Rassegna stampa 2000
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Rassegna stampa mese di Ottobre
Dal Mercantile Domenica 5 ottobre 2000
Repubblica 24 ottobre
Torna il "popolo di Seattle" contro la globalizzazione
Corriere 24 ottobre
Secolo xix 28.10
Il Prefetto si scusa in anticipo
dalla Stampa 31.10.2000
Alla Fiera l'esercito della sicurezza
da repubblica - il lavoro del 31 ottobre 2000
la curiosita
Rassegna stampa mese di Novembre dal Manifesto (Roberto Landucci) 12.11
LAVORARE SEMPRE. L'ossessione delle pensioni tine banco al vertice del G8
Rassegna stampa mese di Dicembre Dal Lavoro supplemento di Repubblica Venerdi 8 dicembre 2000 NIZZA SPAVENTA GENOVA Le contestazioni al vertice europeo coinvolgono Ventimiglia e alzano la tensione sul G8 La città di confine a soqquadro per i cortei. Sette mesi prima dell'appuntamento con il G8 un lembo di Liguria, alla sua estremità, ha assaggiato il sapo-re della protesta alternativa. Ventimiglia, già martellata dal maltempo nelle settimane tra-scorse, è stata in balia ieri dei cortei rimbalzati da Nizza, dove era incominciato il vertice europeo. Che cosa c'entra quella manifestazione, quell'invasione con l'attesa per il G8, a Genova il2l e i122 luglio del 2001, cioè tra sette mesi? Non c'entra nulla sul piano della sequenza internazionale, c'entra molto sul piano del clima, dell'atmosfera. Laddove si discutono importanti scelte internazionali, sui grandi temi della politica, ma anche su quelli dei sistemi di vita, sulle scelte chiave della società multietnica, globalizzata e sempre più squilibrata tra Nord e Sud, per quel che valgono i punti cardinali, tra sviluppo e miseria nera, piombano le contestazioni alternative Arriva quello che viene oramai definito il popolo di Seattle (dalla città Usa della prima contestazione globale) dove si fondono tutte le proteste del millennio: quelle intellettuali dei campus americani e quelle dei contadini irlandesi, dell'intero movimento antiglobale e antitransgenico. A Nizza si tratta la nuova Europa, a Genova si discuteranno i grandi temi delfuturo dal commercio globale al ruolo delle biotecnologie. Dobbiamo aspettarci anche a Genova il popolo antiglobale, ma non dobbiamo spaventarci. Questo è il nuovo millennio. Ci sembra intelligente la posizione del sindaco Pericu che vuole affrontare l'Anti G8 con il massimo dell'apertura, ma anche con il massimo della sicurezza. Ci paiono retrive e polverose le posizioni che suggeriscono chiusure, sbarramenti al grido patetico di "comunisti'. La sfida del GB per Genova è anche questa. Auguri. DAL Secolo xix di venerdi 8 dicembre 2000 Gli incidenti di Nizza e Ventimiglia sono soltanto un assaggio di quello che potrebbe toccare a Genova fra sette mesi. Oggi il bersaglio è un'Europa incapace di dare speranze di progresso sociale. Al G8 saranno la globalizzazione e il divario Nord-Sud, temi planetari e quindi ancora più inquietanti. Facile immaginare che la protesta di Genova potrebbe essere un multiplo a due cifre di quella in corso attorno all'Acropolis del vertice europeo. Impensabile che in un movimento così complesso, dove convivono anime diversissime fra loro, non ci siano punte di radicalismo che si esprimono anche in modo violento. Genova deve prepararsi ad affrontare anche gli scontri, e non può sbagliare strategia se non vuole macchiare una grande opportunità di rilancio sul palcoscenico internazionale. Bisogna fare tesoro della lezione in corso a 200 chilometri di distanza e non ripetere gli stessi errori. Errori che Genova dovrà evitare Sulla carovana che da Seattle a Praga a Nizza porta per il mondo la protesta contro il predominio del commercio globale su ogni altro valore, ci sono per la stragrande maggioranza ragazzi non violenti. Molti di loro, a Ventimiglia, non avevano nulla in contrario a farsi perquisire, perché sono arrivati a mani nude. Hanno