I CRISTIANI DI FRONTE ALLA GUERRA. LA TESTIMONIANZA DI S. MASSIMILIANO

 

 

Premetto che stamane non voglio fare un discorso per gli addetti ai lavori; noi stamane facciamo un discorso sulla vita cristiana, semplicemente. Quindi coinvolge ragazzi, adulti, anziani, giovani. Lo faremo incrociando e incontrando un cristiano vissuto in tempi molto remoti rispetto ai nostri: s. Massimiliano, vissuto alla fine del III sec., Inizi del IV sec. Dopo Cristo. Vedremo che incontrando questo cristiano in realtà ci vengono stimoli, suggestioni per tutti per la vita cristiana e da questo punto di vista la relazione che io proverò a fare riguarda tutti, soprattutto gli obiettori. Racconteremo quindi il martirio di Massimiliano. C’è una cosa su cui bisogna riflettere innanzitutto: sulla enorme, infinita distanza che c’è fra la fine del III sec. dopo Cristo e l’inizio del IV, soprattutto su un tema così delicato e decisivo come è la questione della guerra. Vorrei, prima di passare a parlare di Massimiliano, che fosse chiaro a tutti, perché non lo è, che noi oggi applichiamo al tema della guerra dottrine e teorie che erano costruite per una guerra diversa, per un servizio militare che era totalmente un’altra cosa. Ma oggi vi do subito un dato che capirete immediatamente: fino alla guerra del 1915-18 noi avevamo delle guerre dove essenzialmente morivano i soldati al fronte, in trincea, come si vede in molti film: questo tipo di guerre è finito, guerre che venivano gestite dall’esercito, ovvero da chi nel paese era delegato alla guerra. I morti avvenivano tra i soldati; l’uccisione dei civili era un fatto del tutto secondario e accidentale. Oggi avviene esattamente il contrario. Nelle guerre attuali l’uccisione dei militari è un fatto residuale, accidentale e secondario, mentre il 93% dei morti oggi è costituito dai civili. Quelli che fino al 1915-18 erano “garantiti” dalla guerra, oggi muoiono. Pensate che si calcola che nelle guerre attuali, su 100 persone che muoiono, 7 sono soldati, 93 civili, di cui 34 bambini. Questo bisogna ricordarlo, perché poi noi applichiamo dottrine per giustificare la guerra che sono nate in un contesto differente, dove la guerra non era quella di oggi. Questo dobbiamo ricordarlo. Se questo è vero, come pare che, il discorso che faremo stamane non è sugli obiettori ma sulla vita cristiana, sui cristiani di fronte alla guerra, perché la guerra oggi è la misura storica più alta dell’antivangelo. E’ ciò che si contrappone radicalmente al Vangelo.

Dopo questa introduzione, importante, passiamo ad incontrare questo s. Massimiliano per scoprire, nella sua testimonianza, elementi che servono a noi oggi come cristiani. Cerchiamo di capire chi era Massimiliano. San Massimiliano era un giovane Africano, tunisino, membro della  grande chiesa africana, che ha avuto in s. Agostino il suo punto più alto.

Per contestualizzare la vicenda di S.Massimiliano, bisogna capire quale era la posizione dei cristiani rispetto alla guerra. Sostanzialmente, fino al 180 d.C., non abbiamo testimonianze in merito. Ne abbiamo una di Certo, che era un pagano che ha scritto opere importanti, il quale dice che i cristiani non facevano il servizio militare, il cui meccanismo era molto diverso da oggi, da noi dove il servizio. militare è obbligatorio. Non solo, ma poteva fare il soldato chi era ricco. Poiché poteva comprarsi le armi (di tasca propria), e ciò era dimostrazione alta di essere cittadini romani. Solo in casi particolari c’era quella che noi oggi chiamiamo la “leva di massa”. Altrimenti era solo servizio volontario. Quando c’era la leva di massa, si chiedeva il giuramento, atto religioso, che veniva chiamato “sacramentum”. Atto di obbedienza religiosa al capo, all’imperatore; un atto che non si poteva mettere in questione né per la vita, né per la morte. Se ci pensate, una delle cose più stupide che si poteva fare. Giurare è un atto principalmente religioso, nel quale riconosco un’autorità più alta alla quale mi vincolo, per la vita e per la morte. Un cristiano può fare un giuramento di questo tipo? Certo che no. Si potrebbe fare un giuramento di questo genere? No. Perché? Perché il nostro impegno non può essere verso un generale, un ministro o altro, ma il giuramento del cristiano, come sapete, è verso il Signore. E la fedeltà al Signore attraversa tutte le altre fedeltà. Il giuramento, in quanto atto tipicamente religioso, non andrebbe fatto nelle caserme.

