[35] Sos Per La Popolazione Del Kivu

Text:

Subject:

SOS PER LA POPOLAZIONE DEL KIVU
Date:
Wed, 9 Sep 1998 00:38:21 +0200
From:
"serv. informazioni Congosol" <congosol@skyol.it> To:
Recipient List Suppressed:;




Dei rappresentanti della societa' civile nel Kivu, riuniti sotto la sigla SIC (Fonti indipendenti del Congo), che vogliono conservare l'anonimato per questioni si sicurezza, chiedono la diffusione del seguente messaggio


KIVU, 3 settembre 1998

SOS per la popolazione del Kivu

  1. Le conseguenze di una disfatta

Dopo la disfatta delle forze cosiddette ribelli - banyamulenge sul fronte Sud Ovest, nel Basso Congo e a Kinshasa, diventa evidente che tutto lo sforzo militare e tutto il potenziale di distruzione della guerra saranno concentrati sulla regione del Kivu.



  1. La regione dell'Est: una polveriera

La popolazione civile di questa regione ha molti motivi per temere il peggio. Gia' si constata un maggiore spiegamento di forze da parte delle truppe provenienti dall'Uganda, dal Rwanda e dal Burundi.
Contemporaneamente, il governo di Kinshasa, sostenuto dai suoi alleati dello Zimbabwe, dell'Angola e della Namibia, annuncia una controffensiva, mentre si mobilitano le diverse milizie: May-may, ex-FAR, Interamwe, Nalu, etc.
Tutto questo da' un'idea della polveriera che e' diventata la regione del Kivu



  1. Angoscia nella vita quotidiana

La vita delle persone e' ogni giorno sempre piu' perturbata da ogni sorta di azioni di banditismo, messe in atto da uomini armati e da militari le cui manifestzioni brutali sono tollerate dai loro ufficiali.

La psicosi della guerra e' esarcebata dai recenti massacri perpetrati il 24 agosto 1998 da militari rwando-ugandesi nella comunita' di Kasika. Secondo l'ultimo bilancio, e senza contare i dispersi, la cifra dei morti arriva a 633 civili innocenti, principalmente nei villaggi di Kasika e di Kilungutweț.

Nella sua conferenza di lunedi' 31 agosto 1998 a Bukavu, il Comandante Jean Pierre Ondekane ha riconosciuto pubblicamente la responsabilita' delle sue truppe in questi massacri.
La sua domanda di perdono, fatta davanti ai rappresentanti della popolazione, e' percepita dalla gente come una ammissione di impotenza riguardo all'autorita' che esercita su queste truppe straniere. Infatti, dalla guerra del 1996, ci si e' abituati a vedere due specie di comandi: quello congolese ufficiale e l'altro, tutsi-rwandese, occulto ma effettivo.



  1. Abbandono e isolamento

La popolazione, noi ne siamo testimoni, si sente totalmente abbandonata. Nel caso di una temuta ripetizione di tali massacri, o di altri drammi come le epidemie o la carestia, da dove verra' il soccorso?
Tutte le organizzazioni umanitarie internazionali, ivi compresa la Croce Rossa, hanno lasciato la regione.
Tutti i mezzi di comunicazione con l'esterno vengono resi inoperanti dall'autorita'.



  1. SOS alla Comunita' Internazionale

Non si lasci libero corso alla violenza cieca delle armi Si faccia tutto il possibile per pervenire ad una soluzione politica ed equa del conflitto
Si tenga conto, nei negoziati, dei desiderata della popolazione civile e dei suoi diritti essenziali e fondamentali.

Nessuna spartizione del Congo. Nessun congolese accetta che il Nord e il Sud Kivu diventino delle province dell'Uganda e del Rwanda.

Nessuna soluzione ipocrita che maschererebbe, sotto le apparenze di un governo regionale fantoccio, una continuazione della dominazione amministrativa e militare rwando-ugandese.

Partenza di tutte le truppe straniere dal territorio congolese.

Realizzazione della sicurezza alle frontiere. Cio' implica che la RDC si impegni a neutralizzare i gruppi armati che, a partire dal suo territorio, destabilizzano i suoi vicini.
E che i vicini Uganda, Rwanda e Burundi rinuncino ad ogni intervento militare sul suolo congolese.

Invio urgente di una equipe internazionale di osservatori, incaricata di testimoniare sull'inventario dei luoghi per cio' che concerne i diritti umani e la sicurezza.


3 settembre 1998
Fonti indipendenti del Congo (SIC)


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