della ‘rete'
è affermativa. "Ogni forma dimostrazione di
dissenso pacifico va bene"
dice Norma Bertullacelli. "Ma soprattutto –
consiglia la maestra pacifista
- è importante restare in città, senza
abdicare ai propri diritti
civili: quello di tornare a casa, di tenere
aperto il proprio negozio,
di circolare e manifestare". "Anche a me hanno
consigliato di andare
via" racconta Ferdinando Bonora, residente di Piazza
delle Vigne, uno dei pochi
partecipanti all'assemblea quasi digiuno di
dissenso organizzato,
rete Lilliput o contro G8 che però dice "Io lo vorrei
il cecchino sul tetto:
ho lo spiovente".
Anche il presidente della
Circoscrizione Centro Est, Aldo Siri, intervenuto
su invito dalla ‘Rete'
promette battaglia "se il sindaco non risponderà al
più presto alla
mia richiesta di incontro per chiarire cosa dovrà
sopportare la circoscrizione
più coinvolta dal vertice che mi stupisce non
sia stata invitata come
auditrice al tavolo di organizzazione". Fischiato
dal capogruppo di Rifondazione
in consiglio comunale Roberto Delogu per una frecciata alla sinistra che
civetta con gli industriali, Siri annuncia
anche una manifestazione,
il 31 marzo in galleria Mazzini sotto il cartello
"Nei giorni del vertice
noi non andremo al mare".
(f.f.)
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dal Lavoro republbica
10.3.01
"Tursi ci ruba gli sponsor"
"Sono già passati
dappertutto, che figuracce"
DONATELLA ALFONSO
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BASTA, non se ne può
più di brutte figure, tuonano i "missionari" (intesi
come esponenti della struttura
di missione del G8): quando si va da qualche privato a chiedere una sponsorizzazione,
ci rispondono che c'è già passatoil Comune. Basta con il
farci fare queste figuracce, insiste piccata, di fronte alla commissione
consiliare G8, la contrattistaassistente per gli
eventi collaterali del
vertice Isabella De Martini, mentre al suo fianco
Achille Vinci Giacchi,
ministro plenipotenziario, sta zitto: magari non
concorda con i toni, però
sarebbe imbarazzante smentire il suo staff,
chiarirà a margine.
E dal canto suo avverte: il logo del G8, con le vele
blu, andrà solo
a chi lo merita, secondo criteri ben definiti: vale a dire
che i privati che si sono
messi a disposizione dell'evento, sborsando anche
fior di miliardi, dovranno
essere "esaminati" e si vedrà a quali opere
assegnare il marchio e
a chi no: perchè il marchio, insiste il ministro, è
della struttura di missione
e di nessun altro. Anche la "bolla" di Piano,
per cui i Messina sborsano
quattro miliardi e mezzo? L'isola delle Chiatte
(un miliardo e mezzo,
Rimorchiatori Riuniti)? E i dieci miliardi della
Fondazione Carige per
chiese e palazzi? Non abbiamo richieste ufficiali di
concessione del marchio,
ribatte Vinci Giacchi.
Durissime le accuse della
De Martini, che avverte di non avere intenzione
di essere diplomatica:
per quello, evidentemente, c'è Vinci Giacchi. Sbotta
che tutti sono già
stati contattati da Comune e Provincia, che gli sponsor
per gli eventi sono esclusiva
questione della Struttura, che Unicredito le
ha rifiutato una partecipazione
dopo aver chiarito di aver già messo a
disposizione 400 milioni
per Forte Belvedere. Forte Belvedere? Ma non è il
Belvedere Montaldo? L'obiezione
non è accolta: chissà dove hanno buttato i soldi, è
il sospetto che aleggia. Lei insiste: e perché il Comune è
disposto a dare credito
a Finmeccanica che vuol spendere un miliardo per
uno spettacolo di fuochi
artificiali, quando ne basterebbe mezzo per
sistemare i Parchi di
Nervi secondo il progetto condiviso con la Camera di
Commercio e che non si
vuole avviare? E la Provincia, poi, che non ci vuol
dare nemmeno la lista
dei privati interpellati?
Dalla segreteria del sindaco,
pochi istanti dopo, arriva una gelida
precisazione: come prevede
la legge sul G8, il Comune ha raccolto
disponibilità di
sponsor - indirizzate alla prefettura - solo per opere di
arredo urbano e beni culturali.
Per gli eventi, tutto è stato girato alla
struttura di missione.
Il Forte Belvedere? Una banale confusione di termini
tra Castelletto e forte;
l'intervento è per la risistemazione della
Spianata Castelletto,
cioè belvedere Montaldo. Cala la sera, e arrivano
quattro righe e mezzo
da Finmeccanica: «Destituite da ogni fondamento», si legge,
le dichiarazioni di Isabella De Martini «su presunti impegni assunti
da Finmeccanica».
Questo sì, è un fuoco d'artificio.
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dalla Stampa 10.3.01
L’organizzazione degli
eventi e delle ristrutturazioni per il vertice
diventa un’occasione di
scontri e ripicche
G8, guerra per gli
sponsor
De Marini accusa
Provincia e Comune
GENOVA
Guerra per le sponsorizzazioni
del G8 tra struttura di missione e Comune e
Provincia di Genova. L'assistente
del ministro plenipotenziario per il G8
Achille Vinci Giacchi,
Isabella De Martini, ha accusato ieri il sindaco
Giuseppe Pericu di aver
raccolto fondi per finanziare iniziative per il G8
sottraendoli alla stessa
struttura di missione che ora si vede sbattere la
porta in faccia da parte
degli sponsor.
«Accadono cose spiacevoli
nel contattare gli sponsor - ha spiegato Isabella De Martini nel corso
di un’audizione del ministro Vinci Giacchi da parte della commissione consiliare
per il G8 del Comune - Spesso ci sentiamo rispondere "noi abbiamo già
sponsorizzato gli eventi del G8"». De Martini ha citato l'esempio
dell'Union Credito che, interpellato dalla struttura di missione per una
sponsorizzazione relativa al vertice, avrebbe risposto di aver già
contribuito con 400 milioni ad un intervento in città (per Belvedere
Montaldo). E Finmeccanica «che si sarebbe impegnata a dare un miliardo
al Comune per organizzare uno spettacolo di fuochi d’artificio.
Noi con 500 milioni avremmo
messo a posto i Parchi di Nervi e questa ci
sembra un’opera più
importante per la città». L'assistente di Vinci Giacchi
ha poi aggiunto: «La
provincia ci rifiuta l'elenco degli interventi e degli
sponsor che ha raccolto».
«In questo modo - ha minacciato De Martini -
rischiamo di fare una
gran brutta figura, non la farò io, la farà tutta la
città e l'Italia
se continueremo in questo modo».
Il ministro plenipotenziario
non ha smentito queste circostanze pur non
facendo alcun cenno al
dissidio con il comune e la provincia. Nella sua
lunga relazione preliminare
Vinci Giacchi ha indicato le caratteristiche
richieste agli sponsor
per promuovere iniziative legate al G8 e per
ottenere l'utilizzo del
logo del vertice che - ha specificato - è di
proprietà della
Presidenza del Consiglio.
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dal sito www.mentelocale.it
articolo di matteo jade
"Non lavorate per i G8!"
“Non vogliamo cecchini
sul tetto di casa nostra!” Questo è il grido quasi
unanime emerso dall’assemblea
fra abitanti del Centro storico che si è
svolta nel teatrino di
San Siro questa sera, venerdì, alle 18.
L’occasione per discuterne
insieme, fra chi vive e lavora in centro
storico, è stata
offerta dalla RetecontroG8, da mesi impegnata ad
organizzare in città
il dissenso al grande evento di luglio.
In una rapida introduzione
Sergio Tedeschi e Norma Bertullacelli hanno
sintetizzato i punti di
dissenso nei confronti degli otto grandi e la
politica della Rete: “Vogliamo
creare un muro di opposizione dei cittadini
contro gli otto grandi”
attacca subito Norma “in questi mesi ci hanno
accusato di qualsiasi
nefandezza. Hanno detto che siamo disfattisti nei
confronti dei lavori e
dei cantieri che dovrebbero rendere Genova più
bella. La verità
è che se Genova diventasse più bella saremmo contenti, manon
è così. Danno solo una mano di bianco alle facciate in centro,
dove
passeranno i premier,
ma nelle periferie resterà il degrado di sempre.
C’era veramente bisogno
di tre fontane in piazza De Ferrari? O di un
farfallario all’Expo?"
Anche Sergio Tedeschi
è polemico e ricorda come la Rete in questi mesi sia stata indicata
come una vera e propria intelligence del terrorismo
mondiale: “Non romperemo
nulla, neppure una lampadina. Sappiamo anche
distinguere, però,
tra la violenza sulle cose e la violenza sulle persone.
La politica degli otto
paesi più industrializzati è la vera violenza sulle
persone. Sui popoli."
Iniziano gli interventi
dalla platea.
Il primo è Armando
Siri, presidente della circoscrizione centro est.
“Ho chiesto subito un
incontro con il prefetto per sapere cosa dovranno
fare nei giorni del vertice
i cittadini che vivono nella mia
circoscrizione. Non ho
ancora avuto risposta. Questa incertezza è inaudita”.
“Se volete sapere cosa
ne penso io come cittadino” conclude fra gli
applausi “non me andrò
al mare in quei giorni. Dovranno portarmi via con la
forza!” minaccia.
Carlo Schenone dice di
vivere nei quartieri alti della città vecchia, in
vico Fieno, sotto piazza
De Ferrari: “Sembrano tutti scordarsi che il
problema non siamo noi,
ma il G8, che ci vuole mandare via".
“Io mi sento una persona
molto ospitale” aggiunge “e penso lo siano tutti i
genovesi. Ma perché
la riunione di otto persone deve scombussolare la vita di tutta la città?
Questo non ha nulla a che vedere con l’ospitalità”.
"Dicono che sarà
un’occasione per rilanciare l’immagine di Genova nel
mondo. Qualcuno qui si
ricorda i nomi delle città dove si sono svolti gli
ultimi g8?
Paola Letardi si chiede
invece cosa resterà dopo i tre giorni a Genova.
“Vengono spesi miliardi
in funzione dei tre giorni, dopo resterà poco o
nulla. Stanno solo costruendo
una scenografia. Che poi sarà fatalmente
smontata”.
Gilberto vive in vico
dietro il Coro della Maddalena. Anche lui non sa cosa
potrà fare nei
giorni del vertice. “Ho chiesto un po’ a tutti, in Comune,
in Questura. Nessuno ha
saputo dirmi nulla sui famosi pass".
Gilberto lavora come educatore
per la UISP. “Prestiamo assistenza a diverse famiglie di migranti e minori
a rischio in centro storico. Molti di loro
non hanno neppure il permesso
di soggiorno, non so come faremo a lavorare nella settimana di zona rossa.
Ho una casa in campagna” conclude sorridendo “penso che ospiterò
molti di loro. Non vedo altre soluzioni”.
Stessa situazione di incertezza
per Luigi Vinci, che vive in Macelli di
Soziglia. “Non so ancora
nulla. Sicuramente vorrò poter tornare a casa”.
Intanto Luigi ha chiesto
la residenza anche per la sua ragazza che abita
altrove: “Sarebbe il colmo
non potersi vedere per la riunione degli otto
grandi”.
Una voce fuori dal coro
è di una signora, che si autodichiaradiessina:"Dovremo subire alcuni
disagi" ha detto "che saranno ben ripagati.Io non esprimerò dissenso
in nessuna forma. Mi dispiacerebbe se Genova"perdesse la faccia".
A sollevare un po’ il morale
dell’assemblea ci pensa Gigi Picetti, quasi
un’istituzione in centro
storico. Da qualche anno gestisce un locale in
vico de’ Negri, vicino
a piazza Banchi, l’Ostàja.
Picetti ha un eloquio
che sdrammatizza un po’ la situazione, ma fino ad un
certo punto: “Non facciamoci
aggiottare!” arringa. “I G8 vogliono prendersi
la città, aggiottarsi
tutto. Non lasciamoglielo fare!”
Picetti ha fondato un
gruppo i TILT, tartassati in lotta. “Dicono che i
disagi li avremo solo
per tre giorni. Non è vero, sono già cominciati.
Stanno cercando di desertificare
il centro storico, attraverso continui
controlli nei locali accusati
di essere “ritrovi per giovani”. Il venerdì
sera arrivano i vigili
e i carabinieri con i cani antidroga e controllano
tutti i clienti. Noi non
vogliamo questo clima. Genova non può diventare un
fortino per colpa degli
otto grandi".
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dalla Stampa
Domenica 11 Marzo 2001
Al Carlo Felice convegno
sul G8 e sulla globalizzazione organizzato dai Rotary
Per i «Grandi»
ancora polemiche
Gli sponsor dividono
enti locali e governo
Paolo Lingua
GENOVA La vigilia del
G8, al momento in cui si dovrebbero tirare le fila, è
avvolta nella più
assoluta confusione. Ormai la struttura o «missione»,
come viene definita tecnicamente,
del ministero degli Esteri, guidata
dall’ambasciatore Achille
Vinci Giacchi sta ormai arroccata per conto suo,
chiaramente irritata.
Dall’altra, ma non uniti, ci sono il Comune e la
Provincia. Per la verità
l’oggetto, o gli oggetti, del contendere non sono
neppure chiari all’uomo
della strada. Un dato però sembra chiaro: una cosa
è il «G8»
in se stesso, un’altra gli eventi di contorno. Un ulteriore
problema riguarda gli
sponsor degli eventi: per sempio, s’è appreso che la
Finmeccanica sarebbe stata
interessata a sponsorizzare eventi di altissimo
livello, ma che le sue
proposte sono state ritenute «inadeguate» dagli
organizzatori.
Il quadro generale non
è incoraggiante. La «missione» di Vinci Giacchi è
irritata; il sindaco sgomita
tra sponsor ed eventi; la Vincenzi vede
contestato il suo programma.
