CRIS

Società civile @WSIS

Incontro a Berlino in preparazione di Tunisi
Claudia Padovani

Chiusa la prima fase del World Summit on the Information Society a Ginevra, la preparazione di Tunisi 2005 sembra lenta e poco definita. Diverse sono le valutazioni sulla prima fase del Summit, ma c’è ampio riconoscimento che uno degli esiti più rilevanti sia stata l’attività svolta dalla società civile e la possibilità, anche grazie all’occasione del WSIS, di costruire reti e collaborazioni nei diversi paesi, così come a livello internazionale.. La sfida ora sta nel valorizzare la presenza delle organizzazioni e dei gruppi della società civile nel percorso che condurrà a Tunisi.
In previsione della prima conferenza preparatoria che si svolge ad Hammamet fra il 24 e il 26 giugno, il gruppo di lavoro (caucus) Europeo si è incontrato a Berlino, domenica 13 giugno. Proponiamo una sintesi dell’incontro, che sottolinea i punti principali che sono emersi; nella convinzione che è importante, anche per chi opera in Italia, mantenere i contatti con chi si muove in Europa e nel più ampio contesto di WSIS II.
(Una sintesi completa, realizzata dal gruppo organizzatore, Heinrich Boell Foundation, con foto e documentazioni è reperibile sul sito www.worldsummit2005.de ).

L’Agenda

11:00 Introduzione
Ralf Bendrath, Bremen/Berlin

11:15-13.30 e 15-16.30 Civil Society: Lezioni da Ginevra e aggiornamenti
Discussione moderata da Claudia Padovani, Università di Padova, CRIS Italia

CS themes and structures: positions, successes and agendas
Karen Banks, Association for Progressive Communications / APC, London
Funding for bridges across the digital divide
Rainer Kuhlen, Nethics, Konstanz/Berlin
The struggle on Internet governance
Jeanette Hofmann, Civil Society Internet Governance Caucus, Berlin
Plan of Action and Implementation
Wolfgang Kleinwachter, Università di Aarus
Working inside the process and in a government delegation
Rikke Frank Jørgensen, Danish Human Rights Institute / Human Rights Caucus, Copenhagen/Berlin
Working outside official WSIS structures
Arne Hintz, hubproject / Research Centre Media and Politics, Hamburg
The Tunisian government’s position in the WSIS process / How to work with Tunisian Civil Society
Meryem Marzouki, IRIS / Human Rights Caucus, Paris
Lessons learned from global networking on development and environment
Tile von Damm, Perspectives of Global Policy / PerGlobal, Berlin
State of affairs in the WSIS process / Expectations for PrepCom1
Renata Bloem, CONGO, Geneva

16.30-18.00 Preparations for PrepCom 1 in Tunisia
Discussione moderata da Marianne Seger European Federation of Older Persons / EURAG, Mühlheim

The civil society pre-prepcom in Tunis
Christoph Bruch, Humanistische Union, Berlin
The Human Rights situation in Tunisia
Helga Lindenmaier, Tunisia coordinator of ai Germany, Unterheinriet
Secure communications infrastructures for us in Tunisia
Alvar Freude, odem.org / Robert Guerra, Privaterra, Toronto

18.00-19.00 Linking WSIS to other Information Policy Issues and Social Movements
North America
Frannie Wellings, Electronic Privacy Information Center /EPIC, The Public Voice, Washington DC
Europe / EU
Andreas Dietl, European Digital Rights/ EDRi, Brussels
How to engage WIPO, WTO, ITU and other arenas?
Robin Gross, IP-Justice, San Francisco
Linking WSIS to other Information Policy Issues and Social Movements
TBA

19:00 Virtual Link and Debriefing to / from other conferences
FM@dia Forum 04: Connecting Free Media, Prague/Freistadt
<http://www.fmedia.ecn.cz>
US Community Technology Centres annual conference, Seattle
<http://www2.ctcnet.org/conf/2004/about/index.htm>

