COMUNICATO STAMPA
Il digiuno mio, giunto al 25° giorno, e dei
molti che digiunano e aderiscono all'iniziativa, motivato per la pace in Cecenia e per un
2000 di pace, chiedeva in particolare ai PARLAMENTARI tutti e al GOVERNO di porre al
centro della POLITICA ESTERA DELL'ITALIA E DELL'EUROPA la democratizzazione e il
rafforzamento dell'ONU, cioè la RIFORMA del PALAZZO DI VETRO per la giustizia e la pace
mondiale.
Ciò esige un PROGETTO ONU, concepito come AUTORITA' MONDIALE (Parlameno e Governo) per i
problemi mondiali come la globalizzazione economico-politico-difensiva, secondo il
principio di sussidiarietà. Una ONU che sia confluenza di aree politiche continentali o
subcontinentali vaste, come Europa, OUA ecc., dotata di un CORPO DI POLIZIA INTERNAZIONALE
e di un CORPO DI CASCHI BIANCHI, avendo in prospettiva l'abolizione di tutti gli eserciti
nazionali come lo fu per gli eserciti subnazionali al formarsi degli Stati.
CHIEDIAMO AL GOVERNO ITALIANO:
1 - un atto formale pubblico e pubblicizzato di messa al centro della sua POLITICA ESTERA la RIFORMA DEL PALAZZO DI VETRO, esplicitando la sua proposta di PROGETTO ONU per la pace mondiale;Bologna 27 gennaio 2000
p. Angelo CavagnaUN PICCOLO, GRANDE LIBRO DI MATTAI Mi sembra giusto intervenire per apporre una robusta sottolineatura al recente libro del teologo moralista salesiano Giuseppe Mattai: "La Pace Oggi. Domande gravi; risposte stimolanti" (Edizioni Ennepilibri - Imperia 1999).
(p. Angelo Cavagna) da Settimana
UN INCONTRO A BRUXELLES TRA PARLAMENTARI E ASSOCIAZIONI Unione Europea
Finalità e obiettivi
Principale finalità del Corpo di pace civile europeo (CPCE), secondo esperti del
parlamento europeo, dovrebbe essere la trasformazione delle crisi provocate dall'uomo, per
esempio la prevenzione dell'escalation violenta dei conflitti e il contributo verso una
loro progressiva riduzione. In ogni caso, i compiti del CPCE avranno un carattere
esclusivamente civile. Un particolare accento sarà posto sulla prevenzione dei conflitti,
in quanto più umana e meno onerosa rispetto alla ricostruzione del dopoconflitto.
Tuttavia, il Corpo potrebbe svolgere altresì compiti umanitari in seguito a catastrofi
naturali. Il coinvolgimento del CPCE non dovrebbe limitarsi a una data regione.
Il CPCE dovrebbe comprendere gli sforzi politici ed economici, e l'intensificazione della
partecipazione politica e del contesto economico delle operazioni. Dal momento che gli
sforzi intesi a trasformare il conflitto debbono riguardare tutti i livelli di conflitto
che si protraggono nel tempo, il CPCE assumerà compiti multifunzionali.
Esempi concreti delle attività del CPCE intese a creare la pace sono la mediazione e il
rafforzamento della fiducia tra le parti belligeranti, l'aiuto umanitario (compresi il
disarmo e la smobilitazione degli ex combattenti e il sostegno agli sfollati, ai
rifugiati), la ricostruzione, la stabilizzazione delle strutture economiche (compresa la
creazione di legami economici), il controllo e il miglioramento della situazione relativa
ai diritti dell'uomo e la possibilità di partecipazione politica (comprese la
sorveglianza e l'assistenza durante le elezioni), l'amministrazione provvisoria per
agevolare la stabilità a breve termine, l'informazione e la creazione di strutture e di
programmi in materia di istruzione tesi a eliminare i pregiudizi e i sentimenti di
ostilità, e campagne di informazione e di istruzione della popolazione sulle attività in
corso a favore della pace. Nulla di tutto ciò può essere imposto direttamente alle
parti, tuttavia la loro cooperazione può essere agevolata attraverso il sostegno politico
proveniente dall'esterno.
