Boschi e montagne fanno da sfondo alle città per mesi nella morsa della neve e del ghiaccio. Eppure la comunità cattolica, sebbene minoritaria, manifesta la propria presenza.
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| Giovanni Paolo II durante la sua visita in Alaska saluta il vescovo Michael Kaniecki |
Non fece un buon affare la Russia quella volta che decise di vendere l'Alaska agli Stati Uniti per pochi milioni dollari. Era il 1867 e l'impero zarista non immaginava forse che quella penisola, posta all'estremità settentrionale del continente americano, fosse ricca di oro, carbone, rame e soprattutto petrolio.
Visitare l'Alaska è un'esperienza davvero affascinante. Questo Paese è ricco di lussureggianti foreste, di arida tundra spesso ventosa, di distese di ghiaccio di cui non si vede la fine. Non mancano i centri abitati, dove i grattacieli più moderni sorgono accanto a vecchie case costruite in legno.
Viaggiare per l'Alaska non è semplice. Esiste una sola autostrada, che finisce a Fairbanks, al centro del Paese. Per raggiungere Nome, sullo stretto di Bering, o Point Barrow, la città più a nord d'America, occorre prendere l'aereo. Lo stesso per arrivare a Juneau, città che si trova a sud, ai confini con la British Columbia, ricca di memorie legate ai primi cercatori d'oro che raggiungevano queste latitudini ostili per fare fortuna.
Gli abitanti dell'Alaska, un tempo chiamati esquimesi, che nella lingua locale significa mangiatori di pesce crudo, ora preferiscono essere chiamati ciascuno con il nome del proprio gruppo etnico di appartenenza: Athabaschi, Aleuti, Yup'ik.
Il tenore di vita è alto, simile a quello del resto degli Stati Uniti. In certi casi sembra addirittura maggiore.
Anche la Chiesa cattolica non manca di risorse, e questo le consente di gestire una serie di intense attività pastorali, tra cui il dialogo ecumenico.
La prima tappa del mio viaggio è stata Anchorage, importante centro dello Stato, dove vive la metà della popolazione dell'intera Alaska. Visitandola si ha l'impressione di una città dove vivere è piacevole. Tra gli edifici locali spicca la cattedrale, costruita nel 1940. In precedenza vi era una piccola parrocchia eretta da padre William Sheperd, che giunse da queste parti nell'estate del 1915 a bordo di un battello a vapore. Sheperd, doveva costruire una nuova comunità e non stette di certo con le mani in mano. Neanche due settimane dopo il suo arrivo celebrava la prima messa.
La cattedrale di Anchorage è dedicata alla Sacra Famiglia, e nel 1981 ha ricevuto la visita di Giovanni Paolo II durante il suo viaggio in Alaska.
Anche Fairbanks ha la sua chiesa cattedrale, da dove, nelle giornate limpide, si scorge la vetta del monte Mc Kinley, seimila metri di altezza, la più alta cima del continente nord americano. Attorno il Parco nazionale Denali con le sue foreste magnifiche: da queste parti modernità e rispetto per la natura sanno convivere in modo equilibrato.
Le strade e le case di Fairbanks nella bella stagione sono adorne di fiori coloratissimi. Nella curia vescovile lavorano una ventina di persone e qui ha la sede la redazione del bimensile cattolico The Alaskan Sheperd diretto da padre Louis Renner.
Chiediamo di poter incontrare il vescovo Michael J. Kaniecki, ma mi dicono che è fuori a pescare (un passatempo assai diffuso da queste parti!) e così mi accontento di vedere la cappella privata e il suo ufficio, dove spiccano numerose foto che lo ritraggono assieme al Papa.
La cattedrale di Fairbanks, con la più piccola chiesa dell' Immacolata Concezione sono i due unici templi cattolici della città.
Stupisce incontrare i fedeli, una comunità a dir poco eterogenea. A messa ti capita di vedere spagnoli, filippini, afroamericani, famiglie provenienti dal Caucaso come dagli arcipelaghi pacifici di Samoa e Tonga.
Questa Babele non deve sorprendere. Tutti questi stranieri sono qui per lavorare, per guadagnare ottimi salari in una valuta senza dubbio pregiata rispetto a quella dei Paesi d'origine. In Alaska non esistono particolari difficoltà per trovare una sistemazione, i salari poi sono buoni ed è ancora possibile costruirsi una piccola fortuna lavorando sodo. Non mancano anche i pendolari, a causa delle difficili condizioni climatiche. C'è chi in inverno (quando la temperatura scende di 40, 50 gradi sotto lo zero) preferisce trasferirsi in Canada per lavoro per poi tornare nei mesi estivi.
A Point Barrow, la città più a nord d'America, il gelo è un problema serio. Anche d'estate la temperatura non è certo mite. Qui vivono in maggioranza gli Inupiat, gli esquimesi dell'Alaska, e la città è ricca per la presenza nelle vicinanze di un vasto giacimento di petrolio.
In pieno centro hanno costruito un palazzo di vetro di molti piani: non osiamo pensare quanto costi per essere riscaldato. I nativi vanno molto fieri di questo palazzo "americano", che all'interno ospita numerose iniziative. L'artigianato e le danze sono appannaggio degli anziani del gruppo, mentre i giovani non vogliono essere nemmeno fotografati al di fuori dello spettacolo in cui si esibiscono. Finita la serata, si tolgono di dosso i costumi di scena, e raggiungono le loro abitazioni con lo scopo di dedicarsi al computer. Una conferma che l'Alaska è davvero il paradosso della modernità e della tradizione.