CONGO-DEM.REPUBLIC, 26 OCT 1998 (12:25)
STANDARD, POLITICS/ECONOMY)
Stati-nazione - eredità di un colonialismo europeo che, spazzati via gli equilibri tradizionali, non ha nemmeno lasciato basi accettabili e credibili sulle quali costruire - sovente mal governati, che non reggono al particolarismo etnico o che sono troppo piccoli e/o poveri per avere vita autonoma. Elite al potere espressione di minoranze urbanizzate, supportate dalle forze armate e dimentiche del diritto delle maggioranze (pensiamo al silenzioso e fecondo mondo rurale) di avere una rappresentanza politica. Un'economia martoriata (debito estero, ricette fasulle di ristrutturazione, aggressività dei competitori internazionali) che coincide con la più desolata periferia del "capitalismo ultimo": i consumi dell'Occidente come riferimento obbligato (ma senza infrastrutture, senza industrie diffuse, senza un'agricoltura produttiva) per una massa crescente di impoveriti e di senza lavoro. Il progressivo chiamarsi fuori dei paesi occidentali, privi di strategie che non siano un po' di cooperazione, un po' di in tervento umanitario e parecchio interventismo economico quando si presenta l'occasione di accaparrarsi risorse. Questo mesto riepilogo fornisce più di qualche indizio per identificare le ragioni strutturali della cronica instabilità del continente africano e delle guerre che talora viene voglia di bollare come incomprensibili. Abbiamo già analizzato in questi ultimi mesi (lo facciamo anche in questo numero a pag. 20 e 56) le convenienze e gli interessi contrapposti che stanno alimentando il conflitto più carico di insidie e di sviluppi, quello nell'area dei Grandi Laghi: ben otto paesi (Uganda, Rwanda e Burundi da una parte; Angola, Zimbabwe, Namibia, Ciad e Sudan dall'altra) si scontrano sul territorio della Repubblica Democratica del Congo. (Continua) (CO)
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