QUALE ASSETTO ISTITUZIONALE PER IL VILLAGGIO PLANETARIO?
E’oramai comune affermare che il mondo è divenuto un <Villaggio Planetario>. Senonché è senza Sindaco e senza Consiglio Comunale. Così si spiega il caos che contraddistingue il panorama internazionale dell’economia e della politica. Il problema di un governo mondiale è ormai avvertito da tutti: intellettuali, politici ed economisti; ma le prospettive di soluzione sono ancora in alto mare. Per questo è di estremo interesse registrare alcune delle voci più significative sull’argomento, valutando le rispettive posizioni.
Uno dei personaggi più impegnati nella ricerca di un ordine economico-politico mondiale vero, e nello stesso tempo realistico, è Giuliano Amato, già ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato all’Università di Roma La Sapienza e ora docente all’Istituito Universitario Europeo di Firenze. È stato Ministro del Tesoro e Presidente del Consiglio. Attualmente è vice-presidente del gruppo preparatorio della Convenzione Europea.
Recentemente ha scritto un libro, in collaborazione con il giornalista Fabrizio Forquet del “Sole 24 ore”, dal titolo : “Tornare al futuro – La sinistra e il mondo che ci aspetta” (ed. Laterza, marzo 2002, pp.156, € 9,50).
Amato, con sguardo ampio e acuto, affronta vari aspetti della realtà attuale, come la scuola, la famiglia, il nuovo Welfare, il lavoro, il mercato. Rileva i drammi, che in tutti questi campi si presentano, ma anche le opportunità di nuovi equilibri che da essi risultano. Fa un’analisi finissima di rischi e speranze. Soprattutto, nel libro, affronta il problema degli “assetti istituzionali”. Egli rileva il problema della <governance>, quindi “l’esigenza fondamentale di principi e valori comuni; l’urgenza di un vero tribunale internazionale.., di un nuovo <jus gentium> o diritto comune (come nel Medioevo) al di là delle nostre sovranità limitate”.
Amato fa notare ancora, che “il problema non è l’uniformità, ma le diversità da far coesistere. “Un pianeta senza regole - egli scrive – o con regole troppo diversificate da paese a paese, non è nell’interesse di nessuno, nemmeno delle multinazionali. All’impresa serve ordine, non disordine ..; (occorre) una nuova comunità politica … non c’è politica al di fuori di grandi famiglie ultranazionali”. In questo senso, “<piccolo non è bello>: occorre costruire un nuovo ordine mondiale, mantenendo le radici ben piantate nel locale”.
In un articolo su La Repubblica di sabato 15 giugno 2002 (pp. 1 e 15), e dal titolo “Democrazia e potere nel mondo globalizzato”, G. Amato torna sull’argomento, con precisazioni più nette e, in certi punti, forse anche discutibili. Egli nota che “il G8 non è una istituzione; non ha una giurisdizione formale… Si sente disperato bisogno di legittimità democratica”. Precisa quindi che “ il G5 (Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Stati Uniti), poi divenuto G7 ( + Canada e Italia), resta un accordo per le materie monetarie e finanziarie, mentre il G8 ( = G7 + Russia) si occupa di tutti i temi politici generali. La legittimazione del G7 resta ancora valida in quanto fondata su ragioni tecniche”.
Entra quindi nel vivo delle analisi, delle proposte e delle valutazioni di fattibilità. Scrive: “Le attività economiche e finanziarie scorrono liberamente lungo le autostrade globali, senza rispettare quasi nessuna regola… C’è bisogno senz’altro di un’architettura più equilibrata, in cui tutti i paesi (anche le associazioni e organizzazioni non elettive) possano avere utilmente una voce e un ruolo attivo”.
Alla domanda “Quale architettura internazionale?”, Amato da una risposta che, probabilmente, a più di un lettore non soddisferà. Scrive infatti: “Un sistema di governo democratico del mondo? Studiosi come Robert Dahl e Ralf Dahrendorf rispondono: no. La democrazia è problematica già a livello nazionale ed è quasi impossibile da concepire a livello mondiale, livello a cui non può esistere alcun senso di comunità, né sono concepibili forme di partecipazione attiva”.
Egli affronta, quindi, il problema degli USA, in tono critico: “ Tocca ora agli Stati Uniti valutare se l’America – anzitutto l’America, non gli altri – derivi maggiori benefici o invece maggiori rischi da una difesa assoluta delle proprie prerogative sovrane e del proprio eccezionale potere, nel mondo di oggi e di domani. Se sia negli interessi americani, ad esempio, impedire (come sta facendo) il decollo del Tribunale Penale Internazionale preposto alla soluzione delle controversie in materia di antitrust, e mantenere quanto più possibile un controllo a priori sulle procedure decisionali dell’Onu, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.