Sullo sfondo avanzano quelli che sperano nella concessione del «logo»
per magliette, terraglie, gadgets, eccetera. Se si chiudono gli occhi si
ripercororno le grottesche vicende che hanno
caratterizzato (la zuffa
per il «logo» raggiunse vette esilaranti) le
infelici Colombiane del
1992. In realtà a Genova è difficile alzare il tono
e dare a una vicenda come
il G8 una dimensione internazionale, con un
cortorno adeguato di sobria
e raffinata classe. Emerge un provincialismo
che, per la verità,
l’allora sindaco di Napoli Bassolino era riuscito a
tenere fuori della porta
quando il G8 era stato ospitato dal capoluogo
partenopeo. In realtà
il provincialismo e il localismo sembrano prendere la
mano a tutti. Non si prospettano,
quindi, giornate liete, ma risse da
cortile, con cadute generali
di stile.
Non solo: si apprende
che molti commercianti del centro hanno già
provveduto a sottoscrivere
pesanti assicurazioni «antisommossa» per i
possibili danni ai loro
esercizi. I «premi» stanno salendo. Tra chiusure
forzate e affari mancati,
si prevede una perdita secca di molte decine di
miliardi nel corso del
mese di luglio. Inoltre, non si capisce ancora bene
quali saranno i provvedimenti
di ordine pubblico, perchè, essendoci di
mezzo le elezioni politiche,
i due maggiori schieramenti sembrano aver
annunciato ufficiosamente
programmi differenti per proteggere la
popolazione da eventuali
eccessi, vandalismi o violenze che potrebbero
essere perpetrati da elementi
violenti infiltrati nei comitati anti G8.
Questi argomenti sono
però rimasti fuori dal dibattito sulle questioni del
«globalismo»
e del G8 che s’è svolto ieri mattina al Carlo Felice. Al
convegno, coordinato da
Sergio Maria Carbone, ordinario di diritto
internazionale dell'Università
di Genova, è intervenuto anche il Cardinale
Dionigi Tettamanzi il
quale ha sottolineato che nel discorso di
globalizzazione deve entrare
anche la voce dei poveri. «Solo l'aumento di
ricchezza collettiva -
ha detto - favorisce il superamento delle situazioni
di arretratezza e tale
aumento è garantito, almeno nella storia degli
ultimi due secoli, dai
processi di sviluppo capitalistico e di mercato».
Dopo Tettamanzi e Carbone
sono intervenuti il senatore Saverio Vertone, il giudice costituzionale
Giovanni Maria Flik e il professor Enzo Roppo.
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Da "Il Manifesto" dell'11/03/2001:
Senza ogm
Ravenna - In 2000 manifestano
contro la fabbrica di pesticidi
Erano 25 anni che Ravenna
non assisteva a un'assemblea e a una
manifestazione nazionale
(oltre 500 persone al convegno e 2000 al corteo) di una tale partecipazione
come quelle di ieri promosse dal "Coordinamento
Salvaguardia Biodiversita'
Emilia Romagna" (redghost@libero.it). Entrambi
contro l'insediamento
di una fabbrica per la produzione di 20mila tonnellate
annue (che diventeranno
40mila) di glisofato, un pesticida cancerogeno per le colture ogm nel mondo.
Un mostro di morte chimica che il 18 gennaio scorso aveva avuto l'ok -
o meglio il "Via" (Valutazione di Impatto
Ambientale) - con voto
unanime di tutte le forze politiche del consiglio
regionale. Al corteo hanno
aderito da tutta Italia un centinaio di comitati
autorganizzati e i Cobas.
Nonostante la puntuale campagna di
criminalizzazione dei
media locali, le migliaia di cittadini presenti sono
riusciti a rompere "non
le vetrine come tutti temevano, ma la barriera
dell'omerta' che su queste
questioni vige da anni" ha dichiarato Claudio,
del coordinamento.
In assemblea sono state
decine gli interventi. Gli operai di Padova,
Vicenza, Marghera: "trasformiamo
questa lotta in una riorganizzazione dei
territori". I movimenti
di Acerra, i contadini umbri, gli ecomarxisti
Torino, Cremona, Bologna,
Vincezo Migliucci dei Cobas: "Il passo
fondamentale e' sostituire
il pasto chimico in tutte le mense con quello
biologico".
Prossimo appuntamento
all'anti-Ocse di Napoli, poi un convegno nazionale per l'8 aprile sempre
a Ravenna con scienziati ed esperti.
Da "Il Resto del Carlino"
dell'11/03/2001
Tanta paura e due vetri
rotti
Erano poco meno di un migliaio,
ieri pomeriggio, a protestare, sotto la
pioggia, contro la multinazionale
americana Monsanto e la sua fabbrica.
Gente di tutte le età,
qualche decina di scalmanati tra coppie con bimbi in
braccio. Tanti gruppi
raggruppati sotto varie sigle, che hanno sfilato fra
slogan e petardi dalla
Coop di via Faentina fino alla stazione guardati a
vista da almeno 500 fra
poliziotti e carabinieri. Ci sono stati momenti di
tensione davanti alla
sede di Alleanza Nazionale dove alcuni manifestanti
hanno tentato di sfondare
i vetri, poi vicino a Porta Adriana per la
presenza di qualche decina
di estremisti di destra (sette sono stati poi
portati in questura).
Sono volate bottiglie di birra. Pochi i negozi chiusi,
moltissime le persone
a curiosare al passaggio del corteo, a scattare foto.
Il segretario provinciale
di An, Roberto Petri, commentando l'episodio alla
sede di An ha detto che
«l'attacco ha dimostrato la vera natura, violenta
della manifestazione»,
mentre il sindaco Mercatali, nell'esprimere
solidarietà ad
An, ha protestato contro i servizi giornalistici della Tv
pubblica che hanno parlato
di «pomeriggio di guerriglia urbana».
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dal correire della sera
del 12.3.2001
Attesi seimila dimostranti,
vietate le vie del centro
Vertice Onu sul «governo
elettronico» Napoli blindata per il popolo di Seattle
NAPOLI - Altro che G7:
il vertice mondiale di otto anni fa, ormai, è solo un pallido ricordo.
Stavolta non si respira aria di festa nelle strade di Napoli, spazzate
invece da un sottile vento d’inquietudine che prelude alla tensione dei
prossimi giorni. Il terzo Global Forum, la kermesse internazionale promossa
dall’Onu e dal governo italiano sui temi dell’ e-government come strumento
di democrazia e sviluppo, cambierà la vita della città per
una settimana. E non solo per l’arrivo delle 120 delegazioni estere, degli
oltre 200 giornalisti accreditati e dei 180 relatori. Bisognerà
accogliere, infatti, anche il «popolo di Seattle», che darà
vita ad un vero e proprio «contro-vertice» nelle piazze di
Napoli e nelle arterie telematiche della Rete: qualcuno parla di seimila
persone, altri ipotizzano almeno 30 mila presenze. Di sicuro, sono stati
allestiti treni speciali, carovane di auto e pullman, che confluiranno
da ogni angolo d’Italia. Il timore di incidenti è palpabile. A partire
da domani, ben undici strade verranno «blindate» e il centro
cittadino si trasformerà in una «zona rossa» pressoché
inaccessibile. Soltanto l’area di via Santa Lucia sarà aperta ai
non residenti che, comunque, dovranno esibire un documento d’identità
prima di oltrepassare (anche a piedi) i varchi predisposti dal sistema
di sicurezza: è l’unica deroga concessa, la sola smagliatura visibile
in un tessuto di controlli altrimenti impenetrabile. Almeno sulla carta.
L’hanno ottenuta all’ultimo
minuto i commercianti del quartiere, che minacciavano una serrata di tre
giorni contro i divieti imposti dagli organizzatori. I lavori del Forum
andranno avanti tra il 15 e il 17 marzo: le due sessioni plenarie di apertura
e chiusura si svolgeranno al Teatro San Carlo, mentre i seminari saranno
ospitati nelle sale di Palazzo Reale e Castel dell’Ovo. Alla tre giorni
dovrebbero prendere parte, fra gli altri, il segretario dell’Onu, Kofi
Annan; il presidente del Consiglio, Giuliano Amato; il ministro degli Esteri,
Lamberto Dini. Sabato è atteso l’arrivo del presidente Ciampi e
quel giorno il «popolo di Seattle» farà sentire la sua
voce con una manifestazione contro la globalizzazione.
La questura ha autorizzato
il corteo, ma non oltre piazza Municipio. E l’estrema destra di «Forza
Nuova» ha annunciato di voler manifestare nelle stesse ore contro
i centri sociali. Mercoledì sera, invece, durante la serata di gala
ufficiale al San Carlo, sfileranno i carri allegorici e musicali allestiti
dai giovani del «No Global». Giovedì, infine, è
in calendario un corteo telematico destinato ad occupare i siti di borsa
del «trading on line».
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dal lavoro repubblica del
13.3.2001
Torta in faccia al G8
Un dolce di panna contro
Vinci Giacchi
MARCO PREVE
una torta in faccia a decretare
l'inizio ufficiale del G8 genovese. Quella che ha centrato, ieri pomeriggio
nell'aula magna della facoltà di scienze politiche, Achille Vinci
Giacchi, responsabile governativo per il vertice dei grandi che si terrà
a luglio a palazzo Ducale. Come già capitato in mezzo mondo a capi
di stato, diplomatici e industriali, anche il ministro per il G8 ha avuto
il suo "battesimo alla panna". Ma i ragazzi dei centri sociali, che con
l'ormai immancabile blitz di protesta hanno interrotto i lavori di un incontro
pubblico organizzato dall'Università, non si sono limitati al lancio
della torta ma hanno pure sparso per tutta l'aula magna una decina di fialette
puzzolenti.
«Mi dispiacerebbe
se la cravatta restasse macchiata, speriamo che non accada...» ha
commentato, senza scomporsi, Vinci Giacchi mentre veniva aiutato a ripulirsi.
Dal fondo della sala,
una delle due responsabili dell'"attentato" (una è
minorenne, entrambe sono
state identificate dagli agenti Digos, e rischiano una denuncia) gli ha
risposto con un urlo: «A noi invece spiace per i popoli
sfruttati». Una
ventina di ragazzi dello Zapata, del Terra di Nessuno e dello Ya Basta,
prima e dopo il lancio della torta hanno esposto uno striscione antiglobalizzazione
scandendo ad alta voce il coro: «Volontari sì ma contro il
G8». A ben altro tipo di volontariato giovanile pensano invece il
ministro plenipotenziario, il presidente della Regione Sandro Biasotti
e il rettore Sandro Pontremoli. Illustrando i presunti benefici che deriveranno
per Genova dal vertice dei capi di stato, Vinci Giacchi ha annunciato che
gli studenti universitari potrebbero essere coinvolti direttamente con
un'iniziativa a metà strada tra il turismo e la solidarietà:
«Ragazzi, adottate un giornalista come adottereste un nonno. Fate
i volontari del G8 per diffondere notizie sulla città. Ne ho già
discusso con il presidente
Biasotti e con il vostro rettore ed è un'idea che sta prendendo
corpo». La proposta è stata accolta in sala con qualche battuta
e, da qualcuno, con reale stupore: «Ma un giornalista non è
capace a vedersi una città da solo - ha sussurrato ad un amico un
ragazzo seduto nelle ultime file - pure mia nonna va in vacanza senza guida».
Ma se a molti studenti di scienze politiche, giurisprudenza ed economia,
non importa più di tanto che il ministro reputi i giornalisti apatici
automi, incapaci di uscire dalle loro stanze d'albergo, ha invece dato
fastidio che l'unico coinvolgimento che per loro siano riusciti a
pensare tre importanti
istituzioni, sia quello di accompagnatore turistico. E
anche dal convegno sia
aspettavano di più: «Hanno spiegato cose che già
sapevamo - dice Andrea,
terzo anno di economia -, ma cosa pensano, che
manco leggiamo un giornale?».
E in effetti, nonostante i toni garbati e
moderatamente ironici
di Vinci Giacchi, l'appuntamento è rimasto ingabbiato, almeno fino
al confronto pubblico , nell'approccio accademico di chi stava al tavolo
dei relatori. «Sono stati tutti politically correct - dice Stefano,studente
di scienze politiche - hanno elencato tutti i pro e i contro della globalizzazione,
della tecnologia, della ricerca genetica, ma nessuno ha preso posizione,
se non per spiegare che il G8 sarà un mega spot, anzi una mega marchetta
promozionale per Genova».
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dal lavoro repubblica del
14/3/2001
Il grido della pasionaria
alla panna
"Noi, disobbedienti e
nonviolenti"
l'intervista
FRANCESCA FORLEO
Il giorno dopo la bravata
della torta in faccia al Ministro plenipotenziario per il G8 Achille Vinci
Giacchi, gli effetti personali di Giulia – la diciassettenne autrice del
lancio - sono ancora tutti imbrattati di panna. Infatti, quel piatto del
reato riempito nei bagni di Scienze politiche con un'intera bomboletta
di panna spray, Giulia (o Zulia, come la chiamano gli amici) se l'è
tenuto in borsa per quasi un'ora, seduta con aria indifferente nelle prime
file dell'aula magna di via Balbi 5.
Ma un po' di appiccicaticcio
in borsa non turba affatto la giovane attivista che, a richiesta, si racconta
così: «Sono una studentessa del Pertini e una ragazza dello
Zapata. Ho fatto parte del collettivo ‘Resistenza studentesca' con cui
abbiamo occupato la scuola due volte, sciolto qualche mese fa per lasciare
il posto a ‘Studenti contro il G8'».
Se poi le chiedi come
va a scuola Giulia risponde: «Bene, non ho problemi in nessuna materia
e studiare mi piace» come del resto si intuisce dalla preparazione
che dimostra sugli argomenti legati al G8. Da come in scioltezza parla
di Chiapas, globalizzazione, e biotecnologie. Da come argomenta le ragioni
della protesta di due giorni fa.
