ECUMENISMO

Sant'Adalberto: personaggio ecumenico per l'Europa

di Nereo Venturini


Il viaggio compiuto da Giovanni Paolo II
dal 25 al 27 aprile a Praga (76° visita
pastorale all'estero; terza in Cechia,
dopo quelle del 1990 e del 1995) riveste
grande significato civile (riguarda l'unità
di tutta l'Europa) e religioso (concerne
l'unità ecclesiale di tutte le comunità cristiane).

Nell'incantevole cattedrale di Praga dedicata a San Vito ho sostato pensoso nel transetto dove, posta al centro dell'edificio sacro, sta la tomba di Sant'Adalberto, figura che da anni sollecitava il mio interesse.
Il passato 23 aprile è ricorso il millennio dal martirio di questo santo vescovo, estensore del cristianesimo tra gli slavi dell'Oriente Europeo ed evangelizzatore di prussiani idolatri che nel 997 a Tenkitten, vicino Gniezno, nell'attuale Polonia, lo trafissero a morte con lance e frecce, e gli mozzarono il capo, quand'egli aveva appena 41 anni. A solennizzare la data millennaria ha concorso il Papa con il suo recente viaggio alla splendida città boema, per concludere il decennio di preparazione e rinnovamento spirituale, voluto dal card. Frantisek Tomasek, alla vigilia della caduta del regime comunista. Negli anni attorno al Mille, in una primavera medioevale, fiorirono alcune personalità che si conobbero e insieme rinvigorirono il mondo cristiano. L'imperatore Ottone III (980-1002) concepiva di fare di Roma il centro dell'impero assegnandole una missione temporale identificata con quella spirituale della Chiesa: s'era fatto protettore ecclesiastico con invadente tutela. E' lui che a Verona dà l'investitura imperiale ad Adalberto, consacrato vescovo a 27 anni, nella città scaligera, probabilmente - come afferma mons. Nicora - nell'armoniosa basilica di San Zeno. E' lui che per la stima nutrita per il primo vescovo di Praga di sangue boemo, missionario coraggioso, testimone intrepido della verità, dal primo sepolcro di Gniezno porta a Roma alcune reliquie di Sant'Adalberto, deposte nella chiesa dell'Isola Tiberina. Silvestro II (Gerberto di Aurillac), Papa dal 999 al 1003, già colto maestro del giovane imperatore e suo attivo segretario, a cavallo del secolo, spicca per la sua immensa cultura come Adalberto, anche lui monaco benedettino. Questi tre personaggi hanno influito sulla concezione moderna dell'Europa unita e radicata nel cristianesimo. Giovanni Paolo II tratteggiando la veneranda figura del secondo vescovo di Praga (la diocesi praghese venne fondata solo nel 973), afferma: "Adalberto è un testimone poliedrico che Dio ha dato alla comunità cristiana del passato e a quella del presente. E' un santo per i cristiani di oggi: li invita ad aprirsi alla società attuale per purificarla alla luce del Vangelo". E' luce che proviene dalla fine del primo millennio cristiano e si proietta all'inizio del terzo. Eppure Sant'Adalberto è uomo che non ha avuto successo nella società boema; è stato cacciato via, ma è sempre stato autentico testimone di Cristo con la sua vita. Nato nel 956 circa a Lidice, nella diocesi di Hradec Kralove, Adalberto fu battezzato con il nome slavo di Vojtech (l'appellativo significa "soccorso dell'armata" ed è congiunto nel logo delle celebrazioni con quello latino di Adalbertus, assunto dal vescovo che l'aveva cresimato, educato e istruito a Magdeburgo). Era un allievo ammirato per la sua viva intelligenza. Nel 981, a Praga, è ordinato sacerdote a 25 anni, da mons. Dithmaro, e due anni dopo è nominato vescovo della capitale boema. Il suo zelo per la riforma dei costumi, protratto per sei anni e sorretto da un'esemplare condotta sacerdotale ed episcopale, ottenne risultati modesti. Avvilito si rifugia, benedettino, a Roma, per cinque anni circa. Poiché la situazione religiosa a Praga non migliorava affatto, il vescovo di Magdeburgo pregò il Papa perché invitasse Adalberto a ritornare. Il monaco si rifece vescovo, ma per rientrare a Praga, pose la condizione che i praghesi promettessero di mutare vita. Promessa da marinaio! Così il vescovo ritornò ad essere monaco a Roma. Ma, nel 993 Papa Gregorio V gli ordinò di rioccuparsi della Boemia. Il monaco ubbidì; ma questa volta i praghesi ostili lo rifiutarono, anzi gli massacrarono i parenti e si impossessarono dei loro beni. Adalberto, sulla base d'un previo accordo con il Papa, si rivolse ad Est per evangelizzarlo, conseguì risultati consolanti ed anche il suggello del martirio.

