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Il male è un compagno inseparabile nella vita dell'uomo e della società. Tuttavia vi sono momenti nella storia umana - e il nostro è uno di questi - quando il male sembra prendere il sopravvento sulla ragione e sul bene. Come spiegare, dopo secoli di civiltà, che gli eccidi continuino a insanguinare la terra, i diritti umani siano tuttora impunemente violati, la corruzione, la criminalità e il malcostume dilaghino nei Paesi cosiddetti "civili"? Come possono il razzismo e la xenofobia tornare a esplodere nel cuore dell'Europa, come se la barbarie del nazismo e della shoah non avesse insegnato nulla?
È triste dover fare queste riflessioni, nel clima di Pasqua, che è per eccellenza la festa della gioia e della vittoria della vita sulla morte, dell'amore sull'odio. Dunque l'umanità, dopo tanti progressi e dopo tante lezioni dolorose, si incammina ancora una volta verso il baratro? È questa la domanda che molti si sono posti in occasione della recente ascesa di Jörg Haider al potere in Austria, sostenuta paradossalmente da un partito che dice di ispirarsi ai valori cristiani. Giustamente, perciò, di fronte al riaffiorare di una concezione della vita che nega valori umani fondamentali, l'Europa ha reagito come si fa con il cancro: se non s'interviene prontamente, c'è il pericolo che le metastasi invadano e devastino l'intero organismo. Non mancano infatti qua e là nel vecchio Continente, pure in casa nostra, focolai che mostrano pericolose "affinità elettive" con il liberal-nazionalismo populista austriaco.
Eppure, anche di fronte al pericolo di un male devastante, il mistero di Pasqua induce ad avere fiducia nella vittoria del bene. Nei giorni della Passione, perfino i discepoli dubitarono che il Maestro fosse sopraffatto: "Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono" (Mt 26,56). Ma Cristo, risorgendo il giorno di Pasqua, ha fatto conoscere a loro e a noi, che la storia umana è destinata non alla rovina, ma alla salvezza. Le forze del male non riusciranno a prevalere definitivamente, nonostante ogni apparenza contraria, perché satana, il peccato e la morte sono già stati vinti - una volta per tutte - dalla potenza della Risurrezione: "Io sono il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi" (Ap 1,18). Certo, risorgendo, Cristo non ha messo fine alla lotta tra il bene e il male; questa continuerà, tra alterne vicende, fino alla fine dei tempi. Tuttavia, la vittoria dell'amore sull'egoismo e della vita sulla morte è sicura, perché nella storia è all'opera la potenza della Risurrezione.
Dunque, di anno in anno, la festa di Pasqua ritorna come un forte richiamo per tutti a non arretrare di fronte al male, ma a volere fortemente il bene; a impegnarsi cioè attivamente nella vita personale e sociale, per contrapporre l'amore all'odio, la giustizia al sopruso. Il modo migliore di esorcizzare i fantasmi del passato è non averne paura, ma continuare con coraggio - insieme con tutti gli uomini di buona volontà - a costruire la "civiltà dell'amore", riponendo la fiducia (più che nelle proprie forze) nella potenza della Risurrezione, che rinnova l'umanità e la conduce verso il Regno.