«Ci è sembrato
davvero immorale che un ministro, teoricamente portatore e custode dei
valori della democrazia, venisse a chiedere agli studenti di prestarsi
come guide turistiche volontarie per i giornalisti - nel tempo libero che
peraltro non avranno – tra una sessione e l'altra del G8. Un ministro dovrebbe
insegnare che il volontariato si rivolge alle categorie deboli della società,
come pure abbiamo scritto nel nostro comunicato».
‘Abbiamo' chi? «Noi
firmatari dell'azione: Centri sociali del blocco giallo – Tute bianche
contro il G8».
E che cos'è il
blocco giallo? «Il blocco giallo, apparso per la prima volta a Praga,
raccoglie i centri sociali che fanno disobbedienza civile non violenta,
come il Terra di Nessuno e lo Zapata; poi c'è il blocco rosa dei
pacifisti e quello blu degli autonomi».
Tornando al ministro,
imbrattarlo di panna, non è stato un gesto un po' troppo irrispettoso?
«Sì, un gesto
molto irrispettoso, ma anche innocuo e, soprattutto di forte impatto mediatico.
Che era poi quello che ci interessava: legare l'immagine delle tute bianche
che, in genere, vengono menzionate solo quando si trovano in mezzo agli
scontri ad un'azione non violenta. Volevamo far capire che siamo ‘disobbedienti'
ma ‘non violenti'. Che in piazza difendiamo noi stessi e gli altri ma non
attacchiamo, se non, come l'altro ieri, con la panna montata».
E le fialette puzzolenti
lanciate nell'aula?
«Di quelle non siamo
noi i responsabili».
Biasotti ha commentato
il vostro gesto "Non è stata una goliardata da sottovalutare"; hai
paura di una denuncia?
«"No, voglio dire:
non più di prima di compiere il gesto, quando cioè mi sono
assunta il rischio».
E i tuoi genitori, appoggiano
il tuo attivismo ‘disobbediente'?
«Beh, credo che
non possano esimersi dal farlo. Mio padre, che è di Rifondazione
comunista, mi portava in manifestazione quando ancora non sapevo parlare
e mia madre, che da giovane era un'attivista, praticamente mi ha catapultata
dalla pancia alla piazza. A nove anni sfilavo con i giovani comunisti e
con loro ho intrapreso il mio cammino politico autonomo, tre anni fa, prima
di entrare allo Zapata».
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dal lavoro repubblica del
14/3/2001
Ora la torta fa paura
Assalto al ministro, Biasotti
rilancia l'allarme
GIUSEPPE FILETTO
LE SCUSE ad Achille Vinci
Giacchi, a nome di tutti i liguri, sono arrivate ieri. Di prima mattina.
Tempestive da parte di Sandro Biasotti, presidente della Regione; più
tardi dal sindaco Giuseppe Perìcu. Quella torta di panna, lanciata
da due studenti universitari e che ha centrato in faccia il ministro plenipotenziario
del G8, quel gesto plateale di due ragazze dei centri sociali durante una
conferenza nell'aula magna dell'Ateneo non è stato proprio digerito
dai rappresentanti delle istituzioni locali. Che ieri l'hanno stigmatizzato.
«E' una cosa grave - sentenzia Biasotti - da non sottovalutare: Giacchi
rappresenta
il Governo e io, come presidente di tutti i cittadini della Liguria, chiedo
pubblicamente scusa».
Sulle stesse rime, anche
se con toni e conclusioni diversi, Perìcu, che in un comunicato
diffuso nel pomeriggio di ieri ha espresso solidarietà al capo della
missione per il G8. «Sono dispiaciuto per quanto accaduto - scrive
il sindaco - e ritengo che le più diverse opinioni debbano poter
essere espresse liberamente da tutti, ma in modo pacifico e tale non è
il lancio di torte». Come dire: non è stato uno scherzo, quello
dei giovani dello Zapata, del Terra di Nessuno e dello Ya Basta, che dopo
"l'attentato alla panna" hanno esposto uno striscione antiglobalizzazone.
E davanti al Rettore Sandro Pontremoli hanno annunciato altre azioni dimostrative:
prima e durante il summit dei capi di Stato.
Seppure Vinci Giacchi
se ne sia uscito con una battuta di spirito ("Mi dispiacerebbe che la cravatta
rimanesse macchiata". Le era stata regalata dall'università qualche
minuto prima)) e che il suo braccio destro (la professoressa Isabella De
Martini, responsabile per gli eventi collaterali) abbia forzato un amaro
sorriso, quel dolce montato "non è stata una goliardata" neppure
per il presidente della Regione. Che aggiunge: «Io non sottovaluterei
l'azione. Quello che vado dicendo da settimane, si sta verificando».
Tradotto: da un dolce di panna fresca si può passare a qualcos'altro.
L'occasione è servita
a Biasotti per ripescare il tema della sicurezza. Ancora ieri se n'è
parlato in Consiglio Regionale. Il presidente della coalizione polista
non nasconde le sue convinzioni: di blindare Genova al dissenso contro
il vertice degli Otto Grandi in programma per il 21, il 22 e il 23 di luglio;
di vietare i cortei delle 50 associazioni non governative che si riconoscono
nella Rete AntiG8. Si temono gli scontri di Seattle, di Davos e di Nizza,
ma anche quelli meno eclatanti di Trieste. Tanto che lo stesso Vinci Giacchi
condivide l'ipotesi di vietare manifestazioni dal 15 di luglio in poi e
ha inoltrato al Consiglio dei ministri la richiesta, firmata da Biasotti,
Pericu, dal presidente della Provincia, Marta Vincenzi, dal prefetto Antonio
di Giovine e dal questore, Francesco Colucci. Per motivi di ordine pubblico.
A tranquillizzare il ministro
plenipotenziario, sia gli amministratori locali, sia prefetto e questore,
ieri ha pensato Giuliano Amato. Il premier ha risposto a una domanda sul
"Third Global Forum" che comincerà giovedì prossimo a Napoli,
ma il suo pensiero è corso al prossimo vertice di Genova: «Quando
c'è un evento internazionale con i membri del Governo, in qualunque
Paese del mondo c'è un dispiegamento di forze di sicurezza».
Intanto, diversi dirigenti
sindacali della Cgil (della sinistra sindacale Cambiare Rotta) hanno sottoscritto
un manifesto di adesione "contro le politiche del G8" e si impegnano alla
costruzione di un movimento di critica al vertice dei potenti della terra.
Sull'altra sponda, il
Comitato per Genova Città Sicura dice che "la torta in faccia a
Vinci Giacchi è una grave iniziativa provocatoria. E' la dimostrazione
che la Rete AntiG8 ha una totale mancanza di rispetto delle istituzioni".
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dal lavoro repubblica del
15/3/2001
Deciso, ‘Primo Canale'
tv sarà la voce del G8
riunione operativa
L'emittente privata genovese
‘Primo Canale' entra a far parte della squadra
dei soggetti coinvolti
nell'organizzazione del G8. Alla rete televisiva è
stato affidato l'incarico
di "televisione di servizio" sul territorio.Il
ruolo dell'emittente è
stato discusso ieri nel primo incontro svoltosi a
Genova presso la Struttura
di Missione G8 della Presidenza del Consiglio
con i responsabili delle
società specializzate selezionate per far parte
del comitato esecutivo
incaricato di organizzare l'evento. "Formata la
squadra, abbiamo meglio
definito i ruoli" ha commentato il ministro
plenipotenziario Achille
Vinci Giacchi, capo della struttura che ha
coordinato la riunione.
Erano presenti all'incontro
Alessandro Casali, amministratore delegato
della società Meet
National Point Srl di Roma, che si occuperà del
coordinamento degli eventi
collaterali e dello sponsoring, Maria Criscuolo,
presidente della Triumph
Srl, che gestirà i servizi congressualli e Roberto
Colonnello, amministratore
delegato della società ligure Promo Est
(prenotazioni alberghiere).
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Venerdì 16 Marzo
2001
Il subcomandante invitato
da Rifondazione nell’incontro di Città del Messico
Marcos e gli zapatisti
al controvertice
Bruschi: «Saremo
100 mila, ancora senza sede»
Alessandra Pieracci
GENOVA Una delegazione
dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale
sarà a Genova durante
il vertice del G8, dal 20 al 22 luglio, nell’abito
dell’«Altro vertice»,
promosso da Rifondazione, AntiG8 e «Ya Basta» per
esporre «le ragioni
della maggioranza dell’umanità».
Lo conferma Giordano Bruschi,
segretario provinciale di rc: «Anche Franco
Fuselli, responsabile
per Genova del settore internazionale di
rifondazione, ha partecipato
all’incontro con il subcomandante Marcos, nel
quartier generale zapatista
alle porte di Città del Messico, alla fine
della marcia dal Chapas,
conclusasi domenica nella capitale».
Marcos ha ringraziato
Ramon Mantovani, che gli ha rivolto l’invito, e ha
accettato la proposta:
il leader degli zapatisti non ha passaporto e almeno
per il momento non può
espatriare, ma invierà i suoi rappresentanti.
«Tutto è
partito dal Forum sociale mondiale di Porto Alegre, con 131 paesi
presenti - racconta Bruschi
- Nei documenti conclusivi il vertice di Genova
è stato inserito
negli appuntamenti più importanti e di conseguenza abbiamo contattato
tutti i comuni europei, le organizzazioni e i partiti con
l’obiettivo di avere due
eventi, entrambi con diritto di svolgersi: da una
parte i potenti, dall’altra
l’incontro dei popoli. Ovviamente la presenza
degli zapatisti e se possibile
di Marcos darà un peso notevole a quello che
non chiamo controvertice,
ma l’altro vertice».
Ovvero? «Una cosa
che riguarda l’80 per cento dell’umanità. Gli 8 facciano
pure, non hanno alcuna
investitura a livello internazionale. Ci sono le
Nazioni Unite per questo.
Loro, gli 8, hanno un investitura nazionale
elettiva e nessun titolo
per decidere le sorti dell’umanità, il futuro di 5
miliardi di poveracci».
«Si è visto quello che è accaduto con la
dichiarazione di Kyoto
del 97 sull’ambiente: gli Usa non vogliono
applicarla, perchè
hanno le sette sorelle che contano un po’ più dei
popoli» incalza
l’agguerrito esponente di rifondazione comunista. «Se
vincerà la legge
del profitto - dice ancora Bruschi - avremo le mucche
impazzite per i mangimi
animali, i cibi transgenici, i fumi, i veleni e la
distruzione dell’umanità.
A Porto Alegre le delegazioni africane hanno
dichiarato che nei loro
paesi muoiono ogni anno di malattia 21 milioni di
persone».
Che cosa accadrà
nell’«altro vertice»? «Il calendario sarà deciso
entro la
metà di aprile.
Intanto in Provincia si perde tempo a discutere per
consulenze da 80 milioni
destinate al progetto di un concerto senza nemmeno sapere chi viene a cantare.
E poi chi se ne frega dei concerti».
Di sicuro, gli organizzatori
delle manifestazioni «per dare voce all’80 per
cento dell’umanità»
hanno in programma il 16 giugno una marcia delle donne, che si deve a Monica
Lanfanco, per il 19 luglio la giornata dei popoli immigrati, con una grande
sfilata, e per il 20 l’incontro di tutti i
parlamentari del mondo
(tranne gli 8), con Marcos, o i sui comandanti, come stella. Il 21, infime,
il corteo dei centomila che nelle ipotesi dovrebbe
concludersi allo stadio
di Marassi. «Ci saranno anche duemila suore
missionarie che dovevano
partecipare a una settimana di preghiera alla
Nunziata, ma è
stato detto loro che per motivi di sicurezza era meglio
scegliere un’altra sede.
Così le suorine hanno aderito al nostro corteo.
Come una delegazione dei
giovani delle parrocchie anglicane dalla Gran
Bretagna».
E dove si farà
la riunione dei parlamentari, che percorso seguiranno i
cortei? «E chi lo
sa? Fino ad oggi non abbiamo avuto ancora nessuna
risposta. Comune, Provincia
e Prefettura tacciono, fanno a scaricabarile
con il governo. Nessuno
pensa ad attrezzare la città, ma poi i centomila
arriveranno, e probabilmente
saranno anche di più. La prima riunione per
organizzare l’altro vertice
risale al febbraio del Duemila: c’è stato tutto
il tempo per prendere
una decisione. Saremo lì per ribadire che l’umanità
non può essere
distrutta. Abbiamo il diritto di esporre in termini pacifici
le ragioni di 5 miliardi
che soffrono, la maggioranza dell’umanità. La
Costituzione, ovvero la
libertà d’espressione, non si abroga nè si sospende
nel mese di luglio».
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da Il Lavoro del 17/3/2001
Ieri vertice a Genova del
"Social Global Forum"
G8, scontro a distanza
fra Vinci Giacchi e la Rete
Il ministro scrive ad
Amato: "Blindiamo la città durante la settimana del vertice"
FRANCESCA FORLEO
"DA. UNA parte il movimento
contro il G8, che continua a chiedere spazi e occasioni per esprimere il
dissenso. Dall'altra, il ministro plenipotenziario Achille
Vinci Giacchi, che ha
recepito le richieste del sindaco, del presidente della Regione, di quello
della Provincia, del prefetto e del questore: di blindare Genova
durante la settimana del
G8, dal 15 al 22 di luglio.Vinci Giacchi dice di condividere le preoccupazioni,
soprattutto per motivi di sicurezza, e ha dirottato la richiesta al Consiglio
dei Ministri.
Nell'attesa, ieri si sono
accavallate le iniziative: una conferenza stampa al Senato della Repubblica,
una a Genova nella sede Arci di via San Luca, un incontro con il presidente
della commissione parlamentare sui servizi segreti, Franco Frattini, sono
quanto messo a segno dal movimento contro il G8 di Genova che, sempre da
ieri, si chiama 'Genoa Social Forum'. I soggetti che lo costituiscono sono
gli stessi che, qualche mese fa, avevano sottoscritto il 'Patto di lavoro
contro il G8': 86 organizzazioni nazionali e internazionali della società
civile, da Rete Lilliput a Retecontrog8, da Arci ad Acli, dai sindacati
ai centri sociali, da Jubilee 2000 ad Attac France.
