Rassegna stampa
2000
Quella che segue è una rassegna stampa (significativa ma ovviamente non esaustiva) sugli eventi legati al summit dei G8 previsto a Genova nel luglio 2000.
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La Stampa NordOvest

Venerdì 13 Aprile 2001

LE INDAGINI DEI SERVIZI SEGRETI SUI RISCHI PER IL VERTICE DI LUGLIO retroscena

Il Sisde: «Un piano contro il G8» Francesco Grignetti

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ROMA I terroristi dei «Nuclei di iniziativa proletaria rivoluzionaria» hanno individuato i loro interlocutori. Che piaccia o meno agli interessati, infatti, e anzi molti hanno già respinto la provocazione al mittente, è al «popolo di Seattle» che i Nipr si rivolgono. E’ quasi un appello, il loro, ad abbandonare le forme di «antagonismo» per passare alla lotta armata organizzata in vista del G8. Ora, è pacifico che il movimento che si oppone alla globalizzazione sia vasto e al suo interno convivano varie anime. Ci sono i pacifisti, gli ecologisti, i contadini che si battono per un’agricoltura biologica, le mamme che non vogliono alimenti geneticamente modificati. Ma poi ci sono anche quelli che pianificano gli scontri di piazza e che sfasciano volentieri le vetrine. Questi ultimi sono quelli che preoccupano di più la polizia italiana. Sono stati mobilitati anche i servizi segreti. Il Sisde, in previsione del G8, e in collaborazione con i servizi alleati dei paesi europei, ha preparato una mappa aggiornata dei gruppi più violenti. Li hanno chiamati convenzionalmente «blu» (centri sociali) e «neri» (anarchici e squatter) per differenziarli dai «bianchi» (i pacifisti) e dai verdi (gli ambientalisti). Secondo quanto risulta al Sisde, i «blu» si sarebbero già divisi i compiti. I compagni italiani avranno l’onore di aprire il corteo e saranno muniti di caschi, scudi e bastoni. Subito dietro ci saranno i tedeschi che promettono di portare sacchetti pieni di sangue. Non si sa se sarà sangue umano o animale. Nel dubbio, ci potrà pure essere la paura che si tratti di sangue infetto. Il lancio del sangue avrà ovviamente un forte impatto simbolico, del tipo «voi capitalisti che governate il mondo prendetevi pure il nostro sangue!». Immediatamente dietro questa seconda ondata, ci saranno i danesi e gli olandesi. Anche loro chiamati a inventare un’azione di forte impatto mediatico, si sarebbero ricordati dei vecchi bidoni degli agricoltori per spandere il verderame sugli alberi. Non saranno però anticrittogammici quello che promettono di spruzzare sugli elmetti e sugli scudi di polizia e carabinieri. Forse sarà vernice. E poi toccherà ai francesi e agli spagnoli. Gente tosta, specie i giovani indipendentisti baschi, che hanno già messo a ferro e fuoco le città di Biarritz, di Praga e di Nizza in occasione di recenti vertici internazionali. A questo punto del corteo, o forse meglio in questo settore della città, confluiranno gli anarchici-insurrezionalisti italiani, gli squatter, i punkabbestia (quelli con la cresta e il cane). E’ qui che si attendono gli scontri più violenti. Ebbene, è a questa gente che si rivolge il documento di rivendicazione dei Nipr. La famosa area antagonista, quella dei centri sociali, è chiamata esplicitamente in causa, ma con toni irridenti e quasi feroci. Li definiscono: «Componenti politiche formalmente extra-parlamentari che hanno rappresentato l’ultima ruota del carro, ma presente nel territorio metropolitano, e in grado di legare a queste politiche (quelle degli anni Novanta, ndr) anche aree in precedenza collocate su posizioni antistatuali, antiistituzionali, antirevisioniste». In pratica, li accusano di essere finti antagonisti e addirittura amici mascherati del potere. Loro, i nuovi terroristi, ammettono di conoscere bene quell’area. Traspare addirittura la confessione di averne fatto parte fino a due anni fa. Parlando di sé in terza persona, il Nipr scrive di avere ormai fatto la scelta della lotta armata «come politica rivoluzionaria... ciò ha consentito di superare le interpretazioni spontanee della valenza della strategia della lotta armata che riducono a forma più elevata di antagonismo». Un po’ involuto, ma abbastanza chiaro. L’appello, insomma, è quello di abbandonare queste forme di lotta, che bollano di «immaturità», per organizzarsi in forma terroristica. Addirittura definiscono gli autonomi gente che «affronta in modo sprovveduto» la realtà. Ma intanto il Sisde nota che le lotte antiglobalizzazione sono «ad elevata redditività in termini di propaganda e proselitismo».

