(Relazione-dibattito con parlamentari - Prato 27.1.98)
Parlare in pochi minuti di un tema così vasto sembra presuntuoso e irrealistico. Ma "Intelligenti, pauca!", dicevano i latini: "A buon intenditor, poche parole!".Esporrò, in sintesi, quello che mi pare di aver capito sull'argomento e quindi esprimerò alcune valutazioni.
Quale "Difesa"?
Oggi si parla poco di NUOVO MODELLO DI DIFESA (NMD) e lo si attua a pezzettini, per lo più attraverso la "legge finanziaria", senza averlo discusso nemmeno in un commissione parlamentare. Ora molti, anche deputati e senatori, non capiscono o non vogliono capire che si tratta di un "PATTO SCELLERATO" fra diversi paesi ricchi.
La NATO, a Londra nel 1990, ha preso atto della scomparsa del nemico tradizionale, l'URSS e il Patto di Varsavia, crollati nel 1989 soprattutto sotto la pressione delle proteste popolari non violente delle cosiddette repubbliche sovietiche (Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria ecc ecc.) e grazie alla illuminata scelta di Gorbaciov di rinunciare alla repressione armata ed alla folle prova di forza finale o guerra totale e/o atomica fra Est e Ovest.
Sarebbe stato logico sciogliere anche la NATO. Invece, no. A Londra la NATO si è ristrutturata contro un altro nemico: il Sud del mondo. Un Sud non tanto geografico, quanto sociale: l'insieme dei paesi poveri e delle categorie dei poveri presenti nelle stesse aree industrializzate del mondo. Il Nord dei paesi industrializzati, campo base delle poche "multinazionali" finanziarie, energetiche, industriali ed alimentari, che oggi detengono il vero potere mondiale, si è coalizzato contro il Sud del mondo. In altre parole, la NATO si è trasformata in baluardo dei pochi ricchi (il 20% degli abitanti della terra, che detiene l'80% dei beni) contro i molti poveri, che sono avviati a divenire ancora più poveri e più numerosi.
L'asse Est-Ovest (Russia-Stati Uniti) si è trasformato nell'asse Nord-Sud. Non fa poi meraviglia che oggi anche le ex-repubbliche sovietiche corrano a porsi sotto l'ombrello della NATO: è la corsa a inserirsi nel campo dei ricchi e potenti, per sfuggire al campo dei poveri e dei deboli.
La filosofia di questo cosiddetto NMD è bene espressa nel documento "Lineamenti di sviluppo delle forze Armate negli anni 90", presentato dal Ministero della Difesa in Parlamento nell'ottobre 1991 e quindi ineccepibile sul vero significato che gli si vuole attribuire. Vi si parla di "concetti strategici di difesa degli interessi vitali ovunque minacciati o compromessi" (p. 44), anche al di fuori dei confini nazionali, abbandonando il "tradizionale parametro "da chi difendersi", a favore di una polarizzazione su "cosa" difendere e "come"" (p. 37). Gli "interessi vitali" da difendere "ovunque" riguardano "le materie prime necessarie alle economie dei paesi industrializzati" presenti nel Sud del mondo. In questo quadro, l'Europa, e in particolare l'Italia, avrebbe il ruolo di ponte politico ed economico tra l'occidente industrializzato e il Terzo Mondo" (pp. 16-17).
Questo è sostanzialmente il NMD al quale si stanno via via omologando tutti i paesi NATO. Il patto di Londra del 1990, sviluppatosi poi in una serie di incontri successivi, somiglia tanto alla "Conferenza di Berlino" del secolo scorso (1884-85), dove le potenze europee si spartirono l'Africa a tavolino e poi gli eserciti coloniali fecero il servizio, con le tragiche conseguenze che sappiamo.
La modernizzazione, l'efficientismo, le missioni umanitarie e di pace, di cui si ammanta l'"esercito professionale", ossia il NMD, sono fiori all'occhiello che non devono ingannare nessuno circa la sua natura criminale.
Quale "ONU"?
Il potere economico delle multinazionali, che sta dietro a tutta questa impostazione del NMD, è mondiale e soltanto un'autentica autorità mondiale, ossia una vera ONU, democratizzata e rafforzata, può spostare il potere mondiale dall'economico al politico e ridare il primato alla razionalità politica, a garanzia del "bene comune", della giustizia e della pace, per tutti i popoli e per tutti e singoli i cittadini del mondo.
Risulta totalmente superato nei fatti il vecchio diritto internazionale o degli "Stati sovrani armati".
Il "Nuovo Ordine Mondiale", di cui si parla, è in realtà quello delle multinazionali e dei maggiori paesi industrializzati che hanno peso preponderante nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU: unico organismo, insieme con la Banca Mondiale e con il Fondo Monetario Internazionale, che conti qualcosa.
Occorre togliere il "diritto di veto" e farla finita con i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, facendo roteare in esso tutti i paesi, compresi quelli del Terzo Mondo. Occorre dare un minimo di valore decisionale allassemblea dellONU, secondo il principio di sussidiarietà, per dare una regolata allo strapotere delle multinazionali.
Quale Europa?
Le unioni politiche continentali o sub-continentali sono già un elemento di passaggio dalla sovranità nazionale a quella internazionale proiettata verso l'ONU. Anche il PARLAMENTO EUROPEO necessità di un minimo di autorità vera.
