Vilipesi, sfruttati, abbandonati, privati dell'educazione e degli affetti: per i bambini, soprattutto quelli del Terzo Mondo, è ancora in salita la strada verso il pieno rispetto dei propri diritti. Il nuovo millennio si è aperto per loro con un'eredità pesantissima, fatta di povertà, Aids, violenza, guerre. Secondo il Rapporto Unicef 2000, più di mezzo miliardo di bambini sono a rischio, soprattutto nelle aree povere del pianeta.
Ogni anno muoiono nel mondo 12 milioni di bambini con meno di cinque anni. Di questi, circa 7 milioni per motivi legati alla denutrizione; molti altri per malattie che potrebbero essere facilmente curate: diarrea, difficoltà respiratorie, piccole infezioni, ecc. La diffusione dell'Aids sta causando effetti devastanti sui ragazzi. Più di 11 milioni di essi (concentrati per lo più in Africa e Asia) sono ammalati e, ogni minuto che passa, cinque ragazzi sono infettati dal virus Hiv. E anche per questo il tasso di mortalità infantile è tornato a crescere. Nell'Africa subsahariana, per esempio, nel 1999 sono morti più di 4 milioni di bambini, contro i 3,3 del 1980.
E come ignorare che ogni bambino che nasce nel Terzo Mondo ha già sulle spalle un debito di 417 dollari, un peso che condizionerà tutta la sua vita? A ciò va aggiunto che più di 130 milioni di ragazzi, cioè il 20% della popolazione infantile mondiale, sono tenuti lontani dai banchi di scuola, diventando spesso vittime di un sistema che li sfrutta, costringendoli a lavorare in piccole officine al servizio delle grandi multinazionali, a prostituirsi o a combattere in formazioni paramilitari.
Questo non significa che le politiche a favore dell'infanzia non abbiano sortito alcun effetto. Le massicce campagne di vaccinazione contro la poliomelite hanno fatto sì che questa malattia sia stata quasi sradicata; i decessi a causa del morbillo sono stati ridotti dell'85% negli ultimi dieci anni e quelli di tetano neonatale del 25%. A ciò va aggiunto che si sta diffondendo una sempre maggiore sensibilità, che è alla base delle convenzioni internazionali e delle leggi nazionali approvate in questo ultimo decennio.
Di fronte a questa situazione, quindi, non resta che raccogliere l'invito del segretario generale dell'Onu Kofi Annan a continuare a battersi in difesa dei diritti dei più piccoli, perché "un bambino in pericolo è un bambino che non può aspettare".
Fra i tanti aspetti della condizione dei minori, ne abbiamo selezionati alcuni, per noi particolarmente importanti, proponendo esempi significativi da varie aree del mondo, Italia compresa.