«È irresponsabile,
da parte del governo e delle istituzioni locali, non pianificare l'assegnazione
di spazi per i centomila contestatori da tutto il mondo di cui è
previsto l'arrivo a Genova nei giorni del vertice G8_ dice Massimiliano
Morettini dell'Arci Liguria, aprendo la conferenza stampa genovese _ tra
cui, come hanno riportato le tute bianche di ritorno dalla marcia di Marcos,
ci sarà anche una nutrita delegazione di zapatisti. Tanto più,
che il loro arrivo è determinato dalla presenza del G8 stesso, non
da noi che semplicemente cerchiamo di organizzare spazi democratici di
dialogo e di accoglienza».
Su tutta la vicenda ieri
è stato denunciato il silenzio da parte delle istituzioni locali
e nazionali, in merito alle nostre richieste ribadite a Roma. Sottolinea
Morettini: «Temiamo di non ottenere ne spazi, ne garanzie democratiche».
Continua Fabio Lucchesi, della Rete Lilliput: «Del resto anche l'onorevole
Frattini ha
riconosciuto ieri mattina
che blindare la città esaspererebbe la tensione, moltiplicando i
rischi di scontri e conflitti. Per questo insistiamo affinchè Genova
sia
in quei giorni una città
aperta, come abbiamo chiesto, insieme al Forum del Terzo Settore, al presidente
della Repubblica».
Il prossimo appuntamento
del Genoa Social Forum, che sta costruendo il sito ufficiale del contro
G8 all'indirizzo www.genoa-g8.org, è per il 4/5 maggio, a
Genova, nella riunione
internazionale in collaborazione con Attac France.
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da Il Manifesto del 17/3/2001
VERSO IL G8
Anche il subcomandante
Marcos manifesterà in luglio a Genova?
La possibilità è
stata annunciata ieri a Roma dal «Genoa Social Forum», cartello
delle centinaia di associazioni italiane e straniere che stanno preparando
il controvertice al summit mondiale che si terrà nel capoluogo ligure
dal 20 al 22 luglio. Il subcomandante dell'Esercito zapatista avrebbe dato
il proprio assenso alla delegazione di Rifondazione comunista e dei Giovani
comunisti presente nei giorni scorsi a Città del Messico. Ma più
che Marcos a Genova - ha precisato ieri sera Ramon Mantovani, responsabile
esteri di Rc - pobrebbe essere presente una delegazione dell'EzIn.
Ad ogni modo il «Genoa
Social Forum» ha presentato un fitto il programma di appuntamenti
e iniziative che si terranno a Genova nel corso del G8 (www.genoa-g8.org),
ma soprattutto ha espresso le preoccupazioni della «società
civile» in vista del vertice. «La città di Genova -
hanno scritto i promotori in una lettera al presidente della repubblica
Ciampi - si avvia del tutto impreparata a questo evento, con decine di
migliaia di persone che vorranno esprimere democraticamente le loro opinioni
in merito ai temi del G8» e che però nessuno, al momento,
sa come poter gestire dato il silenzio pressocché totale delle istituzioni
locali e centrali al riguardo. «Riteniamo l'atteggiamento delle autorità
incomprensibile e grave", le e grave», prosegue la lettera, che accenna
anche al recente intervento di Franco Frattini (presidente della commissione
parlamentare sui servizi segreti) che aveva prospettato «scenari
di scontri per criminalizzare gruppi e associazioni e per proporre la chiusura
della città nei giorni del summit». Cosa che si sta puntualmente
verificando con straordinaria efficienza. E quanto a chiusure - non solo
genovesi ma europee - un fittissimo numero di associazioni di immigrati
e non ha stilato un appello per una manifestazione europea in favore dei
diritti dei migranti. Marcos, ad esempio, avrà il diritto di entrare
in Italia non da «clandestino»? L'appuntamento potrebbe essere
fissato per il 19 luglio. Nei prossimi giorni pubblicheremo ampi stralci
dell'appello di indizione.
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da Liberazione del 17/3/2001
Presentata ieri la mobilitazione
di Genova. Preoccupazione per il silenzio delle istituzioni
Prende il via l'antiG8
SERGIO FIORNINO
Si sono dati appuntamento
alla sala rossa del Senato i rappresentanti delle organizzazioni nazionali
che fanno parte del Social Global Forum, il Patto di Lavoro sottoscritto
dalle oltre 90 sigle genovesi, nazionali ed europee che si coordinano per
le iniziative e le manifestazioni di contestazione del vertice G8 che si
terranno dal 14 luglio al 22 luglio a Genova. Durante la conferenza stampa
ad emergere è la viva preoccupazione per il silenzio delle istituzioni
rispetto alle richieste di assegnazione di alcuni spazi del capoluogo genovese,
per la preparazione e lo svolgimento delle iniziative di luglio. Dopo un
primo incontro che si è svolto a Genova il 9 febbraio 2001, nella
quale gli organismi competenti si erano resi disponibili e trovare una
soluzione, nulla è stato fatto, tranne continuare sommessamente
la campagna di denigrazione di chi vuole esprimere il proprio dissenso.
Anzi proprio il presidente della commissione di sorveglianza dei servizi,
Frattini, aveva tempo fa in una lunga intervista su un diffuso settimanale
nazionale, condannato la pericolosità di chi lavora a contestare
il G8.
E nonostante, un incontro
dei rappresentanti del Social Global Forum con lo stesso Frattini e ripetute
dichiarazioni distensive di alcuni componenti dell'Esecutivo, nessuna azione
è stata ancora intrapresa, ed infatti permangono le preoccupazioni
sul rischiodi una soppressione difatto del diritto costituzionale a manifestare
ed esprimere il dissenso permangono.
La richiesta è
anche quella di uno spazio nel quale stabilire una "cittadella" per ospitare
e rifocillare le migliala di italiani e stranieri che parteciperanno alle
iniziative, e dove svolgere alcuni dibattiti in vista del controvertice.
Raffaella Bolini dell'Arci ha inoltre annunciato che Susan George ha già
inviato un messaggio di adesione e che Attac uffcializzerà la sua
partecipazione nei prossimi giorni. D'altra parte iniziano ad arrivare
anche altre adesioni intemaziónali, per quello che si prepara a
diventare l'appuntamento europeo della popolo antiglobalizzazione, così
come già preannunciato al forum di Porto Alegre. E tra
le adesioni intemazionali,
dichiara di ritomo dal Messico Nicola Fratoianni dei Giovani comunisti,
è giunta anche quella dell'EzIn, che è stata direttamente
annunciata dal subcomandante Marcos nell'incontro bilaterale a Città
del Messico tra la"comandancia" e i dirigenti del Prc.
Guido Lutrario, dell'associazione
Ya Basta, ha sottolineato il grave clima di criminalizzazione e repressione
che si sta sollevando in Italia, ricordando come nelle stesse ore il "Rivolta",
centro sociale storico del Nord-est, rischia di essere sgombrato dalle
forze dell'ordine.
Alessandro Coppola dell'Uds,
ha annunciato che la sua sigla vuole iniziare un percorso per sensibilizzare
il mondo studentesco rispetto ai temi della contestazione al G8, e ha rivolto
l'invito ai GC e ad altre organizzazioni giovanili per costruire una forte
partecipazione degli studenti al Genova.
.Mentre i Cobas e il SinCobas,
che dal primo maggio saranno una sola sigla, si pongono la riuscita della
contestazione del G8 come un significativo passaggio nella lotta per l'affermazione
dei temi della precarietà e del lavoro.
Gli organizzatori hanno
anche sottolineato la loro attenzione nei confronti delle iniziative contro
il Global Forum di Napoli, dove almeno 200 delle migliala delle giovani
comuniste e dei giovani comunisti che parteciperanno domani, insieme ai
lavoratori della Napoletana Gas, della FIAT di Pomigliano D'Arco e di Melfi,
dell'Alenia, alla manifestazione conclusiva della contestazione, indosseranno
la tuta bianca, uno dei simboli di chi si oppone alla globalizzazione capitalista
e al governo dei paesi ricchi a danno di quelli poveri.
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da Il Corriere Mercantile
del 17/3/2001
Scalpita il popolo di Seattle,
mentre il gruppo di associazioni degli anti-globalizzatori si "ribattezza"
in Global Forum
Gli anti-G8 chiedono a
Ciamppi il pass
"Vogliamo il nulla osta
per manifestare e organizzare concerti anche nelle zone genovesi considerate
off limits"
FRANCESCO RICCI
Scalpita, Spopolo di Seattte,
che da ieri ha preso il nome ufficiale di Genoa Global Forum. L'insieme
magmatico di più di 100 associazioni fra nazionali ed intemazionali
che si pone come obiettivo quello di mandare a monte il vertice genovese
dei G8 si è appellato al presidente della Repubblica Carlo Azeglio
Ciampi: i contestatori vogliono un posto, a Genova, dove organizzare convegni,
dibattiti, concerti, prima e durante il vertice dei G8. Vogliono avere
il nulla osta per dimostrare, anche nella zona off limits. Assicurano che
a luglio almeno centomila persone caleranno su Genova, insomma, vogliono
le risposte che la commissione prefettizia e l'unità di missione
non hanno ancora fornito dopo la riunione con i portavoce dell'organizzazione
policefala tenutasi il 9 febbraio scorso in Prefettura.
«Due mesi fa, ufficialmente,
abbiamo richiesto spazi per la costruzione di una cittadella e luoghi per
manifestare - ha spiegato Massimiliano Morettini, dell'Arci - Nessuno ci
ha risposto. A questo punto, una "non risposta" inizia a sembrare una risposta
negativa». Tema, questo, contenuto anche nella missiva capitata al
presidente Ciampi. Così come a Ciampi è stato spiegato come
«l'atteggiamento assunto risulta del tutto irresponsàbile
- ha proseguito Morettìni - in particolare quello della destra che
ha proposto la chiusura della regione, demonizzando la contestazione. Un
atteggiaménto che porterà allo scontro, mentre noi non lo
vogliamo». Morettini ha inoltre sottolineato come centornila persone
arriveranno in ogni caso a Genova, cittadella o meno. «Per cui, vista
la volontà di non fornire risposte - ha concluso - riteniamo che
il presidente della Repubblica, in particolare in questo momento che precede
le elezioni, si debba fare garante per il rispetto del diritto costituzionale
a manifestare dissenso». E' stato inoltre chiesto un incontro con
il presidente del consiglio Giuliano Amato e con il ministro dell'Interno
Enzo Bianco.
Intanto ieri a Roma alcuni
rappresentanti del Genoa Global Forum, tra cui Luca De Fraia di "Sdebitarsi",
hanno incontrato Franco Frattini, il presidente del comitato di controllo
sui servizi segreti che nei giorni scorsi aveva parlato di problemi di
sicurezza per il vertice di Genova: «Frattini si è dimostrato
conciliante - ha detto De Fraia - Quello che manca è il governo».
Ultima novità
nel bollettino dei contestatori, la costruzione di un sito web registrato
come www.genoa-g8.org, nome identico a quello ufficiale del G8, tranne
che per l'estensione. Il sito sarà attivato tra un paio di settimane.
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da Il Secolo XIX del 17/3/2001
Le associazioni anti G8
vogliono a Genova il vice comandante degli zapatisti messicani
Un invito per Marcos
Ma il leader del Chiapas
ha designato un "sostituto"
Le 86 associazioni riunite
nel Genoa Social Forum invocano la Costituzione perché sia rispettato
il loro diritto alla protesta: «Impediremo pacificamente ai delegati
di raggiungere il vertice»
GIOVANNI MARI
Il subcomandante Marcos,
leader dei contadini zapatisti del Chiapas ha dato appuntamento a Genova
per il G8. Le "tute bianche" dei centri sociali e Rifondazione lo hanno
ufficialmente invitato alle contromanifestazioni e lui, alla fine della
sua marcia attraverso il Messico (dove decine di ragazzi italiani lo hanno
scortato), ha detto. «La carovana proseguirà ora verso Genova».
È difficilissimo che Marcos possa davvero esserci: rischia la vita.
Ma di certo invierà una delegazione con i suoi 24 ufficiali giunti
a Città del Messico. Ci sarà Tacho il comandante che l'altra
sera ha telefonato ai centri sociali riuniti al Ducale.
Il popolo della contestazione,
intanto Il popolo della contestazione, intanto, ha un nome: Genoa social
forum. È l'insieme di 86 associazioni nazionali (da sigle cattoliche
e ambientaliste al mondo del commercio equosolidale e ai centri sociali)
i cui obiettivi, al momento, sono sostanzialmente due: ottenere il diritto
a manifestare durante il summit nella stessa area della città dove
si vedranno gli otto grandi, costruire (non troppo lontano) una "Cittadella"
del forum per l'organizzazione di un controvertice e l'accoglienza Intanto,
una delegazione ha incontrato ieri a Roma il presidente della commissione
Servizi segreti Franco
Fratoni (FI) «per
cancellare i dubbi sui contenuti eversivi nel movimento». E il sito
intemet contro il vertice è pronto: è identico a quello istituzionale,
ma con un "dominio" (la parte finale) diversa, www.genoa-g&org.
«Sulla libertà
di manifestare - spiega Massimiliano Morettini, presidente defl'Arci ligure
- le autorità preposte, da noi sollecitate più volte, non
hanno ancora risposto e oggi iniziarno a pensare che questa non risposta
debba essere tradotta in un divieto. È per questo che abbiamo scritto
al presidente della Repubblica Ciampi affinchè si faccia garante
che Genova non può essere sospesa neppure per un fine settimana».
