COMUNICATO STAMPA - BOLOGNA 4 SETTEMBRE 1999
ABOLIZIONE DELLA LEVA ED
ESERCITO PROFESSIONALE
LE RAGIONI DELLA NONVIOLENZA
Si temeva il peggio ed è arrivato: esercito di mercenari e di rambo,
spesa militare in su, finalità neocolonialista, militarizzazione volontaria delle donne,
abolizione dell'obbligo di leva nell'intento di abolire la obiezione di coscienza e il
servizio civile, chiusura totale alla cultura della nonviolenza.
E' questo il programma di centrosinistra?
D'Alema ha ammesso che l'esercito professionale, anche se con meno personale, costa assai
di più, perché senza paghe alte nessuno o pochissimi farebbero volontariamente il
soldato. E poi un esercito di rambo esige tutto un armamentario nuovo e costosissimo.
Ha ragione il generale Giancarlo Naldi dell'aeronautica ad affermare che l'esercito
puramente professionale sarà formato da pochi motivati, un po' esaltati e pericolosi, e
da molti poveri in cerca di un mestiere ben pagato.
Basta vedere da chi sono formati e come si comportano gli eserciti professionali delle
cosiddette grandi democrazie occidentali. Si pensi alle guerre della Somalia, dell'Iraq e
del Kossovo!
Ma il vero imbroglio è che si continua a motivare pubblicamente gli eserciti
professionali per missioni di pace, guerre umanitarie e simili, mentre tutti i testi
scritti fondamentali sul NUOVO MODELLO DI DIFESA parlano di "difesa degli interessi
vitali della nazione", ossia delle "materie prime presenti nel terzo mondo,
necessarie alle economie dei paesi industrializzati", di "difesa dei propri
mercati", con un intreccio perverso di industria e commercio bellici che hanno
bisogno di eserciti possenti e di... guerre, con traffici che viaggiano apparentati,
spesso e volentieri, con quelli della droga. Sono i pochi ricchi (20% della popolazione)
che devono difendere il possesso dell'80% dei beni del mondo contro la massa dei poveri e
facendo fare la guerra ai poveri: disegno neocolonialista, criminale!
Quanto alla parità dei sessi, ossia alla donna soldato, in questo caso sarebbe forse
meglio una parità a rovescio: che i maschi smettessero di preparare e fare la guerra,
assimilandosi in questo alle donne.
L'abolizione della leva può essere vista in positivo come effetto della crescita
esponenziale del numero degli obiettori, che entro il 1999 potrebbero crescere fino ai
100.000, erodendo il consenso all'esercito. In ogni caso, l'obbligo di leva può essere
"recuperato" in caso di guerra o di crisi di particolare rilevanza, per cui chi
rifiuta l'esercito e il suo mestiere, che è di far la guerra, dovrà ugualmente
dichiararsi obiettore di coscienza.
Il vero problema è la difesa, che è un problema serio e un problema di tutta la
comunità civile. Anche per coloro che rifiutano il militare, il problema della difesa
resta e non è l'ideale che, in caso di necessità, si facciano poi difendere dai
militari.
Le alternative che i pacifisti generalmente pongono sono due: una istituzionale e l'altra
popolare. Quella istituzionale consiste nel completare l'unione politica continentale e,
ancor meglio, mondiale, visto che i problemi oggi sono mondiali. Perciò si auspica che,
come già avvenuto a livello nazionale, si aboliscano gli eserciti nazionali e
continentali, sostituendoli con una adeguata <polizia internazionale> alle dirette
dipendenze di una ONU democratizzata e rafforzata. La polizia è altra cosa dagli
eserciti, poiché usa la forza solo per difesa e, in ogni caso, escludendone l'uso
<omicida>. Parola di generale: non si possono mandare gli eserciti a compiere azioni
di polizia internazionale (gen. Bruno Loi).
Ma l'alternativa vera è la DIFESA POPOLARE NONVIOLENTA, che esige una formazione
culturale-operativa e un addestramento di massa.
Questi due tipi di difesa, istituzionale e popolare, non sono alternativi fra loro, bensì
complementari, secondo le circostanze.
Ora l'abolizione pura e semplice della leva, incentivando l'esercito puramente
professionale, significa consegnare il mondo in mano ai militaristi, rinunciando a una
difesa ragionevole e umana. Non a caso la nuova legge-obiettori prevede l'addestramento
alla "difesa nonarmata e nonviolenta"(art. 8 e).
CHIEDIAMO CHE IL PARLAMENTO DISCUTA E RIVEDA AL PIU' PRESTO IL DECRETO-LEGGE D'ALEMA
in una prospettiva di legalità e non di Far West internazionale.
Il millennio che si chiude è connotato nell'ultimo secolo da due figure emblematiche:
Hitler e Gandhi, la prepotenza militare e la nonviolenza. Il governo D'Alema, insieme con
tutta la Nato, sembra ispirarsi al primo modello. Le aspirazioni di pace che affollano i
pensieri rivolti al terzo millennio sembrano richiedere invece una svolta
culturale-politica nonviolenta, come esplicitamente richiesto all'ONU dai 20 PREMI NOBEL
PER LA PACE: anno 2.000 dedicato alla pace e l'intero primo decennio dedicato alla
educazione di tutti i popoli della terra alla NONVIOLENZA. Questa è la prospettiva che
vorremmo prevalesse anche nella politica e in tutta la società italiana. Ci auguriamo che
questa volta i cappellani militari non facciano da palo alla istituzione militare in
questa svolta buia.
Per dar risalto a una prospettiva di pace e nonviolenza, e incoraggiare il PARLAMENTO a
intervenire, oggi stesso ho deciso di digiunare inserendomi nella staffetta iniziata il 2
settembre da Gianfranco Buffagni di Modena.
p. Angelo Cavagna
presidente del Gavci