SPUDORATE MISTIFICAZIONI
sul
NUOVO MODELLO DI DIFESA

E' dal 1989, ossia dalla caduta del muro di Berlino e conseguente autoscioglimento del Patto di Varsavia, che nei paesi Nato, fra cui l'Italia, si parla del Nuovo Modello di Difesa (NMD).

Già nel 1990, a Londra, anzichè sciogliersi come avevano fatto i paesi ex-comunisti, la Nato decise di continuare dandosi un nuovo obiettivo. Questo fu espresso nel modo più sintetico ed efficace dallo speaker, al telegiornale, dando notizia della visita dell'allora ministro della Difesa, on. Virginio Rognoni, al suo collega del Pentagono (USA) nel 1991, un mese dopo la fine della guerra del Golfo: "Reimpostazione della Nato, non più in funzione Est-Ovest (Russia-America), ma Nord-Sud (paesi ricchi contro paesi poveri)."

Obiettivo confermato da un esposto del Ministero della Difesa al parlamento, sempre nel 1991, in cui si chiedeva una legge sul NMD con le seguenti specificazioni: difesa non più solo dei confini, bensì degli "interessi vitali della patria", in qualsiasi angolo del mondo; per "interessi vitali sono da intendere le materie prime, presenti nel terzo mondo, necessarie alle economie dei paesi industrializzati"; in questo quadro, l'Europa e in particolare "l'Italia avrebbe il ruolo di ponte politico ed economico fra i paesi industrializzati e il terzo mondo".

Il parlamento francese, dal canto suo, ha approvato una legge che autorizza il governo all'uso della Force de Frappe (l'atomica francese) per la difesa degli "interessi vitali della nazione" in qualsiasi parte del mondo. Non meraviglia, quindi, che la Francia abbia ripreso gli esperimenti nucleari a Mururoa.

E pensare che il documento dei vescovi francesi sulla pace legittimava moralmente la "deterrenza atomica", perchè il concilio Vaticano II aveva condannato l'uso delle armi nucleari; ma la deterrenza è solo minaccia, non uso; quindi è morale. Ora il governo francese è autorizzato a "usare" la bomba atomica, senza che i vescovi francesi e, tanto meno, i "cappellani militari" alzino la voce per denunciarne la immoralità.

I bombardamento americani sull'Iraq, perchè Saddam maltratta i curdi (ma gli USA sembrano non sapere che la Turchia fa altrettanto e perfino bombarda i campi dei profughi curdi nel nord dell'Iraq), e ora quelli della Nato sulla Serbia, con uso di missili all'uranio impoverito (eppur radioattivo, e come!), hanno suscitato le riserve dei vescovi americani, ma non di quelli europei, nemmeno dei cappellani militari. Ma allora: cosa ci stanno a fare? Non vedono che si fa guerra anzichè ingerenza umanitaria? che è una spudorata presa in giro parlare di bombe umanitarie? che è stato varcato il limite della "deterrenza" per entrare nella follia morale delle radiazioni atomiche? che anche l'Italia ha votato per il mantenimento del diritto al "primo colpo nucleare" da parte della Nato?

Il 25 aprile, alla riunione dei paesi della Nato a Washington, questa logica scellerata ha raggiunto il colmo: con bei raggiri di parole hanno riformato lo statuto dell'Alleanza per includervi le cosiddette "azioni di polizia internazionale".

Non potendo nascondere la illegalità dei bombardamenti, dal punto di vista dell'ONU (solo una decisione del Consiglio di sicurezza, che non c'è stata, avrebbe potuto legittimarli), dal punto di vista dello statuto-Nato (difesa solo dei paesi membri, fra i quali non c'è né Serbia né Kossovo) e, per l'Italia, dal punto di vista della Costituzione (art. 11), hanno pensato di legittimarsi inserendo nel proprio statuto l'obiettivo di fare la guerra ovunque e contro chiunque ritengano giusto intervenire. Si dice "guerra", perchè non basta cambiare il nome per farla diventare un'azione di polizia. Parola di generale: "Non si possono mandare gli eserciti a fare azioni di polizia internazionale" (gen. Bruno Loi). Parola di vescovi italiani: "Bisognerebbe togliere ai singoli stati il diritto di farsi giustizia da soli con la forza, come è stato tolto ai privati cittadini e alle comunità intermedie" eliminando gli eserciti nazionali. "Ugualmente meritano sostegno le proposte tendenti a cambiare struttura e formazione dell'esercito per assimilarlo a un corpo di polizia internazionale" alle dipendenze dirette dell'ONU, che è altra cosa. E ancora: "Appare urgente promuovere nell'opinione pubblica il ricorso a forme di difesa nonviolenta" ("La verità vi farà liberi": nuovo Catechismo Adulti della CEI, cap. XXVI, pp. 493-494).

Questo disegno scellerato della Nato va fermato; anzi la Nato stessa va sciolta e invece va data vera autorità all'ONU perchè possa garantire la pace per tutti i popoli nelle forme di polizia e non di eserciti e di guerra (art. 43 della Carta dell'ONU).

Certo occorre porre l'altolà anche a Milosevic, che sta dando prova del peggiore nazionalismo con una pulizia etnica assolutamente fuori da ogni orizzonte di civiltà umana.

Il papa Giovanni Paolo II, senza ambiguità, ha denunciato la inutilità e la immoralità di questa guerra e di ogni guerra, come ha dichiarato, già nel viaggio in USA, sacra e inviolabile non solo la vita innocente, ma anche quella del colpevole.

Per coerenza, si dovrebbe nel Catechismo della Chiesa Universale abolire totalmente la pena di morte, senza più eccezioni; si dovrebbe parimenti abolire una volta per sempre la famigerata "dottrina della guerra giusta", attualmente ancora presente.

Il Papa, come alternativa, parla di dialogo e di accordi diplomatici; ma la gamma delle azioni nonviolente e in generale della "Difesa Popolare Nonviolenta" (DPN) va bene aldilà di questi elementi.

Come prima risposta davvero alternativa alla guerra, potrebbero valere i seguenti punti sostanzialmente indicati dal prof. Antonio Papisca della università di Padova:

  1. Stop alle operazioni di guerra di Milosevic, dell'UcK e della Nato;
  2. Corpo di polizia internazionale, Caschi Blu (armati) e/o Caschi Bianchi (disarmati) alle dirette dipendenze dell'ONU;
  3. Ritorno dei profughi appena possibile;
  4. Monitoraggio dei diritti umani;
  5. Conferenza iternazionale di pace per il Kossovo, con la presenza almeno di qualche premio Nobel per la pace;
  6. Tribunale internazionale per la ex-Jugoslavia;
  7. Smilitarizzazione del territorio (Avvenire, martedì 20 aprile 1999, p. 2).

 

p. Angelo Cavagna