COMUNICATO STAMPA - Bologna 16 giugno 2000

 

ABOLIRE L'ESERCITO!!!

 

    La Camera ha approvato la riforma della leva in senso peggiorativo, ossia nel senso di favorire l'esercito puramente professionale, decisamente peggiore dell'attuale: più sganciato dalla società; scelto idealmente da pochi, tendenzialmente esaltati; rifugio di poveri, attratti da paghe alte e mandati a far le guerre dei ricchi; costosissimo per tipo di armi e per paghe alte, che in ogni caso non riusciranno ad attrarre giovani in numero sufficiente, come accade in Inghilterra e negli stessi USA.

    L'intenzione era evidente e nemmeno tanto nascosta: abolire, insieme con la leva militare, anche l'obiezione di coscienza e il servizio civile. Basta vedere in che stato è ridotto il nuovissimo Ufficio Nazionale per il Servizio Civile: senza soldi; decine di migliaia di obiettori parcheggiati a casa e obiettori in servizio senza paga da mezzo anno e oltre.

    Le missioni di pace, cui sarebbe funzionale l'esercito professionale, sono uno specchietto per le allodole. La filosofia del NUOVO MODELLO DI DIFESA è esplicitamente intrisa di <<difesa degli interessi vitali>> propri dei paesi Nato che l'hanno formulato.

    La critica non è solo mia; è assai diffusa, chiara e tempestiva. Si vedano i comunicati-stampa della CNESC (consulta nazionale enti di servizio civile), di Pax Christi e della Caritas. Il servizio civile è ignorato; di "pari dignità" (amministrativa e retributiva), come sancito dalla Corte Costituzionale, non se ne parla nemmeno. Non ci sono i soldi neppure per l'esercito professionale!

    Intanto l'industria bellica, con tutti questi eserciti rambo (statunitense, europeo, italiano, terzomondiali...), fa furore e soffia sul fuoco di conflitti armati in tutto il mondo (53 guerre in atto!), a dispetto del terzo millennio che è cominciato malissimo (si veda l'appello drammatico dei DEHONIANI per il CONGO!).

    O il Senato cambia rotta, bloccando il progetto Scognamiglio e mettendo in condizione l'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile di attuare finalmente la NUOVA LEGGE-OBIETTORI già approvata da due anni (n° 230/98), compreso l'avvio di una DIFESA ISTITUZIONALE NONARMATA E NONVIOLENTA, che alcuni enti e obiettori hanno iniziato a sperimentare per conto proprio, oppure bisognerà pensare a una campagna in grande stile per L'ABOLIZIONE DELL'ESERCITO pura e semplice, magari con un referendum popolare.

 

E' ORA CHE I VERI CERCATORI DI PACE ERIGANO UNA BARRIERA CONTRO QUESTA RINASCENTE EUFORIA BELLICA, IN ITALIA E FUORI !!!

    

 

p. Angelo Cavagna

 

 

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Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile

 

COMUNICATO STAMPA

 

LEVA: inaccettabile indifferenza nei riguardi della società civile

 

Oggi la Camera dei Deputati ha approvato a larghissima maggioranza la

Riforma della Leva, il disegno di legge presentato dal Governo D'Alema, che

prevede la professionalizzazione delle Forze Armate Italiane.

Non possiamo che dichiararci colpiti da tale prova di efficiente rapidità

nell'approvazione di un disegno di legge per il quale ci saremmo aspettati

ben altri approfondimenti e volontà di confronto con la società civile.

A coloro, quindi, che non hanno colto il dibattito sulla sospensione dell'

efficacia di un articolo della Costituzione - l'articolo 52 -, a coloro che

non hanno avuto modo di comprendere quale sia il modello di difesa che viene

prefigurato, a coloro che non hanno potuto approfondire con quali modalità

saranno gestite le attività di ausiliaria della Polizia, Carabinieri,

Finanza e Vigili del Fuoco possiamo dire: non vi preoccupate, non eravate

distratti, è che il dibattito non c'è stato, o se c'è stato non ce l'hanno

detto.