La riuscita nell'adempimento di questi compiti dipenderà dal grado in cui il CPCE sarà
capace di migliorare le relazioni tra gli aiuti umanitari, il rafforzamento della fiducia
e la cooperazione economica. Il sostegno a questi settori non potrà avere un risultato
positivo se non sarà messo in relazione agli altri; per esempio il successo degli aiuti
umanitari e la ricostruzione dopo una guerra dipendono dal grado di fiducia che viene a
crearsi tra le parti belligeranti. La ricostruzione materiale ha pertanto il compito di
coinvolgere i belligeranti in progetti comuni.
Il CPCE dovrebbe essere un organo ufficiale, istituito dall'Unione Europea e operante
sotto gli auspici della stessa. Il CPCE opererebbe soltanto con un mandato sostenuto
dall'ONU o dalle sue organizzazioni regionali. Esso contribuirà a creare i necessari
collegamenti tra le attività diplomatiche, da un lato, e la società civile, dall'altro.
Quale organo ufficiale, il CPCE si distinguerà dalle Organizzazioni non governative (Ong)
e rafforzerà e legittimerà il loro lavoro. L'attività del CPCE sarà strutturata e
organizzata indipendentemente dagli organi militari.
Uno sguardo storico
Nove mesi fa il parlamento europeo ha compiuto uno storico passo in avanti nel rinnovare
l'approccio alla risoluzione dei conflitti internazionali. Il 2 febbraio 1999, infatti,
una raccomandazione è stata approvata per istituire un Corpo civile di pace europeo
nell'ambito di una "Politica estera e di sicurezza comune".
C'è una lunga storia dietro l'idea di un organismo istituzionale non armato responsabile
dell'attuazione di misure legate al ristabilimento della pace, che va dalle lotte
nonviolente di Gandhi fino ai "Caschi bianchi" argentini e all'Assemblea
generale delle Nazioni Unite del 20 dicembre 1994, quando una risoluzione fu approvata per
chiedere ai paesi membri di formare un contingente di "Caschi bianchi", e 21
paesi, tra cui l'Italia, accettarono.
Negli ultimi decenni le innumerevoli esperienze attuate dalle Ong, in tutto il mondo,
nella diplomazia popolare e nella prevenzione dei conflitti, ma anche nella cooperazione e
nell'aiuto umanitario, hanno aiutato rappresentanti istituzionali, tra i quali si ricorda
in particolare Alex Langer, a cercare di inserire la risoluzione non armata dei conflitti
tra gli strumenti della politica estera comune europea.
Sfortunatamente, questo progetto sembra bloccato. Il Consiglio Europeo deve ancora
produrre lo studio di fattibilità previsto dalla raccomandazione del parlamento europeo.
L'unità detta dell'Early Waming e la Commissione non hanno dato udienza, come
raccomandato, alle esperienze delle Ong nella risoluzione pacifica dei conflitti.
C'è bisogno di un nuovo impulso. I costi umani ed economici di un conflitto armato sono
sempre più inaccettabili per l'Europa. Inoltre, i Corpi civili di pace europei, formati
da personale adeguatamente preparato, potrebbero essere utili sia all'interno che
all'estero dell'Unione Europea, garantendo un intervento affidabile e neutrale laddove la
ricostruzione della fiducia è necessaria anche a livello di comunità (es. Irlanda del
Nord o Balcani).
Proprio qui si inserisce l'incontro di Bruxelles con i gruppi di pace della società
civile europea. Questa iniziativa è stata pensata come il primo passo per far realmente
applicare una raccomandazione del parlamento europeo (la n. A4-0047/99) sulla creazione di
un Corpo civile di pace europeo, coerentemente con il primo obiettivo dell'intergruppo, e
cioè la promozione di iniziative civili nell'ambito di un più forte impegno dell'UE
nella prevenzione dei conflitti.
<<Per questo - ha detto Luisa Morgantini - speriamo che dopo questo incontro sia il
Consiglio che la Commissione riconosceranno che i Centri studi per la pace sparsi in
Europa sono pronti a fornire formazione professionale in questo campo, che il personale
delle Ong è una base sperimentata per reclutare un Corpo di pace e che una PESC
democratica non può prescindere dal decisivo apporto del parlamento europeo>>.
L'incontro si è poi dipanato dando voce alle esperienze in atto nella società civile. Ha
iniziato Sandra Melone del "Centro europeo per la ragione comune" (Common
Ground), centro che si batte per la prevenzione dei conflitti e interviene solo su
richiesta di associazioni o persone. Finalità: favorire il chiarimento e la comunicazione
fra gli avversari, nella convinzione che le soluzioni non si possono imporre, bensì
devono nascere dalla gente comune.