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La Repubblica

12 aprile 2001

"Noi di Seattle
come armi
usiamo solo
i nostri corpi"
l'intervista

ENRICO BONERANDI

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milano - «Dissociarmi dagli schizorivoluzionari che hanno messo la bomba di Roma? Non ci penso neanche. È gente che esce dagli archivi degli anni Settanta: che aggiornino il calendario. Ai veri criminali, quelli del G8, diamo un consiglio: il vostro vertice andate a farlo nel deserto, se avete paura». Luca Casarini, 33 anni, padovano, è uno dei portavoce del movimento antiglobalizzazione e dei centri sociali del NordEst. Nel '98 è stato anche consulente del ministro Livia Turco.
Lei dunque non ritiene necessario prendere le distanze dal documento dei Nuclei di iniziativa proletaria rivoluzionaria, che fanno riferimento anche alle critiche antiglobalizzazione tipiche del vostro movimento?
«È uno stupido rituale. Scoppia la bomba, gente come Gasparri strepita, uno come Brutti invoca il confronto democratico, qualcuno si dissocia. Roba vecchia. A Seattle è nato un nuovo modo di fare politica, fuori dai ruoli. Il sindacato non è più confinato nel ruolo di difensore del posto di lavoro, ma si batte per la salvaguardia del pianeta. Il punk anarchico discute con la casalinga su come bloccare la Nike che sfrutta il lavoro minorile e anche su come garantire che nel piatto non ci arrivino schifezze. Prima se non avevi le armi non avevi diritto di parola, mentre oggi le stesse parole sono armi».
I Nipr invitano i movimenti antiglobalizzazione a schierarsi.
«Sempre che esistano davvero, questi della bomba di Roma dovrebbero solo domandarsi: in che secolo siamo? E non vedo perché dovremmo imbrogliare la gente partecipando alla generale chiamata alle armi contro il terrorismo. Il terrorismo vero è quello dei Rockfeller, degli Agnelli, della Monsanto, eccetera. È quello del G8, un consesso antidemocratico che senza legittimità si arroga il diritto di decidere sulla sorte di miliardi di persone. I bombaroli sono degli immunodeficienti sul piano politico, gente da curare in senso medico».
Franco Frattini, presidente del comitato parlamentare sui Servizi, si è detto molto preoccupato del clima che si sta creando attorno al G8 di Genova. Idem Maurizio Gasparri di An.
«Frattini dovrebbe occuparsi delle frange fuori controllo dei Servizi segreti e Gasparri di cosa stanno preparando quelli di Forza Nuova. Il nostro movimento farà piazza pulita degli opportunisti, il problema non si pone. Hanno paura? Annullino il G8. Perché stiano certi di una cosa: ce la metteremo tutta per sabotarlo».
Con quali armi pensate di bloccare il vertice?
«Usando con intelligenza e fantasia i nostri corpi».
Non è che lasciate molti margini a chi a Genova dovrà garantire lo svolgimento del vertice.
«L'obbiettivo è impedire che i delegati portino a termine il loro consesso antidemocratico. Ci scateneranno addosso l'esercito? Disobbediremo in 100mila».

