[162] NON SI MUORE PER KINSHASA/PARTE2

http://www.misna.org

CONGO-DEM.REPUBLIC, 26 OCT 1998 (12:27)

(STANDARD, POLITICS/ECONOMY)

Appurato che nessuno dei contendenti aspira a morire per Kinshasa, cioé per difendere o per cacciare Laurent-Désiré Kabila, non è fuori luogo tentare connessioni di fatti che possono suggerire scenari inediti. La guerra dei Grandi Laghi ha la caratteristica di essere del tutto africana: figlia di nazionalismi concorrenziali, che sono certamente a caccia di risorse, che ne approfittano per regolare i conti con le opposizioni interne armate, ma che esprimono l'esigenza primaria di ridefinire la loro area d'influenza politico-economica, "utilizzando" delle interferenze americane, francesi o dell'islam politico. È un conflitto che suggerisce un'inquietudine comune: a Luanda come a Kigali, a Kampala come ad Harare, questa dislocazione dei poteri e delle alleanze sta stretta perché non garantisce sicurezza né stabilità. È forse un passaggio, feroce e deprecabile, che potrebbe tuttavia alludere al plasmarsi di nuove forme di aggregazione-integrazione regionale. Esigenza quest'ultima che si è manifestata, in fog ge bellicose, anche in Africa occidentale e nel Corno. Del resto lo stato -nazione va perdendo forza ovunque e non può essere un modello necessario per l'Africa, dove è largamente fallito pure il panafricanismo dell'Organizzazione dell'unità africana. Chiaro, si sta parlando di movimenti tellurici profondi. Non sappiamo quale paesaggio produrranno. Non sappiamo se dalle ceneri di questi conflitti, guidati da autocrati, può nascere una classe dirigente più rappresentativa. Un'Africa soggetto di sé stessa. Si tratta tuttavia di elementi sui quali riflettere, magari abbozzando, prossimamente, qualche previsione. (Editoriale, Copyright (c) NIGRIZIA, Novembre 1998) (CO)

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