[143] I PERCHÉ DELLA NUOVA GUERRA/PARTE2

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CONGO-DEM.REPUBLIC, 16 OCT 1998 (3:59)

(STANDARD, POLITICS/ECONOMY)

Questo può spiegare perché quando, a fine luglio, Kabila ha deciso di rispedire a casa i militari stranieri, costoro hanno reagito appoggiando o suscitando la ribellione. Il progetto sembra fosse in cantiere da tempo: da mesi, ex mobutisti e altri oppositori frequentavano Kigali e Kampala. L'imperizia di Kabila, che ha concentrato la maggior parte dei poteri nelle mani dei katanghesi e nutrito uno spirito di rivincita a danno delle ex Forze armate zairesi, ha contribuito a far ammutinare intere unità del nuovo esercito congolese, insofferenti anche al calvario della "rieducazione" ai principi della rivoluzione kabilista. La coalizione ribelle ha però largamente sottostimato l'impopolarità dei tutsi nel paese. Impopolarità che si è tradotta, fin dall'inizio delle ostilità, in uccisioni generalizzate di tutsi a Kinshasa e anche nel linciaggio di centinaia di militari ribelli infiltrati nella capitale. La popolazione, indottrinata da un'astiosa propaganda governativa, li considera alleati degli invasori. Co sì degli innocenti sono stati bruciati vivi con il supplizio del "collare": un pneumatico acceso intorno al collo. Certo le continue vessazioni dei militari rwandesi, che si sono comportati come un esercito d'occupazione, e le privazioni indotte dal prolungato black-out elettrico della capitale in agosto, hanno dato il via libera ai risentimenti razzisti della popolazione. Un atteggiamento talmente diffuso che alcuni banyamulenge hanno tentato di sganciarsi dagli interessi di Kigali, di deporre le armi e di trovare un accordo con i loro vicini così da ottenere la nazionalità congolese. Ma i massacri come quello di 633 vittime a Kasika (Sud-Kivu) il 24 agosto ad opera dei ribelli, supportati - secondo fonti missionarie italiane - da soldati rwandesi e ugandesi, non possono certo favorire l'integrazione dei banyamulenge nella società congolese. La ribellione ha poi commesso altri errori. L'agenzia parigina Lettre du Continent informa che, prima dell'attacco, ci sarebbero stati contatti a Kigali con oppositori angolani dell'Unita o del Flec-Fac cabindese. Il governo angolano, che cercava un pretesto per entrare in Congo ed eliminarvi le basi dell'Unita, ha risposto prontamente alla chiamata di Kabila. In ogni caso lo scenario fino a metà settembre ci dice che i congolesi non sono padroni del loro destino. Sia i ribelli che i governativi dipendono essenzialmente dalla forza d'urto dei loro alleati. Una situazione che sembra dare ragione all'Udps (Unione per la democrazia e il progresso sociale) di Etienne Tshisekedi. "La presenza di rwandesi e ugandesi sul nostro territorio costituisce già un attentato alla nostra sovranità. Ora Kabila aggrava il problema invitando altri eserciti stranieri", afferma François Tshibampa Mpuila, rappresentante dell'Udps a Bruxelles. (Continua) (CO)

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