Piano piano il Cristianesimo, da minoranza, diventa un Cristianesimo che cresce più nelle città, mentre attecchiva prima nelle zone più povere; e, mentre cresce, entra in rapporto con gli obblighi della società, dell’impero romano. E’ interessante allora notare un primo periodo in cui tutta una serie di mestieri quindi non potevano essere praticati dai cristiani. Ad esempio non si poteva partecipare ai giochi, considerati violenti; non si poteva diventare magistrati ecc.. E’ proprio in questo marcare la differenza dei cristiani rispetto agli altri che si colloca l’impossibilità per i cristiani di esercitarsi in alcune professioni. Oggi invece i cristiani fanno tutte le professioni; e ciò costituisce problema.

Perché alcune professioni non venivano avallate dai cristiani? Perché si percepiva un contrasto, un attrito con il Vangelo. E dentro queste c’era il servizio militare. Il dialogo di un personaggio straordinario come Massimiliano marca esattamente questo patto. Ci sono dei concili nei primissimi secoli che impediscono ai cristiani di fare il soldato. Si accettano solamente coloro che sono già soldati nel momento in cui diventano cristiani, ai quali non si chiede di abbandonare la professione (fare il soldato). Ancora alla fine del IV sec. Un soldato che partecipava alla guerra per 4 anni era tenuto lontano dall’eucaristia: si doveva purificare.  Questo lo dico perché, ad esempio, noi siamo in guerra, (l’Italia è in guerra) e anche se nessuno di noi è andato a Kabul, siamo corresponsabili e oggettivamente solidali con le scelte del nostro parlamento. Forse qualche misura eucaristica in più non guasterebbe.

In tale contesto si colloca questo straordinario testo del martirio di s. Massimiliano che, secondo alcuni, è un verbale del processo, per altri, ha la struttura di una <passione>.Vediamo i principali passaggi di questo bellissimo testo.

 

S. Massimiliano viene convocato dal preposto dell’imperatore Valeriano Quinziano, e viene chiamato alla leva. Il preposto gli chiede: “come ti chiami”?

Massimiliano rispose : “Perché vuoi sapere il mio nome? A me non è lecito prestare il servizio militare, dato che sono cristiano”. Perché fa questo strano giro di parole? Perché i cristiani non potevano diventare soldati e Massimiliano non voleva diventare soldato. Nella mentalità antica, dare il nome, significava dire: “La mia forza è obbediente a te che mi chiami”. Perciò ribadisce:

“ A me non è lecito prestare il servizio militare, dato che sono cristiano” Ma è proprio vero?

La risposta è semplice: senza trattati difficili, la dichiarazione pone distanza tra l’essere cristiano e il servizio militare. Tenete presente che quando Massimiliano parla, non c’erano le guerre all’uranio impoverito, non c’erano le bombe che uccidono i bambini ma salvano i soldati, non c’erano le armi di sterminio di massa. Le armi erano lance, spade e un po’ di testuggini, lanci di sassi, lanci di frecce…. Robetta! 

