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Appello internazionale per il Congo

Profondamente costernati dalla guerra che sta diventando eterna nella

Repubblica Democratica del Congo e dalle sue conseguenze disastrose sulle

vite umane e sul patrimonio nazionale, lanciamo un vibrante appello al

Consiglio di Sicurezza e al Segretario Generale dell'ONU, signor Kofi Annan.

Si impone un'azione immediata.

A titolo di misura immediata, chiediamo con insistenza la decisione di un

embargo totale ed effettivo (conformemente alla Carta dell'ONU, VII, 4)

sulle armi verso le parti congolesi impegnate nella guerra in RDC e verso

gli Stati che le sostengono militarmente (Angola, Burundi, Namibia, Ruanda,

Uganda, Zimbabwe).

Chiediamo inoltre alle Nazioni-Unite di contribuire energicamente affinché

sia applicato l'accordo di pace di Lusaka e si tenga una conferenza

internazionale per la pace e la giustizia in Africa Centrale.

Continuando ad essere ignorata dall'opinione pubblica internazionale, la

tragedia del Congo/Kinshasa prosegue sul terreno. Mentre le provincie

dell'Est restano occupate da truppe armate e da predoni sostenuti da Ruanda

ed Uganda, le riforme democratiche restano irrealizzate a Kinshasa.

L'eredità del regno di Mobutu e la strumentalizzazione dell'odio razziale a

fini politici, principalmente tra Tutsi ed Hutu, si stanno appesantendo.

L'economia, l'istruzione e le infrastrutture pubbliche sono in uno stato di

sfacelo senza pari. I redditi e il prodotto interno lordo diminuiscono in

modo drammatico. La crisi del debito ha condotto lo stato all'insolvibilità.

La guerra e l'assenza del diritto hanno ridotto il paese in frantumi. Si

moltiplicano notizie di esecuzioni e altre gravi violazioni dei Diritti Umani.

L'accordo di Lusaka del 10 luglio '99 era finalmente apparso come una

volontà di pace per spegnere il pericoloso incendio che minaccia l'Africa

Centrale. A tutt'oggi, l'applicazione di questo Accordo, frutto di un lungo

lavoro sostenuto dalle parti impegnate nel conflitto, si fa ancora

attendere, a causa delle difficoltà incontrate dalla Commissione Militare

Mista (CMM) e dalla missione degli Osservatori dell'ONU, e anche per le

complicazione prodotte dalla ripresa delle ostilità sui diversi fronti di

combattimento. A tutto ciò si aggiungono notizie di attacchi aerei e di

reclutamenti continui di nuovi combattenti. Il dialogo nazionale è bloccato

a Kinshasa prima ancora di essere realmente cominciato.

Le ricchezze naturali del Congo/Kinshasa sono depredate e spedite fuori

delle frontiere del paese, a danno in particolare delle provincie dell'Est,

note per la loro ricchezza in minerali, tra cui quelli rari che svolgono un

ruolo importante nelle industrie di punta (elettronica, aeronautica e

spaziale) o nella medicina nucleare, come sottolinea la Sig.ra C. Braeckmann

in "Le Monde Diplomatique" di ottobre '99. La perdita di queste ricchezze

naturali aggrava ancor più l'insieme delle disgrazie della popolazione

congolese.

Attualmente, la RDC è in realtà divisa in più zone di potere.

Per quanto riguarda la valutazione degli elementi di soluzione del conflitto

che infierisce nel Congo/Kinshasa, ci uniamo alla presa di posizione

pubblicata all'inizio dell'incontro dei Vescovi del Ruanda, del Burundi e

della RDC - riuniti nell'Assemblea delle Conferenze Episcopali dell'Africa

Centrale, l'ACEAC: "Una pace duratura non si può raggiungere che attraverso

il dialogo tra i figli di ciascuno dei nostri differenti paesi. Questo

dialogo, la cui finalità dev'essere una riconciliazione sincera, deve

fondarsi sulla giustizia ed il perdono. Esso deve, nello stesso tempo,

tendere ad un ordine costituzionale basato sul consenso, nella necessità di

restaurare uno Stato di diritto fondato su una cultura democratica".

Inoltre i Vescovi sottolineano che il dialogo fra Stati deve aver luogo

sulla base del rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale di

ciascun paese.

Ci rattrista profondamente il disinteresse manifestato dalla Comunità

Internazionale verso il conflitto congolese. Il confronto della "crisi

congolese" con la crisi del Kuwait (1990/1991) da una parte, e con quelle

del Kosovo e di Timor Est (1999) dall'altra, rivela diverse scale di

valutazione degli aspetti umani di queste situazioni conflittuali. Il

Segretario Generale dell'ONU, Kofi Annan, si era a ragione rammaricato di

questo stato di cose, in occasione dell'apertura dell'Assemblea Generale

dell'ONU nello scorso mese di settembre.

Nella RDC una popolazione di più di 50.000.000 di abitanti sta soffrendo di

un conflitto che si aggrava senza sosta.

Tenuto conto di questa drammatica situazione, noi facciamo appello alla

Comunità Internazionale perché cerchi vie e mezzi per far tornare il più in

fretta possibile le parti implicate nel conflitto al dialogo e al processo

di pace aperto con l'Accordo di Lusaka.

Le armi con cui si combatte in Africa Centrale provengono in gran parte,

direttamente o indirettamente, dai paesi industrializzati. Evidentemente,

gli embarghi esistenti (tra cui quello decretato dall'Unione Europea contro

il Congo/Kinshasa il 3.6.1993) non bastano. Di qui la necessità di decidere

per una moratoria su qualsiasi materiale di guerra nella regione. Giacché le

armi continuano, attualmente, ad esservi importate, il mondo si fa

naturalmente delle domande sull'identità di coloro che finanziano questo

commercio d'armi.

Per tutte queste ragioni, noi chiediamo con urgenza l'adozione di un embargo

globale sulle armi, in particolare sulle armi leggere, contro le parti

implicate nel conflitto nella RDC, come pure contro gli Stati impegnati

nella guerra, ed anche, beninteso, delle necessarie misure di controllo.

Nello stesso tempo, noi esortiamo l'ONU a contribuire, senza più ritardare e

in modo energico, a mettere in atto l'Accordo di Lusaka, e in particolare a

realizzare il dialogo intercongolese, a mantenere l'integrità territoriale

della RDC esigendo con forza il ritiro delle truppe d'occupazione ugandesi,

ruandesi e burundesi, e a mettere in sicurezza le frontiere.

Infine, facciamo appello all'ONU perché si occupi della preparazione e della

convocazione della Conferenza di tutti gli Stati dell'Africa Centrale,

richiesta da molto tempo e in diverse occasioni, per ricercare la pace e

permettere lo sviluppo in tutta la regione.

***********

Su questo appello sono state raccolte le adesioni di:

Konrad Raiser, segretario del Consiglio Mondiale delle Chiese,

Cardinale P. E. Arns - Brasile

Cardinale G Danneels, Brussel,

Cardinale F. Konig, Vienna,

Adolfo Perez Esquivel - Argentina, premio Nobel per la pace,

Mairead Corrigan Maguire, N.Irlanda, premio Nobel per la pace,

Vescovo L. Bettazzi, Ivrea, gia presidente internazionale di Pax

Christi.

Si chiede di far circolare l'appello raccogliendo l'adesione di alte

personalità; le adesioni devono essere comunicate a

Hildegard Goss-Mayr, Presidente Onoraria del MIR internazionale,

Neuwaldegger Str. 16/2/1

1170 Vienna

Austria

fax/tel. 0043 14855714