Metto in rete, allegati,
alcuni materiali relativi alla campagna contro
la mostra navale bellica di Genova, negli anni 80. La campagna contro
la mostra navale bellica, questo piccolo pezzo di storia genovese, è
un esempio di come con sette anni di lotta si è pienamente raggiunto
un obiettivo che, solo a dichiararlo all’inizio, si veniva presi per visionari
(quando non peggio). Chi ha pazienza di leggerli, potrà trovare
qualche spunto riguardo all’azione diretta nonviolenta che oggi può
essere utile. Aggiungo alcune considerazioni.
La dichiarazione del documento
della Rete contro G8 di “bloccare il vertice” va intesa, a mio parere come
intenzione di mettere in atto azioni concrete tese ad obiettivi concreti
e raggiungibili (per quanto complessi). Che si tratti di un “blocco” in
senso letterale, o di altra forma diversa, mi pare questione secondaria,
e non decidibile fino a quando gli scenari non saranno più
chiari. ( è problematico ipotizzare degli scenari plausibili, in
un quadro dove le cose sono ancora molto confuse, e non si capisce fin
dove verrà spinta la militarizzazione della città - probabilmente
molto in avanti).
La nonviolenza è
una visione del mondo, e la si può condividere o meno. Tuttavia
la modalità nonviolenta di gestire azioni dirette sembra la più
consona a raggiungere alcuni obiettivi. L’aggressività fisica agita
da manifestanti è certo poca cosa di fronte alle enormi ingiustizie
a cui ci si oppone, ma non è altrettanto efficace, e si presta più
facilmente alla criminalizzazione e alla repressione: ritengo che per i
nostri avversari sia molto più comodo sostenere di avere a che fare
con eversori “armati” e pericolosi, e quindi reprimerli duramente
( quello che sostiene Frattini è forse quello che si augura, cioè
di aver a che fare con “guerriglieri” cui rispondere militarmente) che
non dover gestire il dissenso evidentemente nonviolento e fermo di contestatori
motivati, a cui però è più difficile trovare
il pretesto – almeno speriamo - per sparare onde elettromagnetiche
o getti di idrante.
Inoltre il fascino che
la violenza esercita in qualche modo su tutti noi consente a episodi di
per sé marginali di egemonizzare tutta l’attenzione ed il dibattito
sui media ( che cosa è rimasto dei contenuti e delle
ragioni serie e condivisibili di Mobilitebio, sui media e nell’immaginario
della maggior parte delle persone: 30 secondi di manganellate sugli scudi
di plexigas e due vetrine infrante. Davvero poca cosa). Così
molte ed evidenti ragioni vengono oscurate dalle scene di scontro, che
sono le primedonne di ogni reportage, lo scoop di ogni reporter, di destra
come di sinistra. E chi vuole strumentalizzare e criminalizzare, ha abbondante
materia (certo, lo farebbe comunque, ma così gli rendiamo il lavoro
più facile).
Per mettere in atto
una azione diretta nonviolenta, è fondamentale l’aspetto della
preparazione personale e di gruppo di coloro che andranno a realizzarla.
Infatti un’azione complessa come quelle che il G8 sembra prefigurare non
va fatta da pochi ma da un numero significativo di persone. Il modello
del piccolo gruppo affiatato e preparato ( gruppo di affinità )
risponde all’esigenza di rispettare la piccola dimensione, dove ciascuno
conosce bene i compagni ed ha piena fiducia nella loro capacità
di far fronte al meglio possibile ai problemi che potranno presentarsi.
Una molteplicità di gruppi di affinità coordinati tra loro
da un consiglio di portavoce può restituire la necessità
di esprimere grandi numeri. In tal modo si possono mettere in atto
manifestazioni articolate, che affidino ai vari gruppi compiti differenziati,
con livelli diversi di difficoltà e di rischio.
Le persone ed i
gruppi devono prepararsi all’azione. Il training di formazione alla nonviolenza
consente di approfondire, all’interno di un gruppo di affinità,
a livello emotivo-esperienziale, le motivazioni di ciascuno, la disponibilità
ad assumere il rischio in prima persona, la capacità di far fronte
ai problemi ( es. cariche, provocazioni ecc.. ), il controllo della propria
paura e della rabbia, la fiducia nei compagni e nella propria forza interiore.
La preparazione all’azione,
inoltre, avviene attraverso l’azione. Se si ha realmente intenzioni di
realizzare un’azione diretta nonviolenta in un contesto difficile
come sarà il vertice di luglio, sarebbe importante riuscire a mettere
in atto una serie di azioni minori che potrebbero servire a
- far familiarizzare le
persone con le difficoltà di agire sulla piazza
- far conoscere le nostre
ragioni ed i nostri obiettivi, e mantenere il dibattito sui contenuti
- rendere esplicito nei
fatti che chi ci accusa di voler sfasciare tutto lo fa perché gli
farebbe tanto comodo che fosse così, mentre così non è
– vedi Frattini ed i suoi deliri
- ….
Se ipotizziamo come “blocco
rosso” ( perché mai rosa, e chi l’ha detto) un’azione
diretta nonviolenta per l’apertura del vertice, si potrebbe avviare la
riflessione sugli scenari, sulle modalità, sugli obiettivi
con un seminario - training in cui creare ed elaborare idee, possibilità,
proposte… Sarebbe un’occasione di confronto aperta, un po’ una continuazione
del discorso avviato con la simulazione di gennaio…( qualcuno, certamente,
mi darà del fesso, per questo: ma la nonviolenza più radicale,
gandhiana, rifiuta la segretezza; altri invece no; in mezzo, un’infinità
di sfumature, quanti i grigi tra il nero ed il bianco).
Può uscirne un’idea
sufficientemente buona, che si può diffondere a grandi linee e intorno
alla quale poi raccogliere le adesioni, tra gli aderenti alla Rete contro
G8 come anche al di fuori, tra le persone ed i gruppi che intendono manifestare
in modo fermo e nonviolento l’opposizione alla politica di questo vertice
e sono alla ricerca di modalità e situazioni che lo consentano.
Si dovrebbe poi avviare
la costituzione di gruppi di affinità, che possano impegnarsi
a fare delle azioni nonviolente semplici, ad esempio delle simulazioni
di morte, che sono facilmente realizzabili ma di impatto, cui far seguire
volantinaggi con testi molto sintetici ( per chi ama gli slogan in rima,
“ io boicotto il G8, perché” e poi cinque buone ragioni per
farlo) e contestualmente possano attivarsi in un minimo di formazione.
Luca Moro (Rete contro
G8, Genova) lmoro@consorzioagora.it
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