“ A me non è lecito prestare il servizio militare, dato che sono cristiano” . Qui, o Massimiliano mente, o Massimiliano ha ragione. Per me bisogna dire che mente, perchém, se ha ragione, allora la vita cristiana è una cosa abbastanza complicata…. e semplice al tempo stesso…

 

Perché può dire che essendo cristiano non può fare il servizio militare? Perché esattamente c’è la testimonianza di Gesù, che ha fatto la pace, non con la guerra. E neanche con l’ingerenza umanitaria. Ha fatto la pace per mezzo del sangue della croce, consegnando la sua vita sulla croce per la salvezza di tutti e ha detto ai suoi discepoli: “Chi prende la spada morirà nella logica della spada”; e l’ ha detto al cuore della passione, tantochè, proprio su questo annuncio, voi ricordate Matteo 26, tutti i discepoli lo lasciano solo, scappano, sono scandalizzati dal Messia, povero, sofferente e pacifico, dal Messia che non si difende con le armi, ma si consegna nella perfetta obbedienza al Padre. Il Messia che dice: “Potrei chiedere al padre mio dodici legioni di Angeli che interverrebbero in mio favore, ma si devono compiere le scritture”. Gesù che ha fatto la pace, Egli è la Pace, dice S.Paolo, perché ha fatto la pace per mezzo del sangue della croce; e quindi viene usata questa formula delle beatitudini: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. Che vuol dire? Vuol dire una cosa molto semplice: che gli operatori di pace saranno operatori di pace se compiranno nella loro vita ciò che il figlio di Dio ha compiuto nella sua; e il Padre li chiamerà figli, perché saranno come il Figlio e avranno fatto la pace al modo del Figlio. Allora ha ragione! Massimiliano ha ragione.

Se questo era vero al tempo di Massimiliano, oggi è infinitamente più vero perché oggi la guerra ha una capacità distruttiva infinitamente più grande dei tempi di Massimiliano. Infinitamente più grande. Oggi la guerra ha al suo centro l’uccisione dei civili che tutta l’antica teologia considerava possibile solo in via del tutto accidentale, occasionale, fortuita. Oggi sono al centro; oggi si punta a uccidere i bambini, a ucciderli non solo nel momento in cui c’è la guerra. Oggi la guerra continua nei suoi effetti, all’infinito… Perché ancora arrivano i bambini per le mine del Kosovo? A chi si mettono in conto questi bambini? A chi si mettono in conto i bambini Iracheni che continuano a morire per effetto dell’inquinamento prodotto dalla guerra del 91’ e dall’embargo e da tutto quello che è avvenuto? In 10 anni sono morti da 700.000 a 1.000.000 di bambini. A chi li mettiamo in conto? Capite che oggi la guerra ha un potere distruttivo infinitamente più grande. E’ un'altra cosa dalla guerra di Massimiliano, di cui già allora si dice “a me non è lecito prestare il servizio militare dato che sono cristiano”, quindi discepolo, seguace di Cristo e, dunque, io sono chiamato a fare la pace in un altro modo. E’ una finta menzogna pensare che la guerra risolva i problemi. La guerra complica e aggrava e produce ulteriori problemi che a loro volta producono altri problemi ecc…

Il proconsole insiste; ma Massimiliano ribatte: “Non posso prestare il servizio militare, non posso fare il male”. Il male è il servizio militare. Massimiliano capisce che il servizio militare serve ad uccidere. Ed il cristiano è chiamato ad amare i nemici, non a ucciderli, a dare la vita per loro, non a ucciderli.

 

Coloro che combattono nel mondo, sono al servizio del mondo; essere soldati di Cristo, come dice Massimiliano significa servire il mio Dio. L’unica arma permessa ai Cristiani, come dice s. Paolo è la spada della parola di Dio, che taglia le coscienze, le attraversa. Quindi l’alternativa è molto semplice: servire Dio o fare il soldato negli eserciti del mondo. Sono due logiche alternative, non componibili. E insisto ancora su cosa sia la guerra oggi: lo dico perché abbiamo sentito persone molto autorevoli, cardinali e vescovi, che hanno considerato legittima difesa andare in Afghanistan: avete mai osato pensare quante persone sono state uccise in Afghanistan? Nessuno ce lo dice… Di nuovo una guerra “senza morti”. Naturalmente non è vero. Eppure quanti vescovi molto autorevoli, hanno giustificato un diritto di “legittima difesa”. Non è difesa semplicemente; è una valutazione di tipo politico…Ha risolto i problemi dell’Afghanistan? No, assolutamente; ha permesso solo un maggiore controllo di una via importante del petrolio…e tutti l’hanno giustificato…

Addirittura un cardinale autorevole ha affermato “Che Dio renda breve il tempo delle armi”, come se dipendesse da Dio la lunghezza o meno della guerra, come se Dio fosse un supergenerale. Vere e proprie “bestemmie”. Io non ho nulla a che fare con la guerra. L’alternativa è assoluta.

