[142] I PERCHÉ DELLA NUOVA GUERRA/PARTE1

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CONGO-DEM.REPUBLIC, 16 OCT 1998 (3:45)

(STANDARD, POLITICS/ECONOMY)

A poco più di un anno dalla fine del mobutismo, la "rivoluzione" ha rivelato tutta la sua inconsistenza. Il paese è occupato da Rwanda e Uganda, a cui si contrappongono Angola, Zimbabwe e Namibia. Interessi incrociati mantengono lo stallo politico. Mentre Kabila cerca di tenersi a galla. Si dice, la natura ha orrore del vuoto. Negli ultimi anni del mobutismo lo stato zairese non era che una finzione. Con il consenso del dittatore, questo vasto territorio, che egli non controllava più, serviva da base alle guerriglie ostili ai regimi del Burundi, Rwanda, Uganda e Angola. Questi stati, per colmare il vuoto, si sono serviti di Laurent-Désiré Kabila - autoinsediatosi a capo della Repubblica democratica del Congo il 29 maggio 1997 - nella speranza di sbarazzarsi dei guerriglieri. Ma la joint venture rwando-katanghese è fallita. La lotta per il potere non ha mai cessato di opporre i banyamulenge, pupilli di Kigali, e i katanghesi, sostenuti da Luanda. Per assestare il suo neonato potere, Kabila, invece di dilu ire questi gruppi minoritari nel vasto insieme congolese, li ha messi gli uni contro gli altri, emarginando i partiti e la società civile congolese che pure avevano contribuito a far cadere il mobutismo. Così ha imbavagliato la stampa e imprigionato, assassinato o esiliato chi avanzava critiche. Revanscistico e privo di un respiro nazionale, il regime non ha colto i segnali d'allarme che arrivavano dall'Est del paese. In questa regione il regime ha tentato di negoziare con i rappresentanti delle comunità in conflitto, ma senza successo perché nello stesso tempo Kabila, ostile ad ogni democratizzazione, ha scalzato l'autorità delle élite locali. La tavola rotonda, che le comunità dei due Kivu (nord e sud) auspicavano per risolvere i loro problemi di proprietà della terra o di nazionalità, non ha mai avuto luogo. Sono scoppiate rivolte dei mayi-mayi, dei wangilima, dei bembe e dei banyamulenge. Un caos di cui hanno approfittato gli estremisti hutu rwandesi e gli oppositori ugandesi per continuare la guerriglia contro i loro paesi d'origine. Di fronte a ciò, gli eserciti rwandese e ugandese non si sono più accontentati di compiere operazioni di rappresaglia transfrontaliere: nel Kivu e nella Provincia orientale, la loro presenza si è tradotta in un prelievo sistematico di beni locali. Uno studio dell'International Crisis Group, un'organizzazione non governativa che si occupa di situazioni di conflitto, presieduta dal senatore belga Alain Destexhé e di cui fa parte l'europarlamentare Gianfranco Dell'Alba, sottolinea che le esportazioni d'oro dall'Uganda sono passate tra il 1995 e il 1997 da 23 a 80 milioni di dollari, mentre quelle di caffè sono passate da 28 a 44 milioni di sacchi tra il 1996 e il 1997. Una bella coincidenza. (Continua) (CO)

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