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La Stampa

Giovedì 12 Aprile 2001

Social Forum: ecco le nostre richieste

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GENOVA
All’indomani dall’esplosione della bomba a Roma e la scoperta dell’ordigno a Torino, dopo le rivendicazioni e mentre tornano a divampare le polemiche sulla sicurezza per il G8, la situazione in città appare tranquilla: l’ufficio in via Bosco, dove si tengono le riunioni tecniche per la preparazione del vertice, è raggiungibile da chiunque senza nemmeno la barriera di un custode e i possibili «obiettivi strategici» non sembrano presidiati o sorvegliati in maniera particolare. Genova non appare in stato d’allerta, anche se di pericoli, veri o presunti, si continua a parlare. Ieri pomeriggio i rappresentanti del Social Forum, che raggruppa 134 organizzazioni, hanno consegnato al prefetto Antonio Di Giovine un documento di cinque pagine in cui in pratica si ribadiscono le richieste già presentate nei mesi scorsi, con una serie dettagliata di possibili soluzioni sia per l’ospitalità, sia per l’individuazione del cosiddetto Public Forum, o cittadella, per la serie di manifestazioni, dal 15 al 22 luglio, compreso il summit di tutti i paesi non rappresentati dal vertice, previsto per il 20, e il corteo dei centomila, il 21, con raduno allo stadio di Marassi.
«Noi siamo organizzazioni non violente, non vogliamo creare problemi dal punto di vista dell’ordine pubblico» ha ribadito Alberto Zoratti, coordinatore ligure della rete Lilliput.
«A gennaio avevamo indicato la Fiera del Mare - spiega Stefano Lenzi, responsabile regionale del Wwf - che però è stata destinata alle forze dell’ordine. Abbiamo fatto altre proposte e aspettiamo una risposta, almeno di massima, entro giovedì prossimo. E’ dal 5 aprile che il Prefetto è stato investito dal Viminale dell’autorità necessaria per prendere una decisione. Ora non possiamo più aspettare». Che cosa accadrà se giovedì non avrete risposte? «Renderemo pubblico il nostro progetto, con tutti gli aspetti logistici relativi all’ospitalità e agli spazi per work-shop e assemblee generali».

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da www.redattoresociale.it 

10 aprile 2001

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GENOVA - Alberto Zoratti è il responsabile della Rete Lilliput a Genova ed è uno dei coordinatori delle manifestazioni che la Rete Contro G8 sta predisponendo – anche in raccordo con le istituzioni – per il summit degli otto grandi previsto nel capoluogo genovese a luglio. Dopo l’attentato di questa notte a Roma, gli chiediamo come valuta il pericolo, sottolineato in particolare da Massimo Brutti, sottosegretario all’interno, che i movimenti antiglobalizzazione diventino terreno fertile per i gruppi eversivi.“Sono tesi più che azzardate anche se il movimento antiglobalizzazione è vasto, sia qualitativamente che dal punto di vista numerico: sono moltissime le associazioni e i collettivi che vi identificano. Sono molte le forme di lotta rappresentate, alcune più radicali. Ma da qui a fare affermazioni circa legami tra movimento antiglobalizzazione e la bomba dell’attentato di Roma c’è un abisso.”
E come terrete a bada tutte queste differenti anime contro il G8?
“Rete Lilliput come realtà aderente a Genoa Social Forum ha posto come riferimento specifico la non violenza. Esiste una radicalità nei contenuti che è differente rispetto ad una radicalità degli strumenti di lotta. Per noi resta un punto fermo la nonviolenza nella pratica politica. Genoa Social Forum è diventato però anche il riferimento politico per aree del dissenso che non fanno parte né del blocco rosa, né del blocco giallo (i gruppi della contestazione considerati più moderati in un recente rapporto del Sisde, pubblicato da ‘Panorama’, ndr)”.
Sta dicendo che il Genoa Social Forum accoglie anche queste aree violente?
“No, sto dicendo che il Genoa Social Forum sta diventando un interlocutore anche per chi non si allinea, certe parti del movimento che non scendono a compromessi e verso cui noi teniamo aperto il dialogo e la disponibilità di apertura al dialogo. Sappiamo che è importante non isolare queste aree antagoniste. La logica dei blocchi così come l’abbiamo vista a Praga non è più così netta.”
Il pericolo viene dall’antagonismo italiano o straniero?
“Non so rispondere.”
Rete di Lilliput, la rete nata dopo l’incontro a Seattle, prenderà posizione sull’attentato?
“Non sullo specifico dell’attentato. Prenderemo posizione se ci metteranno in relazione con l’attentato. E poi non va dimenticato il clima politico in cui questo attentato è avvenuto: le elezioni in vista. Non dimentichiamo che due mesi fa è esplosa una bomba sotto la sede de ‘Il Manifesto’. In questo periodo a qualcuno giova mettere in relazione il movimento antiglobalizzazione con il bombarolo di turno.”(udm)