Possiamo invece rassicurarvi che il servizio civile non rientra fra le

priorità né del Governo né del Parlamento. Ci avevano garantito che il

dibattito sul progetto di legge sul servizio civile nazionale al Senato

sarebbe iniziato già il 24 maggio, NON E' VERO; il 15 febbraio 2000 l'allora

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio On. Minniti ci aveva anche

garantito la copertura finanziaria per l'anno in corso, così da permettere

il regolare svolgimento del servizio civile, NON E' VERO; i soldi non sono

arrivati e chissà se arriveranno, ed il problema non può certo essere il

cambio di Governo, poiché la maggioranza che lo esprime dovrebbe essere la

medesima, la stessa che, non a caso, ha fatto suo il disegno di legge

Scognamiglio. Abbiamo anche un'altra certezza, non accetteremo passivamente

questa totale indifferenza nei riguardi delle centinaia di migliaia di

cittadini in servizio civile, delle migliaia di enti pubblici e privati che

dal 1972 ad oggi hanno promosso, sviluppato, sovvenzionato l'obiezione di

coscienza, nei confronti dei milioni di cittadini italiani che in tutti

questi anni hanno beneficiato di servizi, di relazioni umane, di assistenza

da parte di giovani obiettori, ai quali questo Stato, questo Governo, questo

Parlamento non hanno mai detto, nemmeno distrattamente, "GRAZIE".

 

 

Acli, Aism, Anpas, Arci, Caritas Italiana, Cenasca-Cisl, Cesc, SCS/CNOS,

Confederazione Nazionale Misericordie d'Italia, Legacoop, Italia Nostra,

Federsolidarietà /Cci , Wwf

Segreteria: c/o Federsolidarietà /Cci  Viale Bardanzellu, 8 - 00155 Roma

Tel. 06/43237388 - Fax 06/43237389

 

 

 

 

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Pax Christi Italia

 

COMUNICATO STAMPA

 

15/06/00

 

QUESTA RIFORMA NON CI PIACE

 

La Camera dei Deputati ha detto il primo sì alla riforma della leva che

prevede la progressiva professionalizzazione delle Forze armate.

Vista l'ampia maggioranza di forze politiche che ha votato a favore della

legge, c'è da temere che anche il Senato dica presto il suo sì a questo

progetto definitivamente.

Ma è con altrettanto timore che si può prevedere che il Senato non si sogni

nemmeno di discutere e approvare i disegni di legge giacenti da mesi in

materia di riforma del servizio civile. Questo è il primo motivo per cui la

riforma approvata oggi non ci piace. Nel settembre dell'anno scorso,

allorquando il Governo presentò il suo disegno di legge per riformare la

leva militare, fu costretto a promettere che parallelamente alla riforma

delle forze armate sarebbe stata approvata anche la riforma della leva

civile, cioè del servizio civile. Questa promessa è stata reiterata anche da

vari ministri dell'attuale Governo. Non riusciamo a vedere dove stia il

parallelismo: la riforma del servizio civile, proposta dal Governo e da vari

partiti, dorme sonni profondi presso la Commissione Affari Costituzionali

del Senato.

 

Ma la riforma approvata questa mattina non ci piace anche perché non

definisce fino in fondo i veri compiti che le Forze armate, e più in

generale la politica di difesa del nostro Paese, debbano attuare. A un anno

dalla "guerra umanitaria" combattuta anche dall'Italia contro la Serbia,

temiamo che quella possa essere un'esperienza-pilota per le nostre Forze

armate.

 

Questa riforma inoltre rischia di minare l'uguaglianza dei cittadini in

materia di ingresso nel mondo del lavoro, dato che si prevedono corsie

preferenziale e riserve di posti nelle pubbliche amministrazioni per quanti

svolgeranno il mestiere di soldato professionale.

Infine, temiamo che i costi economici di questa riforma (la paga annua di un

soldato di leva attualmente è di circa 1.800.000 lire, quella di un soldato

volontario sarà di 30 milioni) saranno molto più alti di quelli previsti,

mentre chiediamo da anni che lo Stato italiano riduca il bilancio della

difesa e mentre il servizio civile dei 100.000 obiettori di coscienza tra

qualche settimana chiuderà per mancanza di fondi.

