CRIS
Summit sulla Società dell'Informazione

L'ONU e la sfida delle nuove tecnologie: per quale sviluppo?

8 novembre 2005 - Jason Nardi e Claudia Padovani (CRIS Italia - Communication Rights in the Information Society)

Dopo il fallimento sostanziale della conferenza Onu dello scorso settembre sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, adesso tocca all'ultima delle conferenze delle Nazioni Unite, e la meno conosciuta dall'opinione pubblica, il WSIS – o World Summit on the Information Society. Dopo una prima fase, svoltasi a Ginevra nel dicembre 2003, che ha prodotto una Dichiarazione di Principi nel tentativo di definire una visione comune della Società dell'Informazione, le premesse per la conclusione del Summit sono tutt'altro che rosee: su questioni fondamentali ci sono ancora posizioni molto diverse e, soprattutto, il fatto che il Summit si svolga in Tunisia – paese con un record negativo per i diritti umani e la libertà di informazione – non promette affatto bene.

L'approccio “multistakeholder”
La finalità dichiarata del WSIS è di “offrire un'opportunità unica a tutte le parti in causa (stakeholder) di riunirsi in un incontro ad alto livello per sviluppare una migliore comprensione della rivoluzione digitale e il suo impatto sulla comunità internazionale.” Un approccio che ha incluso, oltre ai governi, anche il settore privato e la società civile organizzata, nella direzione di una maggiore “democratizzazione” dell'Onu.

Questa è stata una delle novità più rilevanti per le Nazioni Unite, che ha permesso la partecipazione attiva di centinaia di associazioni della società civile, dagli indigeni ai diritti delle donne, dalle organizzazioni per tutelare l'accesso ai disabili a quelle che promuovono diritti digitali, media comunitari, software e contenuti aperti e liberi, ecc. E ha significato anche una ri-organizzazione formale della società civile in “caucus” e “famiglie”, con spazi dedicati all'interno del Summit e modalità di relazionarsi con gli altri attori, in particolare con i governi e le agenzie Onu. Una curiosità: gli enti locali, che hanno assunto iniziative proprie (tanto da promuovere un [pre-] Summit delle Città sulle “nuove tecnologie per tutti”), sono state anch'esse incluse sotto il cappello della società civile.

Pur rimanendo per molti versi ancora una partecipazione “virtuale”, questa apertura “multistakeholder” rimane comunque un'opportunità importante per le organizzazioni della società civile di impegnarsi criticamente, confrontandosi e facendo pressione diretta su governi e settore privato.

Tra sigle e tecnocrati, in gioco questioni fondamentali
Nonostante la poca attenzione che i media italiani e stranieri hanno prestato a questo evento, le questioni affrontate al WSIS sono di grande rilevanza in un mondo che sempre più si globalizza, anche attraverso la diffusione e l’evoluzione delle Tecnologie di Informazione e Comunicazione (altra sigla: TIC o, all'inglese, ICTs). Non si tratta solamente di regolamentare Internet e le reti informatiche, dal momento che ad oggi non esistono convenzioni internazionali in merito; si tratta piuttosto di definire come si debba intendere lo sviluppo delle telecomunicazioni e più in generale, di tutto il settore delle comunicazioni, dai media tradizionali ai satelliti, dall’informatica alla proprietà intellettuale. E si tratta anche di indicare quali dovrebbero essere i principi fondamentali nella regolamentazione di tali settori, tanto a livello nazionale che internazionale. Questione, quest’ultima, che suscita controversie in materie svariate, che vanno dalla sorveglianza digitale e la tutela della privacy individuale, ai diritti di “proprietà intellettuale”, fino all'accesso stesso ai sistemi di informazioni. Il WSIS, inoltre, avrebbe dovuto risolvere il “nuovo” divario creato negli ultimi 20 anni dalla rivoluzione digitale, il cosiddetto digital divide, legato appunto alle diverse opportunità di accesso, fra paesi e dentro i paesi, alle tecnologie e alle conoscenze che ne consentono l’utilizzo.

