Per 1600
anni i cristiani hanno giustificato la violenza e la guerra. Ma per i
primi secoli non era così.
Proclamare il Vangelo, ma facendo eccezione quando tocca le questioni
centrali del nostro tempo, è tradirlo.
Il cristiano dei primi tre secoli sapeva di dover lottare contro il male,
ma non usando gli stessi suoi mezzi. Solo così poteva vincerlo.
La scelta è tra il rivestirsi del pensiero di Cristo
o no. E questo non è facile, richiede conversione.
Per gran parte
della mia vita, certamente gli anni in cui indossavo luniforme di
generale dellesercito, pensavo in modo diametralmente opposto a
quanto ora esporrò.
Il presupposto di queste riflessioni è che Cristo ha qualcosa dimportante
da dirci sul modo di vivere la vita cri-stiana. Lo scopo è di ricercare
la verità di Cristo, con la comunità dei cristiani e allinterno
di essa. È un testo serio perché il problema è serio:
si tratta della guerra e di ciò che Cristo attende nei suoi confronti
da coloro che lo seguono. Non procede da uno spirito ostile verso qualcuno
nella comunità cristiana. Ma vi sono fatti terribili e spiacevoli
nella storia cristiana e nella vita cristiana di oggi, che dobbiamo esaminare.
Abbiamo 1.600 anni di cri-stianità postcostantiniana che hanno
giustificato la guerra e la violenza. Ogni secolo ha visto un crescendo
di brutalità e di vittime della guerra. Una percentuale impressionante
di queste distruzioni disumane può essere attribuita a coloro che
si confessano cristiani, discepoli del Principe della pace.
Ma non fu sempre così. Durante i primi tre secoli del cristianesimo,
la chiesa era nonviolenta. Poi, allinizio del quarto secolo, accettò
di collaborare, cioè di partecipare alla guerra e alla violenza
del dittatore di Roma, allora non cristiano, Costantino; iniziò
la costantinizzazione della chiesa.
Alla fine del ventesimo secolo, i cristiani continuano a uccidere e a
costruire strumenti di morte, giustificando il tutto con la morale e la
teologia, nel nome di Cristo. Ma è davvero questo che Gesù
pensava per i suoi discepoli? Se non è così, come può
la chiesa approvare che i cristiani accettino questo sistema?
IL COMANDAMENTO
DI CRISTO
Certo sarebbe più confortevole per la comunità di Cristo,
specie per chi esercita un ruolo di guida, dedicarsi solo ai problemi
di giurisdizione episcopale. Ma questi non sembrano così pressanti
come quello della giustificazione cristiana della violenza e della guerra
in un mondo di distruzione tecnologica avanzata. Proclamare il Vangelo,
ma facendo eccezione quando tocca le questioni centrali del nostro tempo,
è tradirlo.
Il nemico di una nazione non è nemico di Dio. Il nemico di una
persona o di un gruppo, chiunque esso sia, è un figlio di Dio,
che devessere amato come Gesù lo ama. Gesù è
Dio incarnato, è limmagine del Dio invisibile. Non è
solo una dimensione della vita cristiana: è la norma ultima per
tutto lagire del cristiano. E ha esplicitamente chiesto ai suoi
seguaci di osservare tutto quello che ha comandato e di amare
come lui ha amato.
Il comandamento di Gesù amate i vostri nemici è
sempre allimperativo, al plurale e non conosce eccezioni. Lamore
dei nemici, con Gesù per modello, è il contrario della morale
comune. Si può dire con certezza, secondo gli esperti biblici,
che lespressione è dovuta a Gesù stesso. Risulta anche
che è la più citata nei primi due se-coli del cristianesimo.
Non è dunque possibile sbagliarci: lamore incarnato in Gesù,
che i cristiani sono chiamati a condividere e ad imitare, è lamore
nonviolento verso tutti, nemici compresi.
Se Gesù Cristo è la norma ultima della condotta cristiana,
risulta chiaro che vi sono degli assoluti etici nei comportamenti del
discepolo cristiano. Per esempio, a chi deve cercare di vivere Gesù
Cristo, non è lecito lomicidio di massa, cioè
la guerra. Vi sono attività alle quali il cristiano non può
partecipare, perché contrarie alla volontà di Dio rivelata
da Cristo.
Osservo che non si tratta della sola guerra nucleare, ma del rigetto totale
e senza equivoci, teorico e pratico, di ogni guerra. Nella vita e nellinsegnamento
di Gesù non cè nulla che possa far pensare che, mentre
non è lecito incenerire un popolo con testate nucleari, sarebbe
lecito incenerirlo con il napalm. È la guerra che il cristiano
mette in questione, non solo la guerra nucleare.
IL MONDO
HA BISOGNO DI VERI DISCEPOLI DI CRISTO
Lequilibrio del terrore è una morale che Cristo non ha mai
insegnato. Letica delle stragi di massa non cè nellinsegnamento
di Gesù. La storia della giustificazione della guerra è
un continuo sfoggio di eufemismi: la strage di massa è chiamata
dimostrazione di forza o azione cautelare. Con
questo tipo di linguaggio, il Principe della menzogna è invitato
a nozze. Nella dottrina della guerra giusta, Gesù Cristo, che è
il tutto della vita cristiana, è spiazzato. Potrebbe benissimo
non essere mai esistito. La dottrina della guerra giusta non ha niente
a che fare con la sua persona e il suo insegnamento.
