CRIS

Le voci della protesta a due giorni dal Wsis, la Conferenza dell'Onu sullo stato dell'informazione

Censura, minacce e arresti: il regime di Tunisi dichiara guerra ai giornalisti. Ma la società civile si ribella
12 novembre 2005 - Francesca Bria
Fonte: Liberazione - http://www.liberazione.it

I numeri di telefono degli attivisti sono spesso irragiungibili, le mailbox disattivate, i weblogs di riferimento della protesta oscurati. Parlare con i militanti tunisini per i diritti umani in sciopero della fame dal 18 ottobre è impresa difficile, ma non impossibile. Sette esponenti dell'opposizione al regime di Ben Alì, fra cui Lotfi Hajji - presidente del sindacato dei giornalisti tunisini - sono entrati in sciopero della fame chiedendo la liberazione di tutti i prigionieri d' opinione e il rispetto della libertà di espressione e di associazione in Tunisia.
Dopo molti tentativi il telefono di Hamma Hamami, il leader del Partito Tunisino Operaio, mai riconosciuto dal governo, è tornato a squillare e lo abbiamo raggiunto nel suo ventesimo giorno di sciopero della fame. La sua voce è molto debole, si dice stremato ma pronto ad andare avanti, fino a che non saranno liberati i prigionieri politici ingiustamente accusati dal regime di Ben Ali. «In Tunisia nei prossimi giorni ci sarà un grande Summit dell'Onu sulla società dell'informazione ma qui le libertà fondamentali sono quotidianamente violate. Vogliamo che il mondo sappia veramente cosa succede in Tunisia». Hamami ci passa al telefono un altro esponente chiave della protesta Mokhtar Tarifi, il Presidente della Lega sui Diritti Umani in Tunisia che mercoledi è stato aggredito e malmenato dalla polizia mentre appoggiava una protesta spontanea in sostegno allo sciopero della fame. Dopo aver proibito il congresso dell'Unione dei giornalisti il 7 settembre per motivi di «sicurezza nazionale» bloccando cosi la fondazione del primo sindacato dei giornalisti tunisini, le autorità tunisine hanno deciso di bloccare anche il sesto congresso della lega tunisina per i diritti umani, la più autorevole e datata organizzazione araba che si batte per i diritti umani. «Una decisione politica sotto veste giudiziaria» ha dichiarato Mokhtar Tarifi. «E' a causa di questa situazione insostenibile che abbiamo iniziato lo sciopero, vogliamo fermare le aggressioni intraprese dalle autorità tunisine per tappare la bocca alle organizzazioni che si battono per la libertà d'informazione e la difesa dei diritti fondamentali in Tunisia». Mancano pochi giorni all'apertura della seconda fase del Summit Internazionale sulla Società dell'Informazione (Wsis) promosso dall'Onu, che si terrà a Tunisi dal 15 al 18 novembre e si intensificano le proteste sulla situazione del deterioramento dei diritti umani in Tunisia. Radhia Nasraoui, celebre avvocato che si batte per i diritti umani in Tunisia e Presidente dell'Associazione Mondiale di Lotta contro la Tortura è stata invitata in Italia con una delegazione tunisina composta da due rappresentanti del sindacato dei giornalisti tunisini indipendenti per parlare ad una conferenza stampa sul wsis ospitata dall'fnsi e organizzata dal cris, un'organizzazione che raggruppa molte ong e associazioni di media comunitari in tutto il mondo e Lsdi (Libertà di Stampa diritto all'Informazione).

«Quando abbiamo saputo che l'ultima fase di un summit sulla società dell'informazione dell'onu si sarebbe tenuta in Tunisia siamo rimasti scioccati in quanto è risaputo che in Tunisia molte persone sono in carcere per reati d'opinione. Poi abbiamo deciso di trasformare quello che in un primo momento ci sembrava un oltraggio in un'occasione per esporre all'opinione pubblica internazionale le enormi difficoltà che la popolazione tunisina sta affrontando, puntando alla ribalta mondiale che il vertice ci offrirà» ha dichiarato Radhia Nasroui alla conferenza stampa.