Sul tavolo sono rimaste essenzialmente due questioni irrisolte: il “governo” di Internet (la cosiddetta governance) e il finanziamento dello sviluppo della società dell’informazione nei paesi “in via di sviluppo”. L’approccio sin qui adottato dai governi rimane prevalentemente tecnocratico, mirando a inglobare le comunità e i paesi rimasti “esclusi” dall'economia mondiale attraverso la moltiplicazione di nuove infrastrutture e la creazione di “ambienti favorevoli” al mercato e alla finanza internazionale, tanto dal punto di vista legale che politico. Le implicazioni di questi sviluppi sulla tutela dei diritti umani e le conseguenze di politiche che non tengono conto dei contesti sociali e ambientali sono rimaste marginali nei documenti, nonostante lo sforzo realizzato da varie organizzazioni di società civile perché fossero tenute in considerazione.

I media, la società civile e la “questione Tunisina”
Per motivi misteriosi, i mass media sono stati i grandi assenti nella prima fase del WSIS e non sembra che siano molto più interessati alla sua conclusione. Eppure la Società dell'Informazione riguarda in prima persona anche loro, il sistema dei conglomerati mondiali e regionali dell'industria dell’informazione, della cultura di massa e dell'infotainment, che con la sua alta concentrazione proprietaria sta minacciando seriamente la libertà di stampa, il pluralismo, l'indipendenza dei media in tutto il mondo.

Non a caso, una delle nubi nere più minacciose che rischiano di oscurare il Summit è la situazione dei diritti umani in Tunisia, paese ospite dell'evento. Alcune Ong tunisine indipendenti, con l’appoggio di organizzazioni internazionali, hanno denunciato i gravi abusi perpetrati dal governo di Zine El Abidine Ben Ali (al potere dal 1987) nei confronti di organizzazioni umanitarie, sindacati di giornalisti, avvocati e magistrati, che abbiano osato criticare il governo. In varie occasioni nei mesi scorsi, missioni internazionali di monitoraggio (come quella dell'IFEX – International Freedom of Expression Exchange, http://campaigns.ifex.org/tmg) hanno verificato come la situazione stia peggiorando e che partecipare al Summit a queste condizioni è molto rischioso.

Il 1° ottobre, una lettera-manifesto di denuncia indirizzata a Kofi Annan è stata presentata da numerose Ong e dalla campagna CRIS (http://www.crisinfo.org). Tuttavia, la società civile organizzata che ha firmato l'appello - inclusi i gruppi che si oppongono al regime di Ben Ali - non propone di boicottare il Summit, perché pensa che esso costituisca comunque un'occasione per esporre all'opinione pubblica internazionale le enormi difficoltà che la popolazione locale deve affrontare.

Finanziare lo sviluppo: meno soldi e... più mercato
L'ONU stima che siano necessari almeno 50 miliardi di dollari per raggiungere gli Obiettivi del Millennio entro il 2015, oltre ai fondi già promessi con il consenso di Monterrey per finanziare lo sviluppo. Una delle proposte emerse in seno al WSIS e sostenuta da molti governi del “Sud globale” e da una coalizione di Enti Locali, è quella già avviata di un Fondo di Solidarietà Digitale, con contributi volontari e piccole “tasse” sulla vendita di hardware. Tra i principali oppositori a questa proposta, ci sono gli Stati Uniti ma anche l'UE, convinti che il finanziamento dello sviluppo digitale debba passare attraverso i meccanismi già esistenti e la (ulteriore) liberalizzazione dei mercati, che devono aprirsi all'investimento del settore privato. E' la politica del cosiddetto “enabling environment” (ambiente che “abilita”).

Oltre il Summit: i diritti di comunicazione
La Campagna internazionale CRIS ha giocato un ruolo particolarmente attivo nel WSIS. Lo ha fatto nel riconoscimento dei fondamentali valori di libertà, dignità, giustizia e rispetto della diversità, promuovendo una visione della Società dell'Informazione fondata sul diritto a comunicare, come mezzo per promuovere e proteggere i diritti umani e rafforzare la vita delle persone e delle comunità, da un punto di vista sociale, economico e culturale. In Italia, CRIS ha promosso innumerevoli incontri per riaffermare che informazione e conoscenza sono un'eredità comune, una risorsa fondamentale per la vita di ogni persona e di ogni organizzazione sociale.

