CONGO-DEM.REPUBLIC, 16 OCT 1998 (4:2)
(STANDARD, POLITICS/ECONOMY)
Se si eccettua l'appoggio a Kabila di Zimbabwe e Namibia, che risponde a due ragioni (non lasciar cadere il debitore Kabila, al quale questi paesi hanno venduto armi, e sfidare la leadership sudafricana sulla Comunità degli stati dell'Africa australe), lo status quo non sembra disturbare i vicini del Congo impegnati nella guerra. Anzi la presenza dell'uno diventa l'argomento che giustifica la presenza dell'altro. Essi hanno interesse ad esserci non solo dal punto di vista della sicurezza ma anche da quello economico; l'Uganda e il Rwanda per continuare a far man bassa delle risorse dell'Est; l'Angola per schiacciare l'Unita e svincolare dall'influenza degli uomini di Savimbi (leader dell'Unita) le concessioni minerarie del Lunda Norte, delle quali i generali garimpeiros dell'Mpla (il partito al potere in Angola) possiedono azioni. Nel corso dei negoziati di Victoria Falls (Zimbabwe, 7 settembre) la delegazione angolana ha bloccato ogni mossa di avvicinamento tra le parti, incoraggiando Kabila nella sua i ntransigenza a non discutere con i ribelli. Così facendo, non è possibile nessun accordo tra congolesi a breve termine e dunque nessun ritiro delle truppe straniere. In più questa situazione bloccata dispensa Kabila dall'aprire il governo non solo ai ribelli ma anche alle componenti politiche che ha escluso dal potere. In breve, lo dispensa dall'innescare una democratizzazione del regime. Ma anche ipotizzando un accordo tra congolesi, è difficile che gli eserciti stranieri se ne vadano: lo stato non dispone dei mezzi necessari per neutralizzare, come contropartita, i ribelli angolani, rwandesi e ugandesi. Però, se si considera che il Sudan, ai primi di settembre, per combattere il nemico ugandese avrebbe inviato a dar man forte a Kabila qualche centinaio di "mujaheddin" congolesi opportunamente addestrati (e mille-duemila soldati sudanesi sono segnalati a Kindu), è del tutto improbabile che Kampala se ne vada dal Congo. E gli Stati Uniti? In piena crociata contro il regime sudanese, non hanno difficoltà ad e ssere indulgenti verso la presenza ugandese in Congo; allo stesso modo non intendono disturbare l'Angola per non nuocere agli interessi delle loro società petrolifere. In Congo si è innescato un circolo vizioso: più lo stato è debole, più i vicini occupano territorio; e più questi mantengono le posizioni e più il potere di Kinshasa s'indebolisce. A meno che non si voglia ufficializzare un protettorato di fatto, che la popolazione congolese non è disposta ad accettare. (di François Misser (c) NIGRIZIA, Ottobre 1998) (CO)
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