 La cosa importante è che quando si andava a fare il servizio militare, si dava la piastrina, che è una catenina, un segno, una carta d’identità del soldato, con nome e cognome. La cosa importante è che Massimiliano non accetta la piastrina, poiché il cristiano ce l’ ha già. Qual è la piastrina del cristiano, il suo segno? Il battesimo. Il battesimo è il segno che tu appartieni al Signore. E se appartieni al Signore non puoi avere altri segni, che indicano una appartenenza al mondo, a ciò che nel mondo è violenza, all’uccisione, al massacro, alla morte, esattamente alla logica degli eserciti. Infatti Massimiliano afferma: “Non accetto la piastrina”, ho già il segno del mio Dio. Poiché è battezzato. E durante il battesimo, si fa un segno di croce sulla testa del bambino che viene battezzato. E’ l’unico segno che noi abbiamo. Non si possono accettare altri segni, non si possono accettare piastrine;  il nostro segno di appartenenza è il segno della croce. Non ci si pensa spesso, ma quando si entra in Chiesa e ci si fa il segno della croce, gesto qualche volta eseguito anche con superficialità, accade una cosa straordinaria: vuol dire consegnare la nostra vita alla croce del Signore. Una cosa straordinaria se ci pensate e Massimiliano ce lo ricorda. Ce lo ricorda a noi oggi che viviamo in un tempo che sul tema della guerra e delle armi è infinitamente più drammatico di quello in cui viveva Massimiliano.

“Io sono cristiano, e non accetto nessun segno al di fuori di quello del mio Dio”. L’alternativa è molto semplice. Tutti noi cristiani serviamo Lui, serviamo Cristo, seguiamo Cristo; quindi la cosa è semplice.

La vita cristiana, vedete, è molto semplice: a partire dal battesimo noi siamo chiamati a seguire e a servire Cristo. Ma sapendo che apparteniamo a lui e non apparteniamo al mondo. Sapendo che ci sono dei momenti in cui bisogna marcare una differenza. Certamente, il tema della guerra e del servizio militare, che in qualche modo è propedeutico alla guerra, interpella la nostra fede; oppure come dice Gesù nel Vangelo di Matteo, siamo come il sale che perde il sapore. E se il sale perde il sapore, si butta via. E chiaro?

La cosa interessante è che, di fronte a questa contestazione molto netta di Massimiliano, il proconsole cerca di giocare una carta, una carta impressionante, è una carta che giocano sempre le persone di buon senso, allora gli dice: “Pensa alla tua giovinezza; fai il soldato, perché questo conviene a un giovane, Quella guardia d’onore dei nostri sovrani, Diocleziano e Massimiano, Costanzo e Massimo, vi sono soldati cristiani che fanno il soldato.” Probabilmente è vero: siamo in un momento di passaggio: il cristianesimo è diventato di massa, non è un fatto di piccole minoranze…. Probabilmente c’erano cristiani. Come anche a Padova, verrebbe da dire, ci sono tantissimi cristiani! Tante gente va alla messa, va al catechismo, si confessa in chiesa… si diceva una volta in Italia che il Veneto era “bianco”… Ma attenzione, la  risposta di Massimiliano è molto meglio: “Essi sanno cosa convenga loro”. Non dà un giudizio. Rimarca tuttavia: “Io sono Cristiano, e non posso fare il male”. Non giudica gli altri. Il problema non è di giudicare gli altri, non è di criticare gli altri che fanno altre scelte, ma io sono cristiano, non posso fare il male. Il male, il “malum” prende qui tutto il suo spessore e la sua profondità: è la logica del mostro, della violenza, della morte, con cui il cristiano non può avere nulla a che fare. Anche qui, ricordiamocelo, ha ragione Massimiliano. Non bisogna giudicare mai, per Massimiliano era venuto il momento della testimonianza, del martirio; per altri verranno altri momenti. Se noi guardiamo la storia della chiesa di questo secolo… pensate alla vicenda di un vescovo, che inizia come vescovo molto conservatore e separato dalla vita della gente, che poi diventa martire del Vangelo dei poveri come monsignor Romero. Non era partito già vestito da martire; il martirio è un appello che il Signore fa per dare la testimonianza, che spesso è legata alle vicende della vita. Ma, quando viene l’ora, l’ora della testimonianza, questa testimonianza va data, senza tenere conto degli altri, rispettando gli altri, ma sapendo che c’è un urgenza del Vangelo.

