COMUNICATO STAMPA

Digiuno per la Cecenia: 12° giorno

 

Undici giorni completi; dodicesimo giorno di digiuno rigoroso (sola, solissima acqua); peso calato di 6 kg; calo sensibile della pressione, ma per ora nulla di allarmante. Lavoro e viaggi secondo opportunità, salvo guidare l'auto, per prudenza.

 

Il giorno 7 gennaio ha pure digiunato, in solidarietà con me, Alessandro Colantonio di Roma. So già che altri si stanno organizzando per digiuni a staffetta e anche a tempo indeterminato salvo la vita, in diverse città. Li ringrazio.

 

Per le motivazioni, rimando al comunicato iniziale, dal titolo: "Un digiuno per la Cecenia e per un duemila di pace" (raccfirme.rtf il modulo di raccolta firme può essere richiesto da noi in segreteria via fax o email).

 

Ribadisco semplicemente gli obiettivi:

 

1) sostenere la CAMPAGNA SOTTOSCRIZIONI all'"APPELLO URGENTE: FERMIAMO LA GUERRA IN CECENIA!" lanciata dai Beati i Costruttori di Pace (in allegato);

 

2) spronare i PARLAMENTARI a porre al centro della POLITICA ESTERA dell'ITALIA e dell'EUROPA la RIFORMA DELL'ONU per la pace mondiale;

 

3) chiedere a tutte le chiese e religioni che proscrivano la guerra senza più eccezioni ed educhino i popoli alla NONVIOLENZA.

 

p. Angelo Cavagna   scj

Bologna 14 gennaio 2000

 

 

E il dehoniano Angelo Lavagna

Sacerdote digiuna per la pace in Cecenia

di Elisa Calessi

 

"La Cecenia è lontana, lo so. Prima che iniziassero i bombardamenti nemmeno io sapevo che esistesse".

Ma adesso lo sa bene Padre Angelo Cavagna, dehoniano di Budrio, che porta i suoi settanta anni con la vivacità di un ragazzino. Durante la guerra in Kosovo era stato a Pristina, insieme a 220 pacifisti italiani. Dal 3 gennaio ha iniziato un digiuno contro la guerra che sta martoriando migliaia di civili in Cecenia: "Lo continuerò fino a tempo indeterminato, salvo la vita - aggiunge - perché non sono un suicida".

Un gesto, il suo, a sostegno della raccolta di firme iniziata dall'associazione Beati i Costruttori di Pace (per informazioni: tel./fax 049/8070699; beati@libero.it).

Prima il Kosovo, ora la Cecenia...

"Per noi non c'è differenza tra i profughi kosovari e quelli ceceni. La povera gente ci perde sempre e non sa le ragioni".

Cosa chiede con questa campagna?

"Come nel caso della ex-Jugoslavia, anche ora non pretendiamo di risolvere i problemi di quella terra. Diciamo solo che di sicuro, non si risolvono con la guerra. Tutto il mondo è attraversato da guerre spesso dimenticate: basti pensare alla Sierra Leone dove ci sono i ragazzini guerriglieri o al Congo.

Tutto perché mancano dei veri organismi internazionali che assicurino la pace"

L'Onu esiste per questo...

"Sì, ma come ha detto Kofi Annan in una recente intervista, le istituzioni internazionali sono allo stato poco più che embrionale. Su questo bisogna spronare i politici"

Perché, secondo lei, questo conflitto è così difficile da capire?

"Ognuno ha le sue ragioni. I fondamentalisti islamici non sono certo dei pacifisti. Il problema non è chi ha ragione, ma capire che la guerra non risolve, anzi peggiora. Basta vedere il Kosovo adesso: dove ci sono soldati, ci sono frontiere. Per questo è importante rafforzare l'Onu. Non c'è sviluppo senza pace"

Non ha paura di passare per un idealista?

Il Vangelo dice: -Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio- e, si potrebbe aggiungere, di tutti i valori umani. Qui mangiamo, per esempio, ma siamo digiuni di giustizia e di quello che conta nella vita".

Ma basta un digiuno?

"Il mio è uno strumento per lanciare idee e, oltretutto, è un metodo che costa poco. E io non ho tante risorse: è l'arma dei poveri!"

A volte non si sa cosa fare davanti a certi drammi...

"Questo senso d'impotenza l'abbiamo tutti, anch'io. Ma la storia è piena di casi in cui il popolo ha tirato fuori un potere che nemmeno sapeva di avere. Dando i motivi di quello che faccio, la gente si interessa e pian piano capisce. Fare una firma è già un primo passo".

 

Il Resto del Carlino 6 gennaio 2000