urlato slogan minacciosi, ma non avevano nessuna voglia di scontrarsi con la polizia. Bloccarli su un treno, tenerli per ore in una stazione, fermarli a un casello autostradale e il giorno dopo caricarli sarà forse l'unica possibilità offerta dalle moderne tecniche di polizia, ma certamente non rafforza il loro spirito non violento. Il governo francese ha pensato di evitare gli scontri intorno al vertice bloccando il flusso che riteneva più pericoloso, quello dall'Italia. E invece ha raddoppiato il danno, a Nizza e sul confine. Ha blindato l'immensa area dell'Acropolis con gli uomini dei Crs, il reparto mobile della polizia, schierati a ogni strada di acces-so. E così ha moltiplicato le occasioni di scontro e ha dovuto fronteggiare una guerriglia rapidissima e molto più distruttiva di un singolo corteo. La lezione di Nizza è che neanche il più accurato piano di repressione antisommossa può minimizzare il rischio di incidenti. Molto più utile è un'operazione preventiva di ìntelligence per non fare di ogni erba un fascio e non trattare da criminale chi viene per manifestare pacificamente. Ma soprattutto un'occasione come il GB deve offrire risposte positive alle paure sociali che attraversano l'Europa e l'Occidente e di cui il popolo di Seattle è solo l'interprete più rumoroso. Le bottiglie d'acqua offerte da qualche cittadino di Nizza per placare l'irritazione causata dai lacrimogeni sono un piccolo segnale da non sottovalutare. Il malessere è contagioso e la cura non può essere affidata al poliziotto che rilancia a caso sulla folla il sasso scagliato dalle prime file. E nemmeno a un'Europa che chiude le frontiere dopo averle abolite. Genova, forse, può dare una risposta più completa e meritare meno rabbia e più passione civile Alessandro Cassinis Per gli ottomila ospiti del G8 il prezzo è ancora troppo alto Sempre in alto mare l'ipotesi di alloggiare giornalisti e funzionari su navi da crociera ALBERTO PUPPO Gli ottomila ospiti genovesi del G8, almeno per ora, non hanno un letto. Tra l'ipotesi di alloggiare giornalisti e funzionari in grandi navi da crociera e la sua realizzazione c'è un solco di sette miliardi e mezzo. Gli armatori che aderiscono al consorzio Genova Crociere, accanto ad enti pubblici ed organizzazioni di categoria, ne hanno chiesti nove. Il ministro plenipotenziario Achille Vinci Giacchi, non per sua volontà ma per reale disponibilità di bilancio, ne offre uno e mezzo. E allora lo si può anche capire quando, all'incontro organizzato dall'Unione Cattolica degli Imprenditori e Dirigenti, confessa che, ad oggi, l'organizzazione del G8 è alle prese con "problemi a non finire". Quello più pressante riguarda proprio l'ospitalità. Se l'ingentissimo contingente di forze di polizia dovrebbe trovare spazio in alcuni traghetti, ma anche all'interno della Fiera del Mare, ben più difficile sembra risolvere i problemi di sistemazione degli altri ospiti. La stima ufficiale delle presenze attese non c'è ancora. Si attendono, per saperne qualcosa di più, i dati chiesti e non ancora forniti da Okinawa, la città in cui si è svolto l'ultimo vertice. Ma è Vinci Giacchi a pensare a qualcosa come ottomila persone. La scelta della navi da crociera sembra ancora la più probabile. Ma si dovrà trovare un modo per avvicinare domanda e offerta. Ma quella economica non è l'unica difficoltà da superare. Fabio Capocaccia, segretario generale dell'Autorità Portuale, presente all'incontro di ieri non nasconde che "sarebbe stato decisamente meglio se il vertice si fosse tenuto a giugno". Non per una questione climatica. Ma perché a luglio la stagione dei traghetti sta già vivendo giorni caldissimi. E lo stesso vale per quella crocieristica. "Questo significa che non sarà facile trovare spazi agli approdi". E allora? Possibile lasciare in rada le navi e garantire gli spostamenti con altre