Enrique Eguren Luis ha parlato per le "Brigate internazionali di pace".
L'associazione invia osservatori internazionali, protegge i protagonisti e i rifugiati,
sorveglia e incoraggia la comunicazione. Ogni intervento viene deciso in base a chiari
protocolli di attuazione.
Per l'Associazione Papa Giovanni XXIII hanno parlato due giovani protagonisti, Alberto e
Samuele, dell'Operazione Colomba: 1.200 partecipanti dal 1992, fra cui 300 obiettori di
coscienza dal 1993; 400 milioni di lire il costo complessivo, da autofinanziamento. Si
tratta di andare a vivere in comunità inserite fra la gente, in zone a rischio come il
Kossovo o il Chapas, nell'intento di gettare ponti vivi di comprensione e dialogo al di
sopra delle frontiere.
Esperienze e interrogativi
Infine, hanno parlato Nadia Cervoni, Maria Assunta Cestaro e la stessa Morgantini per le
"Donne in nero/Associazione per la Pace". Il movimento nacque nel 1988 fra donne
italiane con quelle palestinesi-israeliane e poi con quelle di Belgrado, Kossovo, Algeria,
Afghanistan. Obiettivo: costruire un movimento e una politica-diplomazia internazionale di
pace, fatta con il nero e il silenzio, radicalmente antimilitariste. <<Assumiamo -
hanno dichiarato - la parzialità e la non-neutralità; la pace c'è dove si accetta di
convivere nella diversità; del Corpo di pace civile europeo devono far parte uomini e
donne; affermiamo il diritto di esistere diverse; occorre vincere l'odio e costruire ponti
di pace>>.
Dopo queste testimonianze di protagonismo sociale concreto sono intervenuti molti degli
invitati, tutti rappresentanti di movimenti o associazioni europei di pace. Si era alla
vigilia dell'incontro europeo di Helsinki, che aveva all'ordine del giorno la difesa
comune europea, ossia l'esercito europeo, a sostegno - si dice - di una politica estera
credibile. I rappresentanti della Commissione e del Consiglio europei hanno contestato
l'affermazione, dicendo che la piattaforma di Solana, da segretario della Nato divenuto
responsabile della politica estera europea, era distinta in due parti: una militare e una
non militare, senza nominare esplicitamente i corpi civili, ma le organizzazioni non
governative. Fatto sta, hanno osservato altri invitati, che non c'è ancora nessuno studio
concreto di fattibilità per i corpi civili, come richiesto dal parlamento, e che i
finanziamenti sono tutti finalizzati per le armi e non per la pace.
In quest'ottica, sarà importante creare una rete di pressione e di collaborazione fattiva
fra i vari movimenti e associazioni, pur rispettando la specificità di ciascuno.
<<Questo incontro di Bruxelles - ha concluso la Morgantini - è già un segno di
azione comune; e non sarà l'ultimo>>.
CECENIA: una sporca speculazione elettorale per il potere in Russia, sulla pelle di migliaia di persone. Tantissimi profughi, feriti e morti. Anche in Russia sono tante le mamme che lamentano la morte del loro figlio soldato e per questo protestano.
Il pretesto del terrorismo ceceno non tiene più.
Ma che si può fare?
Qualcuno ha obiettato: "Manderemo la NATO a bombardare la Russia?". E i
pacifisti dove sono? Ma perchè nessun altro nella società si fa carico?
Avremo tra breve i giornalisti che punteranno il dito! Tutti si lamentano perchè nessuno
si muove e comunque nessuno riesce a mobilitare l'opinione pubblica. Questo è il frutto
amaro, l'eredità lasciataci dall'intervento armato della comunità internazionale contro
la federazione jugoslava. La comunità degli stati non conosce altra forma efficace
d'intervento che quella armata e così dichiara la sua impotenza di fronte alla situazione
cecena. L'ONU, come sempre, viene tenuta volutamente e debitamente in disparte, tanto più
che la Russia è uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.
Come non bastasse, l'Italia, con le leggi 397 e 398, ha in questi giorni ratificato con la
Russia un accordo di cooperazione militare e di modernizzazione degli armamenti, con una
grande commessa di 600 aerei "Yak 130" alla Aermacchi.
A questo punto, qualsiasi iniziativa si prenda, è sempre tardi ed è sempre poco. Ma
rassegnarci e tacere, no; per quanto poco possiamo contare.
