"… anch’io a Bukavu" – Relazione finale

 

Preparazione e organizzazione

Il progetto “anch’io a Bukavu” nasce come risposta a una richiesta pervenuta a “Beati i costruttori di pace” da parte della “Societé civile” di Bukavu.

Le strutture organizzative sono state:

-          gruppo di promotori e coordinatori in Africa a Bukavu e poi a Butembo: la Societé civile, la Chiesa Cattolica e le Chiese di Cristo in Congo (E.C.C.);

-          gruppo di coordinamento in Italia: i promotori sono stati “Beati i costruttori di pace”, Operazione Colomba dell’Assoc. Giovanni XXIII e Chiama l’Africa, ai quali si sono affiancati la Comunità Muungano di Vicomero (PR), il GAVCI, i Comboniani di Padova e per un lungo tratto l’Agesci nazionale. In tutte le sue fasi, anche nei momenti più difficili, a volte drammatici, le decisioni sono state prese in un confronto diretto, quasi quotidiano con tutti i coordinatori privilegiando il punto di vista “africano”, e sempre all’unanimità con il metodo del consenso;

-          segreteria operativa (presso Beati i costruttori di pace, Padova) gestita da volontari presenti stabilmente e impegnati a tempo pieno;

-          ufficio stampa, particolarmente impegnato nell’ultimo periodo;

-          gruppo di formatori, che hanno curato la preparazione dei partecipanti, gestito le assemblee e i gruppi durante la realizzazione del progetto.

Obiettivi

Fin dall’inizio il progetto ha camminato su due prospettive per quanto concerne “gli occidentali”:

-          coinvolgere in tutta Europa il maggior numero di persone possibili per realizzare un incontro tra popolo e popolo;

-          far partecipare numerose personalità per creare un “evento” anche mediatico e così interessare l’opinione pubblica mondiale.

In Africa il progetto si è intrecciato con le varie vicende, in particolare il confino a Butembo, il rientro a Bukavu e la morte improvvisa di Mons. E. Kataliko; l’assassinio di Laurent Kabila, presidente della Repubblica Democratica del Congo. Ci sono state difficoltà con le autorità amministrative di Bukavu e di Goma per ottenere la necessaria autorizzazione sempre promessa, ma non concessa per iscritto, tanto da dover spostare prima la data (dal 10/12/00 al 26/2/01) e poi il luogo dell’incontro e del Simposio da Bukavu (Sud Kivu, filo ruandese) a Butembo (Nord Kivu, filo ugandese)

Particolarmente impegnativa e laboriosa è risultata la preparazione logistica sia in Italia che in Africa: si è ricorsi al noleggio di un aereo per un volo charter di 257 posti e altri posti su aerei di linea per i restanti partecipanti, noleggio di pullman sia in Uganda che in Congo per il trasferimento via terra e 25 posti su un piccolo aereo da Kampala a Beni per le persone che non erano in grado di affrontare il disagiato viaggio via terra.

Partecipanti:

Il gruppo degli europei era composto da 281 di cui 268 dall’Italia, 10 dalla Spagna  e 3 dalla Germania, cui si sono aggiunte persone venute dalla Tanzania, dallo Zambia, dalla Francia, Belgio, Svezia e Stati Uniti. Dalle altre province del Congo e dei paesi confinanti erano presenti al Simposio circa 200 persone, delegati di organismi di Societé Civile e di Chiese. Complessivamente al Simposio ha partecipato circa un migliaio di persone.     

Formazione:

Prima della partenza sono stati realizzati tre incontri: uno di informazione sulla situazione nel Kivu, due per la costruzione dei gruppi di affinità, formazione alla nonviolenza attraverso il metodo del consenso. Il gruppo dei formatori ha partecipato all’iniziativa e ha curato l’animazione di tutto il gruppo facendo da trade d’union fra il gruppo di coordinamento e i vari gruppi di affinità.  

Realizzazione:

Il progetto si è realizzato dal 24 febbraio al 4 marzo 2001.

L’accoglienza trionfale dei partecipanti in un delirio di gioia  da parte dell’intera popolazione ha anticipato la festa della pace.

Le fasi che hanno caratterizzato tutta l’iniziativa sono state:

a)      Lo svolgimento del Simposio Internazionale in Africa (S.I.P.A.) a Butembo (Nord Kivu)

b)      Marcia della pace

c)      Preghiera interreligiosa con cattolici, evangelici, anglicani, battisti, kimbanguisti, musulmani, animasti.

In Italia durante la preparazione e lo svolgimento della manifestazione in Africa c’è stato un intensificarsi di iniziative di sensibilizzazione con digiuni, banchetti, minuto di rumore per rompere il silenzio sull’Africa e incontri pubblici.

Valutazione

I risultati complessivi sono stati superiori ad ogni aspettativa. Tutte le difficoltà che fino all’ultimo momento sembrava potessero impedire la realizzazione del progetto si sono rilevate alla fine una risorsa:

-          le difficoltà economiche hanno attivato l’iniziativa dei partecipanti;

-          la mancanza delle personalità internazionali al Simposio ha stimolato il confronto aperto fra le parti “nemiche”;

-          la scelta di Butembo invece di Bukavu ha comportato una straordinaria partecipazione popolare;

-          il percorso attraverso l’unica strada pericolosa ha impegnato tutte le parti in conflitto a riconoscere come ospiti i partecipanti stranieri;

Risultati immediati sono stati:

-          la partenza del dialogo intercongolese con la messa a fuoco degli obiettivi e della metodologia per il confronto;

-          il risultato politico con il documento finale del Simposio e con la risposta del Presidente Jean Pierre Bemba del Fronte di Liberazione del Congo (F.L.C) alle richieste del Vescovo di Butembo Mons. Melchisedech Sikuli.

Positive e soddisfacenti sono risultate alla fine anche:

-          l’organizzazione in gruppi di affinità dei partecipanti europei;

-          la rete di rapporti diplomatici: Ministero degli Esteri italiano, Ministeri del governo RCD a Goma, Agenzie ONU e OUA, Ambasciata d’Italia a Kampala, Ministeri dell’Interno e degli Esteri dell’Uganda, Arcivescovado e Caritas di Kampala, Diocesi di Kasese, Autorità del Governo provinciale di Beni e del FLC del Congo orientale;

-          l’organizzazione logistica

Rimane la coscienza di avere dato un piccolo contributo di solidarietà e di essere stati occasione per far emergere la speranza della popolazione e per avviare un processo di pace, ma coscienti della complessità e difficoltà della situazione e del grande impegno e lavoro che rimangono per tutti i drammi dell’Africa per i quali è necessario l’intervento sollecito delle Istituzioni e un grande sostegno da parte dell’opinione pubblica.

                                                                                                    Beati i costruttori di pace

Padova, 10/4/2001