[60] Agenda Per La Pace In Congo
Text:
Subject:
AGENDA PER LA PACE IN CONGO
Date:
Wed, 11 Nov 1998 22:04:33 퍭
From:
"serv. informazioni Congosol" <congosol@skyol.it> To:
Recipient List Suppressed:;
riceviamo e pubblichiamo questo importante documento della societa' civile
congolese,
firmato da piu' di 50 personalita' del mondo culturale, sociale, politico,
religioso.
traduzione nostra
AGENDA PER LA PACE IN CONGO
Proposte della Societa' civile
- PERCHE' UN'AGENDA PER LA PACE
La Repubblica Democratica del Congo, il nostro Paese, attraversa un periodo
critico della sua storia.
Essa fa fronte ad una guerra condotta dal Rwanda e dall' Uganda in un contesto
di grave deterioramento del tessuto sociale, economico ed amministrativo del
Paese, dopo 32 anni di gestione caotica sotto la dittatura di Mobutu.
Questa guerra arriva un anno dopo quella detta "di liberazione" sostenuta dagli
stessi Paesi che hanno condotto il Presidente Kabila al potere, spazzando via il
regime di Mobutu insieme pero' al processo di democratizzazione reclamato dal
popolo da parecchi anni. Dal 2 agosto dell'anno in corso, alcune armate dei
paesi vicini ad Est del Congo sono entrate nel Paese sotto la copertura di una
ribellione che ha per obiettivo quello di destituire il Presidente Kabila. Esse
hanno cosi' aperto un fronte ad Est e ad Ovest del Paese. Di fronte a questa
guerra ingiusta, il governo di Kabila ha sollecitato l'assistenza dei Paesi
della SADC tra cui l'Angola, la Namibia e lo Zimbabwe, che hanno prontamente
risposto all'appello e sono accorsi per permettergli di neutralizzare aggressori
e ribelli sul fronte Ovest, dopo duri scontri nel mese di Agosto.
Da allora ad oggi, la guerra si e' realmente installata nel Paese con gravi
conseguenze sul piano economico, politico, sociale ed umanitario. Attualmente,
la ribellione occupa circa un terzo del Paese, e dopo la caduta di Kindu, vuole
lanciare un'offensiva nei confronti delle citta' di Mbuji-Mayi e Kananga.
Il governo congolese e i suoi alleati ai quali si puo' aggiungere il Ciad si
mobilitano dunque per preparare una controffensiva al fine di recuperare le
province occupate dell'Est.
Di fronte all'incalzare della guerra ed al pericolo di coinvolgimento di tutta
l'Africa, i capi di stato africani si riuniscono per ricercare una soluzione
politica che metta fine alla guerra.
D'altro canto le Nazioni Unite, l'Unione Europea, l'OUA e le grandi potenze
fanno appello ad una soluzione negoziata.
Mentre si preparano queste negoziazioni, il popolo congolese e' vittima di
molteplici violazioni dei diritti umani, di massicci dislocamenti di popolazioni,
di insicurezza, di angoscia, della paura dello smembramento del Paese.
Ecco perche' al momento in cui si parla della negoziazione, i responsabili delle
associazioni della societa' civile congolese si sono ritrovati a Kinshasa dal 5
al 7 Novembre per riflettere e mettere in comune proposte concrete atte a
contribuire alla ricerca di una soluzione pacifica del conflitto e promuovere
cosi' una pace duratura in Africa Centrale. Il momento e' opportuno nella misura
in cui i protagonisti comincino a riconoscere la fondatezza di una soluzione
negoziale al fine di evitare il coinvolgimento dell'intero continente e di
ipotecare la costruzione dell'Africa all'alba del ventunesimo secolo.
- CHI SIAMO?
Noi siamo cittadine e cittadini congolesi consapevoli dei nostri diritti e
doveri, patrioti innamorati della pace e della liberta' e che lottano affinche'
il nostro popolo prenda in mano il suo destino. Noi rappresentiamo le
associazioni cittadine, le ONG per i diritti dell'uomo, per l'educazione civica
e per lo sviluppo, i sindacati che vivono e lavorano con la popolazione su tutto
il territorio della Repubblica Democratica del Congo.