imbarcazioni? Difficile. La sensazione è che si sia, come dire, ancora in alto mare. Ma lo stesso Capocaccia lascia intravedere barlumi di speranza. "Il ministro, di per sé, non ha alcuna possibilità di contrattare il prezzo. E non si può chiedere agli armatori di rinunciare a una o due settimane di crociera per mettere a disposizione le navi. E neppure ai giornalisti di pagare un milione a notte. Ma credo che una soluzione si possa trovare: gli organizzatori del G8 dovrebbero mettersi nelle mani di un unico agente a cui affidare l'intera partita dell'accoglienza. Sicuramente i conti cambierebbero. A quel punto ci si presenterebbe a Roma a chiedere i soldi che mancano. Di fronte a un evento come questo non credo che ci sarebbero difficoltà a trovare i tre o quattro miliardi che mancano". Ma intanto qualcuno inizia a pensare a idee alternative. Lo stesso Vinci Giacchi, tra il serio e il faceto, punta ad una soluzione di grande impatto: chiedere ai genovesi di adottare un ospite. "Abbiamo effettuato sondaggi. E scoperto che c'è una disponibilità che non avremmo mai immaginato". Supposto che davvero qualcuno voglia un giornalista in casa, sia pure per un paio di notti, è evidente che l'iniziativa, ottima a livello di ritorno d'immagine, non è certo risolutiva. Più probabile che, alla fine, a spalancare le proprie porte, siano le famiglie che hanno a disposizione le dimore storiche, e soltanto per ospiti superprestigiosi. Alla proposta aderirebbero anche conventi e associazioni. Ma si sonda poi una terza strada, rivoluzionaria, che porterebbe all'utilizzo immediato dei fondi per l'edilizia universitaria, così come accadrà a Torino, per creare ex novo alloggi che, a luglio, si aprirebbero agli ospiti del G8 per essere convertiti, alla fine delle kermesse, alla destinazione, alla loro vocazione. Anche qui però siamo nel campo del futuribile, con tempi ridottissimi e in assenza di un'area già individuata per l'occasione. Idee più chiare invece sul fronte della contestazione. L'indirizzo del ministro è chiaro: ricercare un dialogo con chi protesta e realizzare, in prossimità della scadenza, incontri puntati proprio sulle tematiche care al popolo di Seattle. E magari informare di quelle istanze anche le decisioni dei Grandi. "Sicurezza, cosa ci resta dopo il G8?" Broglia (Ccd) lancia l'appello PER il vertice dei G8 Genova sarà una città blindata. Ma - si chiede il presidente della commissione sicurezza della Regione Liguria, Fabio Broglia (Ccd) - del piano per la sicurezza che sarà predisposto per quell'occasione eccezionale rimarrà qualcosa alla città? Broglia, che sull'argomento ha scritto una lettera al presidente della Regione Sandro Biasotti e ai componenti della sua commissione, chiede che su questo tema si apra una riflessione; e propone anche che nei comuni oltre i 15 mila abitanti - quindi Genova in primo luogo - venga istituita la figura dell'assessore alla sicurezza. Figura che, peraltro, a Genova esiste già, visto che la delega alla sicurezza, così come quella per la vivibilità, è assegnata al vicesindaco Claudio Montaldo. Broglia, riferendo le valutazioni scaturite dalla recente Conferenza del Forum europeo per la sicurezza urbana e la democrazia, svoltasi a Napoli, segnala che si deve tener conto di fenomeni particolari: come una violenza che, diminuita nel complesso, prende però più d mia le persone. E la sicurezza non si può garantire solo con i sistemi tradizionali, ma con altre iniziative, cui siano partecipi i cittadini. "Per questo - aggiunge - se del grande impianto di sicurezza che sarà predisposto per il G8 non resterà niente alla città, ancora una volta avremo tenuto fuori i cittadini dalla gestione della cosa pubblica. E' chiaro che non potremo mantenere quell'ingente spiegamento di forze dell'ordine, ma il Prefetto potrà rendere note le strategie, i piani per la sicurezza. Gli