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Lavoro Repubblica

Giovedì 5 aprile 2001

         Cittadella blindata per i Grandi 

         E ora anche il porto rientra nella zona offlimits
         Un vertice con Amato, Dini e Bianco conferma: città a rischio, meglio
         concentrare le delegazioni

         DONATELLA ALFONSO 

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         SARA' il porto di Genova la zona veramente "rossa" , durante i giorni del
         G8: la gran parte delle delegazioni straniere, infatti, si concentrerà
         sulle tre navi ("European Vision", "Azur" e "Costa Allegra"), in maniera da
         ridurre il fronte delle zone "sensibili", cioè più delicate da dover
         difendere da eventuali attacchi terroristici o da manifestazioni di
         dissenso, e limiterà anche i disagi alla vita cittadina. L'elemento
         sicurezza, si apprende da fonti romane, è stato discusso a lungo nel corso
         di un vertice ci hanno partecipato lo stesso premier Giuliano amato insieme
         ai ministri degli esteri e degli interni, Lamberto Dini ed Enzo Bianco. Le
         valutazioni già espresse la scorsa settimana su un possibile restringimento
         della "zona rossa" grazie ad un concentrazione delle delegazioni in pochi
         ambiti (ma ancora non si sapeva se solo in alcuni hotel o sulle navi), poi
         la prevalenza data alle unità da crociera, dopo la due giorni genovese,
         sabato e domenica, del segretario generale della Farnesina Umberto Vattani. 
         Adesso, la conferma: anche se a dire la verità, passeranno ancora quindici
         giorni prima che il Ministero degli esteri, che sta prendendo sempre più
         direttamente in ,mano le vicende organizzative, abbia contattato tutte le
         delegazioni ospiti _ partendo dagli staff dei capi di stato _ e avuto le
         risposte su un possibile gradimento della nuova sistemazione. I posti sulle
         navi sono 1500; se il numero delle conferme sarà questo, allora per i
         giornalisti non ci sarà spazio né sulla "Azur" né sulla "Costa Allegra";
         altrimenti, una delle due unità, o part di esse, potrebbero ospitare anche
         parte della stampa, insieme magari a funzionari e delegati. 
         La situazione si dimostra di grandissima delicatezza. Nel mese di luglio,
         infatti, nel porto di Genova il movimento è continuo, visto che siamo in
         piena stagione sia per traghetti che per crociere; per queste è già stato
         deciso il "dirottamento" su altri scali, nella settimana al 15 al 23
         luglio, ma per i traghetti non si è ritenuto assolutamente possibile
         limitare il traffico. La presenza sulle navi dei principali protagonisti
         del vertice, avrà ripercussioni su questa decisione? Fino a pochi giorni
         fa, la collocazione prevista per la "European Vision" e le altre due navi
         era quella della Stazione Marittima; si tratta ora di vedere se le nuove
         esigenze di sicurezza faranno cambiare gli attracchi. C'è anche da
         accertare quante e quali unità della marina militare italiana, con compiti
         diversi, se attraccheranno in porto o incroceranno in rada; a parte la
         sicura presenza dell'"Amerigo Vespucci" (probabilmente attraccata sulla
         testata dei Magazzini del Cotone), che farà da elemento di rappresentanza,
         dovrebbero infatti esserci altri mezzi navali, (si è parlato anche
         dell'ammiraglia "Garibaldi"). 
         E poi, c'è la portaerei di Bush: perché non è ancora chiaro _ e
         probabilmente non lo sarà ancora per alcune settimane _ dove il presidente
         americano decida di alloggiare, e soprattutto se , come è stato ipotizzato,
         potrebbe trascorrere la prima sera, quella di venerdì, nella base americana
         di Camp Darby, nei pressi di Livorno, e spostarsi in elicottero solo sabato
         mattina a Genova; dormendo la sera dopo su una portaerei ormeggiata in
         rada. Le strade di Genova, insomma, potrebbero subire una pressione molto
         minore di controlli, anche se nei momenti caldi del vertice _ venerdì sera,
         l'intero sabato, la mattinata di domenica _ tra il Ducale e il Porto Antico
         è facile ipotizzare che tutto sarà blindato. Ma con una cittadella blindata
         sul mare per i vip, non sarà più facile realizzare una cittadella sulla
         terra per i manifestanti? 
 