 

 

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Tonio Dell'Olio

Pax Christi Italia

Via Petronelli  6

70052  Bisceglie   BA

Tel.  +39.080.3953507

Fax   +39.080.3953450

E - Mail: paxchristi@tiscalinet.it

Sito web: http://www.peacelink.it/users/paxchristi/

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CARITAS ITALIANA

 

Don Antonio Cecconi Vice direttore di Caritas Italiana interviene sulla approvazione della riforma della leva

 

Non mi sento di fare festa, di associarmi all’esultanza dei politici di varia razza e colore per l’abolizione della leva militare da parte della Camera. Per la Costituzione "la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino" e "il servizio militare è obbligatorio" (art. 52). Un articolo su cui trovarono un punto di equilibrio alto uomini del calibro di Dossetti, Togliatti e Moro. Adesso si arriva a una sostanziale riforma (o violazione?) dello stesso senza aver aperto un minimo di dibattito nel paese.

 

L’obbligo del servizio militare e successivamente - in forza di Leggi e di sentenze della Corte Costituzionale - del servizio civile per gli obiettori di coscienza ha fatto sì che i cittadini divenuti adulti contribuissero al bene comune, esercitando un dovere di solidarietà. Un numero crescente di giovani ha cominciato a difendere non il territorio ma le persone che lo abitano: occupandosi dei poveri e degli ultimi, allargando le opportunità di inclusione, contrastando l’emarginazione e il razzismo, tutelando il verde e tenendo aperte biblioteche e spazi sociali. La Caritas e molti altri Enti non chiedono il mantenimento della leva come escamotage per procurarsi obiettori; constatiamo invece come il servizio civile sia oggi in Italia un percorso effettivo di cittadinanza attiva e responsabile.

 

Mentre la Camera ha proceduto a spron battuto, la riforma del servizio civile - affidata al Senato - è ancora al palo. Intanto, come in un vecchio copione, chi attende di fare il servizio civile viene penalizzato. Quest’anno, per carenza di fondi, decine di migliaia di obiettori potrebbero restare a casa. Nonostante che, a suo tempo, si fossero sprecate rassicurazioni sul fatto che le due riforme avrebbero marciato in parallelo. C’è un futuro per il servizio civile? Il legislatore vuole riconoscerne la portata educativa per i giovani e la significativa integrazione che esso apporta a uno stato sociale progressivamente indebolito? C’è chi lo vuole opzionale e chi obbligatorio. Una cosa è certa: per farlo vivere bisogna investire, in termini di elaborazione culturale prima che di capitoli di spesa.

 

Per ora, l’asimmetria di diritti e doveri cresce: chi farà il militare di professione avrà corsie preferenziali per reinserirsi in professioni civili. Ci sarà qualcosa di analogo per chi si è preso cura (oggi da obiettore, domani da servitore civile) di disabili o tossicodipendenti?

 

Altra conquista "epocale" sbandierata è il pieno accesso delle ragazze alla carriera militare: vittoria del femminismo o sconfitta del pacifismo, che ha sempre avuto nelle sue file donne intelligenti e appassionate? E’ valorizzazione del "genio femminile"? Intanto, non esiste per le ragazze la possibilità di fare il servizio civile; urge che chi si occupa di pari opportunità faccia eliminare questa ingiusta, mortificante asimmetria. Tanto più che ci sono ragazze che, presso Caritas e altri enti, fanno un anno di volontariato a tempo pieno, senza alcuna forma di riconoscimento pubblico.

 

Questa riforma va a modificare il reclutamento nelle forze armate, ma non la natura e le finalità. Non basta una generica dichiarazione che le forze armate saranno impiegate in missioni di pace. Occorrerà imparare a difendere le persone prima che a conquistare i territori, operare per la prevenzione dei conflitti e il mantenimento della pace, saper effettuare vera ingerenza umanitaria a tutela dei diritti fondamentali violati. Per diventare davvero forza di polizia internazionale bisogna cambiare la mentalità (dei politici, dei generali e dei soldati) e la strumentazione, e soprattutto fugare le ipotesi di "nuovi modelli di difesa" volti ad assicurare "gli interessi dell’Italia" anche all’estero. Cose che bisognava affrontare contestualmente.

 

Forse, questa legge è a suo modo un "segno dei tempi". Come lo è stata la parata militare del 4 giugno. Si era sperato che la crescita democratica non dovesse più mostrare le armi per far sentire il paese forte e unito. E’ avvenuto di nuovo, proprio in quell’anno giubilare che dovrebbe essere contraddistinto dalla riconciliazione e quindi da segni di vita, di nonviolenza. Chi crede nel Vangelo della pace non si sente sconfitto, ma provocato ad ulteriore testimonianza.

 

Antonio Cecconi - vicedirettore Caritas Italiana