agenti se ne andranno dopo il vertice, ma in questa maniera alla città resteranno i piani operativi sui quali si potranno studiare nuove strategie. Insomma, si tratta di capire dove e come vanno bene i vicoli chiusi con i cancelli o le telecamere, e dove, invece, si potrebbe fare qualcosa di diverso". Ma quali sono questi impegni sulla sicurezza? Diciamo che bisogna vedere cosa effettivamente andrà fatto - dice Claudio Montaldo - Ci sono dei progetti di grande respiro, ma dei quali non è chiaro se ci sia il finanziamento, anche a livello centrale. Si tratterà invece di migliorare il meccanismo di trasmissione del coordinamento tra le forze dell'ordine, a cui potrebbe partecipare anche la polizia municipale. Per quanto poi riguarda gli standard di sicurezza da accertare, è un discorso che va ben oltre il G8; e se ci sono investimenti in questi campi, debbano essere duraturi, ritengo sia innegabile". Soldi di Tursi agli antiG8 L'amministrazione rimborserà relatori e depliant L'annuncio ieri alla prima assemblea nazionale della Rete: "Lo ha assicurato Pericu" ALBERTO PUPPO Il patrocinio del Comune per i contestatori del G8. L'assicurazione arriva dal sindaco, Giuseppe Pericu che, la settimana scorsa ha incontrato uno dei portavoce della Rete ControG8, Sergio Tedeschi. L'amministrazione rimborserà il viaggio e le spese d'alloggio a tutti i relatori della fitta serie di incontri e convegni organizzati dalla Rete e stamperà il dépliant dell'intero ciclo e, molto probabilmente, anche manifesti e opuscoli per ogni appuntamento. Il sindaco ha chiesto e o soltanto una variazione della 'ragione sociale' dei promotori. In tutti i documenti non vi sarà la dizione 'Rete ControG8', ma una lista di associazioni indicate come 'aderenti alla Rete ControG8'. Sembra un dettaglio, ma, a quanto pare, fa la differenza. Certo per il Comune, non altrettanto per il movimento, che ha accettato di buon grado l'idea. La disponibilità è totale per quelli che sono considerati 'eventi culturali'. E che non sono pochi, unificati dal titolo: 'G8: i percorsi del potere economico verso il dominio mondiale'. Dopo l'affollatissimo incontro con padre Alex Zanotelli, a novembre, a gennaio si parlerà delle 'Responsabilità nella povertà del mondo: le organizzazioni economiche mondiali'. A febbraio toccherà alla 'Resistenza alla globalizzazione', il mese successivo di 'Politica dell'acqua nel gorgo del business'. Sempre a marzo convegno sulle armi. Ad aprile spazio a 'Biodiversità e biopirateria', a maggio: 'Mafie internazionali, globalizzazione della criminalità', in collaborazione con 'Libera' e con la partecipazione di don Luigi Ciotti, il fondatore del Gruppo Abele e Pier Luigi Vigna. Confezionato un reticolato di appuntamenti, rimane da organizzare la vera e propria contestazione, che si concretizzerà nei giorni del vertice. Per questo ieri la Rete ha dato vita alla prima assemblea nazionale, convocata nel convento di Santa Maria di Castello. All'appello ha risposto una sessantina di persone, in rappresentanza di associazioni, centri sociali, partiti. L'obiettivo è dichiarato: bloccare il G8. L'assemblea, dopo una giornata di interventi e proposte, si è aggiornata al 2001. Il 567 gennaio, quando si terranno gli "Stati generali della nonviolenza", organizzati insieme alla Rete Lilliput. In quei tre giorni, oltre che mettere a punto il programma delle iniziative di avvicinamento al G8, si svolgerà anche un lavoro di "training nonviolento", con vere e proprie simulazioni di quello che potrebbe accadere a luglio. Da definire ancora l'aspetto logistico. In molti pensano alla Sala Chiamata del Porto, mentre nei prossimi giorni si sonderà l'ipotesi di utilizzare una scuola dismessa, a Sampierdarena. E, anche in questo caso, potrebbe risultare decisiva la disponibilità degli enti locali. Pochi dubbi invece sul 'controvertice' che