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da www.redattoresociale.it 

Genoa Social Forum/Cittadella

Daniela Binello

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Risultato positivo del sit in del 5 aprile al Viminale. Non erano stati invitati. Hanno perciò chiesto il permesso e sono stati ricevuti al Viminale dal capo di gabinetto del ministro dell'interno Enzo Bianco, dottor Sorge, e dal prefetto di Genova Antonio Di Giovine. I cinque  portavoce del Genoa social forum, rete a cui hanno aderito finora 134  organizzazioni non governative e movimenti nazionali e transnazionali, Raffaella Bolini (dipartimento internazionale Arci), Luca De Fraia   (Movimondo e campagna "Sdebitarsi"), Vittorio Agnoletto (Lila), suor   Patrizia Pasini (drappello di missionarie che hanno annunciato un digiuno contro il debito dei paesi in via di sviluppo in occasione del G8) e Walter De Cesaris (parlamentare di Rifondazione Comunista) oggi portano a casa un bel risultato: per lunedì prossimo devono far  pervenire un documento tecnico-organizzativo sulla scrivania del prefetto Di Giovine in qualità di "unico referente istituzionale" incaricato   ufficialmente di gestire la richiesta di un'area - la cosiddetta cittadella -   alternativa a quella dove si svolgerà il G8 governativo. L'area, in seno   alla città di Genova (Marassi o Foce-Sampierdarena), dovrà essere idonea a ospitare decine di manifestanti da tutto il mondo (si calcola che  potrebbero arrivare fino centomila persone), alloggiarli, rifocillarli,  provvedere alle loro esigenze igienico sanitarie, alimentari, di comunicazione con il mondo esterno e naturalmente disporre di stage per dibattiti, workshop, conferenze stampa e spettacoli. Tutto questo, oltre allo spazio, presuppone dei costi che il documento tecnico dovrà preventivare e farne richiesta. La palla, passata nelle mani del prefetto del capoluogo ligure, prevede di conseguenza che anche il tavolo dei negoziati divenga genovese. Alle proposte di lunedì dovrà essere data una risposta entro e non oltre il 4 e 5 maggio, data in cui si svolgerà l'assemblea europea degli aderenti al Genoa social forum.