L'informazione e la comunicazione sono sull'agenda dell'Onu per la prima volta ma quella di Tunisi sarà la seconda edizione di un Summit che non promette affatto bene. Molte organizzazioni che operano per la libertà d'espressione riunite nell'incontro International Freedom of Expression Exchange tenutosi lo scorso 18 giugno in Azerbaijan avevano chiesto all'Onu di riconsiderare la sede del prossimo Wsis esprimendo la loro preoccupazione sul ruolo del governo tunisino e chiedendo in particolare la sospensione del blocco dei siti web ritenuti critici verso il governo. "Reporters sans frontières" nel suo rapporto annuale sulla libertà di stampa colloca la Tunisia al 147 posto su 167. Ma d'altronde a Robert Menare, segretario generale di Reporters sans Frontieres è stato vietato l'ingresso nel paese in occasione del summit. Molti gli esempi emblematici di questo clima repressivo in Tunisia. Il caso dei "giovani di Zarzis", ragazzi accusati di aver scaricato da internet dei documenti ritenuti sovversivi e di cui Radhia Nasroui è una degli avvocati. «Alla fine del processo di secondo grado sei di loro sono stati condannati a 13 anni di prigione, un minorenne a due anni e, gli altri due, uno a 26 anni e uno a 19 anni e tre mesi. Nel loro dossier non esistono prove della loro colpevolezza, hanno la sola colpa di voler navigare liberamente su Internet e di avere opinioni ritenute sovversive dal governo tunisino» racconta il loro avvocato. Questo caso ha suscitato l'indignazione del mondo democratico e arriverà sul tavolo del Wsis una petizione per la liberazione dei ragazzi tunisini. Recentemente all'associazione dei Magistrati tunisini è stato impedito l'accesso agli uffici per aver preso una posizione pubblica in favore dell'indipendenza dei giudici. il primo marzo l'avvocato Mohamed Abbou è stato arrestato con una pena di tre anni e mezzo da scontare per un articolo apparso su un sito web che paragonava le torture delle prigioni tunisine a quelle di abu graib. L'associazione "Donne per la democrazia in Tunisia" ha espresso grande perplessità per il fatto che il Summit si svolgerà a Tunisi: «Cosa porterà alle donne che si battono per i propri diritti in questo paese? ci aiuterà a combattere la censura e il controllo che ci impongono?». solo tre organizzazioni non governative indipendenti sono state accreditate nella fase preparatoria del wsis, le sole ad essere riconosciute legalmente come ong dal governo tunisino. Per questo motivo molte associazioni della società civile hanno indetto un contro-vertice, un "Sommet Citoyen sur la Société de l'Information" (Sssi) che dovrebbe costituire l'alternativa della società civile e dell'opposizione al wsis di Ben Ali.

In questi due giorni di visita in Italia la delegazione tunisina ha ricevuto la solidarietà di diversi esponenti politici dell'opposizione, della federazione italiana e internazionale della stampa che li ha ospitati nella propria sede. La presenza di Nasroui e del sindacato indipendente dei giornalisti tunisini ha provocato la reazione dell'ambasciatore tunisino a Roma Habib Mansour che ha telefonato al presidente della Federazione Franco Siddi per esprimere stupore rispetto alla scelta dell'fnsi di ospitare tale iniziativa. Siddi ha risposto all'ambasciatore sottolineando l'impegno del sindacato a sostegno di ogni manifestazione per la libertà di stampa e, in questo caso, in favore del sindacato indipendente tunisino, «il quale purtroppo non è in condizione di operare». Rifondazione Comunista ha espresso solidarietà agli attivisti tunisini in sciopero della fame e i Verdi presenteranno una mozione che impegna il Governo a intervenire sia nei confronti della Tunisia che nell'ambito dell'Unione: «Non possiamo accettare che l'Accordo Bilaterale tra l'Unione e la Tunisia, che ha al primo paragrafo i diritti umani, venga assolutamente disatteso».