verrà realizzato il 18, 19 e 20 luglio, alla vigilia della kermesse dei 'grandi'. Qui, al contrario, a dominare la scena saranno i paesi più piccoli, quelli del terzo e quarto mondo. Tra gli ospiti più attesi la guatemalteca Rigoberta Menchu, premio Nobel per la pace, strenuo difensore dei diritti dei popoli indigeni, e Samuel Ruiz, vescovo messicano di San Cristóbal de Las Casas, strenuo mediatore in Chiapas. Ma le personalità contattate sono moltissime e non si escludono sorprese clamorose. Rimane da studiare una strategia per rendere più visibile possibile la contestazione durante in vertice. La parola d'ordine è sempre quella della 'nonviolenza'. Per alcuni una prassi di principio, per tutti una necessità, per evitare di alienarsi il possibile sostegno della gente. Ma 'nonviolenza', lo si è ribadito anche ieri, non significa passiva accettazione delle disposizioni, certamente rigidissime, che verranno impartite in quei giorni. Anzi, la Rete Contro G8 ha già annunciato che nessun ordine potrà impedire le manifestazioni. E che quella che viene definita come 'militarizzazione' della città avrà come ultimo effetto quello di scoraggiare la contestazione. Senza pietre e manganelli, ma con un probabile apparato rigorosamente difensivo. E il ricorso alla fantasia. DALLA GAZZETTA DEL LUNEDI del 18.12.2000 CONTRO I G8 SENZA VIOLENZA Prima riunione ieri a S. Maria di Castello delle associazioni che organizzeranno la protesta anti - vertice No a manifestazioni anticipate come chiede il "ministro". L'obiettivo è chiaro: contestare il vertice dei G8 (in programma il prossimo luglio a Genova) e il processo di globalizzazione che strangola "i popoli del mondo". Restano da definire i modi che comunque "dovranno essere non violenti". Attorno alle forme della contestazione che verrà hanno parlato ieri, per tutto il giorno, gli esponenti delle associazioni (so-no decine) che fanno parte della "Rete contro i G8" riuniti a Santa Maria di Castello in occasione del loro primo convegno nazionale. "E' un primo passo verso l'assemblea degli "Stati generali della non violenza" che si svolgera' a Genova dal 5 al 7gennaio (la sede è ancora da definire, ndr.)" commenta Franco Bruno, esponente dell'Altro polo, al termine dell'incontro. "Piena libertà di manifestare" Tra i leader c'erano anche Franco Barchi (Lista Sansa), Carlo Schenone, ex consigliere comunale eletto nella lista della Rete, Franco Zunino, ex consi-gliere regionale di Rifondazione comunista, ed Emilio Molinari, già parlamentare verde. L'assemblea (alla quale hanno partecipato giovani e meno giovani provenienti anche da Piemonte, Lombardia Toscana) si è chiusa con un comunicato che riassume, sinteticamente, i temi del dibattito. "Ribadiamo l'appello alla partecipazione - si legge - alla campagna non violenta, denunciamo il rischio di ritrovarci con una città blindata nella quale verranno imposte limitazioni assurde alla libertà personale di decine di migliaia di genovesi". La "proposta" avanzata nelle scorse settimane dal ministro per i G8, Achille Vinci Giacchi, non merita, ufficialmente, neanche un riferimento. "Anticipare la contestazione nei giorni precedenti i1 vertice come ci ha suggerito - ha detto uno degli oratori - rappresenterebbe la violazione di un diritto costituzionalmente sancito: la libertà di manifestare". Il giorno dopo i violenti scontri di Roma tra polizia e dimostranti anti-Haider, la settimana dopo gli incidenti di Ventimiglia per il vertice dell'Unione europea, il tema della violenza ha fatto eco nella sala come un leit-motiv irrinunciabile: tutti hanno sostenuto la necessità di ribadire il carattere pacifico delle iniziative che saranno organizzate. "Se ci sarà violenza non sarà da parte nostra", dice Mauro, sui 45 anni, genovese. "Ma attenzione a non farci influenzare troppo dai mass-media - avverte Franco