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Luci e ombre 

A soli 104 giorni dall'inizio del G8 il ministro Enzo Bianco, tramite il suo  capo di gabinetto, si scusa per il ritardo "oggettivo" (excusatio non petita) da parte delle istituzioni. Il governo ritiene legittime le richieste della società civile di manifestare nei giorni del G8 - riferisce il funzionario -; il diritto a manifestare non è mai stato messo in discussione". Ma c'è un punto assai delicato sul quale è calata un'ombra. <<Non è colpa del governo italiano se si dovessero verificare problemi nell' accesso alle frontiere>>.. Cosa sottintende questa frase non chiarita abbastanza? L'Italia si tira fuori fin da subito da eventuali responsabilità? Qual è, allora, il valore aggiunto degli accordi dell'Unione europea sull'abbattimento delle frontiere? L'esperienza di Nizza insegna che sono state usate come saracinesche. E chi è, allora, che manovra il telecomando per alzarle o abbassarle? E quanto alle preoccupazioni espresse dai portavoce del Genoa social forum circa la rassicurazione che a Genova non accadano le violenze di Napoli (dove si sono contati molti feriti fra i manifestanti) <<Senza dubbio>> è stata la risposta, molto sintetica, del prefetto Di Giovine.

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Commenti a caldo

<<Oggi abbiamo conseguito l'obiettivo che ci eravamo dati - dichiara  Raffaella Bolini (Arci) -. <<E siamo stati riconosciuti come l' interlocutore formale del Genoa social forum>> aggiunge Vittorio Agnoletto (Lila). Riprende la Bolini: <<Domani incontreremo i sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil ai quali chiederemo l'adesione  all'iniziativa. Sappiamo che ci sono già molti lavoratori che si stanno organizzando per raggiungere Genova a luglio e sono diverse le componenti sindacali con le quali abbiamo avviato un dialogo. Tuttavia auspichiamo in un'adesione formale da parte dei confederali>>.

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         Migliaia di fax per poter manifestare 

         Presidio davanti alla Prefettura e mobilitazione "telematica". Gli antiG8
         non mollano la presa

         FRANCESCA FORLEO 

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         Con un presidio davanti alla prefettura, e centinaia di messaggi inviati al
         ministro degli interni Enzo Bianco e al presidente della repubblica Carlo
         Azeglio Ciampi, si è chiuso a Genova il Telegram Day: la giornata indetta
         dal nostrano popolo di Seattle per chiedere al governo – con una pioggia di
         telegrammi, email e fax - garanzie sull'assegnazione degli spazi per il
         contro vertice e sulla libertà di manifestare a Genova, nei giorni del G8. 
         La scena vista nel tardo pomeriggio di ieri davanti alla prefettura – 50
         persone in sit con la bocca incerottata – si ripeterà stamattina a Roma,
         davanti al viminale, questa volta interpretata per il ministro degli
         interni Enzo Bianco da cui i rappresentanti del Genoa Social Forum – 141
         associazioni contro il G8 - si attendono di essere ricevuti, ma soprattutto
         di ricevere le garanzie richieste. Infatti, spesso le udienze non bastano.
         Non è bastato, ai tre delegati della Retecontrog8, dello Zapata e del Forum
         l'incontro concesso loro, al termine del presidio, dal vicario Nicoletta
         Frediani. 
         La disponibilità espressa dal vice prefetto "a riaprire il tavolo di lavoro
         per il G8 alle istanze del Genoa Social Forum" non ha impedito ad Alberto
         Zoratti, responsabile regionale della Rete Lilliput, di lamentare "la
         latenza delle istituzioni, a cui noi chiediamo risposte in tempi brevi
         oltre che certi sull'agibilità politica di Genova nei giorni del G8. Siamo
         stufi di ricevere gli attestati di disponibilità di una parte della
         struttura di missione, cioè dal sindaco Pericu e dal presidente della
         provincia Vincenzi, senza che queste si concretizzino. Senza nessuna
         risposta concreta sugli spazi che potrebbero esserci assegnati per la
         realizzazione della cittadella per Forum".
         "Allo stesso modo – continua Zoratti - siamo stanchi delle continue
         provocazioni di altri referenti istituzionali, come l'assessore Anna
         Castellano e di quelle del presidente regionale Sandro Biasotti, che
         sembrano remare unicamente per un inasprimento del conflitto che certamente
         si verificherà se non arriveremo, prima delle elezioni, alla definizione
         del problema".
         "Ma è al contrario evidente come questo governo – dice il capogruppo di
         rifondazione comunista in consiglio comunale Roberto Delogu – e tanto meno
         le nostre giunte, cerchino di declinare la responsabilità del vertice
         quando sarebbe fondamentale, mettere un punto fermo non controvertibile da
         un eventuale nuovo governo di centro destra sulla libertà di manifestare".
         I prossimi appuntamenti del Genoa Social Forum, in cui si decideranno le
         iniziative per sollecitare l'assegnazione degli spazi al Forum, si terranno
         questa sera - Retecontrog8 - ore 21, alla Casa della pace in piazza Palermo
         e lunedì 9 - Genoa Social Forum - alle 12, presso la sede del Wwf.
         Quest'ultima riunione vedrà la partecipazione del candidato al senato dei
         Ds Franco Martone, già promotore della riforma della banca mondiale e oggi
         in odor di adesione
 