20:00 Closing Plenary
Follow-up
Next events
Moderation: TBA

Lezioni da WSIS I e seguiti

1.Ginevra ha dimostrato che è possibile lavorare insieme, anche fra gruppi provenienti da contesti e interessi diversi. L’impatto sul processo ufficiale c’è stato ed è avvenuto in modi diversi: consultazioni, lobbying, l’adozione della Dichiarazione alternativa. Chi ha avuto esperienza di UN Summit precedenti sottolinea che nonostante tutti i limiti, il WSIS è stato uno spazio di partecipazione senza precedenti. Su questo, e sulla riaffermata volontà da parte delle organizzazioni coinvolte e di alcuni governi (compresa la UE) di condurre il processo verso Tunisi con il coinvolgimento di tutti gli stakeholders, si deve dunque costruire.
2.EPIC, Public Voice, ha pubblicato un volume che raccoglie tutte le fonti e i documenti rilevanti, mentre analisi del processo, sotto diversi aspetti, sono contenute nel numero speciale di Gazette (3-4, 2004) dal titolo “WSIS: setting the communication agenda for the 21st century” e nel numero di Continuum (settembre 2004) “Global Communication Governance”.
3.Il gruppo di lavoro annunciato a Ginevra sul finanziamento del divario digitale si sta organizzando molto lentamente. Kofi Annan ha affidato l’incarico a UNDP, ma si sottolinea che le modalità di realizzazione non sono trasparenti né c’è stato fino ad ora alcun coinvolgimento della società civile. Si teme che il focus della Task Force coordinata da UNDP rimanga ristretto a questioni di sviluppo di infrastrutture e che non si avvii una discussione complessiva, che leghi il finanziamento del DD alle iniziative già in atto, nell’ambito più generale della cooperazione allo sviluppo. S sottolinea soprattutto l’esigenza di discutere non solo le modalità di finanziamento ma soprattutto quali dovrebbero essere gli esiti e gli obiettivi del finanziamento. E’ in questa prospettiva che la società civile si sta attivando con un caucus specifico sulla dimensione finanziaria.
4.diversa invece la situazione per quanto riguarda il gruppo di lavoro su Internet Governance (il secondo punto lasciato sospeso a Ginevra). A inizio anno è stato nominato un diplomatico svizzero come coordinatore di questa task force, una persona che ha fino ad ora mostrato grande disponibilità nel coinvolgimento dei diversi attori. L’idea è quella di mettere insieme un gruppo formato da persone realmente competenti e rappresentative sia dal punto di vista regionale, che di genere, che inizierà a lavorare a ottobre e produrre un rapporto entro luglio 2005. E’ probabile che 2 o 3 persone del caucus della società civile su Internet governance faranno parte della task force. Si prevedono 2 o 3 incontri e molto lavoro on-line ma anche una struttura più allargata di supporto a questo gruppo di lavoro, che consenta una maggiore partecipazione. Si riconosce, tuttavia, che il caucus stesso riflette la pluralità di posizioni sull’argomento, fra una concezione più ristretta e tecnica e una più ampia e politicamente rilevante.
5.una lezione importante deriva anche da coloro che hanno fatto parte delle delegazioni ufficiali. Qui si vedono alcuni vantaggi, soprattutto in termini di accesso alle informazioni e ai gruppi di lavoro ufficiali e la possibilità sui testi adottati; ma anche dei pericoli, in particolare quello di “avvicinarsi” troppo alla sensibilità/mentalità diplomatica. A questo proposito si suggeriscono alcune “strategie”: mantenere una professionalità elevata, scegliere di collocarsi, anche fisicamente, negli spazi della società civile, definire il proprio ruolo, mantenendo una visibilità in relazione alla società civile. Si riconosce però l’utilità di poter costruire alleanze con soggetti governativi “sensibili”.
6.Altro aspetto da valorizzare è il legame che si può costruire fra le iniziative dentro e fuori il Summit, coordinando meglio, verso Tunisi, soprattutto i legami con iniziative quali i forum sociali regionali, Ourmedia