E’ innegabile – continua Amato – che l’attuale avversione degli Stati Uniti per la creazione di regole e istituzioni internazionali, come quelle appena descritte, sia uno dei fattori che spiegano l’ostilità diffusa verso Washington in varie parti del mondo” .
Ciò detto, egli però scarta di netto quella che chiama “utopia impraticabile della democrazia globale” o “ l’idea che la soluzione <magica> consista in un governo mondiale, quale espressione della democrazia globale” e opta per una soluzione di compromesso: uno stato “non più vertice della gerarchia” ma “parte importante della rete”. Quale rete? “Il sistema – risponde – ha bisogno di prevedere delle connessioni tra governi, mercati e società civile; e deve, al tempo stesso, essere guidato da principi di trasparenza e sussidiarietà, grazie ai quali affrontare i nodi al livello più giusto ed efficace”.
In tale ottica, Giuliano Amato prevede un futuro anche per il G7-G8. E conclude: “Un mondo perfetto è un obbiettivo troppo ambizioso per quanti vogliono cambiarlo davvero. Ma un mondo migliore, con una maggiore certezza del diritto, e con alcuni elementi di vita democratica, è invece un obiettivo realistico. Dipende solo da noi”.
Interessantissima è la riflessione di un economista, sempre sul problema di “un governo del pianeta”. Si tratta di Tommaso Padoa Schioppa, ex dirigente della Banca D’Italia e ora membro del vertice ristretto della Banca Centrale Europea. Egli pure ha scritto recentemente un libro: ”Dodici Settembre” (Rizzoli, pp. 172, € 14,00). Il titolo è in riferimento alla fatidica data dell’11 settembre 2001, quella della tragedia delle torri gemelle di New York, data che avrebbe dovuto segnare un cambiamento totale: “Nulla sarà più come prima”. In realtà, rileva Schioppa, “a distanza di nove mesi da quell’evento, c’è ben poco di nuovo nell’andamento socio-politico. Il panorama è ancora quello di un secolo XX che ha avuto al suo centro la questione economico-sociale e di un secolo XXI appena iniziato sotto il dominio della <dittatura dell’economia>”. Ecco allora farsi avanti proprio un economista, che contesta apertamente la supremazia economica e reclama il ritorno della politica alla guida dei processi mondiali. Massimo Riva ha pubblicato su La Repubblica di mercoledì 19 giugno (p.43) una sua intervista a Padoa Schioppa sull’argomento, della quale qui vengono ripresi i punti salienti.
In sintesi, l’economista afferma che”la logica del mercato è necessaria, ma non sufficiente… Manca un <sistema politico mondiale>… Lo scontro fra culture non rende impossibile tale sistema. I veri conflitti non sono fra cristiani, musulmani, ebrei e cosi via, ma fra assolutisti e temperati dentro le rispettive comunità… Occorre ridimensionare gli assolutisti all’interno della propria famiglia, per camminare verso un governo mondiale… Il mercato ha bisogno di condizioni giuridiche, sociali, culturali, istituzionali… Occorre creare-sviluppare poteri capaci di esercitare, nei confronti dell’economia globale, funzioni di governo analoghe a quelle svolte dagli ordinamenti nazionali verso le rispettive economie domestiche”. In altre parole occorre, a livello internazionale, un soggetto forte di quella politica, che è “forma superiore di carità” (François Mauriac).
Già Giuseppe Mazzini avvertiva che “l’ultimo fine degli uomini liberi è l’associazione universale dei popoli” (art. 3 dello Statuto della “Giovane Italia”). Persino il poeta Zanella, in “Conchiglia fossile”, auspicava “ Splenda de’ liberi un solo vessillo sul mondo tranquillo”.
La versione Kantiana di un governo mondiale non è un sogno. Saranno necessari anche dei passaggi intermedi e si dovrà studiare una forma di parlamento e di governo mondiali leggeri, senza centralismo asfissiante. Ma un mondo senza governo oggi è come un organismo senza testa.
Fa
bene Giuliano Amato a mettere in guardia dal credere che, un volta istituito
tale governo, tutti i problemi della globalizzazione saranno magicamente
risolti. Questo vale anche per il governo comunale: ma ciò non significa che si
possa fare a meno di un consiglio comunale e del sindaco. Non saranno perfetti,
ma sono necessari. Nel caso contrario, si avrebbe un paese di matti. E’ la
condizione attuale del <Villaggio planetario>.
Da”Settimana” n° 30 2002, pag. 10
p.
Angelo Cavagna