Noi siamo una societa' civile che si vuole responsabile e che vuole apprendere
delle lezioni dalla storia passata e presente del Paese per partecipare alla
costruzione dell'avvenire.
Noi siamo coloro che, nel momento in cui non c'e' parlamento ne' alcuna
struttura rappresentativa della popolazione, si danno come compito quello di
dare risonanza alle preoccupazioni, alle angosce, alle frustrazioni e alle
speranze della popolazione con la quale lavoriamo tutti i giorni alla base.
Noi siamo la societa' civile, la voce dei numerosi senza-voce che non possono
piu' impedirsi di esprimersi.
Noi siamo leaders sociali, sindacalisti, professori universitari, intellettuali,
giornalisti, donne, giovani... in breve siamo Congolesi che rifiutano di subire
la storia e che vogliono assumere il loro destino con tutti gli altri Congolesi,
nessuno escluso.
- IN CHE COSA CREDIAMO?
Noi crediamo alla necessita' di una pace e di una liberta' ben fondate. Noi
crediamo nella dignita' umana, ai diritti fondamentali dell'essere umano,
crediamo nella democrezia e al valore di cittadinanza del nostro popolo.
Noi siamo convinti che tutti gli uomini sono fratelli e che hanno il dovere di
essere solidali e di proteggersi vicendevolmente; che debbano vivere tutti
insieme in pace, nella ricchezza delle loro differenze.
Noi affermiamo che la guerra distrugge e che la pace costruisce. Noi siamo
legati all'integrita' del nostro territorio, alla dignita' del nostro popolo,
valori che siamo pronti a difendere.
Noi crediamo all'inviolabilita' delle nostre frontiere, crediamo nella
sovranita' del nostro paese ed al ruolo che deve giocare in Africa.
Noi crediamo che l'uomo sia perfettibile e che tutti i conflitti possano essere
risolti se privilegiamo il dialogo e la negoziazione. Noi siamo fermamente
convinti che la ricostruzione della pace in Congo, la pace e la stabilita' delle
istituzioni democratiche nella regione dei Grandi Laghi e la prosperita' degli
Stati africani sono possibili se tutti mettono in comune la loro buona volonta'
per realizzarle.
Noi crediamo che la democrazia, e segnatamente le elezioni, sono solidi mezzi
per costruire la pace.
- CHE COSA CONSTATIAMO
Noi constatiamo che la situazione di guerra che coinvolge il Congo da tre mesi
ha disorganizzato le strutture gia' precarie per altro, in campo politico,
militare, sociale ed economico.
L'analisi della situazione generale del paese ci porta a fare la relazione
seguente:
4.1. Sul piano politico
- blocco del calendario politico
- disturbo del funzionamento delle istituzioni
- comparsa di una ribellione armata
- incremento del nazionalismo e del patriottismo
- tendenza al culto della personalita'
- recrudiscenza della mancanza di sicurezza
- numerose violazioni dei diriti della persona umana, soprattutto nei
territori occupati
- massacri e deportazioni dei congolesi
- tentativo di divisione del Paese da parte di nuove autorita' amministrative
- diffidenza e sospetto verso i politici con restrizione della liberta' di
movimento
4.2. Sul piano sociale
- numerose perdite in vite umane
- crescita della miseria generale e della precarieta' della vita della
popolazione
- degrado delle infrastrutture di base: scuole, ospedali - disfunzioni nella
copertura sanitaria del Paese
- mancato pagamento dei salari
- deterioramento (riduzione drastica) del potere d'acquisto - aumento del
numero dei disoccupati
- carestia, abbandono delle popolazioni nei territori occupati.
