COMUNICATO STAMPA
OGGI DON ALBINO BIZZOTTO SOSPENDE IL DIGIUNO
AUMENTANO E SI ALLARGANO I DIGIUNI A STAFFETTA

Dopo 16 giorni di DIGIUNO A TEMPO INDETERMINATO SALVO LA VITA, don ALBINO BIZZOTTO, dietro indicazione del medico, oggi riprende a nutrirsi (piano, piano…).
A Padova, subito un gruppo di persone inizia un DIGIUNO A STAFFETTA da oggi al 25 febbraio quando verrà tolta la roulotte da Piazza della Frutta, mentre continuerà la raccolta di firme e l'invio di cartoline al nostro Ministro degli Esteri LAMBERTO DINI, all'Ufficio ONU di Roma, al Presidente dell'Unione Europea ROMANO PRODI e al sig. P.E.S.C. (Politica Estera di Sicurezza Comune) Javier Solana, finchè il governo D'Alema non abbia risposto positivamente alle due precise "richieste minime" ripetutamente da noi avanzate.

NUOVI DIGIUNATORI
Si è aggiunto un gruppo di digiunatori a staffetta, per una settimana, membri o simpatizzanti della Comunità PAPA GIOVANNI XXIII… zona di Bologna: CARLA ZONI PIERI (lunedì 7 febbraio), ANDREA MAZZI (martedì), LUISELLA OCCHINI (mercoledì), LUCA PIERI in carrozzella (giovedì), ANDREA MAGLI (venerdì) e PIERA MURADOR COMPAGNO (sabato). SILVANO TARTARINI e PAOLA NATALI dei BERRETTI BIANCHI hanno digiunato l'8 febbraio. Inoltre, dal 9 al 13 febbraio compresi, digiunano i seguenti BERRETTI BIANCHI: SABRINA, FAUSTO, MARCO ROCCHI, don GRAZIANO, MARIA IDA PAOLOTTI, LICIO LEPORE, ALESSANDRO MARESCOTTI. MAURIZIO BOSCAINI, ingegnere di Verona, sta digiunando da alcuni giorni. Continuano imperterriti il gruppo di Le Piagge-Brozzi (Firenze), Quarrata (Pistoia) e il gruppo del Don Orione di Napoli. Anzi, quest'ultimo si è più che raddoppiato, essendosi aggiunti i seguenti obiettori e volontari: CONCETTA CHIUMEO (domenica), ANNA MOTTA e PASQUALE RUOCCO (lunedì), ANNA IANNINI (martedì), ITALO GOCCA (mercoledì), AUSILIA ESSE (giovedì), LUCA BELLAROSA e ELVIRA MANZO (venerdì) e SALVATORE MORRA (sabato), tutte le settimane fino a Pasqua. CARMINE STILLAVATO, pure, sta digiunando per tutta una settimana di ferie nella sede dei "BEATI" a Padova. Il padovano PIERPAOLO BARBIERO, autista dell'ACAP, ha digiunato il 5 febbraio. A Rovato, in provincia di Brescia, un gruppo di 19 persone digiuna a staffetta dal 5 al 25 febbraio. EMANUELE SASSI, obiettore GAVCI in congedo, aderisce all'iniziativa e si dichiara disponibile anche al digiuno.
Ugualmente, GIORGIO BONINI responsabile obiettori Caritas Italiana aderisce e si dispone al digiuno.

SEGNALAZIONI
1) Segnalo e sottoscrivo io pure cordialmente l'"Appello per la Cecenia" della Tavola della Pace (in allegato).
2) Segnalo e incoraggio i cittadini delle città portuali a rischio nucleare Augusta - Brindisi - Cagliari - Gaeta - La Maddalena - La Spezia - Livorno - Napoli - Taranto - Trieste - Venezia ad accogliere l'invito contenuto nel messaggio di Alessandro Marescotti (in allegato).
3) Segnalo e sostengo la "Mozione per la Commissione per i diritti umani dell'ONU" circa il riconoscimento della Obiezione di Coscienza alle spese Militari a livello mondiale, proposta e diffusa da Cosimo Tomaselli (in allegato).

Bologna, 12/02/2000 p. Angelo Cavagna Tel-Fax 051/6927098

 

Appello per la Cecenia
PACE SUBITO IN CECENIA
SOLIDARIETA' CON I PROFUGHI E LE VITTIME DELLA GUERRA

In Cecenia l'azione delle truppe russe che sta distruggendo la città di Grozny (che potrebbe cadere ad ore), devastando decine di villaggi e causando centinaia di migliaia di profughi continua incessantemente, senza che la comunità internazionale abbia la volontà di impedire il massacro, la sofferenza delle popolazioni civili, le violazioni dei diritti umani e di sostenere una soluzione negoziale del conflitto in corso.