Le parole chiave che accompagnano questa visione sono accesso (poter ricevere informazione) e partecipazione (contribuire alla comunicazione), che sottolineano l'esigenza di pensare al ruolo attivo dei cittadini nella società dell'informazione e della conoscenza e l'esigenza di una maggiore capacità di ascolto e dialogo da parte delle istituzioni. Diritti di comunicazione, dunque, come pre-condizione per la costruzione di società democratiche. A questo si aggiunge l'accountability delle istituzioni e strumenti chiari ed efficaci perché i cittadini possano chieder conto del loro operato al governo e agli enti preposti alla promozione, garanzia e concretizzazione di quei diritti.

Il ruolo dei cittadini, la responsabilità dei governi
La tappa tunisina del Summit può essere l’occasione per verificare l’impegno e la responsabilità dei governi nell’affrontare la sfida posta dalla “sostenibilità” nella società della conoscenza; ma sarà anche l’occasione per i diversi gruppi della società civile, che hanno trovato convergenza attorno al WSIS, per rilanciare le proprie posizioni e per sostenere una collaborazione transnazionale che si è dimostrata utile, se non altro, a rafforzare le reti e le iniziative comuni e a rendere le questioni discusse al Summit oggetto di discussione e di interesse davvero “pubblico”.

Su questa strada, c'è ancora moltissimo da fare. A cominciare dall‘ “anomalia”, tutta italiana, di conflitti d'interessi tra politica, proprietà dei mezzi di informazione e controllo monopolistico sulle risorse pubblicitarie; passando dalle politiche europee di sorveglianza e “data retention” (conservazione di dati sensibili); fino alle questioni globali come quelle del WSIS. Il denominatore è lo stesso: la comunicazione è un bene comune.

Per maggiori informazioni: http://www.cris-italia.info; http://www.itu.int/wsis

BOX: Cos'è il WSIS
Il WSIS è l'ultimo di una serie di Summit mondiali organizzati dall'ONU, che si sono occupati delle questioni centrali dello sviluppo umano, a partire dal summit di Rio de Janeiro nel 1992. L'informazione e la comunicazione sono sull'agenda dell'ONU per la prima volta, nel tentativo di sviluppare un consenso e una visione comune sulla Società dell'Informazione. La struttura del Summit, divisa in due parti (la prima si è svolta a Ginevra nel dicembre 2003, la seconda sarà a Tunisi, dal 16 al 18 Novembre 2005), è organizzata dall'International Telecommunications Union (ITU) attraverso un Segretariato, che ha anche definito i primi contenuti e temi nel 2001. Nello stesso anno, la campagna CRIS (Communication Rights in the Information Society) ha formulato la prima posizione della società civile nei confronti del Summit.

La seconda fase del WSIS, a Tunisi, affronterà in particolare le questioni “politiche” del governo di Internet e del finanziamento per il superamento del divario digitale, oltre a definire l'implementazione e le modalità di continuazione del processo nel futuro. Diversamente che in altri Summit dell'Onu, la partecipazione di enti non governativi è stata integrata, dando al tempo stesso la possibilità a imprese commerciali del settore di intervenire direttamente per promuovere i propri interessi.

BOX
Internet: chi controlla la Rete
Un minimo di attenzione dei media si è avuta recentemente sul dibattito relativo alla governance di Internet. Dopo la prima fase del WSIS, questo tema rimase sospeso e fu creato un gruppo di lavoro “multistakeholder” (con la partecipazione di esponenti governativi, del settore privato e della società civile) per affrontare la questione”: il WGIG - Working Group on Internet Governance).,Gli USA hanno più volte ribadito la loro ferma per volontà di mantenere lo status quo – ovvero di mentenere il sostanziale controllo, seppure indiretto, del governo degli Stati Uniti sui nodi principali (backbone) e sulla gestione della Rete. Durante l'ultima riunione preparatoria del Summit, a Ginevra ), il 28 Settembre a sorpresa la delegazione inglese, parlando per conto della Unione Europea, ha presentato una proposta innovativa per creare un Forum “multi-stakeholder” che discuta e sviluppi la politica pubblica di Internet a livello internazionale. La proposta prevede il coinvolgimento di organizzazioni intergovernative nell'allocazione degli indirizzi IP e nelle procedure per il cambiamento delle “root zone file”, come pure per l'inserimento di nuovi domini top-level e dei relativi gestori. La negoziazione continua in preparazione di Tunisi, però con l'esclusione della società civile, seguendo le modalità “opache” della diplomazia tradizionale.