A me ha molto colpito, quando sono stato in Algeria, la storia dei monaci di Tiberina, questo monastero dove sette monaci, venuti dall’universo mondo, alla fine quando si sono trovati a decidere se rimanere e morire, o partire, nonostante che il loro ordine monastico, il loro superiore, dicesse: “Abbiamo bisogno di monaci e non di martiri”, e li invitava a partire, sono semplicemente rinati: e dunque, sono stati uccisi. Non pensavano di fare i martiri. Nessuno nasce martire: che faccio da grande, il martire? Chi pensa questo è un idiota. Però viene il tempo della testimonianza. E il tempo della testimonianza c’è sempre quando il conflitto è radicale, assoluto, fra il Vangelo e il mondo: e la guerra è il luogo supremo di questo conflitto. Dove la potenza demoniaca di distruzione dell’umanità si configura nel suo più alto livello, allora i cristiani, per grazia di Dio, sono chiamati a dare testimonianza, soprattutto oggi che la guerra è davvero un’altra cosa rispetto a quella di Massimiliano. E allora guardate come si conclude: viene stabilito di uccidere Massimiliano. Non è come oggi che fanno le leggi per gli obiettori… Quindi legge il decreto che è stato deciso di punire con la decapitazione Massimiliano, perché con spirito di indisciplina ha rifiutato il giuramento militare, perché il giuramento aveva quella collocazione religiosa di appartenenza per la vita e per la morte a chi si consegnava. Massimiliano disse: “Rendo grazie a Dio”. Guardate che è un’espressione fortissima, perché fa della sua vita un’eucaristia. Cos’è l’eucaristia se non il rendimento di grazie? E ricordatevi, lo diceva un grande monaco, che l’eucaristia uccide sempre chi vi partecipa. O lo uccide perché è chiamato in forza dell’eucaristia a dare la propria vita al servizio degli altri, o lo uccide perché entra in una logica di morte che distrugge la sua esistenza. L’eucaristia non lascia neutrali. Vedete quando noi celebriamo l’eucarestia, ci impegnamo a morire.

E’ perché la vita di Massimiliano è eucaristia, che serve Dio e non serve il mondo, l’esercito ecc. ecc… E’ nell’eucaristia che nasce la forza del cristiano, per testimoniare la radicalità del Vangelo anche a prezzo della vita, soprattutto nei momenti supremi di conflitto, là dove il cristiano deve trovare nella potenza del Signore, la forza che porta la sua debolezza, perché Massimiliano è debole qui, è in mano ad altri, tanto è vero che verrà decapitato. E mentre veniva condotto al supplizio disse: “Amatissimi fratelli, con tutte le vostre forze e con entusiasmo pieno di desiderio, apprestatevi ad ottenere di vedere il Signore, a meritare anche voi l’attribuzione di questa corona”. Che vorrà dire? E’ bellissimo. Lui sta andando alla morte… e dice ai suoi fratelli, agli amici che stavano andando al processo, al padre, a quelli che aveva intorno, ai fratelli della sua comunità “…apprestatevi ad ottenere di vedere il Signore”. E’ la pienezza della vita cristiana, se ci pensate, cos’è la vita cristiana se non una condizione di pellegrini, che invocano costantemente la venuta del Signore?