Zunino, di Rc -. Di certo nostro movimento di violenza non ce n'è. E lo abbiamo dimostrato in occasioni anche recenti. E' una scelta di fondo strategica, cerchiamo di mettere in pratica azioni diverse. Ma al di là del nostro atteggiamento, in piazza la violenza ci sarà. E dobbiamo attrezzarci per evitare che coinvolga persone inermi, donne, bambini". Su cosa fare, per ora fioccano ipotesi ancora molto vaghe. Valentina, 27 anni, lombarda propone una grande dimostrazione di resistenza passiva. "Perche la sera precedente all'apertura del vertice non andiamo tutti a dormire attorno al palazzo (il Ducale, ndr.)?", è la sua idea. E al momento resta l'unica che viene resa esplicita nel corso dell'incontro. In attesa di nuove proposte c'è spazio e tempo per analizzare quello che sarebbe meglio evitare alla luce delle recenti esperienze locali: la contestazione di novembre in occasione del convegno sulle droghe, il blocco di Ventimiglia per il vertice Ue. "Il problema che si è evidenziato in quelle occasioni è questo: come far arrivare la gente alla manifestazione visto che polizia e carabinieri blinderanno la città e faranno di tutto per impedirci di arrivare fino in centro", ripetono in tre o quattro. "Coinvolgiamo tutta la città" Muoversi tutti insieme, vedi quello che che è accaduto a Ven-timiglia con i1 "Global action express" (i1 treno dei dimostranti bloccato al confine) viene giudicato un errore. Meglio allora, dicono un po' tutti, arrivare alla spicciolata, a piccoli gruppi. ((Per questo occorre studiare delle strategie comuni", suggerisce Giovanni. Per Marco bisogna "evitare che la dimostrazione avvenga nei deserto bisogna coinvolgere il resto della città. Abbiamo la possibilità di costruire azioni e contemporaneamente prepararci alla formazione delle azioni". "Però e ché stare in piazza è un momento di festa e di socialità diffusa, - dice Laura. "Siamo chiamati ad una cam-pagna lunga e complessa - aggiunge Antonio Bruno -. Dobbiamo rappresentare l'opposto del cinismo e dell'indifferenza. Quella di oggi è una giornata che ci dà speranze e gambe per camminare". Se ne riparlerà dal 5 al 7 gennaio agli "Stati generali della nonviolenza". "MA NOI PROTESTIAMO IN PACE" Il responsabile della rete Lilliput rimarca il diritto al dissenso. Zoratti: "Non c'è solo il popolo di Seattle, Dini distingua" Le dichiarazioni del ministro Lamberto Dini ri-guardanti l'opportunità di blindare Genova, per bloc-care le manifestazioni di piazza in occasione de] pros-simo vertice dei G8 hanno scatenato diverse reazio-ni. Hanno replicato soprattutto quei movimenti che contestano pacificamente e in modo civile contro un certo tipo di giobalizzazione e che non vogliono essere "classificati" insieme a poche centinaia di perso-ne che si fronteggiano duramente con la polizia. "Non esiste soltanto un popolo di Seattle- spiega Alberto Zoratti, referente della Rete Lilliput Liguria- ma ci sono diverse organizzazioni che stanno lavorando assiduamente in vista del vertice degli otto grandi e che sono realtà che avevano una loro credibilità, politica e istituzionale, ben prima di Seattle. Sono le organizzazioni non governative, quelle del Commercio Equo, gli ambientalisti, i gruppi pacifisti che in questi anni si sono dati da fare per l'approvazione di leggi importanti, che lavorando nei commercio equo e solidale permettono l'autosviluppo di centinaia di migliaia di artigiani in giro per il mondo, che in ma-niera continuativa denunciano la contrapposizione fra gli interessi comuni e quelli privati guidati dalle grandi multinazionali. Per il G8 molte di queste realtà si muoveranno pacificamente, ma con determinazione per farsi sentire - continua Zoratti -e la Rete di Lilliput sarà con loro, con il suo contributo di analisi e di mobilitazione delocalizzata, cercando di mettere in piazza le proprie proposte, come una seria po-litica sul debito estero dei paesi poveri, e pensando a nuovi strumenti per governare la globalizzazione". LUCA PECCERILLO
