Nel mondo sono più di due milioni i ragazzi e le ragazze con meno di 18 anni obbligati a prostituirsi. La piaga è particolarmente diffusa in Asia: in India il fenomeno coinvolge 500mila giovani; in Thailandia 300mila, altrettanti nelle Filippine. Ma di prostituzione infantile si parla anche in Brasile (dove sarebbero 500mila i ragazzi costretti a vendersi ai pedofili) e nel mondo occidentale dove, sebbene in proporzioni minori, il problema è presente.
"Ciò che davvero potrà eliminare gli abusi sessuali sui minori in Europa, come qui nelle Filippine, è l'opinione pubblica. I governi possono fare qualcosa, ma alle radici di un vero cambiamento sta un diffuso e concreto rifiuto di ogni tolleranza verso questo fenomeno. Se non riusciremo a proteggere i bambini di oggi, la spirale dell'abuso continuerà a minacciare i bambini di domani".
Parla chiaro p. Shay Cullen, missionario irlandese da trent'anni nelle Filippine. Conosciuto in tutto il mondo come fondatore di Preda (People's Recovery Empowerment and Development Assistance, "Assistenza al recupero allo sviluppo e al rafforzamento del popolo"). Un'iniziativa nata, non a caso, nella città di Olongapo, sede fino al 1991 di una grande base navale americana, come comunità di prevenzione, educazione e recupero per i tossicodipendenti. Dagli anni '80 Preda si dedica alla protezione, educazione e riabilitazione dei bambini di strada e dei giovani emarginati, oltre che dei loro genitori poveri. Ma Preda è conosciuta nel mondo soprattutto per la lotta senza quartiere contro la pedofilia. "Nel 1991 abbiamo iniziato a occuparci della difesa dei minori a livello internazionale - dice p. Shay Cullen -. Proprio in quell'anno, infatti, partiva la campagna Ecpat (End Child Prostitution in Asian Tourism, Mettiamo fine alla prostituzione minorile nel turismo asiatico)". Un problema, quello della prostituzione, anche minorile, che a Olongapo aveva assunto aspetti drammatici e ancora oggi, dopo la partenza delle navi e dei marine Usa, resta di tutto rilievo.
A livello mondiale, le cause dello sfruttamento sessuale dei minori sono molteplici. Nonostante sia facile condannare le organizzazioni criminali internazionali e locali, gli sfruttatori, i pervertiti, e gli stessi bambini per atteggiamenti irresponsabili, si può dire che nessun Paese o settore della società sia privo di responsabilità. Le ragioni sono numerose e includono le disparità economiche e di opportunità, fenomeni come le migrazioni e l'urbanizzazione; ma anche la disgregazione dell'istituto familiare. Non vanno poi dimenticate ragioni di carattere culturale, come la discriminazione che colpisce le donne e le bambine, e l'influsso di una mentalità materialistica spesso veicolata dai mass media. Ci sono poi i rischi legati alla convivenza per un lungo periodo con soggetti portatori di valori e comportamenti assi diversi dai propri, come nel caso di basi militari in territorio straniero o, fenomeno recente, di operazioni umanitarie.
L'abuso sui minori è strisciante. Raramente le vittime vengono uccise o portano segni esteriori di violenza. Soprattutto, nella maggior parte della società, la vittima stessa o i suoi parenti cercano di nascondere l'abuso. Questo rende assai difficile stilare statistiche. "Io stesso - racconta p. Cullen - ho dovuto ricredermi più volte. Per anni ho lavorato nella convinzione che un minore di sesso femminile su dieci fosse vittima di abusi sessuali di un qualche tipo. Fino a quando non ho scoperto che ricerche attendibili danno una proporzione ancor più drammatica: uno su tre!".
Se è spesso difficile individuare dati precisi, anche per la copertura di fatti e personaggi che a volte caratterizza l'attività dei governi in questo campo, è certo che il problema non solo esiste ma ha anche dimensioni enormi, dato che il numero di bambini che ogni anno entra nell'industria del sesso ha raggiunto il milione. Ma teatro di abusi resta soprattutto l'ambito domestico o familiare, favorito da promiscuità, povertà e ignoranza, oltre che da un aberrante senso di possesso.