Assistiamo da mesi a brutalità e violenze sulla popolazione innocente con la responsabilità di un governo russo il cui premier -V.Putin- ha più volte impunemente giustificato la sua condotta in nome dell'intangibilità della sovranità senza incontrare significative resistenze ed opposizioni nel seno della comunità internazionale. Questa, che solo pochi mesi fa ha fatto una guerra "in nome dei diritti umani", assiste inerte alla violenza sulle popolazioni della Cecenia, che è largamente analoga a quella perpetrata in Kosovo. Per noi non ci sono "due pesi e due misure" e non va legittimata una pratica dei diritti umani "a geometria variabile": dobbiamo difendere e affermare i diritti della popolazione cecena alla stessa stregua di quella di altri popoli. E' questo, quello che chiediamo di fare anche ai nostri governi.

La guerra in Cecenia è sostanzialmente considerata un "affare interno" della Russia: è questa nei fatti l'opinione dei dirigenti della Nato e dei paesi europei ed occidentali. Non è un caso che fino ad oggi, nessuna seria misura -politica, diplomatica, commerciale- sia stata presa verso il governo russo. E, purtroppo, le Nazioni Unite anche in questo caso evidenziano la carenza di iniziativa e di poteri necessari per imporre una soluzione positiva a questo conflitto.

Noi -che in questi anni siamo stati vicini alle popolazioni jugoslave, anche con il volontariato e la solidarietà per soccorrere le vittime delle guerre dei Balcani- ci impegniamo a continuare in questi giorni un'iniziativa politica e umanitaria a fianco della popolazione cecena, per rilanciare un'azione di pace che porti ad una soluzione giusta, equa e pacifica di questo conflitto.

Chiediamo altresì al nostro governo di impegnarsi con una più efficace azione politica per ottenere un immediato "cessate il fuoco", l'avvio di un negoziato supervisionato dall'OSCE e dall'ONU tra il governo russo e le autorità cecene legittimate dalle ultime libere elezioni, la possibilità per tutte le organizzazioni umanitarie internazionali di avere accesso nelle aree di conflitto per portare aiuto e soccorrere i profughi. In mancanza di ciò, chiediamo che il governo italiano, anche in modo autonomo, adotti significative misure diplomatiche e commerciali verso il governo russo con la condanna per il massacro in corso.

Chiediamo a tutti di sottoscrivere questo appello e di promuovere un'iniziativa popolare di informazione, di sensibilizzazione e di raccolta di aiuti per i profughi della Cecenia.

Primi firmatari:
Grazia Bellini (Co-Presidente Agesci), Tom Benetollo (Presidente Arci), Davide Berruti ( Coordinatore Nazionale Assopace), M. Luigi Bettazzi (Vescovo emerito di Ivrea), M. Diego Bona (Presidente Pax Christi), Tonio Dell'Olio (Segretario Pax Christi) P. Nicola Giandomenico (Sacro Convento di Assisi), Nuccio Iovene (Segretario Generale del Forum del Terzo Settore), Stefano Kovac (Direttore Esecutivo Ics), Flavio Lotti (Coordinatore Tavola per la pace), Giulio Marcon (Presidente ICS), Edo Patriarca (Co-Presidente Agesci), Nicola Porro (Presidente Uisp), Antonio Raimondi (Presidente Vis), Ermete Realacci (Presidente Legambiente)

Per adesioni e informazioni: ICS - Consorzio Italiano di Solidarietà tel 0685355081/2 fax 0685355083
e-mail: icsuffroma@tin.it

 

Conoscere il rischio nucleare nei porti militari
Proposta di un'iniziativa coordinata in rete

Cari amici,
il quotidiano "Il Manifesto" del 9.2.2000 e' riuscito a entrare in possesso di un documento riservato ("Piano di emergenza per le navi militari a propulsione nucleare in sosta") della Marina Militare Italiana in cui sono elencati gli undici porti italiani a rischio nucleare:
- Augusta
- Brindisi
- Cagliari
- Gaeta
- La Maddalena
- La Spezia
- Livorno
- Napoli
- Taranto
- Trieste
- Venezia

Propongo che in ognuna di queste citta' si invii una lettera al Prefetto del tipo sotto riportato.

Alessandro Marescotti
presidente di PeaceLink

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Al Prefetto di.............