Assediati dai metal detector Cani addestrati e macchine antibomba nella 'zona rossa' Ecco una prima mappa non definitiva di come verrà isolato e monitorato il Centro per il vertice dei "grandi" MARCO PREVE (Il Lavoro Repubblica 22 Dicembre) Genovesi, preparatevi ad affrontare i check point, ad essere radiografati con i metal detector portatili, oppure fiutati dai cani con l'olfatto a prova di esplosivo, ed ancora a vedervi infilare sotto la macchina un lungo braccio meccanico munito di specchi in grado di individuare eventuali bombe calamitate, senza parlare di alcune centinaia di residenti in strade strategiche che verranno appositamente censiti. Va bene, lo scenario sembra mediorientale, ma in realtà i giorni caldi di luglio per il vertice dei G8 a Genova, dovrebbero essere assai più tranquilli. Ne è convinto anche il colonnello Giorgio Tesser, comandante provinciale dei carabinieri che spiega «come sia forse più shockante quello che si immagina alla vigilia di quanto poi accadrà nella realtà. Genova da un evento come quello dei G8 potrà solo guadagnarne in prestigio e in termini di opere realizzate per l'appuntamento». Il colonnello spiega anche come i vertici di queste ore con le altre forze dell'ordine non abbiano ancora portato al piano definitivo di controllo della cosiddetta zona rossa, ovvero l'area in cui si terranno gli incontri dei capi di stato. Ma a grandi linee, settori a rischio e posti di blocco e di controllo sono già stati individuati. Eccoli. Zona rossa. Ovvero l'area in cui saranno esercitati i controlli. Il perimetro è così delimitato. Si parte da piazza Cavour, poi via Turati, San Lorenzo, piazza Dante, via Fieschi, via Venti Settembre, via Vernazza, Piccapietra, Corvetto, il tunnel fino a Portello, poi Fontane Marose e quindi una linea di sicurezza interna ai vicoli, ad isolare il Ducale parallelamente a via XXV Aprile e poi giù fino a Caricamento. Blocchi. All'arrivo dei cortei di auto blu, saranno temporaneamente chiuse al traffico delle auto e anche dei pedoni via XX Settembre all'altezza di via Fieschi, e Caricamento all'altezza di Cavour e del Sottopasso. Check point. Sono sette i posti di blocco per pedoni ed auto: piazza Cavour angolo Molo; piazza Dante; via Ceccardi angolo Dante; via Carducci; largo XII Ottobre angolo largo Fucine; piazza Portello angolo via Interiano; piazza Caricamento altezza Sottopasso. Accessi controllati. Un'altra ventina di posti di controllo, solo per pedoni, potrebbe vedere impegnati i carabinieri a ridosso del "perimetro rosso", nelle zone di Turati e san Lorenzo, di via Venti, della galleria fra Corvetto e Portello e in altri punti ancora da definire. Censimento. Gli abitanti dei palazzi affacciati sul tratto terminale di via XX Settembre, in via San Lorenzo e piazza Matteotti e di Sottoripa e Caricamento verranno censiti con un metodo ancora da definire. La conoscenza dei quartieri da parte dei militari delle stazioni dell'Arma, garantisce già un ottimo punto di partenza, ma per i G8 è prassi consolidata la conoscenza quasi "personale" di ogni residente lungo i percorsi ufficiali. La questione sicurezza è comunque ancora suscettibile di molte modifiche. Carabinieri, polizia e guardia di finanza, ormai da tempo si incontrano quasi settimanalmente per affrontare i problemi e trovare soluzioni. «E' un lavoro di gruppo - dice il colonnello Tesser - e con l'ottima collaborazione che c'è tra i vari corpi genovesi credo che saremo in grado di fare un buon lavoro, senza arrecare troppo disturbo ai genovesi». Resta ancora da definire il capitolo delle manifestazioni del "popolo di Seattle", ma questo è un altro discorso, che investe anche l'aspetto politico.
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