«Cercano - aggiunge Fabio Lucchesi, della rete Lilliput - di far
passare la nostra richiesta come un problema di ordine pubblico o di tipo
organizzativo. Ma si tratta solo di un problema politico. E visto che a
luglio verranno a Genova oltre centomila persone, sarebbe irresponsabile
chiudere gli accessi alla città. Si creerebbe una situazione potenzialmente
esplosiva».
«La nostra protesta
- afferma Matteo Jade centro sociale Zapata - sarà determinata ma
pacifica. Impediremo ai delegati di raggiungere la sede del G8. Come? Sedendoci
per terra. Il nostro appello ai genovesi è di non ascoltare il ministro
Vinci Giacchi che invita a prendersi ferie: no, venite con noi a manifestare»
A discutere con Frattini
era tra gli altri Alberto Zoratti, Lilliput: «Frattini ha ammesso
che ci sono grosse differenze tra l'eversione e il nostro movimento. L'intelligence
però, continuerà a lavorare. Ma noi non ci siamo mai nascosti
e i nostri incontri, compreso il meeting intemazionale che faremo a Genova
il 4 magio in vista del G8, sono tutti pubblici".
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da Il Giornale del 17/3/2001
Anti G8: "Impediremo ai
grandi di arrivare"
La minaccia dei centri
sociali: fare muro "fisicamente" contro i politici che dovranno partecipare
ai convegni
MARCELLO DI MEGLIO
I centri sociali genovesi,
in rete con quelli d'Italia e d'Europa, con il contributo dei guerriglieri
del Chiapas capitanati dal «subcomandante»
Marcos, sono decisi a
impedire fisicamente ai rappresentanti dei G8 l'ingresso ai palazzi dove
tra il 20 e il 22 luglio si svolgeranno i lavori
del vertice. «Siamo
pacifisti e non violenti - ha affermato Matteo Jade del centro Zapata durante
la presentazione del "Genoa Social Forum" contro il vertice - ma adottiamo
la politica del "conflitto" e faremo muro contro l'ingresso in città
dei potenti della terra e dei loro seguiti, organizzando un sit-in al loro
arrivo».
Il «Genoa Sodai
Forum» raccoglie 86 associazioni e gruppi di contestatori del summit,
considerato un abuso verso i diritti dei popoli oppressi. Proprio mentre
a Roma ieri mattina una delegazione del neonato sodalizio incontrava il
presidente della commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti
Franco Frattmi, a Genova venivano scoperte le ultime carte sulle formazioni
che contrasteranno il G8. E il pacifismo, ancora una volta, si è
dimostrato nulla più che uno slogan. Il primo a lanciare un sasso
pesante nello stagno è stato Massimiliano Morettini, presidente
dell'Arci Liguria denunciando la colpevole lentezza con cui Prefettura,
Regione, Comune e Provincia rifiutano di discutere seriamente su dove posizionare
la «cittadella» dei contestatori. «Abbiamo sollecitato
da due mesi gli enti locali - ha dichiarato Morettmi - per ottenere uno
spazio vicino al centro dove ospitare i lOOmila manifestanti di ogni estrazione
ideologico-battagliera.
Da allora nessuna risposta
e questo ci induce a credere che sia in atto la precisa volontà
di negare gli spazi». Il Genoa Social Forum ha
nel cassetto un ventaglio
di ipotesi su dove posizionare la «cittadella» intesa non solo
come dormitorio dei contestatori ma anche sede di
contro-dibattiti, concerti
e convegni, ma non li vogliono svelare, convinti che i responsabili pubblici
o privati troverebbero subito la scusa
per non concedere l'agibilità.
Secondo Stefano Lenzi, responsabile ligure del Wwf, il luogo ideale dove
ospitare i contestatori è comunque la Fiera di Genova. Ieri inoltre
è stata inviata una lettera ufficiale al Presidente della Repubblica
Ciampi e al premier Amato perché si
facciano garantì
fin da ora che Genova sia, durante i tre giorni più caldi di fine
luglio, dichiarata «Città Aperta».
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Da Repubblica - Il lavoro
del 19/3/2001
"Sul G8 guerra tra galline"
Stoccata di Scajola: sulla sicurezza decide il governo
Il braccio destro di Berlusconi è il candidato del Polo
per il ruolo di Ministro degli Interni
WANDA VALLI
Claudio Scajola, deputato ligure, braccio destro di Silvio
Berlusconi e candidato ministro dell'Interno se la Casa delle
Libertà vincerà le elezioni di maggio, sul G8 e le polemiche
tra Regione e altri enti locali, a proposito delle contestazioni
dei giovani, ha idee ben chiare. Il G8 è un appuntamento di
politica internazionale gestito dai governi, dice. Genova è
stata scelta da quello italiano e potrà solo avere un ritorno
di immagine e di indotto da tutto questo. Quindi che in
Liguria «se ne parli litigando gli uni con gli altri è fuori
tema,
un balletto molto da paese». Così come la «guerra tra
galli e
galline» locali a proposito di ordine pubblico. Perché è
di
competenza del governo italiano, in collaborazione con
quelli dei Paesi ospiti. La contestazione? Dovrà avere voci e
spazi ben chiari. E distinti dagli incontri ufficiali. Senza
violenza, naturalmente.
Onorevole Scajola, dopo Seattle, Nizza, e Napoli, ora è
allarme per il G8 a Genova. Il Presidente della Regione
avvisa, il Sindaco replica. Lei che dice?
«Intanto sul G8 va fatta chiarezza»
Facciamola.
«E' un appuntamento internazionale, gestito dai governi degli
otto Paesi che saranno i protagonisti. Come è accaduto in
passato, gli otto Paesi hanno scelto una sede. Due anni fa, il
governo italiano ha indicato Genova. Ma la questione, tutta
quanta, è di competenza governativa e questo va
sottolineato e evidenziato»
Per spiegare che cosa, per esempio?
«Che il G8 è un appuntamento di politica internazionale, per
rilanciare soprattutto l'economia mondiale in crisi, tanto più
adesso con il nuovo periodo di amministrazione Bush negli
Stati Uniti che si è appena aperto. Come a dire che il
summit avrà una rilevanza anche da questo punto di vista,
sarà la prima uscita "forte" della presidenza Bush, ormai ben
insediata»
E tornando all'Italia?
«Per l'Italia, il G8 è un avvenimento ancora più importante,
perché è fissato dopo le elezioni politiche e la formazione
del nuovo governo. Quindi, noi ne siamo certi, con la
vittoria e la presidenza di Silvio Berlusconi, il G8 andrà nel
calendario degli avvenimenti come punto miliare della
politica internazionale»
I temi più pressanti?
«Sono molti, ma partirei dall'ambiente che si sta sempre più
rivelando un'emergenza mondiale e che è stato trascurato
negli ultimi, precedenti, summit. Senza contare, per
esempio, la doverosa attenzione a chi sta peggio, a chi vive
nel Terzo Mondo»
La Liguria come si incastra in questo scenario?
« Genova è stata scelta come sede. E potrà avere solo
un
ritorno di immagine, di rilancio. Molto importante, certo.
Ma per il resto, che in Liguria se ne parli litigando gli uni con
gli altri è fuori tema, è un balletto molto da paese. Perché,
come ha detto il Presidente Amato e come ripetiamo noi, il
G8 è e rimane una questione internazionale. E, quindi,
questa guerra tra galli e galline, è fuori luogo e inutile»
Anche sull'ordine pubblico?
«L'ordine pubblico è un tema dalla gestione fortemente
centralizzata, in coordinamento con i servizi degli altri paesi
che avranno qui i loro leader da sorvegliare. Così sarà e
la
macchina della sicurezza, dell'ordine pubblico appunto si, è
già messa in moto, con grande riservatezza»
Lei non teme le contestazioni del popolo di Seattle? Hanno
minacciato di marciare su Genova.
«Il G8 non può essere disturbato dal fenomeno della
violenza che può alterare il sereno svolgimento degli incontri
tra le delegazioni degli stati partecipanti. Non deve ripetersi
quello che è accaduto a Nizza, per esempio. Ma questo
non significa che il dissenso non debba avere modo di
esprimersi»
Anche lei propone il dialogo con i giovani contestatori?
«Propongo che ognuno possa esprimersi, ma nelle sedi e
nei luoghi opportuni e individuati prima»
Alla fine, onorevole Scajola, lei è ottimista o pessimista?
«Diciamo che quello che mi tranquillizza è il sapere che noi
vinceremo le elezioni e avremo il tempo per organizzare
tutto al meglio, di garantire uno svolgimento efficace del
summit, e di dare voce al dissenso»
______________________________________________________________________
da Il Corriere della Sera
20.03.01
La ricetta è
quella di Trieste: spazi per i centri sociali, in cambio nessuna violenza.
Si dovranno controllare
150 mila manifestanti
A Genova una cittadella
per i contestatori Si tratta col popolo di Seattle per evitare scontri
al G8. Il cardinale: non dimenticare il Sud del mondo
VERSO IL SUMMIT DEL 20
LUGLIO
dal nostro inviato
GENOVA - Suor Patrizia
Pasini, «missionaria della Consolata», ha promesso che sarà
tre giorni a Genova per pregare e digiunare in occasione del vertice
a Palazzo Ducale fra i capi di Stato e di governo degli Otto Grandi della
Terra. Ha scritto al sindaco Giuseppe Pericu per chiedergli uno spazio,
un luogo di riflessione. «Vogliamo venire durante il summit dei G8
per fare sentire la nostra voce di uomini e di donne che lavorano nel Sud
del mondo e sono testimoni di come il debito estero impoverisca questi
Paesi».
Il «centro di presenza»
che le «missionarie della Consolata» vorrebbero è la
chiesa dell'Annunziata, «chiesa francescana che quindi si addice
bene a noi...». La Chiesa dell'Annunziata è in zona rossa,
area proibita a chi non avrà l'accredito perché vicina alla
sede delle delegazioni inglese di Tony Blair e giapponese del dimissionario
Mori (gli italiani andranno invece al Porto Antico, i tedeschi di
Gerard Schröder a Rapallo, gli americani ancora non si sa, in quanto
l'amministrazione Clinton se ne è lavata le mani e ha passato la
patata bollente allo staff di Bush che ha sguinzagliato in Liguria un buon
numero di agenti della sicurezza per capire dove meglio sistemarsi).
Lì, in piazza dell'Annunziata,
dal 20 al 23 luglio nessuno dovrà avvicinarsi. Nemmeno le missionarie
della Consolata. Suor Patrizia avrà forse un giardino davanti a
Brignole dove portare la sua testimonianza e la sua preghiera. Genova città
militarizzata che mostra scudi e manganelli per difendere la sicurezza
di tutti? Oppure Genova soffocata dall'agitazione e dalla confusione
ma città aperta al dibattito, al confronto, alla contestazione civile
dei movimenti sia laici sia cattolici, moderati ed estremisti, comunque
non violenti, dell'antiglobalizzazione a garanzia di una immagine di possibile
convivenza fra le anime della società e i Padroni del mondo?
Il dilemma è
politico e lo scioglierà definitivamente il governo che uscirà
dalle urne il 13 maggio prossimo.
Ma nell'attesa i
«No global» e le istituzioni già trattano.
Da una parte il
cosiddetto «Patto di Lavoro», una federazione che riunisce
centri sociali, partiti, associazioni del volontariato. Dagli zapatisti
di Sampierdarena ai leoncavallini di Milano. Dalle Acli a Nigrizia. Da
Pax Christi a Mani tese. Dal Wwf a Lega ambiente. Dalla Lega delle
cooperative ligure alla «Rete ControG8». Da Rifondazione comunista
ai Giovani socialisti. Quasi a dimostrare che lo slogan «Cancellare
il debito dei Paesi poveri o in via di sviluppo» riunisce vocazioni
tanto diverse.
Persino il cardinale Dionigi
Tettamanzi ha levato la sua voce per sostenere che Genova, oltre che vetrina
della ricchezza del G8, deve essere voce di chi nel mondo, nel Sud del
Mondo, ha fame, di chi è emarginato, di chi non ha il lavoro.
Dall'altra parte gli organizzatori del vertice, il ministero degli Esteri,
i responsabili dell'ordine pubblico e della amministrazione cittadina.
E l'intelligence. Si discute per evitare il bis di Seattle, di Praga, di
Davos. Gli assalti, le botte, le cariche di Napoli. Gli antiglobalizzazione,
gli antiG8, annunciano l'arrivo di cento, centocinquantamila manifestanti
per il 20 luglio. Dove si concentreranno? Le istituzioni, magari
non insensibili alle parole del cardinale Dionigi Tettamanzi, sono
pronte a riconoscere al «Patto di lavoro» un diritto di visibilità
, un diritto a esprimere il dissenso, a riflettere pubblicamente, per dirla
proprio come l'arcivescovo di Genova, «sulla globalizzazione fenomeno
ambivalente carico di valori e disvalori, di grandi opportunità
e insieme di pericolose minacce per l'aggravarsi del divario tra popoli
ricchi e popoli poveri».
Così a Genova,
sull'esempio sperimentato in piccolo a Trieste due settimane orsono, potrebbe
essere consentita la creazione di una «cittadella» dei movimenti,
delle associazioni e dei centri sociali. In cambio della promessa e della
garanzia di non ricorrere a violenze e scorribande.
Ma chi è in grado
di offrire una simile certezza con delegazioni «antiglobal»
che sbarcheranno da tutto il mondo? Chi le controllerà? Il sindaco
Giuseppe Pericu ha fatto sondare gli umori della città.
Prima di Napoli l'ottanta
per cento della popolazione era incuriosito e bene orientato all'accoglienza
del vertice, e magari pure del controvertice. «Ora la percentuale
è sicuramente
diminuita, ma resta molto
alta». Genova sul vertice G8 ha puntato e punta molto per il rilancio
economico e culturale. Fu il governo D'Alema a scegliere (motivi elettoralistici?)
la città della Lanterna. Una legge del 2000 ha portato 200 miliardi
per ristrutturare, riedificare, riammodernare. Ci sono una settantina di
cantieri sparsi su 1.400 chilometri di strade. «Li chiuderemo
in tempo».