Siamo chiari. Tagliare in quattro un capello a proposito della moralità
dei tipi di strumenti usati ai fini della strage di massa, non è
ciò di cui il mondo ha bisogno, da parte della chiesa. Ha invece
bisogno della presenza di cri-stiani disposti a pagare di persona insieme
a Cristo. Il mondo ha bisogno di cristiani che proclamino: Il discepolo
di Gesù non può partecipare alla strage di massa; deve amare
come Cristo ha amato, vivere come Cristo è vissuto e, se necessario,
morire come Cristo è morto, amando il proprio nemico.
Alcuni cercano di far apparire linsegnamento di Gesù sulla
nonviolenza ingenuo e ridicolo: come se la nonviolenza cristiana fosse
uninterpretazione di Gesù e del suo insegnamento teologicamente
semplicista, assurda e impraticabile. Cristiani con simili idee sembrano
oggi essere la maggioranza nelle chiese. Lautentica nonviolenza
cristiana viene raramente messa alla portata della comunità cristiana.
Quando in chiesa, o in scuola, o in seminario si presenta loccasione
di riflettere sullamore nonviolento, lo si fa normalmente in termini
così vaghi e superficiali da far pensare che nessuno, neppure Cristo
in persona, saprebbe difendere una tale posizione.
LA CHIESA
DEI PRIMI SECOLI
Eppure, durante i primi 300 anni, la chiesa ebbe dovunque una visione
di Gesù e del suo insegnamento come nonviolenti. La chiesa insegnò
questa etica di fronte ad almeno tre tentativi dello stato di liquidarla,
nonostante i rischi di torture e di morte. Se mai cè stato
motivo di rappresaglie giustificate e di uccisioni difensive, nella forma
di dottrina della guerra giusta oppure di rivoluzione violenta giusta,
fu allora: le élites economiche e politiche di Roma miravano ad
una politica di sterminio della comunità cristiana. Invece la chiesa
insisteva senza riserve sul fatto che, disarmando lapostolo Pietro,
Gesù aveva disarmato tutti i cristiani. Questi continuavano a credere
che Cristo era, come dice unantica liturgia, la loro fortezza
e la loro forza, e poiché Cristo era tutto ciò di
cui avevano bisogno in fatto di difesa e di sicurezza, non avrebbero cercato
altro.
Quando venivano offerte ai cristiani delle occasioni di ammansire lo stato
romano unendosi ai suoi eserciti, le respingevano, perché la chiesa
primitiva vedeva unincompatibilità totale tra lamare
come Cristo ama e luccidere. Il Dio della comunità cristiana
non era Marte, ma Cristo. Era dunque Cristo, non Marte, a determinare
il modo di vedere e di vivere del cristiano. Era Cristo, non Marte, che
dava la sicurezza e la pace. Durante questi 300 anni, la chiesa continuava
a diffondersi. Sopravvisse senza mai ricorrere alla guerra e alla violenza.
Nella chiesa primitiva nonviolenta nessuno disse che i cristiani dovessero
ignorare il male o lasciar correre. Il cristiano sapeva di
dover lottare contro il male: ma doveva vincere il male con il bene; se
fosse stato necessario, doveva persino dare la sua vita in
questa lotta. Per la chiesa primitiva, il martirio era unattività
sociale vera e propria, al massimo livello.
LA RESPONSABILITÀ
SOCIALE DEI PRIMI CRISTIANI
Deporre la propria vita (e non uccidere unaltra), rispondendo
al male con il bene, era considerato atto supremo di responsabilità
sociale. Si riteneva che il modo più efficace di essere socialmente
responsabili era di rifiutare la collaborazione con il male sociale, la
guerra e la strage di massa. E non era sufficiente opporsi al male a parole:
era ritenuta condizione essenziale, nel proprio concreto, amare come Cristo
ha amato, a costo anche di gravi pene, anche della vita.
Questa spiritualità cristiana primitiva, consistente nel parlare
chiaro e nel pagare di persona, dista anni luce dalletica ambigua
di chi con le parole dice di essere contrario alla guerra, ma poi vi partecipa,
in attesa che tutti siano daccordo di non più parteciparvi.
I nostri padri dei primi tre secoli sapevano che Gesù, loro Dio
e Signore, non permetteva a nessuno dei suoi discepoli di sostituire la
violenza allamore; e allora parlavano e agivano con coerenza, da
cristiani socialmente responsabili.