Facciamo appello
a tutti i cittadini, i giornalisti, le autorità regionali,
provinciali, comunali, le Comunità delle varie religioni, gli studenti e insegnanti, il
corpo accademico dell'Università, i lavoratori e le organizzazioni sindacali, gli
artigiani e gli imprenditori, e tutte le associazioni e organizzazioni sociali:
ciascuno faccia pervenire, nelle forme che ritiene più efficaci, la sua voce perchè:
1 - abbia a cessare immediatamente l'intervento armato russo in Cecenia;
2 - venga lasciato immediatamente libero accesso alle organizzazioni umanitarie in
soccorso della popolazione e ai mezzi d'informazione;
3 - l'ONU riprenda con autorevolezza la sua funzione pacificatrice in Cecenia e in tutti i
conflitti gravi.
Padova 25 gennaio 2000
Indirizzi utili cui far pervenire la propria voce: Ministero degli Esteri fax 06/322.28.50; Ufficio ONU fax 06/679.33.37; Romano Prodi pres. UE fax 0032.2.296.50.09; Javier Solana del PESC fax 0032.2.285.73.97.
COMUNICATO STAMPA
Il Consiglio Nazionale di PAX CHRISTI, riunito
presso la Casa per la Pace di Tavernuzze (FI) il 22-23 gennaio 2.000, ha scelto di
richiamare ancora con forza all'attenzione di tutti la terribile tragedia della Cecenia.
Già nello scorso novembre, il Presidente di PAX CHRISTI mons. Diego Bona aveva lanciato,
con molti altri, un accorato appello per la Cecenia, inviato all'ONU, all'ambasciata russa
a Roma e al Governo italiano. Solo l'ambasciata russa ha risposto.
Durante la Marcia della Pace a Siena lo scorso 31 dicembre abbiamo denunciato
l'approvazione di accordi economico-militari con la Russia da parte del Governo italiano
(leggi 397-398), mentre erano in corso i bombardamenti su Grozny e senza nessuna clausola
legata al rispetto dei diritti umani.
* Chiediamo alla comunità nazionale e internazionale di far cessare il massacro in
Cecenia.
* Chiediamo al Governo italiano di adottare misure significative sul piano
diplomatico e commerciale verso il governo russo, con la condanna del massacro in corso in
Cecenia. Siamo senza parole per gli accordi economico-militari che l'Italia sta firmando
con la Russia.
* Esprimiamo solidarietà a padre Angelo Cavagna, dehoniano di Bologna, giunto al
23° giorno di digiuno per la Cecenia.
* Vogliamo sperare che anche la Chiesa italiana raccolga queste testimonianze,
unite al grido di dolore di tante vittime della guerra e compia davvero con coraggio
evangelico la scelta della nonviolenza e della condanna di ogni guerra, per un'autentica
educazione alla pace.
* Chiediamo ai mezzi di informazione innanzitutto di 'informare' su quanto si sta
facendo e dicendo sulla Cecenia e sulle guerre in genere. Ci amareggia il silenzio su
molte attività, accompagnato dal dileggio ironico sul presunto silenzio dei pacifisti. E'
impegno, e fatica, di tutti compiere gesti concreti a favore della pace, anche con una
corretta informazione. Spesso chi lavora per la pace fa notizia solo quando muore come è
avvenuto per l'ATR carico di volontari caduto nei pressi di Prishtina lo scorso 12
novembre.
Non vogliamo che il silenzio dell'indifferenza sia più assordante dei colpi di cannone e
delle grida di dolore delle tante vittime innocenti di questa guerra e di tutte le guerre
più o meno dimenticate.
Firenze 24 gennaio 2000 PAX CHRISTI ITALIA
MOZIONE dei VERDI
Lassemblea costituente dei Verdi, riunita a
Chianciano nei giorni 21-23.1.2000, ritiene necessario inserire nei geni del nuovo
soggetto politico verde il rifiuto permanente e definitivo della guerra e della sua
preparazione.
Propone pertanto di premettere al Documento politico- programmatico un preambolo nel quale
venga espresso:
1. il rifiuto della guerra e della sua preparazione come scelta strategica, morale e
politica, dei Verdi;
2. limpegno di operare a favore del rafforzamento dellONU,
dellopposizione al Nuovo Modello di Difesa, del sostegno al Corpo di Pace Civile
Europeo, della scelta della nonviolenza come via, personale e politica, dei Verdi
italiani.