IN DIFESA DEL SERVIZIO CIVILE

Il documento che qui presentiamo è frutto di una consultazione tra vari soggetti del mondo ecclesiale e associazioni di ispirazione cristiana:
Caritas Italiana, Azione Cattolica, CNCA, AGESCI, Pax Christi, CNOS-Ispettorie Salesiane, Luigi Bobba (ACLI), Franco Marzocchi (Federsolidarietà), Volontari nel mondo-FOCSIV...
È molto importante dargli ampia diffusione, per favorire riflessioni e contributi al dibattito in corso, per sensibilizzare l'opinione pubblica e per essere forza di pressione verso le istituzioni.

C'ERA UNA VOLTA IL SERVIZIO CIVILE.
Fino a quando il Governo D'Alema con un Disegno di legge sull'abolizione della leva obbligatoria lo espose a incerto destino. La decisione del Consiglio dei Ministri, largamente e variamente dibattuta in questi giorni, pone non pochi ed inquietanti interrogativi di ordine politico, legislativo ed etico. Ma in questo nostro intervento vorremmo soprattutto soffermarci sulle ricadute di tipo educativo e culturale delle scelte del Governo; lo facciamo non già a difesa di un "beneficio" per organizzazioni ed enti, ma a partire dall'attenzione pedagogica verso il mondo giovanile che ci caratterizza e che determina - per una parte dei soggetti firmatari di questo documento - l'accoglienza e la valorizzazione degli obiettori di coscienza in servizio civile.

Difendere la Patria, scegliere la pace.
In questi anni la possibilità di "servire la Patria" - e soprattutto il territorio e la gente che lo abita - è diventato patrimonio culturale diffuso. Sono fiorite molteplici esperienze di servizio sociale, assistenziale, sanitario, educativo, ambientale; in organismi di vario orientamento ideale, presso enti pubblici o del terzo settore, sul proprio territorio o in altre parti del paese e, ultimamente, anche all'estero. E questo a partire da una scelta di pace (l'obiezione all'uso delle armi) che ha favorito un più forte coinvolgimento di molti giovani sui temi della giustizia, dei diritti, della lotta alle povertà, della responsabilità civile. In definitiva della democrazia.

Abbiamo fatto educazione civica.
Non sono molte le occasioni offerte oggi ai giovani per interrogarsi sulla responsabilità e la cittadinanza, per allargare lo sguardo sui problemi del mondo e praticare concretamente l'incontro col prossimo (che vuol dire anche il povero, l'immigrato, l'emarginato.) in termini di condivisione. Si fatica a proporre l'uscita da un cerchio spesso angusto di affetti e di interessi, l'idea di "pensare in grande" il proprio futuro. Per il diretto e quotidiano contatto con molti giovani, possiamo attestare come un servizio civile qualificato sia stato in Italia una formidabile esperienza di educazione civica sui temi della pace e della solidarietà, una pratica quotidiana di socialità e altruismo ed anche una palestra di ulteriori responsabilità una volta in congedo: dall'impegno come amministratori locali al lavoro in cooperative sociali, dall'animazione del territorio alla diffusione di stili di vita solidali nelle famiglie. Come pure molte scelte professionali che richiedono capacità relazionali sono state connotate positivamente dall'aver svolto un servizio nel sociale, soprattutto se rivolto a soggetti deboli.

Dovere per tutti o privatizzazione delle scelte?
Questa opportunità, che ha contribuito ad aprire la mente e il cuore di molti giovani, è stata fino al presente resa possibile dall'adempimento di un dovere di solidarietà, in fedeltà alla Costituzione: lo Stato proponeva ai giovani il servizio militare oppure quello civile come apporto personale al benessere della comunità da cui ciascuno riceve. Adesso la proposta cambia radicalmente: per coloro che vorranno è aperta la professione del militare per un periodo prolungato. Da uno Stato "casa di tutti", che chiede di contribuire al bene comune, allo Stato "datore di lavoro". È un cambiamento di prospettiva da valutare con attenzione; inciderà negativamente sugli ideali di pace, solidarietà e partecipazione che sono patrimonio della nostra Carta costituzionale?

Non possiamo non chiederci.
Se siamo pronti al cambiamento, quali significati l'abolizione della leva assuma per i giovani e per tutto il paese. Quali giovani sceglieranno il mestiere del soldato? In base a quali motivazioni? Crescerà la distanza tra società civile e apparato militare? Chi saranno i responsabili e in definitiva gli educatori dei futuri militari di professione? Chi e che cosa serve perché l'esercito del futuro sia una vera forza di polizia internazionale? Il passaggio verso forme di ingerenza umanitaria è delegabile a professionisti o richiede ancor più il contributo di una società civile già capace di significativi impegni di solidarietà internazionale?

Non si vive di solo consenso.
Sono interrogativi che al momento non trovano risposta dall'annunciata abolizione della leva e che a noi sembrano decisivi. C'è bisogno di allargare contestualmente il dibattito sul significato del servizio militare - dall'impatto che provoca sui giovani di leva alla sua funzione nei nuovi scenari internazionali - e sul futuro di un servizio civile impegnativo e responsabilizzante. Abolire la leva obbligatoria per tranquillizzare i genitori preoccupati dal nonnismo, per alzare il basso livello di gradimento che le istituzioni hanno presso i giovani, ci sembrano idee di corto respiro. Secondo noi la strada passa da tutt'altra parte, chiede l'impegno e la fantasia di voler fare una scommessa sui giovani, progettare con loro rinnovati percorsi di cittadinanza attiva.

Aprire il confronto.
In forza di queste attenzioni e preoccupazioni, riteniamo importante e urgente che si apra nel paese, nella società civile, nelle associazioni, nelle scuole, nelle parrocchie un grande dibattito sulle prospettive della riforma delle forze armate che contestualmente affronti l'ipotesi di un servizio civile per tutti i giovani, maschi e femmine, come opportunità di diffusione dei valori della pace, della solidarietà, della partecipazione.

INOLTRE CHIEDIAMO:
- al Presidente della Repubblica di farsi garante del rispetto del dettato costituzionale, in particolare per ciò che attiene l'esercizio dei diritti/doveri di solidarietà e l'adempimento dell'obbligo della difesa della Patria (artt. 2 e 52);
- al Governo, al Parlamento e alle forze politiche di legiferare contestualmente sul servizio militare e quello civile in maniera attenta alla valorizzazione delle energie giovanili;
- alla comunità ecclesiale di proseguire e intensificare quell'azione di educazione delle giovani generazioni alla solidarietà e alla pace che in questi anni ha avuto tra i luoghi privilegiati la scelta dell'obiezione di coscienza e l'impegno del servizio civile.