In concreto, la nonviolenza cristiana non era un ingenuo e sterile ricorso
a un idealismo irrealistico. La nonviolenza cristiana è la volontà
di Dio rivelata nella vita e insegnamento di Gesù Cristo. Le utopie
sono sogni umani, linsegnamento di Gesù è, invece,
un mandato divino, al quale tutti i cristiani sono tenuti a prestare fede
totale. Quando Dio parla, unobbedienza incondizionata è la
sola risposta giusta, perché la parola di Dio è potenza
e saggezza. Obbedire alla volontà di Dio significa essere realisti
e pragmatici. Mentre il rifiuto di obbedirgli è il colmo dellingenuità:
e il non fidarsi della sua saggezza e essere irrazionale. Adorare
Cristo in pubblico, mentre in segreto si giudica come irrealistica la
sua dottrina della nonviolenza, è aberrante.
Cè chi ritiene che Gesù abbia bisogno delle loro rettifiche,
perché incapace di esprimersi a riguardo della violenza e dei nemici.
Per loro il martirio come attività socialmente responsabile non
ha senso, quando si hanno le possibilità di eliminare il nemico:
ecco la dinamica operativa delletica che giustifica lomicidio.
Per i cristiani vicini a Gesù, invece, combattere la guerra con
la guerra è partecipare al male e accrescerlo.
Siamo onesti: la ricerca di un Vangelo con delle scappatoie non ha senso.
Non è la verità a motivare tale ricerca. È la paura;
è lo spavento dinnanzi alla morte; è il rifiuto di credere
che Cristo è risorto, e questo proprio attraverso la sua morte.
RIVESTITEVI
DI CRISTO
A rendere il comandamento amatevi come vi ho amato possibile
e ragionevole è la coscienza che Gesù è in mezzo
a noi. La risurrezione di Cristo e la sua presenza tra noi confermano
la verità e la forza del suo amore. Senza conversione alla fede
nella persona di Cristo, la fede nelletica di vita che egli proclama
è insostenibile. Senza la risurrezione della sua persona, la fede
nelletica della sua croce di amore nonviolento è vuota. Ma
se Cristo è risuscitato, allora questa croce dellamore nonviolento
è davvero la Via e la Verità.
Sapendo quante altre logiche cercano di imporsi, S. Paolo richiama al
cristiano la necessità di pregare senza sosta. Se si
è uniti a Cristo nella preghiera, non si riesce più a giustificare
la violenza e la guerra, come invece non dispiace a una certa teologia.
Una continua coscienza della realtà di Dio come Amore è
fondamentale in Gesù. È a questa coscienza che la preghiera
ci converte, rivestendoci del pensiero di Cristo.
Lo spirito di Cristo non è primariamente centrato sul rifiuto della
violenza, ma sullamore. Il centro di questo amore è la comunità
di amore che abita dentro di noi, la Trinità. Una spiritualità
veramente cristiana ci conduce a una presa di coscienza crescente del
totale coinvolgimento della nostra persona e di tutta la creazione nella
comunione damore che è la Trinità. Chi è impegnato
a rivestirsi del pensiero di Cristo, a vivere alla presenza
del Dio-Amore, compassionevole, è inconcepibile che possa arrivare
a giustificare la guerra e la violenza, tantomeno a parteciparvi.
La dottrina della guerra giusta è un tentativo di giustificare
moralmente la strage di massa, che Gesù ha esplicitamente escluso
dalla sua logica. È un cristianesimo senza Cristo. Giustificare
la logica di Marte come compatibile con la sequela di Cristo è
un abominio idolatrico, che continuerà a spargere caos e tragedie.
La scelta è tra il rivestirsi del pensiero di Cristo
o no. Impossibile rimanere neutrali. Non è facile rivestirsi
del pensiero di Cristo, richiede conversione. Ma è il prezzo
della pace sulla terra. Se non si accetta di pagare il prezzo della pace,
si pagherà il prezzo della guerra. Se non si vuole assumere la
santa violenza (o ascesi) di una vita di preghiera incessante,
con la quale impossessarsi del Regno dei Cieli, si dovrebbe almeno avere
lonestà di non giustificare come cristiana la violenza, da
cui i regni di questo mondo sono inevitabilmente condotti alla di-struzione.
Da 1.600 anni il popolo di Dio è stato bloccato dalle giustificazioni
cristiane al massacro di vite umane. Questo deve finire. La partecipazione
cristiana alla barbarie della strage di massa è la negazione del
Vangelo. La chiesa deve interdirsi di giustificare delle rappresentazioni
false e grottesche di Cristo e della sua dottrina, in contraddizione con
i suoi insegnamenti più chiari. Non cè passo del Vangelo
in cui Cristo dica che i suoi discepoli sono esenti dal seguirlo quando
temono certe conseguenze. La sequela di Cristo include la fedeltà
ai modi di agire di Cristo. Il suo cammino è quello della croce,
è lamore nonviolento, sempre.
Siamo chiamati dal Principe della pace a essere un popolo di pace. Dobbiamo
essere testimoni pacifici della risurrezione, contenti di pregare senza
tregua, di amare alla maniera di Cristo. Non si pretende nulla di più
da noi. Non cè bisogno daltro da parte nostra.
Fr. EMMANUEL
CHARLES MAC CARTHY
(Traduzione e riduzione di Angelo Cavagna e della nostra redazione)