Verso Tunisi: le sfide
1.Le prospettive per la seconda fase sono almeno due: che si intenda restringere discussioni e azioni alle questioni definite a Ginevra e a quelle lasciate sospese, o che si riapra la discussione anche a temi rimasti fuori dal negoziato della I fase.
2.sembra interessante l’idea che il processo preparatorio ufficiale, più semplice di quello che ha portato a Ginevra, sia accompagnato da una pluralità di “eventi riconosciuti”: ovvero eventi organizzati e promossi da diversi stakeholder, ai quali si riconoscerà di essere contributi al processo ufficiale (incontri tematici, regionali, ecc.)
3.Si riconosce la lentezza del processo e la vaghezza con cui gli stessi governi entrano nella seconda fase. L’importante per la società civile è non attendere che siano altri a definire i temi e le priorità, per “reagire” così come è avvenuto durante la prima fase, ma essere immediatamente attivi e propositivi. Durante la prima fase l’impatto maggiore della società civile è avvenuto quando, a prepcom3, si è smesso di reagire e si sono prese posizioni autonome.
4.Autonomia nell’azione e nella definizione degli obiettivi sembrano quindi priorità per il coinvolgimento della società civile nella seconda fase. Questo dovrebbe avvenire, è stato ribadito da più parti, con un ampio coinvolgimento di organizzazioni locali e con uno sforzo di operare a livello nazionale, oltre che internazionale. Si intende evitare che la società civile attiva nel WSIS rimanga un club chiuso e valorizzare la pluralità di iniziative che si sono attivate a livello locale e nazionale.
5.La prima domanda è: che cosa ci aspettiamo dalla seconda fase? Quali sono i nostri obiettivi e le motivazioni per rimanere coinvolti? E quale grado di coinvolgimento consentirà di “sfruttare” l’occasione del Summit di Tunisi per allargare la base di relazioni e collaborazioni costruita fin qui, al di là del Summit stesso?
6.Altra sfida per la società civile è la definizione del proprio ruolo e delle proprie funzioni, sia per una chiarezza nello svolgimento delle attività, sia per essere propositivi rispetto ai soggetti istituzionali quanto al coinvolgimento di questo attore. In particolare si sono indicati diversi “ruoli” per organizzazioni dal basso e associazioni. Fra questi: essere watchdog e monitorare il processo e i suoi esiti e seguiti; partecipare in maniera attiva per contribuire a definire il “modello multistakeholder”, essere creativi: promuovendo consapevolezza sul Summit e i temi, insegnando, mobilitando e facendo ricerca. Inoltre: contribuire a definire benchmarks e indicatori per la valutazione nel tempo del Piano d’azione, continuare le attività di lobby presso governi e organizzazioni internazionali, continuare a costruire le capacità della società civile e rafforzarne le strutture (si veda www.wsis-cs.org ).
7.fondamentale è l’approccio verso le ONG tunisine e, più in generale, africane e del Sud del mondo che saranno più numerose nella seconda fase e che stanno investendo molto. Nella consapevolezza che sarà necessario distinguere fra organizzazioni più o meno indipendenti dai rispettivi governi, si riconosce anche l’esigenza di attivare dialoghi, aiutare le associazioni che hanno meno esperienza di eventi internazionali a partecipare attivamente, condividere esperienze e rispettare le diversità, in primo luogo quelle linguistiche.
8.Sulla base di esperienze precedenti, in particolare quella del movimento ecologista, da Rio ’92 in poi, si sono individuate alcune potenzialità e alcune strategie da discutere nel corso della seconda fase. La presenza dentro al Summit fondamentale per vedere riconosciuti temi a noi cari nell’agenda delle discussioni; le esperienze di ciascuno devono diventare risorse comuni; costruire agende locali, per legare la dimensione internazionale a quella in cui la maggior parte dei gruppi operano. Inoltre si possono superare i problemi di “legittimità” riconoscendo che la società civile ha diritto ad intervenire, e che anche far parte delle delegazioni nazionali non significa far parte dei governi. Infine un aspetto rilevante sta nella possibilità di dare continuità agli sforzi, anche attraverso meccanismi istituzionali (sull’esempio della Comission on Sustainable development) che possono consentire alle reti di società civile costituite attorno al Summit, di avere un focus comune anche dopo la fine del processo e quindi di non disperdersi.
9.Infine un aspetto su cui diverse persone si sono soffermate riguarda le possibilità di collaborazione fra società civile e autorità locali. Il diaologo durante la prima fase del Summit è stato molto limitato, ma gli elementi di comune interesse possono essere molti: dalla pluralità culturale all’adozione di sistemi di aperti, alla possibilità di sviluppare in maniera congiunta proposte per l’implementazione del Piano d’Azione nei contesti locali.
10.Per quanto riguarda la struttura della società civile c’è l’intento di rivederne l’organizzazione e sforzi sono stati fatti in questi mesi per allargare il dibattito, sulla lista della Plenari, anche utilizzando altre lingue per le discussioni. La risposta ad alcune delle domande poste sopra e la definizione più specifica di temi e obiettivi per la seconda fase è rimandata alla prossima prepcom.

Per quanto riguarda le modalità del processo verso Tunisi, dopo Hammamet si prevedono altre due prepcom (probabilmente a febbraio e luglio, forse a Ginevra). L’idea di fondo è di partire dai due documenti adottati a Ginevra e costruire su quelli; ma la definizione dell’intero processo avverrà ad Hammamet.

Ricordo infine che il prossimo Forum Sociale Europeo, che si svolgerà a Londra dal 14 al 16 ottobre, aprirà uno spazio parallelo su “Media Culture and Communication Rights”. La campagna CRIS organizzerà in quella sede un European Forum on Communication Rights, seguito del World Forum di Ginevra, in cui si prevede di aprire la discussione alla strategia per costruire sinergie e campagne in Europa sui diversi aspetti legati ai diritti di comunicazione. Chi volesse proporre seminari o workshop può scrivere a info@efcr2004.net