Un'Europa cristiana

L'idea di Sant'Adalberto di un'Europa cristiana spiritualmente unita è esigenza di oggi. Non si tratta di una unità politica e tanto meno economica, ma d'un fatto spirituale che unisce i popoli radicandoli nella loro storia. Asserisce il card. Vlk, attuale arcivescovo di Praga: "Nel nostro paese Sant'Adalberto è celebrato non soltanto dai cattolici, ma dall'intera società. Anche i non credenti vedono in Sant'Adalberto un grande uomo che è vissuto all'inizio della nostra storia e lo considerano un uomo di grande statura e di respiro europeo". Rientrato a Roma, Giovanni Paolo II è tornato sul suo pellegrinaggio a Praga: "Attraverso l'itinerarium terreno di Sant'Adalberto, attraverso il suo martirio, possiamo rileggere la storia spirituale dell'intero continente europeo e, in modo speciale, dell'Europa Centrale". L'Europa oggi è alla ricerca delle sue radici cristiane e d'una nuova identità; potrebbe vedere in Sant'Adalberto, che voleva rinnovare la Chiesa e il suo rapporto con lo Stato, un modello per dare un'anima al Vecchio Continente. Mille anni fa la Chiesa era attaccata dalla politica, come ne è segno l'urto che si stava profilando fra Ottone III e Silvestro II. Sotto l'aspetto ecumenico il secondo vescovo di Praga è espressione della tradizione cristiana non ancora divisa. Le confessioni acattoliche lo sottolineano chiaramente. Adalberto, vescovo al Nord, diviene discepolo di San Benedetto per cinque anni in Italia, nel monastero di Sant'Alessio sull'Aventino (di qui asportò dodici monaci romani per fondare a Ovest di Praga, a Brevnov, un monastero benedettino, importante per lo sviluppo della liturgia slava). Nell'ultimo periodo della sua vita, Adalberto evangelizzando la Polonia occidentale, risulta uomo dell'Ovest e dell'Est ed oggi costituisce un richiamo a un cammino unico, anche ecclesiale, in conformità con la felice dichiarazione di Giovanni Paolo II: "La Chiesa deve respirare con i suoi due polmoni: occidentale e orientale". Il viaggio del Papa a Praga, nel nome di Sant'Adalberto, ha illuminato il volto ecumenico della cristianità ceca. Smetana, presidente del Consiglio Ecumenico Ceco, ha dato il benvenuto al Papa (nel 1995 non l'aveva fatto!, perché riteneva che la visita di Giovanni Paolo II contribuisse a riprodurre la cattolicizzazione forzata subìta nel secolo XVII). Ora Smetana è copresidente, con il card. Vlk, della Commissione che studia la storia spirituale della Riforma e della Controriforma. Adalberto è erede delle due famiglie che reggevano i due principati boemi; era figlio di Slavnik che governava la Boemia orientale, e di Strezislava, la mamma che proveniva dall'altra famiglia principesca dei Premysl, che governava la Boemia occidentale; per parte di madre era quindi imparentato con San Venceslao, eruditissimo principe che ha accolto la tradizione latina e slava e ha faticato fino al martirio nell'opera di profonda evangelizzazione del suo popolo. Che Sant'Adalberto sia uno dei più grandi europei, erede di due grandi tradizioni, lo confermano le fonti abbondanti che possediamo. E' stato il primo vescovo slavo che ha assorbito le correnti spirituali dell'Occidente e dell'Oriente. Proprio per questo, quando a Praga contemplavo il monumento equestre a San Venceslao, mi sono soffermato ad osservare le statue dei quattro santi protettori della Boemia, poste ai piedi di quella del principe: San Procopio, Sant'Agnese, discepola di Santa Chiara d'Assisi; Santa Ludmila, nonna di Sant'Adalberto, e lo stesso Voitech. Davanti a questa sintesi storica, fatta di bronzo, Praga, che Hitler non ha mai voluto farcire di nessun materiale bellico (pensava che così sarebbe stata risparmiata dalla guerra e lui ne avrebbe potuto fare la capitale della sognata Grande Germania), nella mia contemplazione conteneva in nuce la storia dell'Europa Unificata e della Chiesa riconciliata.


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