Comunicato GAVCI di adesione

NO ALLA GLOBALIZZAZIONE SELVAGGIA

Come gruppo nonviolento e pacifista, intendiamo aderire alla protesta contro il vertice OCSE che si terrà nei giorni dal 12 al 15 giugno.
Intendiamo anche partecipare attivamente alle iniziative promosse dalla Rete Contropiani - NO OCSE al fine di ottenere un efficace boicottaggio del vertice, con azioni nonviolente visibili e incisive, e uno sciopero di cittadinanza che coinvolga quanti più soggetti possibile.

Riteniamo però doveroso sottolineare alcuni aspetti per noi fondamentali:

1) Intendiamo precisare che il GAVCI non promuoverà azioni di blocco effettivo del vertice e non mira a impedire a nessuno, in quei giorni, di riunirsi e di parlare. Dal momento che affermiamo il diritto di tutti a circolare e a riunirsi liberamente, dobbiamo farlo anche per coloro che in questo momento rappresentano la controparte. Riteniamo che il vero blocco ed il più efficace boicottagio del vertice possa scaturire soltanto dalla capacità che avremo di sfruttare questi giorni di mobilitazione per lanciare messaggi chiari e comprensibili per tutti. Il vertice OCSE regalerà suo malgrado a Bologna 5 minuti di telecamere puntate che porteranno le immagini della protesta in giro per i network nazionali e internazionali. Dobbiamo guardarci, pertanto, dal rischio di essere bollati come manifestanti estremisti o violenti e di lasciare alla stampa l'occasione di sminuire e banalizzare l'importanza delle nostre richieste. Non riteniamo che la minaccia sia data dal fatto che questo vertice si svolga o meno, o che i delegati e i rappresentanti debbano trovarsi ad affrontare qualche disagio in più o in meno nello spostarsi dagli alberghi al palazzo o dal palazzo alla cena di gala, ma che passino sotto silenzio le vere finalità del vertice ed il carattere antidemocratico di un organismo quale l'OCSE.

2) Vorremmo che questa protesta, come quella di Seattle e come altre che probabilmente vedremo svolgersi nei prossimi mesi, si inserisse in un percorso di lotta per la rivendicazione di istituzioni effettivamente democratiche, che operino sia a livello locale sia su scala planetaria, con garanzie e con sistemi di controllo efficaci. E' fondamentale, perché vi sia una vera Pace e una vera Democrazia, che tutti i lavoratori possano essere al corrente delle decisioni che vengono prese sulla loro pelle e che possano intervenire qualora queste vadano a loro discapito. Anziché proporre ogni volta i soliti tagli alla spesa pubblica, ai servizi, allo stato sociale, per finanziare politiche interventiste e neocoloniali, dovremmo ottenere dai nostri governi impegno per un disarmo generalizzato e per la cooperazione internazionale. Anche se siamo molto lontani da raggiungere tali traguardi crediamo che potrebbe essere proficuo interrogarsi su quali istituzioni dovrebbero nei prossimi anni essere legittimate a lavorare per fornire accordi e leggi che regolino gli scambi internazionali in modo equo e tenendo conto dei reali bisogni degli uomini. Di fronte alla deregulation progettata e pianificata dagli organismi transnazionali crediamo che la Pace e la giustizia sociale abbiano bisogno di nuovi organismi o comitati che tutelino in qualche modo i lavoratori nel riconoscimento dei loro inalienabili diritti. La dignità umana non è merce di scambio. In particolare occorre una riforma radicale dell'ONU in senso di democratizzazione e di rafforzamento.

3) Pertanto il 14 saremo in piazza per ricordare a quante più persone possibili che in quel giorno il "club dei ricchi" decide strategie che comporteranno un peggioramento di condizioni di vita e di lavoro che andrà a scapito di tutti. Non cercheremo il dialogo con quanti vogliono una globalizzazione (o economia globale) vantaggiosa solo per chi detiene il potere di muovere grandi capitali, ma cercheremo di parlare con le persone. Cercheremo di far capire quali sono i risultati che in tanti anni di lavori e di vertici organismi come OCSE, FMI, BM, OMC, sono stati in grado di produrre. Considereremo come possibili interlocutori anche i nostri rappresentanti e ministri democraticamente eletti nei confronti dei quali possiamo e dobbiamo far pressione avanzando richieste e chiedendo trasparenza e chiarezza.

Bologna, 9 giugno 2000