Gli amministratori sventolano
indicatori con segnali di inversione: il tasso di sviluppo è salito
al quattro e mezzo per cento, il tasso di disoccupazione è sceso
dall'undici al sette e mezzo per cento, il traffico portuale è aumentato
da 300 mila a un milione e 500 mila container.
«Presenteremo una
città davvero rinnovata». Ma Genova, 650 mila abitanti, lunga
trenta chilometri, stretta fra mare e collina, «la più meridionale
fra le grandi città del Nord», saprà reggere
l'urto del G8 e del contro G8?
Il presidente della Regione,
il polista Sandro Biasotti, teme il peggio. Gli scontri di Napoli per lui
sono stati una sorta di prova generale. Respinge l'ipotesi di qualsiasi
concessione al «Patto di lavoro» che non sia, in forme da concordare,
la rappresentazione al tavolo dei Grandi delle «ragioni dei contestatori».
Un documento e via a casa. Anche la Provincia del centrosinistra ha detto
la sua lamentando nella «struttura di missione» allestita dal
ministero degli Esteri per organizzare l'evento eccessiva sensibilità
agli aspetti mondani del vertice e scarsa attenzione ai timori di conflitti.
Il sindaco sostiene che «Regione e Provincia farebbero bene a tacere,
perché chi ha voce in capitolo è il Comune. Il G8 si tiene
a Genova e solo Genova può intervenire nella discussione».
Città militarizzata
o città aperta? I commercianti mettono comunque le mani avanti e
minacciano il Comune. «Assicurateci le vetrine o a luglio chiudiamo».
Sindrome da guerriglia. Seattle. Praga. Davos. Napoli. Ma non è
detto che sia sempre così Questa volta in piazza va anche la Chiesa.
Fabio Cavalera
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Da Repubblica - Il lavoro
del 20/03/2001
"Genova non sarà
un'isola"
Il popolo di Seattle in città
In attesa di un nuovo esecutivo, la Prefettura preferisce
blindare solo il centro
BRUNO PERSANO
Se le direttive del governo non cambieranno il popolo di
Seattle, a Genova, ci arriverà. L'orientamento della
Prefettura è questo. Trasformare la città in un'isola sarebbe
difficile, quasi improponibile. Una zona di rispetto potrà
bastare, purché sia invalicabile dai non autorizzati. È il
prefetto il responsabile della sicurezza in città e, finora, la
sua idea sembra proprio questa. L'area è già tracciata; oltre
quella, i manifestanti anti G8 non potranno andare. Così
vogliono i servizi segreti italiani e quelli dei paesi ospitati. Ne
vale della sicurezza degli otto capi di stato. L'interesse del
cosiddetto 'popolo di Seattle' può essere quello di
disturbare la manifestazione, ma i propositi dei gruppi
terroristici vanno oltre. Per questo la zona 'rossa' sarà
interdetta a chiunque non dimostri di abitare o di lavorare
nella zona. Tutti gli altri rimarranno fuori dal cordone di
polizia.
L'idea sembra questa, almeno finora. Con il governo sciolto
e la campagna elettorale in atto, le direttive, quelle ufficiali,
non saranno impartite prima dell'inizio di giugno dopo
l'insediamento del nuovo capo del governo. Finora le
frontiere italiane rimarranno aperte per tutto luglio. Scelte
diverse, in Prefettura, non sono state prese perché il
precedente direttivo romano non ha impartito ordini
differenti. Il trattato di Schengen, che ha abbattuto le
barriere europee, ha lasciato agli stati aderenti la possibilità
di ripristinare il controllo dei passaporti per motivi di
sicurezza. Il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza,
di cui presidente è il Prefetto e a cui partecipano i capi
provinciali delle forze dell'ordine, finora non ha espresso
nessun parere al ministero. Resta il Comitato, l'unico organo
consultivo per la sicurezza durante i G8. La legge speciale
per i G8 ha regolamentato solo gli aspetti amministrativi e
stanziato le somme utili per gli interventi speciali in città. Il
Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza non è stato
affiancato da alcune commissione ad hoc. È stato invece
nominato un ministro plenipotenziario, Achille Vinci Giacchi,
per l'organizzazione dell'incontro e un funzionario prefettizio
del Dipartimento di Pubblica sicurezza per raccordare gli
indirizzi politici dell'esecutivo con le scelte operative del
questore che resta l'unica autorità tecnica provinciale per la
sicurezza.
L'incertezza politica che vive in questo momento il paese, in
attesa delle politiche di maggio, rallenta però le scelte
operative che la Prefettura e le forze dell'ordine rimandano
a dopo l'insediamento del nuovo governo. La zona
invalicabile potrebbe subire delle variazioni comprendendo
strade finora esterne al perimetro 'rosso' come potrebbe
essere mutato l'atteggiamento verso le colonne di
simpatizzanti anti G8 stranieri. Ma, cosa ancora da
decidere, sarà l'indirizzo dove concentrare le migliaia di
manifestanti. Le indicazioni avanzate finora dalle
organizzazioni non hanno raccolto dei no precisi ma
neppure dei sì incondizionati: stadio di calcio o piazzale
Kennedy restano ipotesi in attesa di una scelta politica.
Intanto un funzionario dell'ufficio di Gabinetto della
Questura ieri è rientrato da Napoli con una copia dei piani
predisposti dai colleghi partenopei durante il contestato
Global Forum della settimana scorsa. L'appuntamento non
aveva la stessa valenza dei G8 e non aveva attirato
l'interesse di tanti capi di stato come invece farà l'assise di
lugli, ma l'esperienza vissuta con gli agenti davanti a Palazzo
Reale, per la questura di Genova costituisce una premessa
utile per il lavoro che l'attende tra quattro mesi.
"Basta invasioni sul G8"
Pericu risponde a Scajola: a livello locale i responsabili
siamo noi
la polemica
Claudio Scajola, candidato ministro degli Interni in caso di
vittoria del centrodestra, bacchetta Regione e enti locali
liguri a proposito del G8: «Basta con queste liti tra galli e
galline di un unico pollaio, il G8 è di competenza del
Governo, Genova è stata solo scelta come sede». I diretti
interessati, reagiscono in modo diverso. C'è chi, come il
presidente della Regione, Sandro Biasotti sceglie il "no
comment". Chi, come Marta Vincenzi, sottolinea la
necessità di sapere dal Governo centrale quale "modello" di
G8 si intenda realizzare per poi organizzare anche - a patti
ben chiari e non violenti - la protesta. E poi c'è il sindaco
che rassicura l'onorevole Scajola: «non ci sono né galli né
galline, l'unico se mai sono io, perché sindaco della città
ospite». Gli altri non c'entrano, né Regione, né Provincia.
Sindaco sul G8, l'onorevole Claudio Scajola bacchetta tutte
le istituzioni liguri e dice: alt, la competenza, è del governo
italiano. E' d'accordo?
«Nella sostanza, mi pare che l'onorevole Scajola non ricordi
cose sbagliate, a parte la questione del gallo e delle galline.
Non si preoccupi, qui c'è un solo gallo e sono io come
sindaco della città, di altri non sentiamo il bisogno. Il G8 è
un evento internazionale che ha come primo responsabile il
governo. Ma Genova, e qui Scajola sbaglia, non ha solo un
vantaggio di immagine. E' la città ospite e deve, per forza di
cose, essere coinvolta sulle scelte anche di ordine pubblico»
Insomma quali sono i referenti del G8?
«Tre: il governo, le associazioni non governative e il terzo,
sia pure su posizioni diverse, è la città. Non c'entrano
nulla
né la Regione né la Provincia e qualunque governo ci sarà
non potrà non confrontarsi con Genova»
Non temete l'esercito dei contestatori?
«A Trieste è andato tutto benissimo e si parlava di
ambiente, un tema scottante, a Napoli non si è sviluppato un
dialogo e è successo quello che sappiamo. Non possiamo
non colloquiare con chi dissente, soprattutto per motivi di
responsabilità politica. Ribadisco: il referente è il governo
che deve, per forza di cose, rapportarsi a noi. E Genova è
pronta a lasciar discutere»
Marta Vincenzi affronta un ragionamento più politico.
Ricordando gli ultimi eventi: da Palermo, una riunione quasi
ignorata, a Trieste un successo, a Napoli, teme che per
Genova non sia stata ancora scelto il modello che si intende
seguire.
Questo che cosa comporta, in pratica?
«La responsabilità del governo va ribadita, il G8 non è
certo
un evento che si può gestire con forze locali. Ma la
questione centrale è: come si intende gestire il territorio, il
contenitore di questo evento? Con il modello Palermo,
Trieste o Napoli? Ecco, mi pare che non si sappia ancora e
chiedo un impegno dal Consiglio dei Ministri».
Il popolo di Seattle?
«Si deve assumere la responsabilità di respingere la
violenza. Perché se non si è in grado di tenere a freno i
provocatori, non ha senso chiedere una manifestazione che
può degenerare. Su questo invito tutti, a partire da
Rifondazione, a uscire dall'ambiguità, a essere chiari:
organizzare il controdialogo di 100200 mila persone
richiede una fortissima responsabilità comune. La proposta
della "cittadella", del canale satellitare a disposizione del
popolo di Seattle nello stesso momento in cui altrove si
svolgono i lavori ufficiali, va in questa direzione».
(wanda valli)
I contestatori
e Vinci Giacchi
dibattito
IL G8 può rappresentare davvero un'occasione per
Genova, e di che tipo? E al di là di opere pubbliche e rilanci
turistici, quanto sarà possibile tracciare , proprio grazie al
dibattito che si sta avviando nel capoluogo ligure e in vista
di questa occasione, la strada di un dialogo nuovo e più
equilibrato tra nord e sud del mondo? E' il quesito che pone
la Consulta Femminile di Genova (che riunisce numerose
associazioni di donne), con il dibattito "G8: un'occasione
per Genova?" che si terrà giovedì, 22 marzo, a partire dalle
16, nella Sala degli Specchi della Prefettura.
Sarà la prima volta che insieme ad Achille Vinci Giacchi,
ministro plenipotenziario e capo della struttura G8,
siederanno esponenti della rete anti G8, come Norma
Bertullacelli, e voci critiche come don Andrea Gallo;
prevista la partecipazione anche degli assessori Nucci Novi
Ceppellini (cultura) e Anna Castellano (promozione della
città) per Regione e Comune e della Sovrintendente ai beni
ambientali e architettonici Liliana Pittarello. Introduce
Patrizia Foresi Zignoni, presidente della Consulta, mentre il
saluto sarà portato dal Prefetto Antonio Di Giovine.
Modera l'incontro Donatella Alfonso di "Repubblica".
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Da Repubblica - Il Lavoro
del 21/03/2001
Contestatori per il dialogo
'Non divieti ma confronto'
Dal Genoa Global Forum applausi per Biondi e Pericu
Risposte sugli spazi e un confronto sui contenuti: il Genoa
Social Forum, il gruppo di 95 associazioni italiane e
straniere che si oppongono al G8, rinnova le sue richieste e
chiama le alte cariche dello Stato e gli esponenti dei partiti
ad un confronto sulle possibili alternative alle «politiche
devastatrici del neoliberismo».
In un comunicato diffuso ieri, il Gsf ricorda gli obiettivi
contenuti nel Patto costitutivo del gruppo: «chiedere alle
pubbliche amministrazioni locali e nazionali che siano
garantiti ampi spazi per tutta la società civile per
l'espressione di attività progetti e manifestazioni - purché
ispirate ai principi della non violenza - che in questi mesi e
nei giorni del Vertice si potranno organizzare. E soprattutto
che il diritto a manifestare non subisca restrizioni
immotivate».
In particolare, il Gsf ha proposto la realizzazione di una
cittadella delle reti e organizzazioni non governative e lo
svolgimento di cortei di massa il 19 e 21 luglio. Il Gsf
dichiara di apprezzare le prese di posizione del sindaco di
Genova Pericu, che rivendica la piena disponibilità al
dialogo del Comune, e del Vicepresidente della Camera
Alfredo Biondi che «riconosce le ragioni dei movimenti della
società civile sugli 'effetti perversi' della globalizzazione e
sulla legittimità e positività del dissenso».
Biondi, in un intervento pubblicato ieri sui giornali nota
come non sia più tollerabile il rimpallo tra le istituzioni
causato a sua detta dallo «scaricabarile preelettorale» e
invita le istituzioni e il ministro dell'Interno a indire al più
presto una conferenza stampa comune «per precisare i
criteri i limiti, le modalità di svolgimento delle previste
manifestazioni di protesta».
Il vicepresidente della Camera chiede inoltre che si
contattino le associazioni «perché esse stesse isolino, se
davvero si tratta di una minoranza, coloro che intendono
trasformare la contestazione e la protesta in guerriglia». Il
Genoa Social Forum ha inviato ieri una lettera a tutti i
presidenti del consiglio e ai capigruppo di Regione,
Provincia e Comune, dichiarandosi disponibile al confronto
e chiedendo che si esprimano pubblicamente sulla libertà di
manifestare a Genova.
Ventimila pass per il centro
Allarme per una telefonata di minacce dei Combattenti
comunisti
Per i ritardatari una rete di computer portatili in
funzione ad ogni varco e collegati all'anagrafe
comunale
BRUNO PERSANO
LA telefonata, anonima, è stata raccolta dai giornalisti
dell'agenzia Ansa di Napoli. Parlando a nome dei Comunisti
combattenti, il «portavoce delle avanguardie del
movimento», ha annunciato che dopo il Global Forum a
Napoli, «la prossima volta scenderemo in piazza armati». E
"la prossima volta" sono i G8 di luglio a Genova.