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da Mondo Sociale di aprile

G8/Di chi è il ruolo della governabilità del mondo

Daniela Binello

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Allargare. Ascoltare. Ampliare. Le conclusioni dell'iniziativa GNG  (Governmental and non governmental initiative) di Firenze (2 e 3 aprile) affidate al presidente del Consiglio Giuliano Amato racchiudono un importante messaggio, che assume il valore di una risposta da tempo attesa, a tutto il mondo delle Ong, associazioni, sindacati e movimenti della società civile. Se il prossimo capo di governo italiano non la deluderà, questa intenzione potrebbe illuminare e distinguere il nostro paese, all' interno delle otto potenze mondiali che si riuniranno a Genova per il G8 di luglio, come uno dei più avanzati, democraticamente parlando, rispetto all'approccio dei problemi dei paesi svantaggiati. Il governo italiano potrebbe, cioè, esprimere un'avanguardia intellettuale che - se se ne confermerà la "tenuta" - contribuirebbe a scalfire le posizioni di ossi duri come i ben più potenti premier statunitense e tedesco. <<Il G8 - specifica il presidente - non è un'istituzione internazionale, né l'ennesima agenzia delle Nazioni Unite. E' invece un organismo informale a cui partecipano i capi di stato eletti nelle otto nazioni più importanti del pianeta. L'attuale G8 è lo sviluppo dell'idea che ebbero Valéry Giscard d' Estaing e Helmut Schmidt che fondarono un organismo, quello primigenio fu il G5, con il compito di mettere a confronto i pesi monetari dei paesi più ricchi, le cui responsabilità sono proporzionali alla consistenza del loro "peso">>. <<E' perché sei responsabile - continua Amato - che devi occuparti dei problemi del mondo, non per difendere i tuoi interessi particolari. Ma è  ormai un dato accertato che per governare non bastano più solo i governi: l' implemento delle idee ha un bisogno tremendo di organizzazioni che non sono pubbliche>>. L'intenzione è quindi quella di   allargare il tavolo delle consultazioni alle organizzazioni non governative   che lavorano "lì dove i diritti devono maturare - come sottolinea il presidente -, lì dove occorre far crescere le coscienze perché se no non saranno le nostre convinzioni a convincerli". Ora si tratterà di capire chi saranno le organizzazioni più credibili che potranno diventare protagoniste della consultazione allargata (Ong "bianche" o "nere"?) e stabilire di chi sono portatrici d'interessi, dato che non si tratta di organismi eletti (l'elezione è alla base del sistema democratico ed è l'unico fondamento, secondo questo sistema, per essere legittimati).  L'iniziativa GNG di Firenze è stata voluta dalla Presidenza del Consiglio e affidata per l'organizzazione a Cespi, Iai, Iceps e Ipalmo in collaborazione con Millennium e l'Istituto Agronomico d'Oltremare. Vi hanno partecipato circa cinquecento delegati internazionali governativi e non, insieme agli sherpa (delegati dei governi del G8) e i loro sous-sherpa.

