Bologna, 26 giugno 2004

 

CEFA-UNHCR IN BOSNIA:

IN QUALI MODI I NOSTRI PROGETTI FAVORISCONO LA PACE

 

Il progetto di cui mi occupo è mirato alla sostenibilità dei rientri nelle aree di Gorazde, Mostar e Travnik. Una volta rientrati, infatti, i profughi hanno trovato una situazione ben diversa da quella che avevano lasciato allo scoppio di questa guerra. La ricostruzione delle case, operata dall’UNHCR, e’ un presupposto necessario ma non sufficiente al reinserimento delle minoranze etniche: le famiglie ritornate si trovano senza un lavoro e senza un futuro certo. Fornendo arature, frutteti e sementi alle famiglie piu’ vulnerabili (indipendentemente dal loro gruppo etnico) e insegnando loro le fondamentali tecniche agronomiche, il CEFA garantisce a questa gente una fonte di reddito, evitando l’insorgere di pericolose gelosie nei confronti dei vicini di casa, spesso di etnia diversa.

Lo staff del CEFA e’ composto interamente da personale locale (io sono infatti l’unico espatriato): per la realizzazione dei progetti, i componenti dello staff  sono obbligati a collaborare continuamente con persone delle altre etnie; ritengo che questo possa essere un elemento di riconciliazione, o almeno di dialogo, molto utile ai fini di una pace duratura in Bosnia-Erzegovina. A sostegno di questa tesi, riporto di seguito qualche esempio riguardante alcuni membri del nostro personale.

Nella nostra sede di Travnik, Sinisa (serbo) lavora quotidianamente con Akif e con tutti gli altri colleghi bosgnacchi (Bosniaci di religione musulmana).

A Gorazde, il nostro personale, interamente bosgnacco, lavora per fornire costantemente arature, piante e consulenze a beneficiari anche di etnia serba. I seminari che organizziamo allo scopo di creare un know-how tecnico agronomico sono seguiti da agricoltori sia bosgnacchi che serbi, che alla fine di ciascun seminario si intrattengono a parlare come normali colleghi.

A Mostar, il capo progetto, Mario, e’ croato, mentre il resto dello staff e’ bosgnacco, ma la collaborazione e’ totale. Uno dei trattoristi, bosgnacco, inizialmente si recava in zone a maggioranza serba solo accompagnato da altre persone; ora quando va a fare le arature nei villaggi serbi, vi trascorre settimane intere, senza che nessuno lo accompagni.

Questi semplici esempi danno una misura di come i nostri progetti siano volti anche a favorire la pace nell’area.

Giulio Giovannetti

Obiettore GAVCI in servizio