LE RAGIONI DI FEDE DELL’IMPEGNO PACIFISTA

 

 

            Le “ragioni di fede” dell’impegno pacifista devono partire necessariamente, per un cristiano, dalla Bibbia.

            Senonchè, sull’interpretazione del testo biblico circa l’argomento <guerra-pace>, gli stessi biblisti presentano differenze di interpretazione enormi. Queste si ripercuotono evidentemente sul magistero ecclesiale e sul pensiero cristiano in genere.

            In tale situazione, dovrò per forza presentare mie valutazioni, senza pretese di assolutezza ma anche con chiarezza, nel tentativo di superare, possibilmente, dubbi e divisioni fra cristiani e anche fra cattolici, tali da creare scandalo.

            Sarà giocoforza, poi, confrontare la interpretazione da me ritenuta evangelica con le punte estreme dei pronunciamenti e dei comportamenti cristiani lungo la storia, soprattutto oggi.

 

La Bibbia dice o no?

 

            Non si può dire che l’Antico Testamento, nel suo complesso, proponga un messaggio di nonviolenza. Ripetutamente è comminata la pena di morte ai violatori della legge. Le guerre vi sono spesso esaltate, anche se non mancano esempi elogiati di nonviolenza. Lo stesso futuro Messia a volte è presentato nelle vesti di un terribile condottiero di eserciti. Tuttavia i profeti  Isaia e Geremia sono stati perseguitati per la loro ostilità alle soluzioni militari. Isaia annuncia un Messia per nulla militaresco, ma “servo di Jahwè”,’“agnello” che salva sacrificandosi:è l’immagine con cui Giovanni Battista indicò Gesù Messia ai primi discepoli (Gv. 1,29-36).

            In ogni caso, l’Antico Testamento va interpretato alla luce del Nuovo Testamento. Gesù ha deluso in pieno le attese di chi contava su un liberatore politico violento.Ha dato insegnamenti ed esempi sull’amore nonviolento: è indubbio che il Vangelo inculca il principio della nonviolenza.. Nel <discorso della montagna> urge un amore inedito: “è scritto: occhio per occhio, dente per dente. Ma io vi dico: amate i vostri nemici; pregate per i vostri persecutori” (Matteo 5,44).

            L’ingiunzione a Pietro nel giardino degli Ulivi “Metti via la spada, perché chi di spada ferisce di spada perisce” (Matteo 26,52) è un altro di quei pronunciamenti messianici che potrebbe far pensare a una formula antimilitarista, come ha interpretato nel De Idolatria Tertulliano: “Il signore disarmando Pietro ha disarmato ogni soldato”.

            L’evoluzione storica del cristianesimo è qualcosa di traumatico. La Chiesa dei primi 3 secoli, nella sua prevalenza se non nella sua totalità, partendo dal principio biblico della nonviolenza, ha enucleato la formula antimilitarista: “Il cristiano non può fare il soldato”. Poi viene formulata la “dottrina della guerra giusta”, giunta fino ai nostri giorni. E’ la cosìddetta “svolta costantiniana”, Ma per alcuni permane una riserva critica radicale contro gli eserciti, pur ammettendo un servizio anche armato di polizia (uso non omicida della forza). La distinzione essenziale tra esercito e polizia è accennata dal vescovo Gaetano Bonicelli, ancora nei primi anni ottanta, quando era Ordinario Militare, a proposito dei cristiani dei primi secoli: “Si intravede una distinzione tra milizia di pace (ordine pubblico) e servizio di guerra. Il capitolo è interessante e forse in buona parte ancora da scrivere” . Lo conferma anche il generale Bruno Loi, comandante delle missioni di pace italiane in Libano e Somalia: “Non si possono mandare gli eserciti a fare azioni di polizia internazionale. E’ un'altra struttura, è un’altra formazione. L’esercito va allo sbaraglio e il soldato è addestrato a uccidere e a uccidere bene. La polizia non deve uccidere; anzi dovrebbe essere dotata di armi intrinsecamente non letali”.

            La maggior parte dei pacifisti ammette ormai un Corpo di Polizia Internazionale alle dipendenze di una vera ONU.

 

La Tragedia delle “soluzioni” militari

 

            Ma la vera alternativa e’ la difesa popolare nonviolenta, snobbata dalla quasi totalità dei politici e anche da molti religiosi e cristiani. Non è passività e nemmeno utopia: i grandi nonviolenti non sono stati passivi e hanno scritto pagine storiche magnifiche.

            Tragico è invece il persistere della mentalità che solo gli eserciti e la guerra possano risolvere le controversie internazionali.