Purtroppo, l'Europa oggi appare essere una unione più mercantilistica e militaristica che altro. Occorre costruire l'Europa politica, l'Europa della pace, aperta su una nuova ONU: quella dei diritti umani universali e della pace mondiale.
Valutazione
Dico subito che nella politica del governo dell'Ulivo, specialmente in quella degli "Esteri" e della "Difesa", ci sono alcuni segnali interessanti, che vanno nel senso sopra auspicato: le battaglie diplomatiche all'ONU contro la pena di morte e contro le mine antiuomo, contro il diritto di veto e contro il rafforzamento dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (entrata di Germania e Giappone), per un'apertura alla rotazione anche con i paesi del Terzo Mondo; lo scontro Italia-USA in Somalia (al tempo di Andreatta ministro degli Esteri), per un comportamento del contingente ONU da "polizia internazionale" e non da rambo guerrafondai come gli americani; la resistenza di Andreatta contro la tendenza a realizzare un esercito esclusivamente professionale e la sua recente ed esplicita inclusione, fra i contenuti del servizio civile, della "educazione alla pace e alla ricerca di forme di soluzione delle controversie internazionali mediante strumenti diversi e alternativi alla guerra (art. 11 della Costituzione)" (vedi "Il Popolo" del 29.11.1997 pp. 4 e 5). Sono novità assolute e incoraggianti, che denotano cambiamenti culturali e anche strutturali, in ordine alla costruzione di un mondo di giustizia e di pace.
Permane, purtroppo, un complesso militare in fase di rapida trasformazione, non certo nel senso di un corpo di polizia internazionale, come chiedono l'art. 43 della Carta dell'ONU e l'art. 11 della Costituzione, ma all'insegna del NMD, vero "Patto scellerato".
Passi compiuti dall'Ulivo dopo il suo arrivo al Governo: rapida riforma dei vertici militari, funzionale al NMD; diminuzione del numero dei militari, ma contemporaneo aumento dei volontari; investimenti sui nuovi sistemi d'arma, come il caccia europeo EF2000, il cui programma di industrializzazione, produzione e supporto logistico, per 121 esemplari, prevede l'onere di 15.759 miliardi, più i 3.000 miliardi giù spesi per crearne il prototipo; voto contrario dell'Italia, all'Assemblea delle Nazioni Unite, sul disarmo nucleare totale; livello costante della spesa militare, addirittura con un salto in più del 19% nel 1995 (da 26.000 a 31.000 miliardi l'anno), a fronte di tagli consistenti e ripetuti sulla spesa sociale.
Proposte
L'Italia, certo, è legata militarmente, economicamente e politicamente alla NATO e all'Europa. Ma, appunto, l'Italia, fedele alla sua civiltà umanistica e cristiana, deve esprimere con maggior forza questa sua vocazione, spingendo i paesi consociati a invertire la rotta: fine degli eserciti nazionali e loro graduale, ma radicale, trasformazione in corpo di polizia internazionale alle dipendenze di una nuova ONU democratizzata e rafforzata, secondo gli appelli ripetuti delle ultime marce della pace Perugia-Assisi; adozione, almeno incipiente e sperimentale, della Difesa Popolare Nonviolenta, alternativa alla difesa militare; abolizione totale delle bombe chimiche, nucleari, meteorologiche e anche tradizionali di distruzione di massa; rilancio della cooperazione autentica con i paesi in via di sviluppo, svincolata da ricatti commerciali; sostegno convinto agli obiettori di coscienza (è ora della riforma!), non solo per il servizio civile, ma come costruttori di pace, formati e formatori alla Difesa Popolare Nonviolenta in Italia e all'estero (caschi bianchi); diminuire la spesa militare, accrescere la spesa sociale e introdurre la "opzione fiscale" in favore della difesa preferita, militare o nonviolenta.
E' in questa direzione che si esprime anche l'insegnamento morale dei vescovi italiani, contenuto nel nuovo Catechismo degli Adulti della CEI. Eccone le affermazioni principali, al cap. XXVI (pp. 491-495): "L'accresciuta consapevolezza riguardo alla dignità di ogni uomo, ancorché criminale, induce ad abolire la pena di morte"; "Abolire la guerra...La guerra è il mezzo più barbaro e più inefficace per risolvere i conflitti. Si dovrebbe togliere ai singoli stati il diritto di farsi giustizia da soli con la forza (in pratica, abolire gli eserciti nazionali), come è stato tolto ai privati cittadini e alle comunità intermedie"; "Meritano sostegno le proposte tendenti a cambiare struttura e formazione dell'esercito per assimilarlo a un corpo di polizia internazionale"; "Appare urgente promuovere nella opinione pubblica il ricorso a forme di difesa nonviolenta"; "E' dovere dei politici...destinare le risorse risparmiate con il disarmo allo sviluppo dei popoli"; "In questo quadro risalta il significato educativo che può avere la scelta degli obiettori di coscienza di testimoniare il valore della nonviolenza".
Ciò rappresenta una svolta storica nel magistero ecclesiale di pace, che supera la dottrina della guerra giusta e impegna ogni cristiano a pregare e a operare per l'avvento della civiltà dell'amore.
P. Angelo Cavagna