"La guerra giusta? Non esiste più"
Ho letto con curiosità e gioia, ma anche, per il vero, con qualche
perplessità, l'informazione "La guerra giusta? Non esiste più" circa il
convegno "Guerra e pace nel XXI secolo", organizzato dall'Ordinariato
Militare e dal Forum di Relazioni Internazionali (Avvenire, 13.7.2000, p.
23), cui hanno partecipato il card. Martini e l'ammiraglio G. Venturoni.
Ho goduto delle affermazioni del cardinale. In particolare: "Non bisogna
arrendersi mai all'inevitabilità della guerra... Occorre ripensare l'idea
stessa di nazione e superare il concetto della sovranità degli Stati,
lasciandosi guidare dal concetto di ".
Mi è piaciuta anche la schiettezza dell'ammiraglio Venturoni circa le
cosiddette : "Sebbene limitati negli scopi, selettivi
nelle modalità, posti sotto uno stringente controllo politico e al giudizio
della pubblica opinione, non illudiamoci che gli interventi possano essere
indolori".
La perplessità riguarda invece la riaffermata necessità dell'intervento
armato, sottintendendo l'invio dell'esercito per scopi di pace o azioni di
polizia internazionale. Occorre, secondo me, distinguere nettamente, tra
esercito-guerra () e polizia-azione di polizia
(). Il gen. Bruno Loi, che di tali interventi
se ne intendeva, ha scritto e mi ha confermato a voce: "Non si possono
mandare gli eserciti a fare azioni di polizia internazionale".
Inoltre, condivido pienamente quanto scritto, fra l'altro, dal vescovo
Diego Bona presidente di Pax Christi nella recente (14.7.2000): "Gli interventi o nelle zone di conflitto debbono essere condotti rigorosamente sotto la
responsabilità dell'ONU", una ONU evidentemente riformata, democratizzata e
rafforzata, ciò che mi sembra auspichi anche il card. Martini.
La prospettiva giusta è indicata nel Catechismo CEI "La verità vi farà
liberi": "Abolire la guerra... Si dovrebbe togliere agli Stati il diritto di
farsi giustizia da soli con la forza, come già è stato tolto ai privati
cittadini e alle comunità intermedie... Appare urgente promuovere
nell'opinione pubblica il ricorso a forme di difesa nonviolenta. Ugualmente
meritano sostegno le proposte tendenti a cambiare struttura e formazione
dell'esercito per assimilarlo a un corpo di polizia internazionale" (pp.
493-494).
Occorre, come ha detto il card. Martini, "non arrendersi mai alla
inevitabilità della guerra". Mai vuol dire mai. Quindi non c'è più posto per
ipotesi di guerre giuste.
p. Angelo Cavagna
Lettera pubblicata su AVVENIRE il 25 luglio 2000