            E’ indispensabile e urgente tornare alla nonviolenza evangelica radicale dei primi secoli della chiesa. La civiltà dell’amore esige di bandire totalmente il < sistema militare > (eserciti-ricerca-industria-commercio-costi ed eventi bellici). Il mondo è un villaggio planetario, ma senza una vera amministrazione. Occorre che l’ ONU, riformata secondo un nuovo ordine democratico mondiale non più dominato dall’economia, promuova giustizia e pace con un minimo di regole, e queste regole le faccia rispettare con metodi nonviolenti; in caso estremo, con un suo corpo di polizia internazionale. Ciò presuppone l’abolizione degli eserciti nazionali. Oggi i problemi sono mondiali; possono essere affrontati solo da un “governo mondiale”, non dagli USA., Nato o altri.   Queste sono considerazioni si trovano costantemente nel Magistero Ecclesiale. La “Gaudium et Spes” del concilio Vaticano II dice: “Ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti è delitto contro Dio e contro la stessa umanità, e con fermezza e senza esitazione deve essere condannato… la corsa agli armamenti è una delle piaghe più gravi dell’umanità… La provvidenza divina esige da noi con insistenza che liberiamo noi stessi dall’antica schiavitù della guerra… Dobbiamo sforzarci per preparare quel tempo nel quale , mediante l’accordo delle nazioni, si potrà interdire del tutto qualsiasi ricorso alla guerra. Questo esige che venga istituita un’autorità pubblica e universale… L’umanità che si trova già in grave pericolo, sarà forse condotta funestamente a quell’ora in cui non altra pace potrà sperimentare se non la pace di una terribile morte”.

            Anche il catechismo della Conferenza Episcopale Italiana è categorico: “Abolire la guerra… il mezzo più barbaro e più inefficace per risolvere i conflitti. Il mondo civile dovrebbe bandirla totalmente… Si dovrebbe togliere ai singoli stati il diritto di farsi giustizia da soli con la forza, come già è stato tolto ai privati cittadini e alle comunità intermedie… Appare urgente promuovere nell’opinione pubblica il ricorso a forme di difesa nonviolenta …Ugualmente meritano sostegno le proposte tendenti a cambiare struttura e formazione dell’esercito per assimilarlo a un corpo di polizia internazionale… La pretesa dei singoli stati sovrani di porsi come vertice della società organizzata sta diventando anacronistica. Si va verso forme di collaborazione sistematica, si moltiplicano le istituzioni internazionali, si auspicano forme di governo sopranazionale con larga autonomia delle entità nazionali”.

            Le guerre attuali sono fuori ogni limite di moralità, anche di quelli della pur superata dottrina della “guerra giusta”. Il cosiddetto “Nuovo Modello di Difesa” è scellerato. Per l’Italia, i “Lineamenti di sviluppo delle forze armate negli anni 90”, presentati dal Ministero della Difesa in Parlamento nell’Ottobre 1991, parlano di “concetti strategici di difesa degli interessi vitali ovunque minacciati o compromessi”, anche al di fuori dei confini nazionali, abbandonando il “tradizionale parametro <da chi difendersi > a favore di una polarizzazione su < cosa difendere e come >” (p 37). Gli “interessi vitali” da difendere ovunque, riguardano “le materie prime necessarie alle economie dei paesi industrializzati” presenti nel Sud del mondo. In questo quadro l’Europa e in particolare l’Italia, avrebbe “il ruolo di ponte politico ed economico tra l’occidente industrializzato ed il terzo mondo”. Più chiaro e più cinico di così !

 

Riecco i Mercenari

 

            Altro segnale di militarismo montante è  la nuova diffusione degli eserciti mercenari (Nigrizia, 1/98, 12 e 3/99, 8), sulla cui strada sono incamminati gli <eserciti professionali> oggi di moda. Questi però, faticano a trovare soldati volontari adatti, nonostante paghe, crediti formativi, privilegi, apertura alle donne e pubblicità.

            I corpi mercenari sono un business già fiorente: scorte armate ai cargo nei mari pericolosi, controllo aereo e addestramento di eserciti e guerriglie. Tim Spicer, ex ufficiale inglese e precursore dei nuovi soldati di fortuna, così si esprime: "I miei uomini possono intervenire dove l'ONU non riesce. Costano meno e sono più bravi"

            L’attuale governo, con l’appoggio anche di buona parte dell’opposizione, ha presentato il disegno di legge n. 1927, secondo un accordo-quadro sottoscritto a livello europeo, che favorisce l’esportazione di armi e diminuisce i controlli previsti nella legge italiana 185/90 (Nigrizia, 6/02, 57).

            Ma il superamento di ogni limite viene dal rilancio degli armamenti nucleari, chimici e batteriologici, in collegamento con la dottrina Nato del "primo colpo nucleare" e con la scelta oramai dichiarata che tali armamenti possono essere usati. Le potenze nucleari hanno fatto di tutto per costringere gli altri paesi a sottoscrivere un "patto di non proliferazione", senza accettare un contemporaneo disarmo ripetutamente richiesto in sede ONU.

              Anche le formule apparentemente innovative come “Legittima difesa” e “Ingerenza umanitaria”, possono essere strumentalizzate,  come afferma giustamente il moralista Enrico Chiavacci: “In pratica, qualunque causa, giusta o ingiusta, ha potuto entrare in questo schema e il clero ha sempre pregato per la vittoria del proprio glorioso esercito” (in “rivista di teologia morale” n. 133, p.12). è ora di voltar pagina e tornare semplicemente alla nonviolenza evangelica dei primi secoli della Chiesa.

 

Da “Nigrizia” settembre 2002

 

                                                                                                                    p. Angelo Cavagna

                                                                                                                            dehoniano