Oggetto: richiesta del piano di emergenza in caso di incidente nucleare

Premesso che per i seguenti porti:
- Augusta
- Brindisi
- Cagliari
- Gaeta
- La Maddalena
- La Spezia
- Livorno
- Napoli
- Taranto
- Trieste
- Venezia
e' stato approntato dalla Marina Militare Italiana un "Piano di emergenza per le navi militari a propulsione nucleare in sosta" e che ad esempio a La Spezia - come documentato dal quotidiano "Il Manifesto" del 9.2.2000 - esso e' stato comunicato alla competente prefettura nell'ottobre 1999;

premesso che il nostro Comune rientra in tale lista di porti a rischio nucleare e che e' diritto dei cittadini conoscere i rischi a cui sono soggetti in relazione al possibile transito di navi e sommergibili con propulsione nucleare;

premesso che il piano su citato prevede solo le misure di emergenza per i militari e non per i civili, e che e' compito delle prefetture redigere i piani di protezione civile in caso di incidente nucleare a navi o sommergibili del tipo "rottura del circuito primario del reattore con perdita refrigerante, conseguente fusione del nocciolo e fuoriuscita dei prodotti di fissione nucleare";

chiedo

come cittadino e a nome dell'Associazione.................... di poter ricevere, all'indirizzo sotto riportato, una copia del piano di emergenza nucleare da Lei approntato per la popolazione civile ai sensi della normativa vigente, la quale prevede espressamente che la popolazione venga informata preventivamente dell'esistenza di tali piani e delle connesse modalita' operative.

Con osservanza
nome ...................
via ....................
comune..................
telefono................

 

Mozione per la Commissione per i diritti umani dell'ONU

Cari amici
Come sapete il CPTI (l'associazione che riunisce le campagne di obiezione alle spese militari di tutto il mondo che cercano un riconoscimento giuridico di tale obiezione) è stata riconosciuta dall'ONU come ONG a statuto consultativo speciale. In tale contesto il CPTI si è proposto di raccogliere le varie ONG nella stessa condizione attorno ad un testo con il quale chiedere alla Commissione per i Diritti Umani dell'ONU di riconoscere il diritto all'obiezione di coscienza alle spese militari. Il presidente del CPTI ha elaborato il testo che vi allego. Su tale testo sarebbe importante conoscere i punti di vista vostri personali e delle vostre associazioni, per eventualmente modificarlo o comunque ottenere il massimo di mobilitazione popolare su di esso (raccolte firme?)
Chi lo desidera mi può richiedere il testo in inglese (l'originale è in Fiammingo!)
Attendo vostre considerazioni
Cosimo

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I movimenti nazionali e regionali di resistenza alle tasse di guerra e le campagne per le tasse di pace lavorano per conto di tutta la gente che si oppone per ragioni etiche o religiose al pagamento di tasse per scopi militari - obiettori di coscienza. Molti paesi riconoscono già il diritto dell'obiezione di coscienza alla leva per il servizio militare. Però molte persone ritengono che la loro coscienza non consenta di contribuire alla guerra e alla preparazione alla guerra con le proprie tasse.

Conscience and Peace Tax International (CPTI) cerca di ottenere il riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza alle tasse militari. La questione fondamentale è il riconoscimento del diritto di non essere coinvolti, attivamente o passivamente, nell'uccisione dei nostri fratelli umani. Se una persona non può essere obbligata a partecipare fisicamente alla guerra contro la propria coscienza, perché gli si dovrebbe chiedere di pagare perché altri facciano la guerra per suo conto? Una persona dovrebbe poter indirizzare la quota delle sue tasse destinata al militare verso spese specificatamente non militari.

Richiesta alla vostra Commissione
Nella vostra dichiarazione 22 (articolo 18 della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, 48th sessione del 1993) la vostra Commissione ha espresso il parere che il diritto all'obiezione di coscienza al servizio militare possa essere derivata dall'articolo 18 di detta Convenzione. Nella citata Dichiarazione Generale voi osservate che "l'obbligo di usare una forza letale può essere gravemente in conflitto con la libertà di coscienza e il diritto di manifestare la propria religione o fede."

Noi chiediamo alla vostra Commissione di estendere questa formulazione in una nuova Dichiarazione Generale, affinché possiate dichiarare specificatamente che anche il diritto all'obiezione di coscienza alla destinazione militare delle tasse può derivare dall'articolo 18 della citata Convenzione, con la considerazione esplicita che l'obbligo di usare una forza letale e/o l'obbligo di pagare altri perché usino una forza letale può essere gravemente in conflitto con la libertà di coscienza e il diritto di
manifestare la propria religione o fede.