Quando noi diciamo il Padre Nostro, non ci pensiamo; ma noi diciamo sempre “venga il tuo regno”; e la venuta del regno di Dio non vuol dire che viene un signore con tutta una serie di palandrane, eserciti. No. Significa dire che Dio viene a manifestare la sua regalità piena, totale, assoluta sulla terra. E questo quando avviene, se non nel momento in cui io consegno la mia vita a Dio, dunque della mia morte? C’è una tensione escatologica, fortissima. Noi siamo cristiani a cui piace stare qua, ben seduti, ben stabili, un po’ nostalgici dei tempi in cui si contava di più. Per questo il cristiano nel momento della testimonianza, nell’ora della martirio, non ha paura, perché sa che il Signore lo viene a prendere. Il Signore sta venendo…

E conclude: “Dà al carnefice la mia veste nuova che avevi preparato per il servizio militare… così ti accoglierò con la schiera di santi e così possiamo essere glorificati, insieme, col Signore”.

 

Poi, c’è un invito al padre a partecipare anche lui alla grande Gerusalemme e subito dopo, al martirio. Secondo voi, il padre, quando tornò a casa, era contento o no che gli avevano decapitato il figlio? Era contento il padre  o no? Il testo finisce così: “Vittore, padre di Massimiliano, tornò a casa pieno di gioia”. Come mai pieno di gioia? Vedete amici miei: la vita cristiana non si misura dalla lunghezza degli anni, che è un’idea stolta. La vita cristiana va misurata da un incontro e dalla fedeltà con Dio; e, quando questo avviene in modo pieno, come era il martirio di Massimiliano, il padre tornò a casa pieno di gioia cristiana, la gioia di chi sa che il Signore è venuto a prendere suo figlio, ringraziando Dio perché egli aveva mandato innanzi un tale dono al Signore. Il padre finalmente capisce che il martirio del figlio è il senso stesso della sua vita. Il padre gioisce; sembra un paradosso. Come si fa a gioire sulla morte? La morte non è l’ultima parola sulla vita; l’ultima parola sulla vita è l’incontro col Signore.

E dunque allora, questo è un grande discorso sulla vita cristiana. Noi siamo cristiani un po’ al tramonto, ma non per un fatto di età: perché siamo diventati cristiani tiepidi, pronti a venire a patti con tutto, ad aggiustare ogni cosa. Un esempio:

Quando c’è stata la guerra in Kossovo ci hanno detto: la guerra in Kossovo va fatta perché bisogna disarmare l’aggressore; e abbiamo fatto la guerra in Kossovo. Lasciamo perdere i risultati; sembrava di aver trovato una grande cosa; invece era tutto sbagliato perché, per risolvere la pulizia etnica di albanesi, abbiamo prodotto un’altra pulizia etnica; le abbiamo cambiato solo il colore. Provate a pensare quello che avviene oggi in Palestina: perché a nessuno viene in mente di applicare l’ingerenza umanitaria? Perché l’ingerenza umanitaria è una dottrina che non sta in piedi e la vicenda della Palestina dimostra che non è praticabile. In realtà proprio la vicenda di Israele mostra che non ci sono alternative: la via della guerra, della violenza, giustificata in qualsiasi forma, non paga, non risolve nulla. E su questo bisognerebbe riflettere di più. Le armi non risolvono nulla: né per i Palestinesi, né per gli Israeliani, ma hanno l’unico effetto di moltiplicare il tasso di violenza che continuerà ad esplodere nell’aria e non porterà a nulla e guardate che siamo solo all’inizio della battaglia; guardate che Sharon usa gli stessi concetti che Bush ha usato per l’Afghanistan, che i vescovi hanno usato per giustificare la guerra in Afghanistan: il principio della legittima difesa! In nome della legittima difesa, si uccidono gli altri! E siccome ognuno ha un suo concetto di legittima difesa, non si finirà più di uccidere!

Credo che la vicenda di Massimiliano ci aiuti a comprendere che il tempo di oggi è drammatico; è un tempo di guerra…e altre guerre verranno rapidamente. Il martirio di Massimiliano non consola solo gli obiettori, ma indica ai cristiani come si può fare a vivere da veri seguaci di Cristo in questo nostro tempo.

 

                                                                                        Massimo Toschi