4.3. Sul piano economico
- utilizzo delle risorse del Paese a favore della guerra - riduzione
dell'offerta dei beni di prima necessita' e levitazione dei prezzi - blocco del
piano triennale della ricostruzione nazionale - aumento della distruzione delle
infrastrutture
- saccheggio dei prodotti minerari e delle infrastrutture nei territori
occupati
- distruzione della fauna e della flora (ecosistema)
- APPELLO DELLA SOCIETA' CIVILE
5.1. Al Governo Congolese
5.1.a. Compiere atti positivi a favore della distensione e della coesione
interna:
- liberare i detenuti politici e di opinione
- decretare un provvedimento di grazia generale per tutti gli esiliati -
liberalizzare le attivita' dei partiti politici
- rispettare i diritti e le liberta' fondamentali dell'uomo - rilanciare il
processo democratico
- riavviare il dialogo con tutte le forze politiche interne - favorire ed
incoraggiare il buon governo, rinforzare la giustizia e le istituzioni
repubblicane per la costruzione di uno Stato forte - dotare rapidamente il Paese
di una costituzione accettata da tutti - evitare l'esclusione dalla condivisione
delle responsabilita' e la tribalizzazione del potere politico
- sollecitare l'impianto di una forza atta a mantenere la pace, nell'attesa
della costituzione di un esercito repubblicano
- negoziare con i Governi coinvolti nella guerra
- non firmare accordi minerari in periodo di guerra
- rendere pubblici tutti gli accordi politici ed economici firmati in
precedenza
- migliorare le relazioni con le grandi potenze, le Nazioni Unite e la
Comunita' Internazionale
- lottare contro la poverta' della popolazione
- elaborare una legge sull'organizzazione ed il funzionamento dei partiti
politici
- elaborare una legge elettorale
- riorganizzare le Forze Armate Congolesi (FAC)
5.1.b. Nella regione
- evitare la politica della "sedia vuota"
- intensificare il dialogo sulla costruzione della pace - accentuare le
azioni di pressione o di lobbying per contrastare le lobbies che operano per lo
smembramento del Congo
5.1.c. In relazione all'ONU
- riabilitare la diplomazia (competenza, porre fine al dilettantismo, tenere
conto dell'origine dei mandatari)
- render chiaro il dossier sul massacro degli Hutu
- rinforzare la presenza dei cittadini congolesi in seno alla funzione
pubblica internazionale, particolarmente nel sistema delle Nazioni Unite
5.2. Alla classe politica congolese
- evitare l'opportunismo ed un comportamento irresponsabile - rispettare i
principi democratici che escludono la presa di potere con le armi
- smetterla con la politica della ricerca del potere per il potere -
privilegiare la salvaguardia della nazione e l'integrita' territoriale -
incorporare la cultura dell'alternanza politica
- rispettare i testi di legge
- cessare le ostilita' e partecipare al dialogo interno (negoziazione tra
congolesi) con tutte le altre componenti della vita nazionale - privilegiare i
meccanismi democratici di assunzione del potere
5.3. Ai paesi aggressori (Rwanda, Uganda, Burundi)
- ritirare senza indugi le loro truppe dal territorio nazionale congolese -
rispettare la sovranita' degli Stati
- rispettare l'integrita' territoriale della Repubblica Democratica del Congo
- non ingerenza negli affari interni della RDC
5.4. Ai governi dei paesi frontalieri
Al fine di lottare contro i gruppi armati ed assicurare la sicurezza alle
frontiere:
- instaurare la democrazia ed il buon governo negli Stati della regione -
allacciare il dialogo con i gruppi armati per il loro inserimento nella
comunita' nazionale
- lottare contro l'esclusione attraverso la spartizione del potere -
promuovere lo sviluppo e la lotta contro la poverta'
- creare eserciti nazionali, autentiche forze repubblicane che integrino tute
le etnie
- aprire piste di sviluppo alla gioventu'
- smobilitare e scolarizzare i bambini soldato
- impegnarsi tra gli Stati a non servire piu' da retro-base per i gruppi
armati che cercano di destabilizzare i paesi vicini
- firmare fra gli Stati patti di non aggressione
5.5. Riguardo la Forza di mantenimento della pace
Pur esprimendo dei dubbi sulla sua efficacia, il suo compito deve essere
negoziato fra i governi.
Tale forza e' auspicabile per le seguenti ragioni:
- rendere piu' sicure le frontiere tra il Congo da una parte e il Burundi,
l'Uganda e il Rwanda dall'altra
- facilitare l'evacuazione dele truppe straniere d'aggressione - fare
rispettare il cessate-il-fuoco
5.6. Riguardo alla posizione dell'ONU
Noi chiediamo di:
- condannare chiaramente l'aggressione
- esigere il ritiro delle truppe dei paesi aggressori della RDC - applicare e
fare applicare le convenzioni internazionali con equita' e neutralita' verso
tutti i paesi, senza partito preso.
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