 

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La Stampa

         Martedì 3 Aprile 2001
 

         «Contro il G8, senza violenza»

         Le nuove strategie del popolo di Seattle
 

         Renato Rizzo
         inviato a MILANO

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Seattle, Praga, Bologna, Nizza, Davos, Napoli: il popolo antiglobalizzazione guarda questi nomi, ricorda questi scontri che dovevano dare forza e respiro a nuove utopie. E si accorge che la «rivoluzione» rischia d'invecchiare senza crescere. Il G8 di fine luglio, a Genova, è alle porte, la «rete» planetaria della contestazione si organizza, ma in tanti cercano altra linfa per sostenerla e altra grammatica culturale per declinarla: stop alla violenza; messa al bando, «a prescindere», di quelli che la predicano e la praticano come mezzo e come fine. Anche a rischio di spaccare il fronte della sovversione se questo è lo scotto da pagare all'emarginazione degli «Unni che calano a seminare discordia e confusione». 
A Milano s'inaugura la nuova stagione di resistenza all'«oppressione dei Grandi del mondo»: non un rituale invito a deporre pietre e bastoni, passamontagna e biglie d'acciaio che «il più delle volte fanno soltanto il gioco di chi si vuole combattere», ma un corso di formazione alla non violenza. 
«Il che non significa - spiega Carlo Schenone, 42 anni, insegnante d'informatica, uno degli organizzatori di questa scuola di disobbedienza civile - andare di fronte agli agenti in tenuta antisommossa e dire: "Forza, siamo, qui, picchiateci". O non sforzarsi di raggiungere la "città proibita" dove sono ospitati i Potenti se riusciremo a trovare un varco tra le maglie delle forze dell'ordine. Vuol dire esercitare ad ogni costo il diritto all'espressione e alla manifestazione. Ma evitando l'uso della forza e opponendo alla forza, se occorre, la fantasia». 
Il 5 e 6 maggio, in tutta Italia, si organizzeranno, gruppi di uomini e donne che andranno a scuola di non violenza studiano materie come «sit in» e «blocchi stradali». Il 19 dello stesso mese, la «prova generale», probabilmente nel campo di calcio di Genova, con i  responsabili dei vari corsi nei ruoli di manifestanti e forze dell'ordine, a simulare scenari di contestazione. Il 9 e 10 giugno, nel capoluogo ligure, un difficile esame in strada per dimostrare che il «training» non è stato inutile ed essere pronti, il 20, alla protesta vera e propria ai margini della città proibita. 
Ma la guerra, fredda, è già cominciata. Schenone parla dell'utilizzo di talpe all'interno dell'organizzazione del G8 «che sta costringendo i funzionari a rivedere di continuo i loro programmi». E dà qualche informazione che, visto il clima, è più probabilmente una «disinformacjia»: «E' quasi certo che impediremo agli interpreti di raggiungere il Palazzo ritardando, così, l'inizio dei lavori. D'altronde, se non volevano avere problemi gli Otto potevano rintanarsi in qualche base militare. Invece no: hanno voluto la passerella, come i boss che passeggiano nel centro del paese per dimostrare il loro controllo assoluto del territorio. E, allora, subiscano». 
Tra i fautori della mobilitazione «contro il governo mondiale della globalizzazione neoliberista» anche una sorridente maestra di Genova, Norma Bertullacelli: «Alla consulta femminile alcune signore mi hanno detto che stavo dalla parte di chi spacca le vetrine e che a Genova, per questo G8, sarebbero arrivati i violenti. Ho risposto che non c'è proporzione tra spaccare una vetrina ed affamare il Terzo Mondo. Anche se noi, comunque, le vetrine non le romperemo. Quanto ai violenti, certo, ne arriveranno di sicuro: ci sarà Bush che come primo atto della sua presidenza ha bombardato l'Iraq, Blair che gli tiene mano e Putin che fa le stesse cose in Cecenia». 
E i violenti tra i contestatori, quelli definiti «i blu» nel codice delle forze dell'ordine? Come pensate di sottrarvi? «Tenteremo di unire  protesta e proposta. Anche se sappiamo che c'è chi cerca lo scontro e anche chi, magari attraverso infiltrati, vorrebbe tenderci trabocchetti».