Riferendosi agli incidenti avvenuti sabato mattina davanti a
piazza Plebiscito, l'anonimo ha accusato le forze dell'ordine
di aver «massacrato» i manifestanti e ha parlato di una
«spaccatura nel movimento», prefigurando il «ricorso
alla
lotta armata» da parte di un settore dei combattenti. I
Nuclei combattenti comunisti è una sigla eversiva a cui i
magistrati riconducono la responsabilità dell'attentato nel
maggio '99 a Massimo D'Antona, collaboratore del
ministro del Lavoro Bassolino, e gli attentati alla
Confindustria e alla Nato Defence college a Roma nel '92 e
nel '94. I servizi segreti dell'antiterrorismo sono stati
avvertiti della telefonata; sull'autenticità del messaggio si
sono riservati qualsiasi opinione ma concordano che il
riferimento "alla prossima volta" senza dubbio riguarda
l'appuntamento a Genova. La telefonata all'Ansa di Napoli
è il primo comunicato che annuncia azioni terroristiche
contro il vertice di luglio. Resta competenza dei servizi
segreti della Polizia proseguire l'indagine sulla telefonata.
Gli uffici provinciali della Digos sono sommersi da una gran
mole di lavoro amministrativo. Sono loro che coordinano
l'emissione dei pass che accompagneranno i residenti e gli
impiegati che dovranno entrare nella zona "rossa" durante i
tre giorni dell'assise mondiale. Secondo una stima dovranno
essere emessi circa ventimila pass. I residenti nella zona del
centro intorno al Ducale e lungo via San Lorenzo fino
all'Expò saranno circa quattromila; poi ci sono i domiciliati
per motivi di lavoro. Senza dimenticare i corrieri che
abitano e lavorano altrove ma in quei tre giorni dovranno
attraversare la zona per portare nei negozi o negli uffici le
merci ordinate. Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia si
sono divisi il centro in tre zone e piccole squadre di militari
hanno già iniziato a visitare le case inscritte nel perimetro
indicato dal Comitato provinciale per la sicurezza. Gli agenti
hanno informato delle modalità per ottenere il pass e
spiegata la necessità di ritirarlo prima del 20 luglio. Sui pass,
come nei G7 a Napoli del '94, comparirà il nome e
cognome del proprietario e gli estremi del documento con
cui è stato identificato il richiedente. Ai check point i
residenti dovranno esibire un documento valido insieme al
pass. Per risolvere le urgenze, la Questura studia di allestire
una rete di computer portatili in funzione ad ogni varco e
collegati con l'anagrafe comunale e gli uffici della Digos. I
pass saranno totalmente gratuiti e non è escluso che le forze
dell'ordine utilizzeranno le sezioni dei vigili urbani per
distribuire i documenti a chi ne ha fatto richiesta. C'è ancora
tempo per richiedere i pass; le forse dell'ordine per ora
consigliano di attendere la visita degli agenti. In futuro,
saranno aperti uffici per distribuire i moduli di richiesta ai
residenti. Una collaborazione con le aziende che lavorano
nella zona rossa è stata già avanzata da settimane e molte
ditte hanno fatto pervenire alla Questura l'elenco dei propri
dipendenti e dei corrieri che visiteranno le aziende nei tre
giorni del vertice.
Una portaerei per il sonno
di Bush
l'ipotesi
UNA PORTAEREI Usa per il sonno di Bush jr? Le forze
di sicurezza americane stanno studiando i dettagli della
trasferta italiana del presidente, la prima in Europa dal
momento dell'elezione e l'occasione, tra l'altro, di un primo
faccia a faccia con il presidente russo Putin. In questo
scenario non è stato escluso che, per garantire la massima
sicurezza, Bush e la moglie Laura non dormano nemmeno a
Genova; l'Air Force One potrebbe arrivare venerdì alla
base americana di Pisa; da qui la coppia (che dormirebbe
nella base) si trasferirebbe in elicottero a Genova il sabato
mattina, mentre l'accoglienza del sabato notte potrebbe
esser garantita da una portaerei americana che si fermi in
rada, fuori dal porto di Genova.
Tre magistrati
antiterrorismo
un 'pool' speciale
UN «POOL» di magistrati per il G8: sono tre giudici della
Procura di Genova, Anna Canepa, Silvio Franz e
Francesco Pinto, i primi due sostituti procuratori della
Direzione Distrettuale Antimafia. Il terzetto, coordinato dal
capo della Procura Francesco Meloni, ha già cominciato a
lavorare in prospettiva dell'appuntamento di luglio: saranno
loro a gestire dal tribunale del capoluogo ligure tutte le
notizie con rilievo penale legate alla manifestazione
internazionale. La creazione del «pool» è legata ad
una
precisa richiesta romana, quella di avere dei magistrati di
riferimento in occasione del G8: Canepa, Franz e Pinto
sono stati scelti in base a criteri professionali (anzianità di
servizio, conoscenza delle lingue straniere) e nei tre giorni di
luglio saranno a disposizione giorno e notte per qualsiasi
segnalazione - dal terrorismo agli atti vandalici _, con un
occhio di riguardo all'ordine pubblico.
(m.cal.)
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da altreconomia di marzo
2001
Non violenza scelta precisa
di Miriam Giovanzana
GENOVA - Mancano poco
più di 120 giorni al vertice degli 8 grandi Paesi della terra (il
cosiddetto G8) che prenderà il via a Genova il prossimo 20 luglio.
E in ogni parte d'Italia associazioni, centri sociali e organizzazioni
non governative si preparano al controvertice.
L'epicentro di tutto è però Genova (anche quelli del Forum
mondiale sociale di Porto Alegre si sono ridati appuntamento qui). Sono
3 i principali raggruppamenti che contestano il G8 (o, più correttamente,
che contestano l'assetto economico attuale e le strutture politiche internazionale
che lo sostengono, Fondo monetario, Banca mondiale e Organizzazione mondiale
del commercio): ci sono la Rete di Lilliput, la Rete contro G8, e
l'associazione Ya Basta. Le radici di ognuno ben piantate in quel di Genova
(sono loro i motori della protesta) ma ognuno fa riferimento a realtà
nazionali e ha imparato a lavorare in rete con realtà simili in
molti Paesi d'Europa e del resto del mondo.
Sugli obiettivi e sulle
strategie di mobilitazione, Lilliput, Rete contro G8 e Ya Basta hanno idee
diverse. Ya Basta -come spiegano Simone e Domenico- si è posto come
obiettivo il blocco del vertice (come avvenuto a Seattle -unico luogo dove
però il blocco ha davvero avuto successo-, a Praga, a Nizza e altrove).
Lo strumento per raggiungere l'obiettivo è quello della "disobbedienza
civile" e della "difesa attiva" delle "tute bianche"; il che significa,
in buona sostanza, non portare "nessun mezzo atto ad offendere" ma cercare
comunque di bloccare le strade di accesso ai luoghi del vertice e cercare
inevitabilmente il contatto-scontro con lo schieramento delle forze di
polizia. Ya Basta si è autoproclamata "blocco giallo" e propone
una grande manifestazione di tutti ma divisa per "gruppi di affinità"
(pacifisti, tute bianche e gruppi più violenti ognuno in un proprio
corteo così come era già avvenuto a Praga, cfr AE numero
10).
Di "azione diretta non
violenta" parla invece la Rete contro G8. Qualsiasi manifestazione solo
culturale e non di azione di delegittimazione contro il G8 non ha futuro
-spiega Norma- . Quello che vogliamo sono forti manifestazioni di piazza,
anche di boicottaggio, "porre il nostro corpo contro" ma con un'azione
veramente non violenta. La non violenza, la partecipazione e la formazione
sono invece le parole d'ordine di Lilliput (vedi box qui a fianco). Ma
la novità di Genova è che questi 3 raggruppamenti si sono
ritrovati in un "patto di lavoro" ribattezzato "Genova Social Forum" e
stanno faticosamente confrontandosi tra loro.
Ad Alberto Zoratti,
del "nodo" genovese di Lilliput, abbiamo chiesto di spiegarci qual è
il valore del "patto di lavoro" e che cosa ci si prepara per il prossimo
luglio.
Biologo, 30 anni, Alberto
è responsabile del settore politico di "Roba dell'altro mondo",
centrale di importazione di prodotti artigianali del commercio equo (oltre
che tra i fondatori di AltrEconomia). Nello scorso maggio, con Chiara e
con tanti altri, è stato l'anima di Mobilitebio,
la rivolta contro la fiera genovese dell'industria degli ogm. Viene dai
collettivi universitari, dalla sinistra diffusa, "lo stesso brodo -come
dice lui- da cui nascono i centri sociali". In ogni caso è uno di
quelli che credono e costruiscono partecipazione, nella fatica di un confronto
multiforme e mai arreso.
Allora Alberto, che speranza
c'è di avere a luglio una grande manifestazione comune su basi condivise
e non violente?
All'interno del "patto
di lavoro" intanto c'è spazio per un confronto, per trovare collegamenti
sui contenuti. Questo è più facile con la Rete contro G8
-che è più eterogenea e più simile dal punto di vista
genetico a Lilliput- che con Ya Basta, che è strutturata come realtà
di forte identità e che questa identità vuole mostrare. Il
tavolo quindi c'è, c'è il luogo fisico dove incontrarsi,
e c'è un'apertura, come dimostra la loro presenza all'assemblea
di Lilliput qui a Genova. Esiste una condivisione, anche se bisogna vedere
effettivamente su che cosa. Il ruolo di Lilliput, più che quello
di cercare una convergenza diretta con Ya Basta e con Rete contro G8, è
di cercare che luoghi come quello del "patto di lavoro" esplichino tutte
le loro potenzialità. Oltretutto va notato che un luogo come il
"patto", che sarebbe più corretto chiamare "network", inibisce
le egemonie. E questo è un altro aspetto positivo.
Ok, però sappiamo che questa egemonia potrebbe poi rispuntare in
piazza, nel momento delle manifestazioni, e a favore dei più
violenti.
C'è effettivamente una preoccupazione. Questo rischio esiste se
il percorso che la Rete di Lilliput ha iniziato non arriva a termine. È
necessario che Lilliput scenda in piazza per dimostrare non solo che un
altro mondo è possibile, ma anche che è possibile un altro
modo di manifestare. Se Lilliput non scende nelle strade il rischio che
l'attenzione sia monopolizzata dai violenti esiste. Non si tratta evidentemente
di realizzare una conquista della piazza, ma di mostrare che la non violenza
è possibile anche in una protesta che mette
in gioco i propri corpi, con iniziative forti, anche di rottura. La non
violenza è anche disobbedienza, e non c'è solo la "disobbedienza
civile" delle tute bianche.
Fai un esempio.
Per esempio le azioni
di Greenpeace. Si tratta in alcuni momenti di mettere in discussione una
legalità imposta e illegittima, magari scegliendo obiettivi simbolo
e azioni fortemente comunicative, capaci non solo di far parlare di sé
ma anche di far passare i propri contenuti.
La protesta contro il G8
non è questione soltanto italiana. Quali sono i collegamenti internazionali
già in atto?
Il controvertice si sta
costruendo come rete. Alcune delle realtà che hanno aderito a Lilliput,
penso per esempio a "Sdebitarsi" o alla Campagna contro la Banca mondiale,
questi collegamenti ce li hanno già. Adesso si tratta però
di farli diventare patrimonio comune. In
questo senso la presenza a Porto Alegre del "patto" è stata importante.
Nei prossimi mesi ci sarà probabilmente una riunione internazionale
organizzativa. C'è da dire che una realtà come Ya Basta ha
invece collegamenti più organici, è più efficiente
e fortemente organizzata, anche perché nasce in seguito alla mobilitazione
internazionale zapatista.
Che cosa chiedete agli
altri "nodi" di Lilliput?
Ovviamente di esserci
a Genova in quei giorni. E poi di impostare veramente un percorso democratico
ed efficace di confronto sui contenuti della protesta e sulle forme di
mobilitazione. Sapendo anche che un "nodo" non fa Lilliput e che è
pensabile che Lilliput abbia diverse
forme di mobilitazione.
A proposito di organizzazione.
Ti sembra che possa crescere un clima di "caccia alla streghe"?
Ho paura di sì,
anche perché si avvicina la campagna elettorale e la destra, ma
non solo, ha messo al centro della sua campagna il tema della sicurezza.
Ma non dobbiamo farci trascinare sul loro terreno: saremo trasparenti,
diremo passo dopo passo quello che stiamo facendo perché non esiste
nessuna rete clandestina. E invitiamo chi pone tanto l'accento sulla violenza
a confrontarsi con noi anche sui contenuti: che cosa dice per esempio Forza
Italia del debito estero dei Paesi poveri? O della Tobin tax?
Certo è difficile
spostare l'attenzione sui contenuti, ma questo, come Rete di Lilliput,
è il nostro obiettivo e se mai ci proveremo mai ci riusciremo.
Alberto, un'ultima domanda.
Tu sei stato fra quelli che hanno messo la "tuta bianca" a Mobilitebio,
a Bologna e a Praga, e credo anche che tu ti sia preso le tue belle manganellate.
Hai cambiato idea?
Le "tute bianche" erano
il simbolo dell'invisibilità sociale, adesso sono diventate invece
un simbolo di appartenenza e di una forma di lotta, divisa contro divisa.
Ho preso le distanze, ma non perché credo che la loro sia un'azione
violenta. Così però si crea un cortocircuito, la strategia
si ripropone uguale in ogni situazione, senza analizzare gli scenari, i
contesti. E poi questo tipo di azione che ha un impatto solo mediatico
rischia di favorire alcune individualità rispetto ai collettivi
e al confronto democratico. In Lilliput invece c'è gente che la
pensa molto diversamente da me, per esempio sulle "tute bianche", ma c'è
un confronto continuo, serrato, e che tutela la partecipazione di tutti.
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dal lavoro repubblica del
25/03/2001
"Genova non sarà
un'isola"
Il popolo di Seattle in
città
In attesa di un nuovo esecutivo,
la Prefettura preferisce blindare solo il
centro
BRUNO PERSANO
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Se le direttive del governo
non cambieranno il popolo di Seattle, a Genova,ci arriverà. L'orientamento
della Prefettura è questo. Trasformare la cittàin un'isola
sarebbe difficile, quasi improponibile. Una zona di rispetto
potrà bastare,
purché sia invalicabile dai non autorizzati. È il prefetto
il responsabile della
sicurezza in città e, finora, la sua idea sembra
proprio questa. L'area
è già tracciata; oltre quella, i manifestanti anti
G8 non potranno andare.
