Aprile 2000


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PRIMOPIANO

Ricardo Lagos

Mauro Castagnaro

"Non sarò il secondo presidente socialista, ma il terzo della "Concertazione per la democrazia"". Questa frase, più volte ripetuta durante la recente campagna elettorale, rappresenta al contempo la carta d'identità e il programma politico di Ricardo Lagos, il nuovo capo di Stato del Cile. Avvocato ed economista oggi sessantaduenne, Lagos è sempre apparso un uomo coraggioso, ma moderato. Entrato nel Partito Socialista negli anni '60, proveniente dalla gioventù del Partito Radicale, fu segretario generale della Facoltà Latinoamericana di Scienze Sociali (Flacso) durante il governo del presidente Salvador Allende. Dopo il colpo di Stato militare dell'11 settembre 1973 trascorse un decennio in esi1io insegnando in Europa e lavorando per l'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) in America Latina. Rientrato in Cile, fu incarcerato per tre settimane dopo il fallito attentato a Pinochet nel 1986. L'anno dopo fondò il Partito per la democrazia (Ppd), antesignano di quel riformismo che oggi si chiama Terza via. Divenne famoso però solo nel 1988 quando, durante un dibattito televisivo alla vigilia del referendum che avrebbe dovuto consentire al generale Pinochet di restare al potere, puntò l'indice contro il dittatore dicendo: "Il giorno del plebiscito sulla Costituzione, nel 1980, lei dichiarò che non si sarebbe candidato presidente nel 1989. E adesso promette al Paese altri otto anni di torture, assassini, violazioni dei diritti umani. Mi pare impossibile che un cileno abbia tanta ambizione di potere". Oggi Lagos, che è stato ministro dell'Educazione nel governo del presidente Patricio Aylwin (1990-1994) e dei Lavori Pubblici in quello uscente di Eduardo Frei, esprime un'idea di socialdemocrazia liberale di stile europeo ben distante dal socialismo marxista e antimperialista di Allende.

Assumendo la guida di un Paese politicamente spaccato in due, Lagos ha annunciato l'intenzione di lavorare "insieme a coloro che fino a ieri sono stati nostri avversari", promettendo però il completamento della transizione democratica e una crescita economica con equità sociale. Tuttavia, riformare la Costituzione del 1980 per eliminare le "enclaves autoritarie", eredità istituzionale della dittatura (come i "senatori designati" da Pinochet), non sarà facile, poiché in Parlamento il centro-sinistra non dispone della necessaria maggioranza dei due terzi. E le proposte presentate dal neopresidente per rilanciare l'economia, entrata nel 1999 in una forte crisi dopo anni di tumultuoso sviluppo, difficilmente favoriranno una redistribuzione del reddito, ponendosi tutte in piena continuità con gli orientamenti moderatamente liberisti dei due precedenti governi. Lagos dovrà poi gestire l'irrisolto "caso Pinochet". Il neopresidente dovrà dare prova di grande abilità politica per mantenere l'equilibrio tra ragioni umanitarie, sete di giustizia e coesione sociale. Ai sostenitori che la sera della vittoria chiedevano di processare il generale, nei confronti del quale pendono ormai in Cile una cinquantina di procedimenti giudiziari, Lagos ha però chiarito che "sotto il mio governo saranno i giudici e i tribunali a risolvere i problemi penali legati alla violazione dei diritti umani durante la dittatura", promettendo al contempo che la "legge di amnistia sarà rivista" e sottolineando che "in Cile la riconciliazione si potrà raggiungere solo nella verità e nella giustizia".

Proclami a cui Lagos potrà dare attuazione ora che Pinochet è tornato in patria.


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