2 GIUGNO: FESTA DELLA REPUBBLICA. IN
PASSERELLA SOLO I MILITARI?
Il 2 giugno la televisione e i giornali hanno presentato i festeggiamenti dell’Anniversario della Repubblica. Guardando la televisione ovunque si vedevano militari, in terra, in cielo, sui mezzi, in marcia, in corsa: Dappertutto militari. Mi sono chiesto, facendo memoria e rivivendo le esperienze vissute e tramandate dai miei parenti: Ma loro con la nascita della repubblica cosa c’entrano? Hanno avuto così tanti meriti? O fino a un paio di anni prima del ’46 non hanno forse reso odiosa a molti popoli la nazione Italia, perché sono sbarcati sulle loro coste armati e prepotenti, non cercati, e non voluti e da lì hanno proseguito? Altro ché lo sbarco di clandestini dei nostri giorni.
Questo anni fa; poi la democrazia è cresciuta e ha continuato a irrobustirsi, ben difesa dalle forze armate, chiamate a “difendere le istituzioni democratiche”. Continuando a guardare, vedevo elicotteri, blindati, aeroplani e via di seguito, roba che quando si muove, in tempo di pace, poche che faccia ci fa spendere una montagna di soldi, nonostante gli ammonimenti europei a tagliare la spesa pubblica. Pazienza! Vorrà dire che si taglierà da altre parti.
Faccio parte di un gruppo di volontariato, in cui operano obiettori di coscienza e prestiamo servizio ad anziani, minori con le loro famiglie. Mentre guardavo, mi veniva da pensare come mai si potesse spendere tanti soldi per una ricorrenza, mentre alla nostra gente tagliano i fili della luce perché non hanno abbastanza soldo per pagare la bolletta, oppure i figli frequentano le scuole senza libri, per mancanza di soldi, e i libri di sussidio arrivano spesso in ritardo. Questa Repubblica, che, giustamente, dobbiamo amare, sperando che anche lei ci ami, le sa queste cose? O gliele tengono nascoste? Ora poi che siamo in Europa, pensavo si dovesse avere una visione più aperta tra i popoli che la compongono. Ci dicono che dobbiamo ritrovare una forte identità italiana e sembra che questo si possa ottenere solo con l’Inno d’Italia in tasca, magari cantandolo mentre si va al lavoro, o indossando la maglia azzurra della nazionale di calcio. Basta che uno sia stonato, o che l’Italia del calcio perda, ed ecco che la nostra italianità svanisce come neve al sole. Lo stesso Parlamento della Repubblica ha sospeso i suoi lavori per poter guardare la nazionale di calcio. Dopo erano più italiani di prima? Quando si enfatizzano in modo estremo queste situazioni, o si è irresponsabili, o si nasconde e prepara qualcosa di più grave.
Al contrario trascuriamo, o non ne parliamo assolutamente, di milioni di persone generose. Mi riferisco allo straordinario mondo del volontariato, dell’obiezione di coscienza e del servizio civile, che per scelta si mettono in aiuto a persone in difficoltà, fondano organizzazioni, inventano modi e metodi, danno libero sfogo alla fantasia, alla creatività, alla spontaneità, tipico della nostra italianità, per servire, seguire, aiutare i “fratelli d’Italia” e non solo (sono pure fratelli), perchè abbiano una vita più umana e dignitosa. Per fare questo non hanno bisogno dell’elmo di Scipio e non si aspettano la chioma della vittoria, ma solamente hanno dentro la passione all’altro. Spesso questi servizi vengono fatti per sopperire alle carenze dello stato (Repubblica) che sembra dimenticarsi, nel momento del loro bisogno, di questi concittadini. Questi volontari e obiettori si impegnano dove lo stato è carente: Scuola, Sanità, Servizi Sociali, a cui sono stati tagliati i fondi, mentre le Forze Armate vedono annualmente crescere il loro budget di spese. Con 50 Euro mensili per coprire le spese vive di un volontario, si riesce a mantenere a casa un anziano autosufficiente, a fronte dei circa 2000 euro di spesa per un ricovero in struttura. Mentre aspetta il rimbalzo dell’economia, il nostro ministro, anzi superministro della Repubblica, potrebbe cominciare a pensarci. Per finire, forse anche queste persone che dedicano quotidianamente il loro tempo agli altri, meriterebbero anch’essi di passare davanti alle autorità, per fare capire che quello è il modo più concreto e utile per essere cittadini e avere a cuore la Res-pubblica, e per amare la patria nelle persone, non per favorire gli interessi di alcuni. Ma anche per far capire che lì nel servizio disinteressato, nonviolento a tutti, bianchi e neri, musulmani, ebrei, cristiani, c’è e si costruisce una cultura di pace, su cui la nostra Repubblica, attraverso la costituzione ha poggiato le proprie fondamenta.
Buffagni
Gianfranco