Così vogliono i servizi segreti italiani e quelli
dei paesi ospitati. Ne
vale della sicurezza degli otto capi di stato.
L'interesse del cosiddetto
‘popolo di Seattle' può essere quello di
disturbare la manifestazione,
ma i propositi dei gruppi terroristici vanno
oltre. Per questo la zona
‘rossa' sarà interdetta a chiunque non dimostri
di abitare o di lavorare
nella zona. Tutti gli altri rimarranno fuori dal
cordone di polizia.
L'idea sembra questa,
almeno finora. Con il governo sciolto e la campagna
elettorale in atto, le
direttive, quelle ufficiali, non saranno impartite
prima dell'inizio di giugno
dopo l'insediamento del nuovo capo del governo.
Finora le frontiere italiane
rimarranno aperte per tutto luglio. Scelte
diverse, in Prefettura,
non sono state prese perché il precedente direttivo
romano non ha impartito
ordini differenti. Il trattato di Schengen, che ha
abbattuto le barriere
europee, ha lasciato agli stati aderenti la
possibilità di
ripristinare il controllo dei passaporti per motivi di
sicurezza. Il Comitato
provinciale per l'ordine e la sicurezza, di cui
presidente è il
Prefetto e a cui partecipano i capi provinciali delle forze
dell'ordine, finora non
ha espresso nessun parere al ministero. Resta il
Comitato, l'unico organo
consultivo per la sicurezza durante i G8. La legge
speciale per i G8 ha regolamentato
solo gli aspetti amministrativi e
stanziato le somme utili
per gli interventi speciali in città. Il Comitato
provinciale per l'ordine
e la sicurezza non è stato affiancato da alcune
commissione ad hoc. È
stato invece nominato un ministro plenipotenziario,
Achille Vinci Giacchi,
per l'organizzazione dell'incontro e un funzionario
prefettizio del Dipartimento
di Pubblica sicurezza per raccordare gli
indirizzi politici dell'esecutivo
con le scelte operative del questore che
resta l'unica autorità
tecnica provinciale per la sicurezza.
L'incertezza politica
che vive in questo momento il paese, in attesa delle
politiche di maggio, rallenta
però le scelte operative che la Prefettura e
le forze dell'ordine rimandano
a dopo l'insediamento del nuovo governo. La
zona invalicabile potrebbe
subire delle variazioni comprendendo strade
finora esterne al perimetro
‘rosso' come potrebbe essere mutato
l'atteggiamento verso
le colonne di simpatizzanti anti G8 stranieri. Ma,
cosa ancora da decidere,
sarà l'indirizzo dove concentrare le migliaia di
manifestanti. Le indicazioni
avanzate finora dalle organizzazioni non hanno
raccolto dei no precisi
ma neppure dei sì incondizionati: stadio di calcio
o piazzale Kennedy restano
ipotesi in attesa di una scelta politica.
Intanto un funzionario
dell'ufficio di Gabinetto della Questura ieri è
rientrato da Napoli con
una copia dei piani predisposti dai colleghi
partenopei durante il
contestato Global Forum della settimana scorsa.
L'appuntamento non aveva
la stessa valenza dei G8 e non aveva attirato
l'interesse di tanti capi
di stato come invece farà l'assise di lugli, ma
l'esperienza vissuta con
gli agenti davanti a Palazzo Reale, per la
questura di Genova costituisce
una premessa utile per il lavoro che
l'attende tra quattro
mesi.
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da Repubblica - Il Lavoro del 26/03/2001
"Per il G 8 contestatori
a casa"
Fini: ‘Genova non va blindata,
ma con i centri non dialogo'
Bonino: "Finché
sarà più notizia spaccare le vetrine che applicare la non
violenza, sarà un incentivo ai disordini"
AVA ZUNINO
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Genova nei giorni del
G8 non potrà essere una città "blindata", in cui nessuno
potrà entrare ma si potrebbe invece fare in modo che una parte di
coloro che appartengono alle organizzazioni non governative che contestano
il vertice restino a casa propria. E' la sostanza di quanto ha affermato
ieri mattina Gianfranco Fini, il leader nazionale di An, che ha trascorso
la domenica nel capoluogo ligure, partecipando ai banchetti per la raccolta
delle firme relative alle iniziative sulla sicurezza dei cittadini in generale,
sugli anziani e per il commercio. Alla fine della mattinata, dopo aver
visitato l'istituto Brignole, Fini ha incontrato i giornalisti. Inevitabili
le domande sul G8 di luglio e sui rischi di scontri nelle strade.
Fini è stato chiaro,
a proposito del dialogo che le amministrazioni del centro sinistra stanno
avviando con le organizzazioni non governative, il forum sociale che contesta
la globalizzazione.
Ha detto: «Intanto
occorre precisare cosa si intende con organizzazioni non governative. Con
i centri sociali, ad esempio, non credo si debba colloquiare e non credo
che questi si debbano far arrivare a Genova quando ci sarà il G8».
Allora il leader di An
ritiene che la proposta del presidente della Regione, Sandro Biasotti,
sia corretta nel chiedere una città "chiusa"?
«Il compito del
Ministro degli Interni sarà di concordare con il sindaco e con il
presidente della Regione il da farsi. Non credo che si potrà impedire
l'accesso alla città, ma si potrà vigilare per mantenere
condizioni di sicurezza». Poi, dice Fini, nel caso dei centri sociali,
si potrà fare di più che non esercitare controlli qui a Genova.
Che cosa? «Credo non si debbano far arrivare a Genova. Il Ministro
dell'Interno potrà telefonare ai Questori e chiedere, ad esempio,
al Questore di Roma di fare in modo che quelli dei centri sociali non partano,
perché non sono migliaia, una massa incontenibile».
E a proposito di Ministero
degli Interni, Fini riserva una battuta al Ministro Enzo Bianco, quando
si parla delle conferenze stampa che i Prefetti hanno appena fatto sul
tema della sicurezza nelle città: «Il Ministro Bianco è
in campagna elettorale anche lui: non ha resistito alla tentazione ed ha
fatto fare una specie di spot. Comunque i dati diffusi confermano quanto
noi affermiamo da tempo: non è vero che sono diminuiti i reati ma
è la gente che non va più a denunciarli».
Ieri era a Genova anche
Emma Bonino, la cui lista sta raccogliendo le firme proprio in questi giorni.
Sul G8 e i rischi per l'ordine pubblico, Bonino ha detto: «Fino a
che spaccare le vetrine farà più notizia di chi ha la forza
di applicare la non violenza, sarà un incentivo ai disordini. La
libertà di espressione va garantita sempre, i reati sono un'altra
cosa».
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dal lavoro repubblica del
28.3.01
Guerra di siti sul summit.
E una proposta: spostiamolo
Gli otto paesi più
poveri sfidano in rete gli otto paesi più ricchi. L'agone è
tra www.genoag8.it, sito ufficiale del G8 e www.genoag8.org, il contro
sito lanciato in rete dal Genoa Social Forum, l'ex Patto di lavoro sottoscritto
lo scorso gennaio al Forum Mondiale di Porto Alegre da quasi un centinaio
di associazioni internazionali non governative. Sulla home page del sito
ufficiale, il visitatore è invitato a scoprire la storia culturale
ed economica di Genova, a conoscere la sede del vertice, Palazzo Ducale,
il quartier generale della stampa, Porto Antico, a dare un'occhiata alla
Riviera Ligure e poi eccoti spiegato come arrivare a
Genova e quali sono i suoi indirizzi utili: il Comune, la Cotone Congressi,
le aziende di promozione turistica.
Sulla home page del Forum,
identico nell'estetica a quello dei potenti, ci sono i sei punti all'ordine
del giorno di chi sta organizzando il contro vertice di luglio: l'idea
che un mondo diverso è possibile, l'appello per fare di Genova una
città aperta nei giorni in cui la
sicurezza dei capi di stato la renderà, invece, blindata ai suoi
cittadini, l'appello per la libertà di manifestare ad esempio per
reclamare i diritti dei migranti, la cancellazione del debito mondiale
e, per finire, un po' solidarietà ed equità nel mercato globale.
E mentre resta fissato
per sabato 31 marzo a Milano, presso la sala della Aem, l'assemblea nazionale
della Rete contro G8, da parte di uno dei suoi principali esponenti genovesi,
Antonio Bruno, arriva una provocazione: perché non spostare tutto
il G8 ai Magazzini del Cotone, tenendo
conto anche degli elementi di sicurezza, e liberando così il centro
da gran parte delle limitazioni che verranno imposte?
«Ormai appare chiaro:
il G8 prevederà una occupazione stile territori occupati in Palestina
di buona parte della città - scrive Bruno in una nota - Questo significherà
sospensione delle libertà individuali al movimento e limitazione
delle attività commerciali. Tutto questo
perché buona parte del summit si svolgerà a Palazzo Ducale,
che come tutti sanno e' situato nel centro della città. Si potrebbe
pensare ad un'altra soluzione: spostare e contenere lo svolgimento del
vertice nell'area del Porto Antico significherebbe limitare di molto
l'occupazione della città e i disagi intollerabili ad essa connessi,
in particolare dei vicoli. Io penso che gli organizzatori debbano prendere
in seria considerazione questa proposta»
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dal Lavoro Repubblica
31.3.01
G8, frontiere blindate?
E oggi blitz di Vattani,
"numero 2" della Farnesina
Gli antisummit: si pensa
a sospendere il trattato di Schengen. Vinci
Giacchi: "Non mi risulta"
DONATELLA ALFONSO
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SOSPENSIONE temporanea
del trattato di Schengen che garantisce la libera
circolazione di persone
e merci alle frontiere, nei giorni caldi del G8? «A
me non risulta»
ribatte Achille Vinci Giacchi, ministro plenipotenziario
per il vertice; ma dagli
ambienti della rete antiG8 si apprende che il
governo sta studiando
la possibilità - così come riferito nell'aula del
consiglio comunale durante
la lunga maratona sul bilancio, anche dal
consigliere di Rc Antonio
Bruno - di istituire controlli alle frontiere,
così come aveva
fatto la Francia all'inizio di dicembre, per bloccare i
contestatori diretti al
vertice di Nizza.
Siamo, si diceva, allo
stadio di ipotesi; ma l'elemento sicurezza sta
diventano prevalente.
E Vinci Giacchi conferma che le indicazioni espresse
dal ministro degli esteri
Dini sulla "blindatura" delle delegazioni sulle
navi attraccate in porto
(senza considerare l'ipotesi di alloggiare
direttamente su una portaerei
Usa il presidente Bush) diminuirebbe
sicuramente i problemi
di garantire la sicurezza; ma permetterebbe anche di allentare e ridisegnare
i confini della zona rossa, che peraltro dovranno
essere indicati in tempi
brevi. Intanto il Genoa Social Forum, cioè
l'organizzazione di 121
organizzazioni non governative, scrive a Rutelli e
Berlusconi chiedendo un
incontro; e annuncia già, per il 5 aprile, un sitin
davanti al Viminale per
avere risposte certe sulla "agibilità democratica"
della città.
"Pochi giorni", conferma
Vinci Giacchi, ieri pomeriggio all'inaugurazione
del "Viaggio in Italia",
accanto all'ambasciatore di Francia Jacques Blot
(che ieri, sui temi del
G8, ha anche incontrato il presidente della regione
Biasotti). Che i giorni
siano pochi se lo augurano anche gli albergatori,
specialmente quelli del
Tigullio, perché l'attesa non può essere infinita:
e se non vengono presidenti
e Vip, allora si può anche mettere le camere a disposizione della
clientela affezionata, visto che siamo nella seconda
metà di luglio.
«Sei mesi fa c'era
una certa disponibilità, un mese fa una leggermente
diversa, adesso sinceramente
non so cosa dire - precisa Franco Orio del
consorzio "Portofino Coast"
- La struttura G8 con noi, diversamente da
quanto ha fatto con Genova
con cui sono partiti i contatti, non si è fatta
ancora viva. Da noi, in
quel periodo, gli alberghi sarebbero stati comunque
al completo; nel momento
in cui ci verrà chiesta la disponibilità, vedremo
caso per caso, anche perché
una cosa sono le prenotazioni di prestigio,
come gi staff dei presidenti,
altra sono i giornalisti: che risultano, a
ben vedere, clienti come
tutti gli altri. Perciò, se passa ancora un po' di
tempo e soprattutto se
verrà confermato che le delegazioni non vengono,
vedremo quanti posti avremo
ancora disponibili».
Stringere i tempi, stringere
i tempi: non è casuale che per stamani, a
Genova, sia attesa una
visita importante. E' quella di Umberto Vattani,
segretario generale della
Farnesina, cuore e anima del ministero degli
esteri; un serie di incontri
con i diversi protagonisti del lavoro di
preparazione, dal prefetto
al sindaco, oltre alla struttura di missione, e
poi le visite ai cantieri
e ai luoghi del G8 (in primo luogo Ducale e Porto
Antico). Una maniera per
fare il punto definitivo della situazione, sotto
tutti i profili, e vedere
se ci sono dei punti di sofferenza e come
risolverli. L'arrivo di
Vattani, se si va a ben vedere, conferma proprio
che i tanti dubbi espressi
a più livelli hanno necessità di orecchie
attente: ma soprattutto
di una regia di alto livello. Ieri alla struttura
di missione si è
svolto un incontro per gli eventi collaterali, in
particolare per stabilire
quali riguardino la città, e con che calendario.
In linea di massima si
è deciso anche che ci sarà un "benvenuto" ai
giornalisti il venerdì
sera nell'area del Porto Antico, con uno
spettacoloevento, mentre
le delegazioni saranno festeggiate il sabato sera.
Programmi e dettagli,
però, sono ancora tutti da definire. .
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