Marzo 2000


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ECO DEI GESUITI

IL CARD. PAOLO DEZZA, UOMO FEDELE

N. Venturini

Fedeltà e servizio: queste due realtà caratterizzano la grandezza della personalità del card. Paolo Dezza, defunto venerdì 17 dicembre 1999 alla bell'età di 98 anni (era nato a Parma il giorno di Santa Lucia nel 1901).

È significativo il fatto che Giovanni Paolo II, il 20 dicembre abbia voluto personalmente celebrare la liturgia funebre nella basilica vaticana all'altare della cattedra di san Pietro. Era un modo di sottolineare la sua stima e riconoscenza verso l'uomo di fiducia, che l'ha servito nella sua responsabilità di pastore della Chiesa universale e di primo superiore della Compagnia di Gesù.

Al Papa nella celebrazione hanno fatto corona venti cardinali e, ovviamente, i gesuiti di Roma che hanno partecipato alla liturgia guidati dal loro Superiore generale p. Kolvenbach. La loro presenza non era solo la manifestazione di fraternità nell'Ordine fondato da sant'Ignazio, ma in certo modo ricordavano gli uffici ricoperti dal p. Dezza nel suo lungo servizio alla Santa Sede e alla Compagnia.

Il p. Kolvenbach rievocava la responsabilità che la Compagnia aveva affidato al giovane p. Paolo come rettore della Pontificia facoltà filosofica "Aloisianum", come superiore della provincia veneto-milanese nel 1936, come assistente dell'assistenza d'Italia. Il p. Imoda, rettore della Gregoriana, richiamava colui che era stato un suo predecessore nel governo della prestigiosa università pontificia. Mons. Pittau, segretario del dicastero romano per l'educazione cattolica, ripresentava l'opera preziosa offerta dal p. Dezza al suo dicastero come responsabile delle università cattoliche presenti in tutto il mondo.

Il complesso dei servizi che il gesuita parmense ha effettuato per la Compagnia è culminato nell'impegno affidatogli da Giovanni Paolo II come suo delegato personale per l'ordine gesuitico, dopo il male che aveva colpito il generale p. Pedro Arrupe nel 1981. Nel breve spazio d'un biennio, con piena soddisfazione del papa, il p. Dezza riuscì a ricostituire la fiducia pontificia e a radunare la congregazione elettrice, nel settembre 1983, del nuovo superiore generale nella persona del p. Peter Hans Kolvenbach.

All'attività del p. Dezza Giovanni Paolo II ha voluto dare risalto nell'omelia, mutuando la parola ignaziana: "Servire Cristo nella persona del suo vicario: l'ideale di sant'Ignazio è stata la norma di tutta la sua vita". E il rilievo del Papa assume calore umano, definendo il cardinale come "persona a cui legano vincoli di profondo affetto per cui la sua morte non può non procurare dolore e commozione".

"Mi è caro pensare - ha detto il papa - che il P. Paolo Dezza abbia trovato tre volti più che mai amati e desiderati: Maria, Pietro, Ignazio, ai quali la provvidenza ha voluto legare il suo itinerario spirituale […]. I contatti con i Papi fecero sempre comprendere al p. Paolo il significato e il valore di quel vincolo speciale che unisce la Compagnia al Papa, di mostrare il grande servizio che la Compagnia è capace di rendere alla Chiesa e di conseguenza la riconoscenza e la benevolenza dei Papi verso la Compagnia". Giovanni Paolo II ha elogiato il servizio fedele e premuroso, intelligente e prudente, generoso e disinteressato" del p. Dezza che ha operato per l'autentico rinnovamento della Chiesa. Per questo l'aveva nominato cardinale il 28 giugno 1991, un onore che di per sé, per iniziativa di Giovanni XXIII, comporta l'episcopato, al quale il P. Dezza ha voluto rinunciare per dare risalto più al servizio che all'onore.


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